Crea sito

Perché la stampa cattolica non parla della Marcia per la Vita di Roma?

(di Massimo Micaletti) ROMA Come ampiamente prevedibile, sulle pagine o siti di Avvenire, Tv2000 o L’Osservatore Romano non c’è alcuna traccia della Marcia per la Vita che si è svolta sabato a Roma ed alla quale hanno partecipato circa trentamila persone (potrei sbagliare, non conosco ancora i numeri, ma si tratta di un profilo non determinante). Si è creata così la situazione paradossale per cui della Marcia parlano i media non amici mentre ne tacciono quelli che, in teoria, dovrebbero dare maggior supporto. E’ banale ricordare che, in un contesto che vive sulla comunicazione, se si vuol veramente colpire un evento o una persona bisogna non tanto parlarne male quanto piuttosto ignorarla, sì che il mondo non sappia neppure che esiste: questa pare essere la strategia dei media di area CEI o vaticana. Pazienza. E sì che di carne al fuoco ce n’era tanta: a parte il corteo folto e colorato, pacifico ed appassionato come ogni anno, molte voci autorevoli ed accorate hanno parlato dal palco. Ricordo la Dottoressa e scrittrice Silvana De Mari: “E’ inammissibile che l’aborto, che viene definito una scelta, sia pagato coi nostri soldi, dal sistema sanitario nazionale. La sanità finanzia necessità, non scelte!”. Ricordo gli Universitari per la Vita “Ci batteremo per la vita fino alla morte!”. Ricordo il Giudice Giacomo Rocchi, Consigliere di Cassazione e componente del Comitato Verità e Vita: “Il Parlamento non si pieghi all’intimazione della Corte costituzionale (sul caso Cappato / DJ Fabo)! Il medico è medico per curare, non per uccidere!”. Ricordo Virginia Coda Nunziante, che da sempre organizza e anima la Marcia: “Il nostro obiettivo è abrogare la Legge 194, senza compromessi!”. La Marcia è partita alle 14:00 da Piazza Repubblica ma in mattinata, alla LUMSA, c’è stato l’usuale convegno, relatori il Giudice Rocchi, che ha presentato il suo ultimo libro “Licenza di uccidere” sulla legge sulle d.a.t., ed il Prof. Ronco, pure intervenuto sul fine vita. Ma evidentemente Oltretevere “ignorare” pare essere la parola d’ordine, mentre negare ogni sostegno “perché non c’è la CEI” è la linea di molti Vescovi… ma non di tutti: presenti come ogni anno Mons. Negri ed il Cardinal Burke, mentre il Vescovo di Albenga ha fatto pervenire un bel videomessaggio di appoggio. Questo è tutto, e facciamocelo bastare: fortunatamente, i sacerdoti erano tanti e tantissime le famiglie. Questa è sempre stata la forza della Marcia, che l’anno prossimo arriverà alla decima edizione. Ma prima di scandalizzarci per il silenzio – calcolato – di Avvenire e compagnia moscia, dovremmo farci una domanda: e noi, la Marcia, la ignoriamo? Partecipiamo? Ci diamo da fare per attrarre persone a quello che è l’evento pro life più grande d’Europa o, alla fine, quel sabato lì abbiamo sempre da portare il gatto dal veterinario o fare le pulizie di primavera? E’ un po’ difficile lamentarsi che la Marcia venga ignorata quando siamo noi i primi a trovare mille motivi per non andare e sprofondare in un sereno “armiamoci e partite”. Essere presenti a Roma significa, in questo preciso momento storico, non solo testimoniare che si è con coerenza per difesa integrale della vita umana, ma anche che non si intende compromettersi, tacere o arretrare di un passo, chiunque lo chieda, in talare e non. E’ un gesto pienamente sovversivo ed assolutamente pacifico, un segno che permette di dare concretezza a tante belle parole.Anche la Marcia resterebbe però una bella parola, se non le si desse vita ogni giorno, nelle nostre relazioni, nelle famiglie, con dedizione e costanza e senza paura. Anzi, a dirla tutta – ché tanto mi leggete in quattro gatti – io inizio a sorridere delle facce scandalizzate di quelli che si sentono dire che l’aborto è la soppressione di un essere umano: nell’aborto in sé non c’è nulla di divertente, ovviamente, ma c’è una sorta di amaro umorismo nel fatto che un dato oggettivo ed indiscutibile faccia saltare sulla sedia quanti si richiamano al “buio medioevo” o alla “ragione” (quando chiamano così il materialismo o l’empirismo) o ancora alla scienza (ma solo quando dice quel che fa comodo a loro). Ecco, la Marcia serve anche a persuadere questi terrapiattisti della biologia, del diritto e della morale che, lo vogliano o no, il concepito ed il morente sono esseri umani indifesi, dei quali e sui quali non si può scegliere se la scelta ne comporta la soppressione, come sta avvenendo in queste ore al povero Vincent Lambert. La Marcia quest’anno è finita, ma la Marcia continua: ci vediamo a Roma il 23 maggio 2019 per il decennale e saremo tantissimi.