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Risorgimento Socialista al fianco dei Lavoratori della Whirpool

(C.S.) NAPOLI La vicenda Whirlpool è sintomatica di una situazione politica generale in cui chi governa non vuole assumere decisioni sulla politica industriale nel nostro paese. I 350 lavoratori napoletani sono solo l’ultimo anello di una lunga catena. I governi che si sono succeduti Italia hanno delegato agli imprenditori privati ed alla finanza internazionale le scelte di politica economica sul presupposto errato che il mercato fosse il regolatore dell’economia. CGIL, CISL e UIL senza indicazioni non hanno potuto far altro che assistere ad una sconfitta annunciata dei lavoratori, ai quali va tutta la nostra solidarietà. A Napoli scontiamo la mancanza di una politica di piano e da parte del potere pubblico. Senza una politica di programmazione a cui siano chiamati a collaborare anche i lavoratori e i loro rappresentanti non si può pensare di risolvere la crisi dell’economia italiana. In un momento come quello attuale si sente ancora più forte l’urgenza di una pianificazione democratica creando con i lavoratori attraverso i loro rappresentanti ed anche attraverso strumenti di democrazia diretta, la possibilità di far nascere nuove scelte di politica economica che ponga al centro dell’agenda un piano di ricostruzione del sistema produttivo italiano.

Abbiamo assistito negli ultimi decenni ad uno Stato sempre da parte delle imprese e mai dalla parte dei lavoratori, si è consentito alle multinazionali di lasciare il paese per trasferirsi in nazioni dove il basso costo della manodopera, il mancato controllo sulla sicurezza del lavoro, l’assenza di strumenti adeguati per la tutela della salute, lo sfruttamento di manodopera giovanile consentiva margini di profitto giganteschi. Questo ha determinato la perdita di migliaia di posti di lavoro nel nostro paese.
Tutto questo deve avere fine! Non è interesse dello Stato, non è interesse dei lavoratori ed alla fine non è neanche interesse degli imprenditori lasciare al proprio destino le decine di imprese e delle migliaia di lavoratori senza una risposta adeguata dello Stato. Il governo deve dare ai lavoratori della Whirpool come a tutti i lavoratori che in questo momento rischiano il licenziamento una risposta concreta in termini di salvaguardia dei posti di lavoro e di rilancio delle attività produttive. In Campania esiste un tessuto industriale di eccellenza ancora capace di dare lavoro e produrre beni di altissima qualità ora in crisi. Il terziario a causa delle misure imposte per il coronavirus è in crisi profonda. Centinaia di bar, ristoranti alberghi, piccoli artigiani sono destinati a chiudere. La disoccupazione sta raggiungendo livelli di alta criticità. Quanti posti di lavoro andranno persi, quante aziende non riapriranno i battenti e quanto perderà lo Stato per iva non versata e tasse non pagate. Il PIL pro capite in Campania sulla base dei dati del 2019 è di 13.150,00 che è il più basso d’Italia seguito in peggio solo dalla Calabria ed corrisponde a circa la metà della media del Pil europeo. Il tasso di disoccupazione prima della crisi causata dalla pandemia era misurabile intorno al 20,7% . La pandemia alzerà verso l’alto l’asticella della disoccupazione. In Campania “Circa 200 mila sono coloro che non percepiscono alcun sostegno reddituale nella regione”(dato Cisl).
La criminalità organizzata si prepara a cavalcare l’onda dello scontento.
Gli interventi tampone che il Governo sta mettendo in campo che risolvono poco o nulla sono inefficaci nel lungo periodo perché non restituiscono il lavoro a nessuno ed hanno breve durata. D’altronde criminalizzare gli imprenditori non serve perché oltre alle multinazionali esistono centinaia di piccole e medie aziende che sono ferme per mancanza di domanda. A queste non si può chiedere di investire soldi che non hanno e fino a quando si potrà imporre loro il blocco dei licenziamenti? E’ chiaro quindi che solo lo Stato può affrontare l’attuale crisi economica per la ricostruzione del sistema produttivo nazionale. Occorre un vero piano regolatore dell’economia programmato e diretto dallo Stato anche con la nazionalizzazione di imprese strategiche.
Non più corse affannose per evitare questa o quella chiusura. Sono troppe le vertenze in atto, sono troppe le persone che stanno perdendo il lavoro. La crisi economica che stiamo vivendo non renderà possibile soluzioni di questo tipo ed ignorarlo porterà l’Italia e soprattutto il Mezzogiorno ad una crisi irreversibile dell’economia e forse anche della democrazia. Il ruolo dello Stato nelle politiche industriali deve cambiare, esso deve diventare il soggetto che influenza le regole del gioco riprendendo il controllo delle sue politiche economiche.
Tutto questo non si potrà fare senza il consenso delle parti in causa abbandonando l’idea che i mercati dettino le regole del gioco e rifiutando il modello di governance che le istituzioni europee hanno scelto di perseguire. La gravità della crisi in cui è precipitata la democrazia e la politica nell’era della globalizzazione neoliberista impone scelte drastiche. In questa fase è prioritario stare al fianco della gente sofferente come gli operai della Whirpool e di tutte le realtà del Mezzogiorno e renderli partecipi delle scelte che sono indifferibili. Questo consentirà la rivitalizzazione del rapporto col mondo del lavoro, che non sono solo i sindacati ma i lavoratori in prima persona. (da Risorgimento Socialista Campania)

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