20 anni dall’11 settembre a New York e il ritorno dei talebani in Afganistan.

(di Giuseppe Pace, specialista internazionale d’ecologia umana) Gi attuali 8 miliardi di persone che vivono sul pianeta Terra, con il 20esimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle di New York e il ritorno dei talebani al governo dell’Afganistan, focalizzano l’attenzione su un paesaggio politico globale sempre instabile. Ma quando il paesaggio politico locale e globale è stato stabile? Mai, anche se è il grado dì instabilità a preoccupare molto il mondo se questo è elevato, oppure poco se è ridotto. L’espansionismo in politica estera, commerciale, culturale, ecc. vi è sempre stato nella storia sociale dell’Homo sapiens fin dal neolitico superiore quando nascono le prime civiltà umane: connotate da complessità sociale di ceti, funzioni e reddito pro capite diverso. Non è necessario ricorrere ad esempi di grandi imperi espansionisti come quello di Roma caput mundi, basta anche singoli stati moderni meno estesi come Russia, Cina e Stati Uniti d’America. L’espansionismo zarista della Grande Russia non si è arrestato con la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 perché è iniziato l’espansionismo ideologico marxisista e dintorni filosofici. La Cina, invece, applicando poi il verbo marxista adattato a maoista, sembra essere una neofita in questo ramo e cerca di recuperare il tempo perduto con un espansionismo commerciale rapido e preoccupante per gli altri non cinesi, Russia compresa. Il colosso Cina ha la res publica piramidale del partito unico e comunista e il tessuto economico captalista, una sorta di mostro ideologico dai limti e futuri incerti anche se gli analisti esterni prospettano un collasso verso il liberismo economico e sociale per poi risalire la china cineese con 1,4 miliardi di persone-formiche. Dunque chi vincerà l’antica e recente Guerra Fredda tra questi 3 grandi Paesi? C’è chi tifa per l’uno, chi per l’altro e chi per l’altro ancora, pochi tifano per l’India, altro grande Pease sub continentale, ma con pil più basso degli altri 3 suddetti. I tifosi sono per 3-4 squadre che tendono a vincere la coppa mondiale del “dominio” espansionista di uno sull’altro stato. Come evitare tale campionato destinato a dovere concedere tempi supplementari “infiniti”? Non pare che molti perdano tempo per prefigurare uno Stato senza guerre fratricide (siamo della stessa specie biologica, tutti con 46 cromosomi, anche se viviamo in ambienti con società diverse e in oltre 200 stati nazionali e nazionalisti). Nel mio ”ultimo” saggio “Canale di Pace. Evoluzione del suddito a cittadino per uno stato globale, federato e liberale”, scrivo di superare la Guerra Fredda con uno stato unico guida, che sappia prevenire instabilità regionali alte,. E come? Controllando anche gli arsenali armati, la diffusione di armi e i focolai guerrafondai sul nascere. Come? Allo stesso modo di come un grande ed esteso Paese controlla parti del proprio stato con una giurisdizione federale preminente su quella locale in determinate situazioni ambientali, con la polizia federale, con un’unica voce federale su molti problemi globali. Il tutto entro una cornice liberale con i tre poteri: parlamentare, governativo e giuridico. L’unico stato non deve essere presidenziale per evitare che comandi un uomo solo e sbagli come probabilmente hanno sbagliato i presidenti degli Usa che invasero con i marines (sembrano le legioni romane) la Corea, il Vietnam e l’Afganistan portando la guerra in aree lontane dalla propria democrazia liberale, che assunse spesso il carattere di una guerra repressiva popolare, destando la reazione non solo locale. In Afganistan prima dell’invasione ventennale degli Usa, vi è stata quella decennale della Russia. Ma vediamo la cronaca reale dell’ambiente globale della mattina dell’11 settembre 2001 quando 4 aerei statunitensi furono dirottati da 19 terroristi di al-Qaida. Due aerei furono fatti collassare sulle due torri nord e sud del WTC (World Trade Center o Centro di Commercio Mondiale) della bassa Manhattan di New York. In poco meno di 2 ore le due torri crollarono, il terzo aereo fu fatto colassare sul palazzo del Pentagono, sede del Dipartimento della Difesa ed il quarto aereo venne fatto inizialmente dirigere verso Washington ma precipitò per una eroica rivolta dei passeggeri. Gli attacchi causarono la morte di 2.977 persone più i 19 dirottatori e il ferimento di circa 6.000 malcapitati. Negli anni successivi si verificarono ulteriori decessi a causa di tumori e malattie respiratorie legate alle conseguenze degli attacchi. Gli Usa, approvarono in parlamento il Patriot Act e reagirono al vile attentato dei 4 aerei accreditando i sospetti su al-Qaida, attaccarono l’Afganistan e deposero il regime dei Talebani oltre a catturare il leader di al-Qaida, Osama Bin Laden. Quest’ultimo però solo dal 2004 si dichiarò responsabile degli attentati suddetti e utilizzò gli attentati stessi come propaganda islamista verso Israele e gli Usa. Tra mondo islamico e cattolico in particolare sembra non essere terminato l’ambiente sociopolitico dell’epoca delle crociate. Le tensioni dopo il secondo conflitto mondiale vedono spesso al centro dell’odio islamico lo stato d’Israele che fu formato per volontà di alcuni alleati vincitori del conflitto sulla Germania nazista al fine di premiare un popolo martirizzato anche con il genocidio dell’olocausto che uno storico carismatico italiano non associa a quello dei Gulac dissentendo dall’associazione operata dal parlamento dell’unione europea. Qualcuno legge ciò come posizione di parte ideologica e uno storico come qualunque professionista di un saper dovrebbe essere sempre superpartes. Ma si sa che le discipline umanistiche, a differenza di quelle scientifiche, sono più permeabili alle ideologie di parte. Ciò premesso mi pree sottolineare che nel 2003 e nel 2005 ho visitato i luoghi del disastroso attentato del 2001 al WTC, che comportò l’abbattimento di tutte le 7 torri erette negli anni Settanta, ne rimasi sbigottito e alla vista di un aereo che sorvolava Manhattan ebbi un brivido di paura. Nell’aria si repirava quasi una tensione minacciosa, che partiva da non pochi media che alimentano un odio per gli Usa immeritato. Sembra che si possa paragonare l’odio diffuso nel mondo verso gli Usa a quello che alcuni scrittri fecero contro Roma caput mundi, vedendola come potenza guerrafondaia e schiavizzande il mondo allora noto e assoggettato a Roma. Eppure i Daci poi daco-romani hanno inserito nel loro inno nazionale sia il nome dell’imperatore Traiano che li conquistò nel 106 d.C. causando 500 mila prigionieri che il richiamo al sangue romano che scorre nelle vene dei romeni. La Colonna Traiana sembra essere un opera d’arte dove l’artista pone vinti e vincitori affratellati per un comune destino di civiltà migliore. Pochi studiosi sanno distinguere la civiltà romana dalle precedenti dei popoli preromani come i Daci, ad esempio, che prima dell’ultima battaglia immolarono decine di giovanissimi su pali di legno appuntiti, con reperti rinvenuti non lontano dal più grande castello gotico romeno di Hunedoara. Il ringraziare gli dei per averli dalla loro parte in battaglia, Roma non lo faceva più già dal periodo tardo monarchico, figuriamoci con SPQR (Senatus Populus Quirites Romani o più semplicemente Senatus Populusque Romanus), che per 5 secoli circa governò la res publica di uno stato sempre più ampio che con Traiano raggiunse la massima espansione. Alcuni storici, innamorati di Roma antica, la definiscono ”superiore civiltà romana” come mi ripeteva spesso il prof. Dante B. Marrocco, che presiedeva una Associazione storica che il padre Raffaele (a cui è dedicato un museo civico, che ospita il Corridore del Cila di fattra greca del V-VI sec. a. C.) chiamò, nel 1915, del Sannio Alifano. La rivalutazione dei popoli preromani come Daci, Sanniti, Liguri-Bebbiani, Longobardi, Celti, ecc., non deve sottovalutare la civiltà romana, che con tutti i suoi difetti, rappresentava il massimo d’evoluzione culturale dell’Homo sapiens dell’epoca romana(VIII sec. a.C.-XVI sec. d.C. con la caduta dei Bizantini ortodossi vinti dagli Ottomani islamici). Quale Sacerdota dei Sanniti Pentri, nelle rievocazioni delle Primavere Sacre a Bojano (CB), riconosco che il mito non è scomparso, né lo è Roma antica nella società non solo europea con oltre 30 stati, ma anche nei 54 africani, ecc. per non parlare dell’America del nord, centro e sud dove si taglia la tarta nunziale in due parti come facevano i Romani col pane il giorno delle nozze. L’europa è disseminata di reperti storici di Roma, ma nella stessa società europea, nordafricana e mediorientale vi sono segni non marginali dell’influsso culturale di Roma antica ad iniziare dalla religione che l’imperatore romano Costantino, sia pure obbligato e interessato per l’aiuto dei cristiani contro Massenzio, diffuse in tutto il territorio imperiale e che si radicò anche nel mondo bizantino fino all’ex Cartagine che resistette al dominio arabo-islamico più di altre aree africane. Degli Usa oggi si parla spesso male, dimenticando alcuni traguardi raggiunti in quel grande Paese liberale federato: alto pil procapite, tecnologia d’avanguardia come le università ai primi posti della classifica mondiale, calderone di popoli, che si ritrovano sotto un’unica bandiera come al Patriot Act o quando hanno liberato l’Europa dal regime disumano con a capo un ignorante e fanatico, A. Hitler, ecc.. Gli Stati Uniti d’America avevano perso con quell’attentato vile, di 20 anni fa, la propria sicurezza nell’ambiente vasto ed articolato naturale e sociale. La rimozione dei detriti dal sito del WTC (denominato poi Ground Zero) fu completata solo nel 2002. I danni al Pentagono furono riparati nel giro di un anno. Il 18 novembre 2006 iniziò la costruzione del One World Trade Center, inaugurato nel 2014. Tra i vari monumenti e memoriali eretti in onore delle vittime degli attentati, sui luoghi dove sorgeva il complesso del WTC, si trova il National September 11 Memorial e Museum, mentre nella Contea di Arlington è stato inaugurato il Pentagon Memorial; nei pressi di Shanksville, Pennsylvania, è invece situato il Flight 93 National Memorial. Oggi non pochi nel mondo globalizzato inneggiano ai Talebani, ma chi sono costoro? Bisogna inquadrarli storicamente. Dopo una sanguinosa guerra civile che li ha visti prevalere su Tagiki e uzbeki (popoli dell’ex Unione Sovietica), essi hanno governato su gran parte dell’Afghanistan (escluse le regioni più a occidente e a settentrione) dal 1996 al 2001, ricevendo un riconoscimento diplomatico solo da parte di 3 Stati islamici di cui alcuni molto amici degli Usa ultimamente e per i quali pone il segreto di stato per il proseguimento delle indagini di favoritismo dei dirottatori del 2001. I Talebani comunque sono un’organizzazione fondamentalista islamica di guerriglia, presente in Afghanistan e nel confinante Pakistan. Dal 15 agosto 2021 sono al potere in Afghanistan avendo ricevuto aiuti militari e logistici dal Pakistan ed altri Paesi islamici e non, sempre per la Guerra Fredda sempre in atto nel mondo. Il termine Talebani indicava gli studenti delle scuole coraniche in area iranica, incaricati della prima alfabetizzazione, basata su testi sacri islamici. Sviluppatisi come movimento politico e militare per la difesa dell’Afganistan nella guerriglia successiva al crollo del protettorato sovietico durato 10 anni con presenza massiccia dell’esercito russo, i talebani sono noti per essersi fatti portatori dell’ideale politico-religioso che vorrebbe recuperare tutto il portato culturale, sociale, giuridico ed economico dell’Islam per costituire un Emirato. In altri termini i Talebani sono i sacrati della tradizione oltranzista islamica come alcune sette cristiane lo erano e forse lo sono ancora che operano alla destra del papa o vescovo di Roma, di oggi, non di ieri. E qui sorge spontanea una domanda: ma la religione con la civiltà avanzata dell’Homo sapien c’entra oppure non deve entrarci? A chi può dare una risposta si dà la parola! Quando Albert Einstein, a 74 anni, scriveva di religione in una famosa e costosa lettera su Dio, vedeva meglio il carattere della tradizione che alimenta il pensiero religioso, oggi non è più così anche se una religiosità tradizionalista in prevalenza assume spesso il carattere del fanatismo, come potrebbero essere visti i Talebani. In una società araba, il Califfo, è sempre pronto ad essere investito d’autorità quasi come un nobile in decadenza nel nord del mondo non disdegnerebbe gli antichi titoli ducali da attivare in toto ed avere di nuovo i sudditi del vassallo, schiavizzati magari. Dunque la società dell’Homo sapiens del futuro, per me vestito culturalmente d’ecologia umana, è basata sul panteismo d’annunziano, ma tollerante al massimo verso il pensare anche areligioso poiché la scienza lo esige più che la cultura letteraria, che ha il merito di tenere più alta la sensiblità umana.

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