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Per un primo ministro donna in Romania

Giuseppe Pace (ex prof. italiano in Romania). Le donne in Romania, secondo anche molti degli imprenditori italiani là de localizzati, con oltre 30 mila aziende, sono l’asse portante della società e del lavoro a casa e in azienda. Il comunismo in Romania, fino al 1989 con N. Ceausesco, ha “costretto” la donna ad emanciparsi e l’ha quasi obbligata a frequentare il lavoro extradomestico, le fabbriche, la scuola, ecc.. In Romania le donne hanno raggiunto, più dell’Italia, la parità in molte professioni: notai, ingegneri, dentisti, dirigenti aziendali e scolastici, ecc..Avendo conosciuto la Romania, per ragioni di servizio, mi sorprende vedere che non tutti concordano con la proposta, espressa dal partito di maggioranza, di designare una donna a capo del governo romeno. Per capire meglio la “misteriosa” Romania e per abbattere molti luoghi comuni, ho scritto quattro libri, tre dei quali sono editi online da leolibri.it. Da noi, in Italia, non credo che sorgerebbero tanti dubbi se il Presidente S. Mattarella designasse una donna, anche non italiana d’origine, del partito che ha vinto la competizione elettorale. Mi sovviene quello che mi disse un più anziano collega romeno, Gligor Hasa, autore di vari saggi e scrittore dell’Accademia di Romania:”la nostra democrazia è più debole della vostra perchè nata da poco tempo, noi siamo come un bambino ancora in fasce”. Resto sorpreso comunque che una donna immigrata non abbia il benestare del Presidente della Romania, le cui origini sono tedesche e dunque d’immigrazione come la designata primo ministro Sevil Shhaideh, che è una donna colta e capace. Sevil Shhaideh è nata nel 1964. Si è laureata nel 1987 alla Facoltà di Programmazione Economica e Cibernetica, Accademia di Economia, e ha conseguito un Master in Business Project Management presso l’Università Ovidius. Ha anche diverse specializzazioni – un esperto in amministrazione pubblica, un manager di ONG, ottenuto negli USA dagli USAID negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Il suo primo lavoro fu per la Meccanizzazione Agricola e come analista programmatore nel periodo 1987-1993 è stata responsabile dei sistemi informatici per il Dipartimento del Lavoro e della Protezione Sociale della regione o judet di Constanza. Dal 1993, Sevil Shhaideh, è stata in consiglio regionale di Constanza, dove fino al 2007 è stata direttore dei sistemi informativi, mentre tra il 2007 e il 2012 è stata Direttore generale della Direzione Generale dei progetti regionali di Constanta. Inoltre, tra il 2007 e il 2012 è stata anche coordinatrice dell’Unione nazionale dei consigli regionali romeni, tra l’altro, con l’elaborazione di emendamenti riguardanti gli atti normativi che regolano l’amministrazione pubblica locale. Nel 2015, Sevil Shhaideh è stata nominata Segretario di Stato presso il Ministero dello Sviluppo Regionale e della Pubblica Amministrazione, quando Liviu Dragnea era Ministro. Dopo le sue dimissioni da ministro, Sevil Shhaideh. ha assunto i suoi poteri, leader Ministero dello sviluppo regionale e della Pubblica Amministrazione da maggio a novembre 2015. Sulla nomina da ministro, ha giurato sul Corano. Sevil Shhaideh dunque è stata Ministro dello Sviluppo, è sposata con un uomo d’affari siriano e fa parte della minoranza turca del Paese. Secondo La dura opposizione di centrodestra, Shhaideh, sarebbe una sostenitrice del presidente siriano Bashar al-Assad. L’ex ministro della Giustizia, Catalin Predoiu, ha dichiarato: “Voglio proprio vedere come potrà ottenere i certificati di sicurezza per accedere alle informazioni classificate della difesa e della Nato”. Prima della Shhaideh il Psd ha dovuto rinunciare a indicare il suo leader, Liviu Dragnea in quanto è con una vecchia pendenza penale e la legge rumena preclude incarichi di governo a chi ha subìto condanne. Il presidente della Repubblica presidenziale della Romania, Klaus Iohannis, ha bocciato la candidatura a primo ministro di Sevil Shhaideh, che sarebbe stata la prima donna e la prima persona musulmana a diventare capo del governo rumeno. Iohannis non ha dato spiegazioni precise riguardo alla sua decisione, ma è stata fatta l’ipotesi che la scelta del presidente riguardi più che altro il passato del marito di Shhaideh, un siriano che avrebbe più volte espresso sostegno nei confronti del presidente Bashar al Assad. Klaus, esponente del centrodestra, per la seconda volta, ha posto il veto sul candidato premier proposto dal Partito socialdemocratico (Psd), che ha vinto con il 45% dei voti le elezioni dello scorso 11 dicembre. “Ho attentamente analizzato i pro e i contro e ho deciso di respingere l’indicazione. Ho chiesto al Psd di avanzare un altro nome”, ha detto Iohannis. L’11 dicembre in Romania si sono tenute le elezioni per rinnovare il Parlamento, e di conseguenza scegliere un nuovo primo ministro. Le elezioni sono state vinte con il 45 per cento dei voti dal Partito Socialdemocratico, che in modo inatteso ha candidato come prossimo capo del governo una donna musulmana appartenente alla minoranza tatara, Sevil Shhaideh. Normalmente in Romania, come in qualunque repubblica, viene nominato primo ministro il leader del partito vincitore delle elezioni, ma questa volta non è andata così. Klaus aveva chiesto di non presentare candidati premier con precedenti penali, escludendo così Liviu Dragnea, leader del Partito Socialdemocratico: ad aprile Dragnea era stato condannato a due anni di carcere – con sospensione condizionale della pena – perché accusato di brogli elettorali durante un referendum del 2012. Il Partito Socialdemocratico ha deciso quindi di candidare Shhaideh: se la sua nomina sarà approvata dal Parlamento, diventerà la prima donna e la prima persona musulmana nella funzione di primo ministro nella storia della Romania. E’ stato ipotizzato che dietro gli scioperi nelle piazze romene ed in particolare di Bucarest dello scorso anno per la depenalizzazione del reato minimo di corruzione, c’era la lunga manus del presidente romeno di partito avverso a quello che esprime il Governo. La scelta di candidare Shhaideh ha sorpreso molti osservatori politici, che si aspettavano venisse proposto un esponente del partito più in vista. Sembra che la mossa dei socialdemocratici sia stata motivata anche dal tentativo di smarcarsi dalle accuse di eccessiva ortodossia e nazionalismo arrivate durante la campagna elettorale. Shhaideh, 52 anni, è una politica non particolarmente conosciuta, nonostante nell’ultimo governo abbia ricoperto per 6 mesi l’incarico di ministro dello Sviluppo regionale. Più che per la sua attività politica, Shhaideh, è nota per essere una importante amministratrice: ha lavorato per anni come economista all’interno di amministrazioni locali e regionali e ha passato la maggior parte della sua carriera a Costanza, città nota allo scrivente a per aver fatto omaggio all’ambiente nel quale fu esiliato il grande poeta Ovidio che scrisse, tra l’altro, “L’Arte di amare”. Costanza è una città colta, cosmopolita e con molti turchi immigrati da varie generazioni. In Romania, ripeto, le donne sono più emancipate di quelle del sud Europa e moltissimi sono gli ingegneri e i notai del gentil sesso. La cultura scientifica e giuridica romena non è secondaria ad altri popoli europei. Non deve preoccupare molto vedere una donna colta e capace a capo di un governo, come in Germania, in Gran Bretagna, ecc. anche se in Europa è molto raro vedere donne musulmane a capo di un governo, e sarebbe la prima volta in uno stato in cui l’Islam non è la religione della maggioranza della popolazione (nel 1990 Tansu Ciller era diventata primo ministro della Turchia, mentre dal 2011 al 2016 Atifete Jahiaga è stata presidente del Kosovo: entrambi i paesi però sono a maggioranza musulmana). In Romania l’80 per cento della popolazione è di fede cristiana ortodossa e solo l’1 per cento è musulmano. Secondo alcuni commentatori la probabile elezione di Shhaideh non piacerà a una buona parte dell’elettorato, perché a quel punto le due maggiori cariche statali saranno ricoperte da persone che fanno parte di minoranze etniche e religiose (l’altra carica è quella del presidente Iohannis, che è protestante e di origini tedesche). Bisogna considerare però che l’Islam che si pratica in Romania, quello della minoranza tatara, è molto moderato e ha convissuto a lungo con un regime socialista: Shhaideh non indossa nemmeno il velo. L’eventuale nomina di Shhaideh non arriverà prima del 2017; poi sarà la volta del Parlamento, che dovrà votarle la fiducia. In ogni caso, anche se ci dovesse essere un governo Shhaideh, la posizione della Romania sui migranti difficilmente si discosterà da quanto fatto dal precedente governo. La Romania è uno degli stati che si sono opposti al piano dell’Unione Europea che prevedeva la distribuzione nei paesi membri dei richiedenti asilo arrivati principalmente sulle coste italiane e greche. Radu Magdin, un analista politico, ha detto: «Ironicamente, il fatto che sia musulmana la frenerà dall’essere troppo aperta in questioni come quella dei richiedenti asilo, perché sarebbe molto semplice demonizzarla e accusarla: “Per forza dici queste cose, sei musulmana”. La lotta politica in Romania è più plateale di quella italiana e l’avversario di idee viene più facilmente demonizzato come sta succedendo verso una donna senza colpe, ma solo con il neo di essere discendente del meraviglioso popolo che vive a sudest dei Carpazi e del Mar Nero. Nel 2007 ho visto dal golfo del Bosforo, sugli spalti diroccati di un antico maniero genovese posto a guardia delle navi in transito dal Mar Nero all’Europa, la Romania lontana e vicina nel contempo. Non bisogna dunque demonizzare le origine di una persona poiché il futuro di noi tutti sarà sempre più interculturale, interetnico e ricco di biodiversità umana. L’Onu, in futuro avrà anche il compito di prevenire e redimere le frequenti contese religiose. Dichiari l’Onu che una donna non può essere accusata di eresia religiosa nel III millennio d. C.. E poi noi cattolici non siamo per il nuovo testamento che raccomanda, a differenza del vecchio, che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli?