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Si uccide di più in famiglia che per mafia

(ilMezzogiorno -DIRE) “Anche omicidi per furti e rapine al minimo storico, vera emergenza e’ in casa” “La tendenza che emerge dai dati elaborati dall’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia e’ che, a oggi, in Italia si uccide piu’ in famiglia che per mafia. Gli omicidi sono in costante calo e il nostro Paese, sotto questo punto di vista, e’ uno dei piu’ sicuri nel mondo. Tuttavia, rimangono costanti gli omicidi in famiglia cosi’ come quelli connessi a relazioni affettive, e le vittime sono in maggioranza donne con una percentuale di oltre l’80%”. Cosi’ Giorgio Beretta, analista di Opal e della Rete italiana pace e disarmo, organismo di coordinamento di diverse realta’ italiane impegnate sui temi del disarmo e del controllo di armamenti e spese militari, intervistato dall’agenzia Dire.- 25% omicidi familiari commessi con armi detenute legalmente

“Mentre gli omicidi per furti e rapine sono al minimo storico (I dati Istat ne riportano 9 nel 2019)- ha aggiunto Beretta- oggi un omicidio di donne su quattro avviene in famiglia ed e’ commesso con armi detenute legalmente. Di fatto, pero’, la rilevanza degli omicidi con armi legali non e’ percepita dalla popolazione perche’ l’informazione tende ad amplificare i fatti di cronaca collegati a furti e rapine e la politica ne cavalca l’onda mediatica. Il problema degli omicidi in famiglia e’ tuttora sottovalutato, cosi’ come i femminicidi: dovrebbero invece essere messi al centro dell’agenda politica in modo strutturale e non soltanto occasionalmente. L’emergenza sicurezza riguarda oggi innanzitutto le donne e la famiglia”. Licenze troppo facili, e dubbi su attivita’ sportive
“Più della metà di possessori non iscritto a federazioni” “Chi ha una licenza sportiva non e’ obbligato a praticare attivita’ sportive e, proprio per questo, piu’ della meta’ di coloro che detengono questa licenza non e’ iscritto ad alcuna Federazione: prende questa licenza solo per potere avere armi in casa”. Cosi’ Giorgio Beretta, analista di Opal e della Rete italiana pace e disarmo, organismo di coordinamento di diverse realta’ italiane impegnate sui temi del disarmo e del controllo di armamenti e spese militari, intervistato dall’agenzia Dire.
Ottenere licenza è troppo facile “Chi ha una licenza sportiva- ha ribadito Beretta- non deve essere iscritto obbligatoriamente a una Federazione. Non e’ prevista, inoltre, alcuna visita medica specialistica, basta un’autodichiarazione del medico curante a cui segue una successiva visita presso la Asl competente. Con questi certificati poi bisogna ottenere un documento che attesti la capacita’ di maneggiare un’arma. Questi certificati, infine, vengono portati in Questura dove, se non ci sono impedimenti, viene approvata la licenza sportiva o quella relativa alla caccia. Di fatto basta davvero poco e, solitamente, nel giro di poco piu’ di un mese viene rilasciata la licenza”. Manca trasparenza su dati armi e licenze. “Le informazioni fornite dal Viminale e dall’Istat- ha precisato poi l’analista- non aiutano a comprendere la gravita’ del problema delle armi legalmente detenute. Ne’ il Viminale ne’ Istat forniscono rapporti sul numero di armi detenute legalmente in Italia e nemmeno sulle diverse tipologie di licenze in possesso dei cittadini. E anche i produttori di armi, a differenza di altre categorie, non diffondono dati sulle armi vendute. Servirebbe, inoltre, un’informazione precisa sulle armi utilizzate negli omicidi in modo da poter valutare se le norme attuali siano coerenti con la pubblica sicurezza. Un esempio: nel 2018 l’Italia e’ stata l’unico Paese a recepire la direttiva europea sulle armi in modo estensivo, aumentando, invece di diminuire, il numero di armi che si possono detenere con una licenza. Il primo governo Conte, infatti, ha raddoppiato il numero di armi cosiddette per ‘tiro sportivo’ portandole da sei a dodici e facilitando la normativa. Il decisore politico, dunque, passato il momento dell’indignazione collegato ai gravi omicidi commessi con armi legalmente detenute, ha mantenuto norme blande”.