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Per un parco storico del matese, la montagna sacra dei sanniti

(Giuseppe PACE) MATESE I parchi naturali sono stati, e sono ancora purtroppo, una moda culturale dei radicalsich cittadini della fine degli anni Sessanta, anche per riequilibrare la distruzione del verde soprattutto in città. Nelle società umane più evolute, invece, i parchi sono tematici: scientifici, industriali (diffusi in Italia settentrionale), storici (diffusi negli USA e il Monte Grappa proposto da specialisti in Italia), musicali (diffusi in Germania), ecc.. Osservando, verso sud, da Porta Bojano di Altilia, si va con la reale immaginazione alla fortezza sannitica di Terravecchia, appena visibile che aveva la Postierla del Matese, dove passavano le pecore lungo il braccio tratturale nord-sud e viceversa per poi immettersi su uno dei tratturi della transumanza orizzontale, il Pesasseroli-Candela. Là, a Terravecchia, il console P. Cursore con un inganno (fece nascondere nel bosco gran parte di una legione e poche centurie le fece uscire per provocare i Sanniti ad uscire fuori le mura per combattere) sterminò circa 7 mila Sanniti nel 293 a. C.. Terravecchia, rappresenta non poco di un futuro parco storico del Sannio, che avrebbe come territorio la montagna sacra del Matese. La montagna sacra dei Sanniti era il Matese, non altra. Sui fianchi di Monte Miletto si rtiravano i Sanniti dalla battaglia di Alife e i Campi di Marte erano la piana di Bojano, oggi detti “Campimarzi”. Là si riunivano fino a 40 mila Sanniti in armi prima di fronteggiare l’aggressione di Roma imperialista, che fu rallentata per oltre mezzo secolo. Ai Campi di Marte, Goffredo Anacleto del Pinto, cittadino onorario di Bojano, mi ha mostrato interessanti reperti archeologici diffusi nel territorio e presentato anche Domenico Chiovitti, valente Chimico residente nel Quebec in Canada, nonchè bojanese di nascita, che ama conoscere la storia delle sue origini senza pietismi per l’incuria odierna della sua cittadina nativa. Per questo servizio ho scattato 5 fotografie: 3 del versante molisano del Matese e 2 di quello campano. La prima fotografia è stata scattata in agosto c. a. come anche la seconda che inquadra un pensionato, che scava patate col bidente a Castellone di Bojano con lo sfondo del Matese centrale molisano, mentre la terza è una delle 4 facciate della fontana davanti alla cattedrale di Alife, la IV foto riprende il Corridore del Cila del V secolo a. C. esposto davanti al municipio di Piedimonte Matese e la V il Caffè dei Pentri durante l’agosto bojanese 2016. Nel mese di agosto c.a., dopo aver presentato a Guardiaregia un mio libro, un signore locale mi avvicina per chiedermi se il territorio comunale ne avrebbe beneficiato o meno dell’istituzione del parco nazionale del Matese. Mi disse anche che Roccamandolfi e Campochiaro erano contrari al parco e che il suo comune era indeciso. In Molise Economico n. 2/1983, Trimestrale della Camera di Commercio I. A. A. di Campobasso, scrissi di “Parco naturale ed agriturismo per lo sviluppo economico dei monti del Matese”. Anni fa a Bojano, in piazza Roma, la Onorevole patavina Milva Boselli proponeva il parco nazionale del Matese. Oggi, il tempo è trascorso ma la proposta sembra prenda piede e ben 1 milione e mezzo di euro è la sua copertura finanziaria. Prima però di istituire un’altra gabbia burocratica, che si aggiunge a quella esistente dei comuni matesini, fa bene il Comune di Roccamandolfi e di Campèochiaro a pensarci meglio, mentre il Vicesindaco di Guardiaregia vuole prima vedere il progetto e poi votare si oppure no. Il senatore del Partito Democratico, Roberto Ruta, ha chiesto a Massimo Caleo (PD), relatore del disegno di legge AS n.199 “Nuove disposizioni in materia di aree protette” di presentare un emendamento alla sull’istituzione del Parco Nazionale del Matese, con una copertura finanziaria di un milione e mezzo di euro. Caleo ha accettato la proposta del suo collega di Partito e scrive sulla sua pagina Facebook: «Ho presentato emendamento istituzione di un nuovo Parco Nazionale: il Matese. Eccellenza Italiana. Fatti e non parole in libertà». Ruta non nasconde la sua soddisfazione: «L’istituzione del Parco Nazionale del Matese è l’occasione attesa da decenni per esaltare lo straordinario patrimonio ambientale del comprensorio del Matese. Il via libera dopo quello avuto dal Presidente della Giunta regionale del Molise per le ampie assicurazioni fornite dal ministero dell’Ambiente sulla totale condivisione della perimetrazione delle aree interessate e del tipo di norme di salvaguardia da inserire. È doveroso sottolineare che per la stessa finalità  il collega sen. Di Giacomo Ulisse (NCD) aveva presentato in Senato apposito disegno di legge come analoghe iniziative erano state prese alla Camera dai colleghi deputati molisani Vennitelli e Leva». Ruta sottolinea che «La presentazione dell’emendamento del relatore, che sarà discusso e approvato con ogni probabilità la prossima settimana, comporta la tempestiva convocazione nel Molise di tutti i soggetti istituzionali, del mondo dell’associazionismo, delle forze sociali e imprenditoriali per condividere tanto la perimetrazione del Parco nazionale, quanto le norme di salvaguardia da inserire. La straordinaria opportunità che il Molise può cogliere dall’istituzione del ventiquattresimo parco nazionale d’Italia sarà piena solo se preparata e partecipata dall’intera collettività. È del tutto evidente che l’azione di condivisione dovrà necessariamente coinvolgere i soggetti istituzionali della Campania, che hanno istituito da anni il Parco regionale del Matese nei loro territori». Il senatore mi Molisano del PD coglie l’occasione per ringraziare Legambiente «per la determinazione dimostrata, e quanti, come anche alcune forze sindacali e politiche, nei decenni precedenti hanno fortemente puntato a questo obiettivo». E il primo commento arriva proprio da Legambiente : «Con un emendamento presentato dal Sen. Caleo relatore in commissione ambiente del senato del ddll 119 Nuove disposizioni in materia di aree protette, e condiviso con il PD ed i parlamentari molisani, il massiccio montuoso del Matese sarà riconosciuto come Parco nazionale – dicono Rossella Muroni presidente nazionale di Legambiente e Manuela Cardarelli presidente di Legambiente Molise – Questo emendamento è un ulteriore tassello di un lungo percorso che Legambiente sta seguendo da oltre 30 anni e che oggi segna un punto importante anche grazie all’impegno di chi, dentro e fuori le istituzioni, crede che il Parco nazionale sia una scelta utile per questo territorio che aspetta da tempo un nuovo indirizzo di crescita e di tutela. Un parco naturale può essere regionale, interregionale e nazionale. Quello del Matese campano attualmente è regionale e comprende comuni casertani e beneventani. La sede del Parco è a San Potito S., ma, a parte gli impiegati ben occupati, non pare che abbia, svolto un precipuo ruolo di grande volano economico-sociale matesino. Non credo che un Parco Naturale Nazionale migliori il reddito dei residenti matesini, ma sicuramente sarebbe approvato dai cittadini di città metropolitane e non che intendono recarsi per brevi periodi in montagna tra Molise e Campania, magari portando abitudini e stili di vita cittadini e non montanari e spartani, tipici del Matese. Certo più di un milione di euro da spendere farebbero gola ad alcuni burocrati che si sistemerebbero in un ambiente da parentopoli e tangentopoli diffusi. L’attuale Parco Regionale del Matese campano non ha sortito benefici al territorio amministrato, né credo che lo sarà quello molisano. Invece istituire al Matese un Parco Storico del Sannio potrebbe contribuire a valorizzare l’attrazione turistica per una storia per troppo tempo trascurata, fatta eccezione per Bojano, che ha fatto sforzi notevoli per ricordarla anche con il Ver Sacrum, giunto alla Sua XVII edizione il 19 agosto c. a.. Come Naturalista dovrei propendere per i parchi naturali, ma vista la infelice storia burocratica di essi è bene cambiare pagina e permettere ai più (anche per una maggiore sensibilità storica degli italiani e della ricerca di radici o dell’appartenenza al Sannio dei matesini) di controllarne la gestione, purtroppo, oggi in mano alla imperante partitocrazia senza meritocrazia. Alife con la sua necropoli sannita risalente anche al VI sec. a.C. con le mura romane, il cardo, il decumano, le 4 porte, il criptoportico, l’anfiteatro contemporaneo a quello di Altilia, rappresenta un altro gioiello storico del futuro parco storico della montagna sacra dei Sanniti, il Matese, che i Romani chiamarono iniquitas loci e Tifernus mons.