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Carcere e morti per Covid – 19 . Campagna di vaccinazioni urgenti.

(IlMezzogiorno) NAPOLI Il Garante Ciambriello: “Il carcere così come altri luoghi di sofferenza non possono rappresentare un rimosso sociale”. “Il Covid – 19 ha certamente peggiorato le condizioni dei detenuti: diminuzione drastica delle visite, diminuzione dei permessi, flessione delle relazioni con il mondo del volontariato, della cultura e della formazione, annullamento delle possibilità per l’inserimento lavorativo. Da ciò scaturisce la considerazione che per affrontare la crisi indotta dalla pandemia non si può prescindere dal fatto che il carcere è un insieme di persone, una comunità appunto, nella quale contano ovviamente le condizioni di ogni singola persona, sia essa un operatore penitenziario che un detenuto o un volontario. Se c’è infatti una lezione che abbiamo imparato dalla pandemia è che la storia di ciascuno è la storia di tutti e che il carcere così come altri luoghi di sofferenza non possono rappresentare un “rimosso sociale”. Certo, ci sentiamo confortati dal ricordo nei confronti degli agenti di custodia del carcere di Carinola deceduti e dalle dichiarazioni fatte dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabia, che nel suo ultimo discorso ha definito il carcere “un luogo di comunità”, che in quanto tale, il benessere di ciascuno alimenta quello di tutti”. Ed è infatti in base a questa considerazione che la Guardasigilli ha preso impegno formale di inserire tra le priorità del governo il varo di un programma vaccinale nelle carceri insieme agli altri luoghi di comunità, assicurando “di seguire con attenzione l’andamento delle vaccinazioni sull’intero territorio nazionale”. Allo stato però, quello che ci risulta è che solo In qualche regione è iniziato il piano vaccini per gli agenti. A questo punto, quindi, aspettiamo un corale e sollecito riscontro da tutte le Regioni, in modo che in poche settimane possano essere vaccinati tutti i detenuti, gli operatori e i volontari impegnati nelle carceri italiane. Nello specifico della nostra regione infatti, il carcere è risultato essere un luogo tutt’altro che immune dal virus. I numeri sono impietosi e ad oggi si registrano i seguenti dati: 862 agenti positivi e 5 morti; 724 detenuti positivi e 4 morti; 58 operatori, tra medici e infermieri positivi e 1 morto. Da gennaio, erano stati vaccinati gli operatori sanitari, poi qualche cosa si è bloccato e il piano vaccinale regionale stenta a partire. Certo i problemi e le difficoltà sono tantissime (a partire dalla mancanza dei vaccini in ambito regionale) ma appare evidente che proteggersi dal virus è divenuto indispensabile ed essenziale e che occorre dare impulso alla vaccinazione delle comunità penitenziarie e alle comunità residenziali esterne dell’area penale. A tal proposito, l’occasione mi è gradita per informare che su mia specifica richiesta, domani, giovedì 4 Marzo, nella riunione dell’”Osservatorio permanente regionale per la sanità penitenziaria” di cui fanno parte, dirigenti sanitari delle ASL , i referenti sanitari penitenziari , il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, verrà posto all’ordine del giorno sia il varo del piano vaccinale che lo screening rivolto agli operatori penitenziari e ai detenuti.”

Prof. Samuele Ciambriello Garante Regionale delle persone privare della libertà personale