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Roma. Family Day: una giornata storica per Roma e per l’Italia

(Gianluca Martone) ROMA Una giornata storica, indimenticabile, memorabile per tutti quelli che l’hanno vissuta di persona e anche per coloro che, per vari motivi e impegni, non hanno potuto essere presenti a Piazza San Giovanni a Roma, in una manifestazione che già costituisce una pagina di storia italiana bella e commovente a tutela della famiglia e della vita.Nonostante il forte diluvio, che ha coinvolto per circa un’ora la Capitale, prima dell’inizio dell’evento pubblico, un milione di persone e centinaia di famiglie, composte da padri, madri, nonni, figli, figlie, ragazze,ragazzi, giovani di ogni età, hanno affollato con fede, coraggio e speranza la splendida piazza di Roma, per manifestare pacificamente contro l’indottrinamento gender nelle scuole contro il ddl Cirinnà, che introdurrebbe nel nostro Ordinamento Giuridico le unioni civili anche per persone dello stesso, compresa anche l’aberrante pratica dell’utero in affitto, disciplinata dall’art. 5 della stesa disposizione normativa.

La piazza di San Giovanni di questo memorabile sabato di inizio estate era diversa da quella del ‘Family Day’ del 2007. Nel 2007 fu la Cei, grazie all’azione intelligente e tempestiva del cardinale Ruini, che stimolò la partecipazione della gran parte del mondo associazionistico. In quell’occasione “Avvenire”, diretto da Dino Boffo, aveva preparato con continuità, ricchezza di contributi e incisività l’appuntamento del 12 maggio. Furono coinvolti direttamente anche il mondo politico e quello sindacale di area cattolica.Sabato 20 giugno 2015, invece, la manifestazione è stata convocata da un Comitato di laici temerari (razionalmente c’erano molti dubbi sulla riuscita dell’evento), nato il 2 giugno precedente, dunque diciotto giorni prima. In tale lasso di tempo, i promotori -ignorati dai grandi massmedia fin quasi all’ultimo, sostanzialmente osteggiati dalla segreteria generale della Cei e da “Avvenire”, disdegnati dai vertici delle grandi associazioni cattoliche, salvo il movimento Neocatecumenale del Presidente Kiko Arguello, avendo l’appoggio solo di pochi Cardinali e Vescovi coraggiosi- sono riusciti a portare in piazza una folla enorme di cattolici. Un vero ‘miracolo laico’, preparato attraverso centinaia di incontri svoltisi in tutta Italia sul tema del gender e dei disegni di legge in corso di esame parlamentare e organizzati in particolare da Massimo Gandolfini (portavoce della manifestazione), dalla ‘Croce’ di Mario Adinolfi, da “Notizie pro-vita”, dai Giuristi per la Vita di Gianfranco Amato, da Alleanza cattolica e dalle Manif Pour Tous Italia Occorre aggiungere che il Comitato non è stato sponsorizzato da nessuno: anche la richiesta a Trenitalia di poter usufruire di un biglietto scontato sui treni, come l’azienda ha sempre fatto in casi analoghi, è stata respinta. Ognuno ha dunque pagato di tasca propria e si è sobbarcato in diversi casi viaggi notturni, lunghi e faticosi per poter raggiungere Roma, dove ha trovato anche imprevisti torrenti d’acqua che sono scesi copiosi dal cielo.Oltre al logo della manifestazione sulla destra del palco, in alto, è stata affissa la copia di una icona particolarmente cara ai romani (e molto cara anche al Papa): quella della Beata Vergine Maria, la Salus populi romani, conservata in Santa Maria Maggiore: “E’ il saluto di Roma a tutti quelli che vengono da fuori”, ha detto Massimo Gandolfini, ottimo portavoce del Comitato “Difendiamo i nostri figli”.
Lo stesso neochirurgo lombardo ha introdotto la manifestazione e ha spiegato in modo impeccabile cos’è l’ideologia gender, accompagnato da un video,nel quale Papa Francesco al Convegno della Diocesi di Roma ha fatto riferimento alle “colonizzazioni ideologiche”, che minano la dignità delle persone e delle famiglie, chiedendo ai genitori di tutelare i propri figli da queste “strane idee”. La famiglia Aquino subito dopo ha raccontato la propria significativa esperienza di educazione dei figli, mentre La giornalista e scrittrice Costanza Miriano ha illustrato la differenza tra maschio e femmina nella quotidianità. Dopo un bel video delle Manif pour Tous, che ha illustrato in modo semplice le conseguenze gravi dell’indottrinamento gender nelle scuole, ha parlato l’avvocato umbro Simone Pillon, il quale ha affermato.“E’ da tanto tempo che aspettavamo questa piazza! Il combattimento gigantesco che stiamo conducendo non è contro le persone, ma contro le ideologie! Noi ci siamo alzati in piedi! L’Italia ha un compito insostituibile, è l’ultimo baluardo di un’antropologia scritta nell’uomo, dopo l’approvazione dei matrimoni gay in Irlanda”.In seguito, la famiglia Angori ha raccontato l’esperienza incresciosa della figlia che, in seconda media, ha avuto una docente che ha propagandato per tutto l’anno l’ideologia del gender.Dopo questa importante testimonianza, è intervenuto il Presidente Nazionale dei Giuristi per la Vita Gianfranco Amato, il quale ha sottolineato. “Non è vero che in questa piazza non ci sono le istituzioni in quanto, in base all’art.1. della Costituzione – la sovranità appartiene al popolo, il quale vuole dire: Basta alla teoria gender nelle scuole. Purtroppo oggi viviamo in una democrazia totalitaria che sta tentando per legge di imporre l’ideologia gender. Occorre opporsi a ogni tentativo in tal senso” .
L’avvocato ha anche citato diverse farsi pronunciate dal Santo Padre in merito a questa deriva, in particolare quando al Bice lo scorso 11 aprile 2014, ha parlato di “dittatura del pensiero unico e di bambini usati come cavie da laboratorio”, definendo questa manifestazione “il primo grande atto collettivo di resistenza contro l’imposizione di questa deriva totalitaria da parte di lobby danarose, che non hanno niente a che vedere con la cultura del popolo italiano” . Amato ha infine anche ricordato un passo del discorso di Winston Churchill del giugno 1940 per la resistenza al nemico nazista, affermando:” Noi combatteremo nelle scuole, nelle piazze, nelle cabine elettorali. Non ci arrenderemo mai!” e citando anche il grande don Luigi Giussani, Fondatore di Comunione e Liberazione, il quale nel lontano 1977 disse.“Tutto il mondo è posto nella menzogna. Il potere mondano tende a risucchiarci: allora la nostra presenza deve fare la fatica di non lasciarsi invadere, e questo avviene non solo ricordando e visibilizzando l’unità tra noi, ma anche attraverso un contrattacco». Ciò ha testimoniato in modo eloquente che, se anche “Comunione e Liberazione” nei suoi rappresentanti istituzionali non ha aderito, lo “spirito” di molti uomini e donne formati alla scuola di don Giussani è stato ben presente a piazza San Giovanni.
Subito dopo, è intervenuto l’ex-sottosegretario al Ministero dell’Interno Alfredo Mantovano, presidente dei Comitati “Sì alla famiglia, il quale ha fatto riferimento agli innumerevoli attacchi che sta subendo la famiglia: dal divorzio breve a quello facile, affermando che, attualmente, si impiega più tempo a disdire un contratto telefonico che non a divorziare, dalla fecondazione eterologa alla selezione genetica degli embrioni, sino al l disegno di legge Cirinnà. L’avvocato ha concluso il suo intervento, invitando le famiglie italiane a lottare con forza, coraggio e speranza per difendere i propri figli.
Dopo un video molto significativo sulla relazione tra madre e figlio, ha parlato Mario Adinolfi , direttore de “La Croce”, il quale ha iniziato il suo discorso, facendo riferimento agli attacchi del deputato e sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Ivan Scalfarotto, il quale ha definito questa manifestazione “inaccettabile”. Adinolfi ha poi illustrato in modo impeccabile che l’articolo 5 del disegno di legge Cirinnà introdurrebbe de facto, anche se scritto naturalmente in un burocratese incomprensibile alla maggior parte dei cittadini italiani, la possibilità di adozione per i gay. Citando a tale proposito Elton John, ha menzionato i tentativi fatti dallo stesso cantante, dopo essersi “sposato” con un uomo – per comprare un figlio, in quanto“i soldi possono tutto”, ma il figlio, generato con l’utero in affitto e portato in grembo da un’altra donna, piangeva continuamente perché cercava inutilmente il seno della madre. Un vero capitolo di disumanità, ha continuato a sostenere Adinolfi, dovuto al fatto che Elton John “vuol essere come Dio e non conosce il senso del limite naturale: l’uomo non può essere Dio!”. Per Adinolfi il disegno di legge Cirinnà “è il coronamento dell’ideologia gender”e, per tale motivo, ha concluso l’ex deputato del PD, “noi dobbiamo batterci per i veri diritti civili e senza vescovi-pilota!”Ha concluso infine l’evento Kiko Arguello, fondatore del Cammino neocatecumenale, il quale ha rimarcato che “la testimonianza pubblica è indispensabile per essere coerenti con la propria condotta di vita, in un momento in cui l’Europa sta commettendo un grave peccato contro la Luce”. Arguello ha poi introdotto un brano famoso dall’ “Apocalisse” di San Giovanni Apostolo sulla donna vestita di luce, coronata di dodici stelle, alla quale un enorme drago rosso con sette teste e dieci corna ha cercato inutilmente di strappare il figlio appena partorito, sconfitto dall’Arcangelo San Michele e dai suoi angeli. A conclusione del suo intervento, Arguello ha anche fatto con coraggio una stoccata a Mons. Galantino, Segretario della CEI, reo di aver assunto una posizione diversa di quella espressa piu’ volte dal Papa sull’ideologia gender e, per tale motivo, nel suo editoriale sull’evento Avvenire ha affermato:” Peccato solo per la pretestuosa e presuntuosa caduta di stile di un oratore, uno solo: Kiko Argüello. Ha ceduto al vizio di emulare e assecondare chi cerca di seminare zizzania nella Chiesa”.Si è giunti cosi ai ringraziamenti finali e all’ “arrivederci” del portavoce Massimo Gandolfini, il quale ha concluso questa storica manifestazione con la simpatica frase. “Manifestazione bagnata, manifestazione fortunata”, mentre le nubi gonfie di altra pioggia si avvicinavano e, in pochi minuti, iniziarono a coinvolgere nuovamente la Capitale. La folla intanto lasciava rapidamente la piazza, con le strade che, in pochi secondi, divenivano veri e propri torrenti.A conclusione di questa giornata storica, che ha messo in luce in modo splendido la bellezza di un popolo che non vuole piegarsi alla dittatura del pensiero unico, occorre evidenziare una frase molto importante pronunciata dallo scrittore russo Solzenicyn nella sua opera “Vivere senza una menzogna”, che rappresenta in modo significativo lo stato d’animo che ha coinvolto tutti i partecipanti a questa straordinaria mobilitazione popolare.Marcia a San Giovanni Roma“«Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini per opera mia. La nostra via è: non sostenere in alcun caso consapevolmente la menzogna».