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In ambiente dell’efficientissimo Veneto, una assessore regionale canta faccetta nera

Giuseppe Pace (Vicesegretario Prov. Partito Pensionati Padova, delegato regionale per l’autonomia scolastica).
Tra sudditi e cittadini vi è una sostanziale differenza che l’On., Pietro Calamandrei, sintetizzava così: ”solo la scuola può compiere il miracolo di far diventare cittadino il suddito”. L’art. 4 della nostra Costituzione, tra l’altro, recita:”Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Nell’ambiente politico attuale, i media e i cittadini, chiedono le dimissioni di una Assessore regionale veneto. Il media “la Repubblica” scrive: ”La richiesta di dimissioni e l’intervento della magistratura per l’ipotesi di reato di apologia del fascismo sono state avanzate da alcune forze di centrosinistra nei confronti di Elena Donazzan, assessora all’Istruzione della Regione Veneto ed esponente di FdI, per aver intonato “Faccetta nera” l’altro ieri durante il programma radiofonico “La Zanzara” su Radio24. Una breve esibizione telefonica, su provocazione dei conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo; di fronte alla richiesta di scegliere tra il motivo fascista e Bella ciao, Donazzan ha detto di ricordare Faccetta nera, composta nel 1935 in piena propaganda coloniale fascista e ascoltata in famiglia fin da piccola. L’episodio è stato segnalato dal coordinamento di “Il Veneto che vogliamo”, lista civica che ha appoggiato il candidato presidente Arturo Lorenzoni alle ultime regionali. “Questo clima di intollerabile revisionismo – sottolinea la nota – che ha ormai sdoganato il fascismo manifesto di una figura istituzionale è il simbolo di una regressione culturale e civile. Che tipo di scuola ha in mente Donazzan, sempre che fra una canzonetta fascista e l’altra possa avere spazio per occuparsi di scuola, forse ha in mente quella del ventennio quando gli insegnanti che non erano fascisti venivano licenziati?”, conclude la lista civica”. Alcuni anni fa scrissi un articolo di richiamo democratico –vinca il migliore per entrare nei dirigenti della Pubblica Amministrazione richiamando il concorso a vigili urbani di Milano- alla medesima delegata regionale alla scuola, che si lamentava dei presidi meridionali nel “suo” Veneto. Alcuni della direzione provinciale patavina del partito pensionati, parteggiarono più per la Donazzan, loro conterranea doc e dop, e non per il mio intervento pubblico su di un media padovano, che la richiamava a dichiarazioni più rispettose dei presidi meridonali. Meno male che ero già vaccinato a certo tipo di ambiente provinciale filovenetista-presente non solo tra i leghisti. Fu solidale, invece, con me un ex sindacalista ed ex dirigente della P. A..! Allora mi chiesi e mi richiedo: “ma nel settentrione,Veneto in particolare, che era e forse lo è ancora più contadino di altrove in settentrione, perché i contadini o terroni li associano alla serie B e C? Il meridionale, anche se preside, perché non gli va giù, ai veneti, che, a volte, rasentando una sorta di razzismo. Questo pare che sia diffuso dalla piccola borghesia (spesso parassitaria e statalista) che lo incentiva nel popolo. Quest’ultimo (che stravota lega, o non vota per il 37% circa) non più analfabeta come ieri, prima del boom economico italiano 1953-73 è cittadino secondo l’art. 4 della Costituzione?. Adesso che sui media la bagarre imperversa in merito alla medesima esponente politica regionale veneta, che ha cantato in radio una canzone dell’epopea mussoliniana del posto al sole africano, vorrei essere meno pungente anche se non giustifico il richiamo al fascismo e al suo colonialismo razziale al tramonto, dopo inglesi, tedeschi e francesi. I media precisano che la Donazzan “Già nel maggio 2019, ai microfoni de La Zanzara (Radio24), aveva dipinto B. Mussolini come un grande statista (“l’ha detto Churchill, quindi io non faccio che inchinarmi…). E. Donazzan, assessora regionale all’Istruzione del Veneto, ribadisce la sua fede ai microfoni della stessa trasmissione, scatenando un caso politico con la lista civica di centrosinistra “Il Veneto che vogliamo” e Articolo Uno che hanno chiesto le dimissioni dell’assessora della giunta Zaia e l’intervento della magistratura per apologia del fascismo. Casus belli: la canzone “Faccetta nera” intonata dall’esponente di Fratelli d’Italia, che ha anche precisato di preferirla a “Bella Ciao”, innescando un vivace battibecco con uno dei conduttori, D. Parenzo. Ma l’Assessore si giustifica dichiarando che: “Ero bambina quando l’ho imparata – afferma Donazzan – Tra ‘Faccetta nera’ e ‘Bella Ciao’ non ho neanche un dubbio.  Il Veneto è in pieno ambiente o epoca politica post D.C. e i consensi dati al “bianco fiore”, primato nazionale, ora li dà, con interessi del 20% alla Lega. Il Veneto attuale ha votato un uomo solo al comando regionale con il 74% di consensi. Un giorno si e l’altro pure, solo il Governatore Zaia parla in tutti i media possibili. Ma l’uomo solo al comando del Veneto, come della Campania sia pure con 20% di consenso in meno, non è un’evoluzione democratica. Zaia lo hanno votato non solo i leghisti, ma anche molti dei pidiessini. Non a caso lo stesso prof. universitario, Lorenzoni, in una satira comparsa nella nota trasmissione “Porta a porta”, condotta da B. Vespa, dichiarava alla domanda satirica per chi vota: voto Luca Zaia! Siamo certi che il cittadino padovano, in particolare, non sia ancora suddito di un populismo provinciale e da passerella politica? Qua la partitocrazia è meno imperante che al nostrano Sud, ma pasticciona lo è idem! Padova al referendum Monarchia o Repubblica, votò la prima cioè restaurazione monarchica e non la innovativa seconda, nata dalla lotta antifascista e antinazista con concorso di comunisti, liberali, cattolici e repubblicani. Il nostro partito è per la Democrazia e non per il provincialismo democratico, sia pure nell’efficientissimo Veneto, che lo è non per questo o quel partito con i suoi politici di turno, ma per la laboriosità dei residenti. Le passerelle mediatiche continuano contro la Donazzan da parte di certa stampa e personaggi politici che non entrano nel merito della scuola ma vogliono forse uno dei loro nella catena di comando e non di responsabilità. A Padova ad esempio la scuola soffre di burocrazia come in altre parti del Veneto e d’Italia. Ma leggiamo in merito alla Assessore della R. Veneto, Elena Donazzan, cosa dice una assessora municipale di centrosinistra nei media locali: ”Donazzan, l’equivoco social e le “non scuse”. L’assessora Piva: «Vicenda penosa che ferisce le istituzioni» „L’assessora all’istruzione del Comune di Padova, Cristina Piva, è molto amareggiata dalla vicenda: «Il fatto in sé è piccolo e penoso e gli si è data anche troppa rilevanza. Ma negare le scuse chiare e nette a chi le aspetta, questo è ancora peggio. Significa reiterare un comportamento che poteva essere visto come uno scherzo e lo fai diventare un atto politico. Questo sì che è molto grave». Per la scuola questo è forse il momento più dal difficle dopo guerra, si necessitano comportamenti consoni al momento, per l’assessora: «E’ di una miseria unica questa vicenda. Chi si mette al servizio delle istituzioni non deve fare queste prese di posizione, neanche a titolo scherzoso, che si prestano poi a dichiarazioni e repliche.  Quello che più di tutto mi dispiace è che quando si è trovata costretta a scusarsi non l’ha fatto neppure in quel momento. Le scuse vanno fatte. Non è riuscita a dire “mi scuso”. E’ in una posizione così delicata che non si dovrebbe neppure fare per scherzo queste cose qui. Se proprio ne ha bisogno lo faccia in privato, non in una sede pubblica».“ Donazzan a parte la scuola, ma anche la sanità padovana non brilla come i mass media hanno illuminato in questi ultimi anni, ma hanno le loro pecche d’inefficienza e secolarizzazione o indifferenza di non pochi dipendenti pubblici dei servizi erogati ad un cittadino spesso ancora suddito di luoghi comuni imperanti e cavalcati bene dai politici indigeni pieni di campanilismi provincialotti. Tali campanilismi portano a dire che qua siamo i migliori d’Italia e non corrisponde affatto alla realtà locale, che non è male ma neanche la migliore in assoluto. Le morti da covid19 in Veneto e a Padova provincia sono più alte di altre aree del nostro comune Paese. Esse sfiorano il 10% del totale, altro che semo mejo de voialtri, più o meno scritto bene in dialetto, pardon lingua anche se preferisco quella attuale e italiana! Oppure il governatore leghista, non dell’ultima ora, che dice: ”prima i Veneti e poi gli Italiani”, in caso di assistenza sanitaria, ecc.. Altro provincialismo di moda, fuori tempo massimo. Ovviamente a mio, sindacabilissimo, giudizio politico e di appassionato cultore di studi ambientali italiani ed esteri, oltre che prestato, provvisoriamente, all’ambiente politico locale. Io non canto faccetta nera come la politico Donazzan ma inneggio all’art. 4 della Costituzione che dà responsabilità al cittadino italiano e non solo a quello residente in Veneto. Questa regione ordinaria è una delle 20 regioni da 51 anni, forse troppo autonoma di provinciale propaganda per la più seria assunzione di responsabilità per le 22 materie da decentrare nell’Ente Locale regionale, che condivido comunque! Sulla Donazzan ho scritto una lettera a Tecnica della Scuola, ma mi piace riportare l’epilogo di un’altra lettera, scritta precedentemente alla stessa prestigiosa rivista scolastica, da Reginaldo Palermo: “Donazzan non ha avuto esitazioni ed ha intonato la nota canzone fascista inneggiante alla “conquista” italiana dell’Abissinia spiegando che si tratta di un motivo che lei ben conosce perché lo sentiva cantare spesso in casa. Inevitabili le proteste di diversi esponenti del centro sinistra veneto. E c’è chi chiede al presidente Luca Zaia di prendere le dovute distanze dall’assessora che, per parte sua, si difende invocando la libertà di pensiero: “La libertà non si predica – sostiene Donazzan – si difende: la libertà di pensiero deve sempre essere legata alla libertà delle persone, e mai scadere in offesa o violenza”. Tutto giusto, se non fosse per un piccolo particolare: nel nostro ordinamento esiste una legge (e precisamente la cosiddetta legge Scelba, n. 645 del 1952) che all’articolo 4 prevede la punibilità di “chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Ma è bene ricordare che solo un giudice può stabilire se effettivamente, nel comportamento della Donazzan, si possano ravvisare estremi di reato”. Palermo rimanda l Magistrato la patata bollente, ma il cittadino italiano è nato dalla lotta alla resistenza anche contro Benito Mussolini e la damnatio memoriae si impone per le nuove generazioni? Cosi pare che ripete in modo rituale anche la Storia delle storie!

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