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I GIOVANI E LA FEDE IN DIO

(Gianluca Martone) Pochi giorni fa, abbiamo festeggiato la Santa Pasqua, la Solennità che rappresenta il cuore della nostra fede, in quanto abbiamo ricordato e commemorato la passione, morte e resurrezione di Nostro Signore, evento centrale per ogni cattolico. Per sottolineare l’importanza di questo avvenimento, citiamo le testimonianze di diversi giovani che, dopo una vita caratterizzata da tanti errori, hanno incontrato l’amore di Dio in Gesu’ Cristo, il quale ha cambiato la loro esistenza. Roberta, una giovane ragazza di Napoli, ha rilasciato questa accorata testimonianza al nostro Quotidiano: “Mi chiamo Roberta E sono nata a Napoli ventisette anni fa. Attraverso la mia testimonianza, desidero far  capire ai giovani quanto sia bello e quanto sia importante avere un rapporto speciale con Gesù, Nostro Signore. Tutto ha avuto inizio quando avevo sette anni, nel momento in cui  i miei genitori decisero di portare un mago in casa nostra, per ragioni superstiziose. Poiché ero la più piccola della casa, non capivo la situazione, ma dentro di me sapevo che quella persona non poteva fregarmi con le sue belle parole. Tuttavia, come altri componenti della mia famiglia, ho dovuto portare su di me un talismano che puzzava di morti per circa sette mesi. Da quel momento in poi, la mia vita cambio’. La notte non riuscivo più a dormire, venivo svegliata da strane presenze di tutti i tipi, facevo molti incubi e, quando mi addormentavo, sognavo anche il maligno. Tutto questo provocò  anche l’ ansia e molti attacchi di panico. A quindici anni, ho conosciuto un ragazzo, che mi ha rovinato materialmente e spiritualmente, facendomi cadere nel più grave errore della vita, donandomi a lui  e sono stati i sei anni più orribili della mia vita, in quanto ero solo una schiava del mio ex facendo tutto quello che lui voleva , con lui ho fatto anche  atti impuri e sono stata anche a convivere. Dopo quasi sei anni lui mi lascia ed io caddi in depressione, non capivo più nulla, non sapevo cosa cercare e cosa cercare dalla vita , avvolta da una grande delusione e, da quel momento, incominciai a sentire un desiderio forte di cercare Gesù, perché sapevo che lui in qualche modo mi stava aspettando e stava parlando al mio cuore come ha sempre fatto d’altronde; ma io ero cosi avvolta dai peccati di questo mondo che non ci facevo caso.

Giunse intanto  un giorno che avverti’ una grande e forte sensazione di pregare e il desiderio di  inginocchiarmi davanti ad un quadro che avevo in casa che ha quasi cento anni, ma come? Se a mala pena conoscevo le classiche preghiere. Dovevo pregare qualcosa di più forte, ossia il “ Santo Rosario” ma come? Se mai nessuno me lo aveva insegnato? E allora decisi di andare su internet e capire come si recitasse e da quell’istante, in ginocchio davanti a Gesù nella Santa Eucarestia,  incominciavo pian piano a recitarlo e a parlare con lui che io volevo che lui mi salvasse perché non volevo fare una brutta fine, ed  ero certa che lui mi stesse ascoltando e stava accanto a me, perché ero stata io ad allontanarmi da lui. Giorno dopo giorno pregavo sempre di più, affiche lui potesse esaudire un grande desiderio e poter trovare un bravo ragazzo, che mi avrebbe salvato portandomi da lui; e non contenta gli chiesi : “Gesù io devo capirlo che me lo hai mandato tu”. Una notte intanto, mentre tutti dormivano,  presa dalla disperazione esco fuori al mio balcone, mi inginocchio piangendo e dico a Gesù che io gli avrei donato il mio corpo e la mia anima, ma però Lui doveva salvarmi, non mi importava come ma doveva farlo  perché avevo fiducia in lui. Improvvisamente, senti una carezza di una donna su di me che mi chiedeva se io avessi accettato anche un ragazzo per restare casti fino al matrimonio e, colma di tanta gioia,  dissi subito di si. Dopo poco tempo, mi fidanzai con un ragazzo meraviglioso,  la persona che mi ha accettata per come sono , la persona che mi ha stretto la mano chiedendomi di seguirlo sulla strada di Gesù, l’ unica persona dopo Gesù che ha sempre creduto in me, un professore di religione che dopo il matrimonio vuole diventare diacono, credetemi io lo reputo il mio San Giuseppe e chiedo a Gesù che tutte le ragazze possano trovare un uomo come lui. Non basterebbe un libro per scrivere ciò che lui ha fatto per me. In cinque anni non è stato facile, ci sono state mille tentazioni , tantissimi ostacoli,  ma io non ho mai smesso di cercare il mio Gesù con tutta me stessa anche rivolgendomi ad alcuni esorcisti. Cosi è iniziata la mia storia con il mio amato Signore e con il mio amato fidanzato.

Voglio dire a voi giovani che leggete di non avere paura di spalancare il vostro cuore a Gesù, di non avere paura di andare contro corrente e di fidarsi di Lui e della nostra cara Mamma Celeste e vuole soltanto che noi ci comportiamo bene rispettando i Dieci Comandamenti e mettendo in pratica la loro volontà. Oggi sono super felice di aver deciso di essermi convertita cinque anni fa  e “benedico” il giorno in cui ho detto SI a Gesù, il mio passato non esiste più, ma  mi è servito soltanto ad essere quella che sono oggi, vivo in castità, prego ogni giorno il Santo Rosario e mi nutro spesso dei Sacramenti e,soprattutto, per  poter capire e aiutare tanti giovani che, come me, in passato hanno sbagliato. Fate presto e convertitevi, perché Gesù vi sta aspettando uno ad uno come ha aspettato me a braccia aperte. Lui sulla quella croce ha pagato con il suo sangue a caro prezzo per te x voi e x me. Il mio grande e forte consiglio che vi do è quello di avvicinarvi ai Sacramenti,  alla preghiera e soprattutto al Santo Rosario”.

Uno dei discorsi piu’ belli pronunciati da un Pontefice ai giovani, fu certamente quello di San Giovanni Paolo II nel corso dell’indimenticabile veglia di torvergata nel Giubileo del 2000, alla presenza di circa due milioni di ragazzi, chiamate dal Santo Padre polacco “le sentinelle del mattino”.
“Cari giovani, è difficile credere in un mondo così? Nel Duemila è difficile credere? Sì! E’ difficile. Non è il caso di nasconderlo. E’ difficile, ma con l’aiuto della grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro: “Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17). Questa sera vi consegnerò il Vangelo. E’ il dono che il Papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l’ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori, allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo giorno la vita per Lui! In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna. Carissimi giovani, in questi nobili compiti non siete soli. Con voi ci sono le vostre famiglie, ci sono le vostre comunità, ci sono i vostri sacerdoti ed educatori, ci sono tanti di voi che nel nascondimento non si stancano di amare Cristo e di credere in Lui. Nella lotta contro il peccato non siete soli: tanti come voi lottano e con la grazia del Signore vincono! Cari amici, vedo in voi le “sentinelle del mattino” (cfr Is 21,11-12) in quest’alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti. Cari giovani del secolo che inizia, dicendo «sì» a Cristo, voi dite «sì» ad ogni vostro più nobile ideale. Io prego perché Egli regni nei vostri cuori e nell’umanità del nuovo secolo e millennio. Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione. Maria Santissima, la Vergine che ha detto «sì» a Dio durante tutta la sua vita, i Santi Apostoli Pietro e Paolo e tutti i Santi e le Sante che hanno segnato attraverso i secoli il cammino della Chiesa, vi conservino sempre in questo santo proposito! A tutti ed a ciascuno offro con affetto la mia Benedizione”.

Una giovane studentessa di Benevento, Pasqualina Gnerre, ha rilasciato in esclusiva questa bellissima testimonianza sul senso della vita per una ragazza nel XXI secolo:”“Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Gv 6,68), rivelò l’apostolo Pietro a Gesù Cristo in un impeto d’amore. Solo Lui, il Cristo, poteva pienamente appagare il desiderio di vita sopito nel suo ardente cuore. Se è vero, come affermava il filosofo esistenzialista Gabriel Marcel, che “amare qualcuno significa dirgli: Tu non morirai!”, fu proprio il Cristo, l’Uomo-Dio, ad aver amato pienamente l’uomo, Lui che aveva svelato ai suoi la vera missione della sua esistenza: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Sono parole, quelle di Pietro, sgorgate dal cuore di un uomo, fragile e debole, ma forte della sua passione, del suo desiderio d’amore che non conosce fine. Nella confessione schietta e sincera da parte dell’Apostolo della propria caducità si cela l’intera umanità: ogni uomo, nessuno escluso, è lì accanto a Pietro a fissare gli occhi di Dio perché scrutando in essi possa penetrare direttamente nel Cuore del Signore e conquistare quella vita eterna di cui tutti siamo costantemente in cerca. La domanda di Pietro continua a riecheggiare nell’intimo di ogni persona che ami la vita, la desideri con il cuore bramoso d’amore. Ciò che accomuna ogni uomo, infatti, a qualunque patria egli appartenga, in qualunque epoca egli sia vissuto, è il desiderio possente di vita, di gioia e di bellezza. Non esiste astrazione concepita da mente umana che possa in alcun modo annientare questa aspirazione possente e invincibile che prende forma nei più nobili e naturali sentimenti umani, come l’amicizia, l’innamoramento, il cameratismo, la fratellanza e l’appartenenza. C’è una speranza che muove il cuore degli uomini, li porta ad innamorarsi e a cercare un rifugio, una casa dove poter trovare sempre un focolare, la cui fiamma possa rimanere accesa, come faro di luce nelle tenebre che minacciano la vita: nulla di bello potrà mai perdersi nell’oblìo del tempo. Questa speranza, per quanto fragile possa apparire, nella sua pretesa di vita eterna, rivela una vera e propria vocazione dell’uomo verso Dio. Così Nicolas Kabasilas, teologo ortodosso, si esprime nel suo scritto La vita in Cristo: “Uomini che hanno in sé un desiderio così possente che supera la loro natura, ed essi bramano e desiderano più di quanto all’uomo sia consono aspirare, questi uomini sono stati colpiti dallo Sposo stesso [Dio]; Egli stesso ha inviato ai loro occhi un raggio ardente della sua bellezza. L’ampiezza della ferita rivela già quale sia lo strale e l’intensità del desiderio lascia intuire Chi sia colui che ha scoccato il dardo”. Il desiderio del cuore è la ferita d’amore che Dio ha inciso nella nostra natura. Il desiderio, quell’anelito possente che scaglia i nostri cuori come dardi incandescenti al di là delle stelle, altro non è che una mancanza, che un limite postoci dalla nostra essenza, quel limite che getta il nostro sguardo verso un orizzonte più ampio. Questo perché il desiderio che l’uomo nutre in sé è più grande dell’Universo intero, nulla potrà mai appagarlo se non Dio. “Ci hai fatto per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”, confessava a sua volta, animato dallo stesso identico spirito che aveva divampato nel fervente cuore di Pietro, Agostino di Ippona. Così, come ci rivela lo stesso Dottore della Chiesa, è il desiderio lo strumento che Dio ci ha posto perché potessimo giungere a possedere l’Infinito nella nostra limitatezza: solo il desiderio, con la sua sete insaziabile, la sua smania inarrestabile, può dilatare il nostro cuore fin quando esso non possa possedere Dio. Quel che tocca fare all’uomo altro non è che desiderare secondo il precetto evangelico del “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc 11,9), precetto che continua a ricordare all’uomo di tutti i tempi che “il Regno dei cieli appartiene ai violenti” (Mt 11,12). Gilbert Keith Chesterton, nel suo poema La Ballata del Cavallo bianco, scrive che “questo è il modo dei cristiani, / la tempra del guerriero come quella del prete: / lanciare i propri cuori oltre le certezze, / per guadagnare ciò che il cuore desidera” convinto che “anche le tragedie inesorabili non renderanno muti / gli uomini che incessantemente domandano”. Questo slancio verso Dio naturalmente non può che comportare una continua rinuncia di sé poiché nel dilatare il proprio cuore in un impeto di passione, usando la suggestiva immagine agostiniana, non si può che squarciarlo e ferirlo. Ma anche in questo, l’uomo non può che guardare a Dio stesso per scoprire che ancor prima del nostro desiderio d’amore esisteva una passione più rovente, secondo la verità per cui “noi amiamo, perché Egli ci ha amati per primo” (1Gv 4,19). Il nostro amore è scintilla di un Amore ancor più grande: fu il suo Cuore il primo a squarciarsi per amore e tutt’ora la ferita che in esso fu incisa è ancora aperta ed offre ai nostri poveri e deboli cuori, sitibondi di vita, il vino dell’eterna giovinezza a cui tutti aspiriamo con speranza invincibile”.

In questa società massonica e satanica, che ha smarrito completamente il messaggio di amore di Nostro Signore Gesu’ Cristo, gli educatori sono chiamati a riscoprire la bellezza del messaggio di San Giovanni Bosco. L’essenza della pedagogia di don Bosco è capire i giovani, prenderli per il loro verso e guidarli con la bontà (cioè con amore disinteressato) a diventare “buoni cristiani ed onesti cittadini”. Tale pedagogia non si basa sullo studio e applicazione di regole precise quanto su una mentalità, una disposizione d’animo e una dedizione in grado di coinvolgere l’intera vita.Qui il Cristianesimo è visto nella sua vera essenza, cioè come un dinamismo vitale, concreto, come dovrebbe essere vissuto da ogni persona che si professa cristiana. Tre erano i cardini del metodo educativo di don Bosco: ragione, religione, amorevolezza. Questi assieme alla sua costante attenzione al peccato dei ragazzi, vera piaga in grado di minarne la crescita.  Ragione. Porre la ragione al centro dell’educazione umana significa, essenzialmente, credere nell’uomo, nella sua capacità di apprendere, di decidere liberamente. È un atto di fiducia e ottimismo nella persona. Contrapposta alla ragione è l’istintività, anche emotiva: bella, certo, ma può giocarti dei brutti scherzi. Religione. Un elemento molto importante, in quanto orienta l’uomo a Dio e lo rende capace di amare. Eppure anche davanti alla religione, la ragione ha la precedenza. Diceva infatti don Bosco: “mai obbligare i giovani alla frequenza dei Sacramenti, ma incoraggiarli e facilitarli nell’approccio a Gesù, facendo notare la bellezza e la santità di quella religione che propone mezzi così semplici per costruire una società civile”. Amorevolezza. È la base di ogni azione educativa, ma “non è sufficiente amare i giovani, occorre soprattutto che i giovani stessi si sentano amati”. E ancora, viceversa, “ognuno si faccia amare per educare i giovani”. Educare ” quindi un donarsi in modo gioioso, trasmettendo gioia e serenità proprio con il dono di sé. Questo amore si manifesta in una accoglienza del giovane così come egli è, con i suoi difetti e i suoi pregi, nella sua unicità. Il bene dell’uomo consiste nel suo perfezionamento: tutto ciò che non costruisce e non perfeziona è deviante dalla vera finalità della vita dell’uomo. “Renditi umile, forte e robusto”. “Non con le percosse, ma con la mansuetudine e l’amore”. “Amare, comprendere, compatire, perdonare”. “Se uno non accetta sé stesso, anche con i propri limiti, non può essere disponibile per gli altri: rimane inceppato nelle sue difficoltà.”. Questo però non significa “non tentare di migliorarsi”… “Volete fare una cosa buona? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santa? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santissima? Educate la gioventù. Volete fare una cosa divina? Educate la gioventù. Anzi questa, tra le cose divine, è divinissima”.

Grande intuizione di don Bosco è il suo metodo educativo preventivo, che vede nel peccato del giovane il vero nemico da combattere. Siccome è difficile da spiegare a parole, riportiamo uno stralcio di uno degli scritti principali di don Bosco (l’italiano è quello di 130 anni fa, ma è comprensibile). […] Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove sia d’uopo, il meritato castigo. Su questo sistema le parole e l’aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti. Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado tra i suoi soggetti e per lo più solo quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò che è conforme alle leggi e alle altre prescrizioni. Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra l’amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tenere lontano gli stessi leggeri castighi. […]