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Il vino si beve da almeno 5 mila anni e non solo i docg campani

(Di Giuseppe PACE). Vino veritas è scritto sul portone di una nota enoteca vicino ala città di Arad in Romania. Il vino è cultura non solo alimento, scrisse, in una prefazione ad un libro della scuola piedimontese che dirigeva, un alifano che di quella cultura ne faceva uso abbondantemente. In Campania il vino è di casa tranne nelle case delle popolazioni montanare come quelle dei letinesi in particolare, che lo sostituiscono da sempre con l’acqua limpida di una o più delle 55 sorgenti che affluiscono nel mitico fiume Lete nella sua alta valle. I riti dionisiaci sono ampiamente documentati anche in dipinti nelle ville di Roma monarchica, repubblicana e soprattutto imperiale. In Campania i vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC) sono 15, più 4 a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG). A questi si aggiungono 10 vini ad Indicazione Geografica Tipica (IGT). Ma elenchiamo solo i docg: Taurasi; Greco di Tufo; Fiano di Avellino e Aglianico del Taburno. Il Pallagriello tipico anche di Prata Sannita e di altri luoghi della media valle del fiume Volturno è ancora gustabile ma vi sono poche bottiglie in commercio come a Pontelatone alla sagra estiva, dove mi ci recai con l’esperto agronomo e documentarista visivo, F.Occhibove. A sud del Taburno vi è l’area di maggior produzione vitivinicola della Campania: le DOC Aglianico del Taburno.Vini di grande personalità , decisi, caratteristici nell’aroma. Ma che lontano dalla Campania Felix e da Roma caput mundi si bevesse vino già 5 mila anni fa stupisce non pochi.In Georgia, si beveva vino già 5000 anni come fa dedurre la recente scoperta. Tracce di vino in un vaso datato intorno al 3.000 a.C., portato alla luce in un ambiente probabilmente dedicato al culto, sono state scoperte in un antico sito dedicato al culto in Georgia da una missione archeologica dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Si tratta di un team formato da studiosi italiani e georgiani. Nel recipiente a forma di animale, rinvenuto nel sito archeologico di Aradetis Orgora, provincia di Shida Kartli, a circa 100 km da Tbilisi, sono stati trovati numerosi grani ben conservati di polline di Vitis vinifera, la vite comune. Gli archeologi confermano dunque l’ipotesi che il vino avesse un ruolo centrale nella cultura detta Kura-Araxes, tanto da essere utilizzato anche in libagioni rituali. La scoperta, giunta dopo le analisi svolte dalla palinologa georgiana Eliso Kvavadze, è stata annunciata dalla missione co-diretta dall’archeologa di Ca’ Foscari Elena Rova e da Iulon Gagoshidze, del Museo Nazionale Georgiano di Tbilisi. Oltre al polline di vite, è stata trovata presenza anche di pollini provenienti da numerose altre piante, che sono tutt’ora in corso di studio. Il vaso, privo di testa, nella parte posteriore presenta un foro creato per versare i liquidi. Ã stato trovato assieme ad un secondo esemplare di vaso, una giara, rinvenuta sul pavimento bruciato di un grande ambiente rettangolare verosimilmente dedicato al culto. I risultati delle analisi effettuate con il metodo del carbonio-14 confermano la datazione dei reperti al 3000-2900 a.C. circa. I due recipienti zoomorfi sono fino ad oggi privi di paralleli nella regione. «L’aspetto più interessante è il contesto di rinvenimento – commenta Rova -. Non si tratta di vasi comuni, ma di vasi con funzione rituale, che non hanno paralleli conosciuti. Reperti e ambiente ci fanno pensare a libagioni che avvenivano attingendo il vino dalla giara e poi versandolo in onore della divinità, o condividendolo tra i partecipanti alla cerimonia». La scoperta è di grande rilevanza per la Georgia. Nel Neolitico, la regione fu tra i luoghi di domesticazione della vite e ancor oggi vanta una rinomata produzione vitivinicola. L’importanza culturale del vino originata oltre 5.000 anni fa in epoca Kura-Araxes arriva fino ai giorni nostri: nei banchetti tradizionali georgiani (i cosiddetti supra) è infatti d’uso consumare del vino da bicchieri ricavati da corni di animale in un contesto di brindisi rituali. La Kura-Araxes (seconda metà del IV – inizi del III millennio a.C.) è l’unica cultura preistorica di origine sud-caucasica che si diffuse, per ragioni ancora dibattute, negli altri paesi del vicino Oriente, raggiungendo l’Iran e la regione siro-palestinese. La missione cafoscarina è partita nel 2013 ed è sostenuta dal ministero per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale. La Campania con i suoi 23.281 ettari di vigna e circa 1.700.000 ettolitri di vino all’anno, si colloca all’ottavo posto della graduatoria delle regioni italiane produttrici di vino. Le superfici vitate sono  localizzate nelle province in quote diverse, Benevento il 45% del totale regionale, Avellino il 25%, Salerno il 14%,  Napoli il 7%  e Caserta il 9%. La regione ha un peso del 4% sul totale della produzione nazionale e di  circa il 2% sulla produzione delle DOC sempre nazionale. I vini a DO costituiscono circa il 16,5 % della produzione enologica regionale. Nel 2009 la Campania ha esportato vino per un valore di 22 milioni e 509 mila euro, + 4,6% rispetto al 2008, un risultato eccellente se si considera che a livello nazionale si è avuta una diminuzione pari al 5,5%. Il trend positivo continua anche nel primo semestre 2010 con un incremento di valore pari al 27,1% confrontato con lo stesso periodo del 2009.