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Altri 76 milioni in arrivo per aree di crisi molisane

(Giuseppe PACE). BOJANO (CB). Nell’alta valle del fiume Biferno c‘è la città di Bojano, che appare epicentrale a tanti paesetti (Roccamandolfi, Cantalupo, Macchiagodena, Indiprete, Spinete, Vinchiaturo, Sepino, Guardiaregia, Campochiaro, San Polo, San Massimo, Colle d’Anchise, Santa Maria del Molise, Spinete, ecc.) che usufruiscono dei suoi servizi soprattutto bancari con le numerose banche là concentrate. Ciò denota una vivacità commerciale notevole forse dovuta soprattutto ai numerosi caseifici che esportano mozzarelle in mezza Italia e perfino nel lontano Giappone come precisa qualcuno, che a Bojano ci vive da quasi una vita e prima era carabiniere. Eppure ai caseifici soldi pubblici non pare che siano arrivati in modo ricorrente ad ogni crisi frequente come ad altre attività aziendali molisane. Secondo alcuni mass media, con direzione molisana, i prossimi 76 milioni disponibili aumentano le opportunità per costruire la ripresa, ma scherziamo. L’impresa industriale ed agricola nonchè il commercio seri non si finanziano, si aiutano con mutui agevolati magari. La pubblicazione dei bandi è prevista per metà maggio. Gli avvisi resteranno aperti 60 giorni e potranno partecipare anche le imprese che non abbiano già manifestato interesse nella call di Invitalia che si è chiusa a inizio ottobre. Subito prima dei bandi, sarà firmato l’accordo di programma fra ministero dello Sviluppo economico e Regione. A breve anche la sottoscrizione del contratto di sviluppo col gruppo Amadori per il rilancio della filiera avicola. Parte la fase operativa dell’area di crisi complessa del Molise. Da pochi giorni a Roma il via libera al piano di riconversione e riqualificazione industriale. Definiti, quindi, gli stanziamenti nazionali e regionali da destinare ai progetti che saranno presentati per la ripresa del tessuto produttivo e il rilancio dei livelli occupazionale. Al vertice che si è svolto al Mise, il presidente della Regione P. Frattura e l’assessore C. Veneziale. «Con il Mise e i ministeri affiancanti, Lavoro e Infrastrutture, abbiamo raggiunto risultati importantissimi sul piano delle procedure formali e sul piano delle risorse per la nostra area di crisi complessa», la loro sintesi. L’ok al Prri, hanno spiegato, è l’atto formale decisivo che porterà alla firma dell’accordo di programma e ne contiene «gli elementi fondanti». A partire da quelli finanziari, con lo stanziamento da parte del governo nazionale di una prima tranche di 15 milioni di euro a valere sulla legge 181 per i progetti di investimento che superano il valore di 1,5 milioni. E questo impegno è «destinato a crescere in funzione della quantità ma soprattutto della qualità dei progetti che saranno presentati. Più alto sarà il loro livello, maggiori saranno le possibilità di aggiungere ulteriori tranche di finanziamenti statali», hanno spiegato il capo dell’esecutivo di Palazzo Vitale e il titolare dello Sviluppo. Ricerca e innovazione, quindi, saranno il valore aggiunto decisivo per le proposte di investimento che si candideranno alle agevolazioni che saranno messe in campo. Una sollecitazione in tal senso era arrivata, alla vigilia del vertice, dalla segretaria regionale della Uil Tecla Boccardo. Per i progetti al di sotto di 1,5 milioni di euro, sono stati stanziati 21 milioni a valere sulle risorse regionali del Fesr. Per le politiche attive del lavoro sono stati appostati 10 milioni. Insomma il Molise è assistito, non poco da Roma. Ma allora hanno ragione al nord quando vedono Roma aprire al massimo i cordoni della borsa verso il Sud che non decolla? Se non decolla mai da 70 anni potrebbe essere anche perché viene troppo”aiutato”, per non dire diseducato a non fare con le proprie forze come diceva, da Campobasso prima e da Bari poi, il prof. C. Maranelli, che era per capire la Questione meridionale non piagnona. Si legga uno dei suoi libri “La Questione Meridionale”, Laterza Ed.. Se alle Regioni del Settentrione si danno soldi dai ministeri romani, l’Ente Locale li ridà ad aziende, che producono bilanci attivi, non passivi, tranne eccezioni non la regola. Purtroppo, a non pochi il Molise, appare un esempio di regionalismo non positivo che consuma molte più risorse di quello che produce. Forse per questo i molisani continuano a migrare e ad emigrare se non fanno parte del cerchio magico della Casta (20 Consiglieri regionali per circa 300mila molisani è uno spreco inaudito e gli interessati continuano ad avere “orecchio da mercante”) e di certa piccola “borghesia parassitaria”, molto attenta a salire sul carro del vincente nella partitocrazia locale, che sperpera a più non posso per mantenere feudi elettorali per i propri parenti ed affini e 1 su mille di galoppini utili a raccogliere voti, spesso di scambio, che il legislatore proibisce. Non ci sarà una corsia preferenziale per gli investimenti nei tre settori, la cui crisi ha legittimato il riconoscimento decretato ad agosto del 2015 (agroalimentare, tessile e metalmeccanico). Anche perché per l’avicolo, saranno utilizzati misure e risorse ad hoc. Dal computo delle risorse definite nel piano di riconversione e riqualificazione industriale siglato da Mise, Invitalia e Regione «abbiamo tenuto fuori – ha precisato Frattura – le risorse per il contratto di sviluppo che costruiremo con il gruppo Amadori». In questo caso, l’investimento totale si aggira sui 30-35 milioni e riguarda prevalentemente lo stabilimento di produzione (la ristrutturazione dell’incubatoio di Bojano sarà ‘a carico del Prs del Molise). Il 40%, come prevede l’accordo raggiunto a Roma il 28 febbraio, arriverà dalla finanza pubblica. Si ricorda al lettore, molisano e non, che Amadori verrà in Molise a prendere anche il 40% dei 30-40 milioni che intende investire senza assumere gli oltre 250 disoccupati precedenti. In questo modo sembra un accordo poco sociale e tutto a vantaggio di chi arriva ad “investire” in Molise. Altra novità, infine, è l’addendum dei fondi previsti nel Patto per il Molise per l’area di crisi complessa Campochiaro-Venafro. In totale altri 30 milioni: 15 milioni, ancora Frattura, «li abbiamo destinati al miglioramento delle zone industriali, a logistica e svincoli o a situazioni particolari delle aree industriali e delle zone Pip e altri 15 milioni varranno come bonus fiscali e contributi alle imprese». Per il governatore «tutti interventi, questi, tesi ad arricchire il ventaglio delle opportunità che stiamo mettendo in campo per accompagnare la ripresa del nostro tessuto produttivo e la risalita dei livelli occupazionali». Quanto alle premialità, è previsto un doppio punteggio di merito: in base al numero degli occupabili e per chi riassorbe i lavoratori del bacino, che hanno cioè perso il posto nel territorio dell’area di crisi. A Campochiaro non giunge ancora l’acqua destinata al nucleo industriale e ferma nel lago sul Quirino a nord del monte Mutria in territorio di Guardiaregia. Lago costruito per “mungere”altri soldi a Roma? Se non serve ad alcuno quell’acqua, si. Una galleria di valico del Matese (tra Guardiaregia e Cusano Mutri con solo pochi km, unirebbe rapidamente l’alta valle del Biferno con l’alta del Titerno) fu ipotizzata dallo scrivente ed esposta nel 1994 alla CCIAA di Campobasso oltre che a Cusano Mutri (BN) nel 1999, ma senza destare sufficiente attenzione nella Casta dei politici molisani, ben abituati alla Gattopardo maniera a fingere e non a fare, un po’ più di attenzione giunse da Benevento. Ma allora i soldi pubblici servono, come i 76 milioni in arrivo, solo a finanziare industriali in crisi e senza garanzie occupazionali almeno precedenti? Sembra che i soldi se li prendano i soliti navigati, tanto nessuno controlla- da Roma- il controllore regionale molisano. Ma l’Italia ha un gravissimo problema. L’alta tassazione che supera il 40% a ciò che resta della classe media e oltre il 67% alle piccole e medie imprese, soprattutto settentrionali. Poi, da Roma, ci si meraviglia che in Veneto sia la Destra che la Sinistra voti si all’indipendenza, sia pure in un referendum consultivo già approvato. Ma torniamo sui soldi di Roma alla Regione Molise. Essi non bastano mai, ma ecco quelli europei o meglio i dati della spesa dei fondi Ue 2007-2013 rendicontata al 31 dicembre 2016 – dati della Ragioneria dello Stato elaborati dal sindacato a livello nazionale – la segretaria della Uil Molise Tecla Boccardo e commenta così. I pagamenti rendicontati in totale ammontano al 103,8% del totale delle risorse a disposizione. Ma ci sono anche 14 programmi (su 52) che non hanno ancora rendicontato tutto.  Ci sono infatti ancora 14 programmi (6 nazionali e 8 regionali) su 52 che non hanno ancora rendicontato tutte le risorse a disposizione. «Fra questi ecco il Molise, indietro nella rendicontazione sia del Fse che del Fesr. Avevamo a disposizione 244.427.632 di euro, ne abbiamo rendicontato 234.918.479: il 96,1 %. In fatto di percentuali, peggio di noi fa soltanto la Sicilia. Come se da noi non servissero azioni che fanno capo al Fse, da finanziare con soldi comunitari, per l’occupazione, istruzione e formazione, oppure necessità di investimenti, per cui si utilizza il Fesr, per incentivi alle imprese, ricerca e innovazione, infrastrutture, agenda digitale, energia». Il termine è scaduto il 31 marzo. Per sapere se in Regione abbiano completato il lavoro di documentazione a Bruxelles e se l’Ue avrà ritenuto le spese ammissibili bisognerà aspettare giugno. «Va certamente riconosciuto – conclude Boccardo – il lavoro svolto negli ultimi tempi per cercare di recuperare una situazione drammatica di dispersione di opportunità che per anni è andata avanti. Il punto, però, è proprio questo: è stata fatta una corsa disperata e a perdifiato per evitare di perdere risorse senza centrare gli obiettivi dal punto di vista qualitativo, che rischiano di essere deludenti per lo sviluppo e il benessere delle aree più deboli del Paese, fra le quali il Molise va certamente ascritto. Se ci fosse stata una programmazione coordinata, lungimirante e condivisa (con il sindacato e le altre parti sociali), probabilmente staremmo commentando un’altra storia». Ognuno dei 136 comuni molisani ha nel cassetto uno o più fondi regionali ed europei da spendere appena riesce ad agguantarli. Idem per gli altri oltre 8 mila comuni italiani e le altre 19 regioni. Se tali soldi fossero spesi senza tangentopoli e parentopoli potrebbero anche servire allo sviluppo, ma la Casta dei politici, così ben descritta da G. Stella, non lo permetterebbe?. In conclusione i rivoli di spesa sono troppi da Roma alle Regioni ai Comuni, così la tassazione non potrà mai calare anche sulle pensioni, superiori a tre volte la minima.