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L’Ecologia Umana non è come quella del papa.

(prof. Giuseppe PACE, esperto in Ecologia Umana) Il patto segreto Cina-Vaticano è tra due dittature e non democrazie del cittadino del futuro. A scuola bisognerebbe ribadire spesso le differenze tra governi democratici, monarchici e dittatoriali. Quando uno Stato governa tramite un solo partito come il PCC(Partito Comunista Cinese) lo stato è dittatoriale. Analogamente lo Stato del Vaticano è una monarchia sassoluta e governa senza parlamento, Sindacati, che controllano o sindacano l’operato del potere a tutti i livelli. L’Ecologia Umana è multi-inter-transdisciplinare e non come quella delle ultime Encicliche, dove appare solo transdisciplinare tra la filosofia e la teologia. Ciò si evince leggendo le ultime due encicliche promulgate dal Vescovo di Roma, che ha voluto anche un patto segreto con la dittatura comunista cinese nonostante l’invito del ministro degli esteri degli USA di non firmare un patto così scellerato perché rischioso. Sappiamo tutti che è in atto una sorta di gara tecnologica per espandere 5G dalla Cina al mondo intero e ciò è causa di preoccupazioni anche di natura culturale ereditata in occidente dalla Storia sociale. Con il termine 5G si indicano tecnologie e standard di nuova generazione per la comunicazione mobile. Questa “quinta generazione”, che segue le precedenti 2G, 3G e 4G, è quindi la tecnologia di connessione che utilizzeranno i nostri smartphone, ma anche e soprattutto i tanti di oggetti connessi (IoT, Internet of things) intorno a noi, destinati a essere sempre più numerosi (elettrodomestici, auto, semafori, lampioni, orologi…). Una delle caratteristiche principali di questa rete è, infatti, proprio quella di permettere molte più connessioni in contemporanea, con alta velocità e tempi di risposta molto rapidi. Non si tratta, inoltre, della semplice evoluzione dell’attuale rete 4G, perché ha caratteristiche tecniche completamente diverse, non solo per la quantità di banda più ampia e per la velocità; si tratta proprio di un modo diverso di gestire le comunicazioni e la copertura, con frequenze, antenne e tecniche di trasmissione dei dati differenti rispetto al passato. Non è cosa da poco se i nostri ambienti familiari, sociali, politici, bancari, commerciali, militari verranno controllati da segmenti del 5G che noi non conosciamo ma altri si. I favorevoli ribattono che se non lo fa la Cina lo fa un’altra superpotenza mondiale tra le poche esistenti. Molti in occidente gli rispondono che è meglio che lo facciano gli USA che conosciamo e che sono di una società figlia dell’Europa in gran parte e non di un mondo asiatico poco noto e che ha il volto dittatoriale. In questo dibattito attuale si inseriscono le encicliche ultime dello stato del Vaticano, monarchia assoluta nella forma e dunque più vicina alla Cina che alla Democrazia imperfetta degli USA? All’Università ho approfondito la Storia naturale, mentre quella sociale mi ha sempre appassionato fin dai primi anni di scuola, poi ho studiato più saperi scientifici e tecnici che umanistici. All’estero ho notato che distinguono i saperi in quelli delle scienze umani e quelli delle scienze reali. Per 5 anni ho insegnato Scienze naturali, anche se mi assegnarono poche ore anche di Cultura e Civiltà Italiana. Allora scherzando nel rispondere a qualche autorità di scuola straniera che mi chiedeva cosa insegnassi, rispondevo con sarcasmo: ”scienze disumane”, poi precisavo che non erano quelle umane. Tra saperi umanistici e scientifici, in Italia, ma non solo, vi è un solco spesso profondo che causa poca comunicazione. Invece c’è chi invoca un nuovo umanesimo scientifico anche per evitare la chiusura, eufemistica, nelle torri d’avorio di molti uomini e donne di scienza soprattutto. Le stesse facoltà, pardon Dipartimenti, di saperi umanistici si fregiano di posticipare o anticipare il proprio sapere con “scientifico” ad iniziare dalle “Scienze politiche”, nonchè Filosofia mentre in area scientifica c’è la presunzione di schernirla come: ”La Filosofia è quella scienza con la quale e senza la quale tutto resta tale e quale”. Premesso ciò addentriamoci un po’ nella Storia, maestra di vita? Non ritengo superfluo precisare che Roma, caput mundi, governò (in tandem con Costantinopoli, oggi Istanbul) per quasi tre millenni buona parte del pianeta Terra. La sua origine, nota ai più, è quella mitica cioè da Romolo che allattò con il gemello Remo dalla Lupa capitolina- poi lo uccise perché passò il cerchio magico del potere- come mitica è l’origine di quasi tutte le religioni. Romolo e Remo avevano come padre un immortale, ma siamo nel filone filosofico-letterario dell’età dell’oro-tanto decantata da Esiodo, Virgilio, ecc.- quando gli uomini discendevano spesso dai divini e divenivano semidei come Ercole, Mosè, Romolo, ecc.. Il nobile troiano Enea, sposando la latina Lavinia continuò il mito per fondare la città eterna. Il potere di Roma Repubblicana, tanto difesa negli scritti del patavino Tito Livio, non era ereditario ma era il Senato che decideva, democraticamente e a rotazione, fino a Giulio Cesare che causò poi il passaggio all’Impero accentrando su di sé tutti i poteri, per questo fu ucciso da congiurati repubblicani tra cui Bruto suo figlio adottivo. Cesare era un nobile, ma si era alleato ai popolari per conquistare o espugnare il potere, anticipando aspetti politici successivi e attuali. Tito Maccio Plauto, nato a Sarsina- comune romagnolo del quale ho visitato spesso il museo civico dedicato a Plauto- nel 250 a. C. e morto a Napoli nel 184, grande commediografo latino, scrisse: Tibis aras, tibi item metes, tibi denique iste pariet latitiamo labor (Per te ari, per te semini, per te ugualmente mieti, infine questa fatica ti procurerà gioia e ”Sapiens pol ipse fingit fortunam sibi (Il saggio si fabbrica la sua propria fortuna) nonché),”Dove sono gli amici, là sono le ricchezze”. Plauto  fu tra i più prolifici e importanti autori dell’antichità latina e l’autore teatrale che più influenzò il teatro occidentale, scrivendo circa 130 commedie, riprese anche da Goldoni, Shakespear,che pare abbia copiato, una commedia di Plauto, cambiando i nomi di Giulietta e Romeo di Verona. Nella cultura di Roma politeista la pietas era diffusa e praticata sia tra i nobili senatori che tra i liberti e gli schiavi. Non è dunque la pietà una virtù delle religioni monoteiste, cristiani compresi, che però ancora nel 1600 bruciavano vivi, con l’Inquisizione i cosiddetti eretici come il colto monaco nolano Giordano Bruno, che ebbe a dire dopo la sentenza di condanna, che faceva più paura a chi la pronunciava che al condannato, mentre a Galileo Galilei fu riservata, dopo l’abiura che Giordano rifiutò di pronunciare, una povera e cieca età senile, sempre dalla non pietas del successore del martire cristiano Pietro, anche Vescovo di Roma. Sia Bruno che Galileo furono professori dell’Università di Padova, che era tollerante verso nuove idee e le garantiva il Doge veneziano, che era più illuminista illuminato di altri potenti. Fu il doge, ad osservare con il cannocchiale le macchie solari e dire, con vicino Galileo in piazza San Marco a Venezia” Si, le vedo anch’io”, zittendo il Vaticano che sosteneva il dogma delle stelle senza macchia o immacolate. A parte la poca dimestichezza con il fare diplomatico che potrebbe giustificare l’accordo Vaticano—Cina ultimo per salvaguardare i cristiani controllati troppo dal regime cinese, sono preoccupato, come cittadino planetario, di una possibile svendita anche della cultura religiosa occidentale e cattolica al colosso imperiale cinese. Là, in Cina e aree limitrofe non esiste il primato del cittadino, ma quello dello Stato, che tutto controlla e dispone per tutti i suoi sudditi, anche attuali. Ne consegue che quell’ambiente è del nostro passato storico, non del nostro futuro più libero. Un noto avvocato e scrittore del Sannio, vicino al mio nativo Letino, preferisce riportare tra i suoi scritti ciò che diceva la nonna. A me piace ricordare anche una frase di mia mamma, morta a 93 anni, in vernacolo letinese: ”chi ndropca e nu care avanza caminu” (chi inciampa e non cade, fa più strada). Ciò per incoraggiare il figlio che cadere serve per rialzarsi meglio durante le difficoltà della scena della vita. Mio padre, reduce della guerra mondiale ultima,invece, diceva spesso”ne ho viste tante in guerra di crudeltà anche con i lanciafiamme nei villaggi civili che mi hanno convinto che dalla terra veniamo e alla terra ritorniamo”. La scena che l’imperatore Augusto ricordò prima di morire nella colta città campana di Nola, che poi diede il Natale al monaco G. Bruno. Quando frequentavo, 3-4 decadi fa, il corso postlaurea e biennale di Ecologia Umana presso l’Università di Padova il suo ideatore, direttore dell’Istituto d’Igiene dell’Università, dunque medico specializzato e prof.,Bruno Paccagnella, ci fu detto che tale scienza aveva i caratteri di essere multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare. Con l’università di Padova, erano consorziate per l’Ecologia Umana altre 7 università: Bordeaux I, Geneve, Paris V Rene Descartes, Tolosa, Evora, Univ. Libere de Bruxelles, Vrue Universiteit Brussel. Si tenevano lezioni e seminari nonché visite in ambienti specifici lontani dalla sede patavina sia di Sociologia che di Biologia che di Archeologia, Agronomia, Ecologia applicata, ecc.. Insomma non solo saperi umanistici, ma anche scientifici, che hanno in pochi secolo dato una mano anche pratica all’Homo sapiens di abbandonare capanne malsane, mangiare meglio, curarsi di più e soprattutto istruirsi. A leggere, invece, l’enciclica di papa Francesco, Laudato sì’, non sfugge dell’uso improprio che attribuisce all’Ecologia Umana. Nell’enciclica vaticana, tanto osannata da tutti i novelli Guelfi e non solo europei e forse anche cinesi, mancano vistosamente le disciplini scientifiche e trovo solo quelle umanistico-teologiche. Per un nuovo umanesimo scientifico sono concorde che bisogna colmare la separazione esistente tra saperi umanistici e scientifici, ma quelli umanistici isolati o quasi senza l’apporto dei saperi scientifici non permettono di procedere verso il futuro, ma solo verso il passato, come a me pare faccia il cardinale argentino Bergoglio, che ha scelto il nome di Francesco per mantenere il timone della barca di Pietro martire o Vescovo di Roma, ex caput mundi. A me piace vedere la serie televisiva Star Trek che evidenzia le vicende degli umani del futuro, appartenenti a una ipotetica Federazioni di Pianeti Uniti che riunisce sotto un unico governo numerosi popoli di sistemi stellari diversi, e delle loro avventure nell’esplorazione del cosmo (con la navicella leader Enterprise) “alla ricerca di nuove forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessuno è mai giunto prima”. Anche l’italiano, Piero Angela, non ha trascurato di divulgare il tema ”Nel cosmo alla ricerca della vita”. L’universo, apparentemente più fantascientifico di quello cercato da P.Angela, di Star Trek, con i suoi personaggi è conosciuto in tutto il mondo, ha dato origine a molti appassionati tra cui lo scrivente. Dunque una dimensione dell’Uomo non ristretta a piccoli habitat ma ad areali meno angusti del planetario terrestre. Chi, invece, ha molto decantato e reso noto l’amore verso i piccoli luoghi nativi è stato lo scrittore padovano Ippolito Nievo e il liceo scientifico dedicatogli nel centro di Padova riporta, in una lapide nell’ingresso, le sue parole in merito. Ma, a parte il fisiologico imprinting dei primi momenti e dei primi anni di vita, l’uomo si evolve anche durante le fasi infantili, adolescenziali, giovanili e di adulto come tanti rami delle scienze psicologiche sperimentali mettono in luce. Resta il punto di vista sostanzialmente diverso tra gli umanisti che vedono l’ambiente familiare e sociale alla base del comportamentismo che plasma l’uomo e i naturalisti che vedono più nell’innatismo o nel DNA la base che plasma l’uomo sia pure condizionato, superficialmente dall’ambiente familiare, scolastico e sociale per lingua, costumi e tradizioni. Nel passato remoto e prossimo il territorialismo ha caratterizzato anche i confini individuali, tribali comunali, sovracomunali, delle Signorie, delle Repubbliche marinare, de gli stati monarchici e repubblicani. Attualmente il territorialismo caratterizza 196 stati nazionali con la nazionalità. Dunque il futuro dell’Homo sapiens sarà sempre meno territoriale ristretto e sempre più planetario ed universale. Ma leggiamo cosa proviene dalla cultura selezionata dai vertici del Vaticano. Scrive nella Visione integrale P. Pietro Magliozzi. “Introduzione. La seconda enciclica del Papa Francesco, “Laudato sì”1, non parla di un tema: l’ecologia, la natura o la creazione, come a una prima lettura potrebbe sembrare, ma di un cambio di paradigma cosmologico, umano e culturale. Il Papa Francesco invita non solo a conoscere di più sulla protezione e difesa della natura, ma a uno stile di vita diverso, a una umanizzazione della vita e della salute secondo una “ecologia umana” distinta. L’ecologia umana non è presentata né nella sola dimensione individuale dell’umanizzazione della salute, ad esempio di una relazione (io-tu), né con il suo opposto, la sola dimensione collettiva e sociale (il noi, la comunità), ma in una dimensione trinitaria, dove l’uno (l’unicità) e il trino (la relazione) si integrano, non si oppongono né si escludono, perché il soggetto-relazionale è uno solo, immagine e somiglianza di Dio trinitario. Allo stesso modo l’ecologia umana dell’enciclica non cade né nella trappola dualistica dell’oggetto/soggetto, della malattia/malato, salute/soggetto sano, e nemmeno si nota un discorso dualistico tipo: teoria/pratica o una causa/un effetto in cui si muovono tutte le varie discipline naturali e umane; né l’enciclica cade nella trappola opposta dell’olismo dove il tutto amorfo sostituisce le parti e le gerarchie; ma adotta un linguaggio ontologico-esistenziale di tipo integrale in cui i vari processi di sviluppo si svolgono in modo dinamico e dove il soggetto-relazionale fatto a immagine e somiglianza di Dio (non dualistico) ha chiari i suoi limiti di creatura e i suoi fini di orientamento dinamico alla salute/salvezza. Lo scopo di questo cambio nel linguaggio magisteriale è permettere una nuova evangelizzazione ed entrare nel dialogo culturale ipermoderno 2 1 Francesco, Laudato sì, encíclica, 15 maggio 2015…Gli elementi di contatto tra l’ecologia umana presentata dall’enciclica e l’umanizzazione della vita e salute sono la trans-disciplinarietà, l’integralità e la contemplazione della realtà. La dottrina sociale della Chiesa iniziò parlando di operai trattati ingiustamente, passando a parlare di povertà, guerre, ingiustizie economiche locali e globali, per arrivare al tema ecologico integrale dove la desertificazione dei cuori causa la desertificazione ambientale (n. 217)”. Da K. Marx in poi, l’operaio e il povero sono al primo posto nella retorica non solo religiosa ma anche dei governanti laici italiani in modo speciale che hanno fatto proprio il mito moderno dovuto all’incontro micidiale tra solidarismo cattolico e marxista. Ciò lo precisò a 50 docenti in corso di aggiornamento, il Pedagogista G. Gozzer a Padova. Gozzer fu autore anche del libro “Il Capitale invisibile”, che è quello delle idee non quello del filosofo tedesco gravido di odio di classe e mitologo dell’essere tutti uguali, ricchi e poveri, chi lavora e chi si gratta la pancia aspettando il sussidio statale o della Caritas diocesana, fatti i dovuti distinguo di veri poveri e non inventati per la circostanza. In Italia la scure fiscale necessaria è esagerata perché è del 23% per chi dichiara un reddito fino a 15 mila e., 27% fino a 28mila, 38% fino a 55mila, 41% fino a 75 mila e 43% fino a 75 mila, ecc.. Molti, anche imprenditori, preferiscono lavorare in nero per non pagare le tasse, oppure scaricare l’inverosimile come beni strumentali. La loro reazione è anche verso una tassazione elevata in Italia come elevato e lo sperpero dei sodi pubblici da parte di non pochi politici che G. Stella definì “La Casta” in un suo saggio. Oltre all’uso improprio dell’Ecologia Umana, almeno quella a me insegnatami in ambienti accademici di università non secondarie a molte altre, a me sembra che questo papa sia incantato dal suono delle sirene, del dogma egalitario, che trovò nel filosofo tedesco, K. Marx, il massimo seminatore nel 1800. Il cardinale argentino, figlio d emigrati popolari piemontesi, forse, non si fa legare all’albero maestro della nave come fece Ulisse e resta ammaliato dal mito del povero sfruttato dal ricco ed invoca, forse inconsapevolmente, l’odio di classe che il marxismo ha seminato a piene mani ad iniziare dal mietitore Lenin che lo utilizzò in Russia con la rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917. L’odio profuso nel popolo da alcuni dei filosofi radical-chic del tempo giunse fino ai padri, madri e figli bambini uccisi senza alcuna forma di pietà neanche cristiana. Gli zar di tutte le russie erano cattolici come lo sono quasi tutti i nobili d’Europa, mentre i nuovi Cesari russi, cinesi e americani, tranne gli indiani induisti e gi arabi islamici, non sono ispirati più dai credi religiosi? L’ultimo zar, Nicola II, della dinastia russa dei Romanov, fu  condannato a morte dal soviet degli Urali e con tutta la sua famiglia, fu fucilato a Ekaterinburg, fatto a pezzi e bruciato (nelle fiamme o attraverso l’uso di acido solforico) da alcuni bolscevichi; i corpi sono ora sepolti a San Pietroburgo, nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo. Da poco ho terminato di scrivere un saggio ”Canale di Pace…”, che mette a fuoco il processo storico-economico di derivazione del cittadino da suddito. Sembrerà strano ma il cittadino deriva dalla borghesia delle arti liberali che si è sviluppata, pian piano, dopo la caduta dell’impero romano d’occidente. Ancora oggi ci sono sudditi, spesso istruiti dalla scuola di massa con più di qualche docente che semina l’odio di classe marxista, evoluto in cattocomunista. Non vorrei dire che Francesco sia un moderno seminatore come quei pochi docenti delle scuole europee, ma a volte non mi appare molto distante. Un’altra sua magagna pare essere la cocciuta negazione del matrimonio ai preti, mentre incoraggia i vicari laici sposati. Oggi nel mondo Francesco comanda a 440.000 preti, 900.000 suore, 5.500 vescovi e 225 cardinali oltre ai novelli guelfi dei vicari sacerdotali o diaconi con famiglia. Nella sola Roma vi sono 90 chiese ed altrettante nella piccola città di Padova, che al referendum, post guerra ultima, votò Monarchia e non Repubblica. Nella presentazione di Mario Isnenghi, al saggio “La città del Santo” di Enzo Pace, si legge: ”L’anima di una città…Il carattere di un popolo…Così nell’Ottocento, parlavano i romantici. Noi, oggi, parliamo di radici, parliamo di identità. E ne parliamo tanto. Meno ne abbiamo più ne parliamo. Più le smarriamo, o abbiamo la sensazione di poterle smarrire, e più ne coltiviamo il bisogno e la nostalgia… Il Santo. Sant’Antonio, non c’è bisogno di farne il nome, quale Santo sia lo sanno tutti, chi abita a Padova e chi viene da fuori. Giotto, il Caffè Pedrocchi, il Bo e magari, più specificamente, Galileo: sono le emergenze, i punti forti dell’immagine di Padova, in Italia e nel mondo. Anche dei punti di tensione fra la dimensione laica e quella religiosa, le diverse scale di valori e i diversi ambiti e ambienti della società e della cultura? E’ quello che si trattava di esplorare- se,come, quando e per chi tiene e funziona la figura e il culto- nel lungo periodo e sino all’oggi: con gli strumenti della storia, dell’antropologia, della sociologia…Servivano approcci rispettosi e multipli, guardare alle cose con molti sguardi e da più punti di vista, attitudine e volontà di comprendere, fenomeni al tempo stesso semplici e complessi. E cifre, tabelle di un ormai secolare e sempre vivo percorso della fede popolare”. Questa è la presentazione di uno scritto al prof. Enzo Pace, uno dei maggiori studiosi di storia delle religioni in Italia e non solo. Nell’introduzione del suo saggio, prima citato, scrive: ”Di mestiere chi scrive non fa lo storico, ma il sociologo. Da tempo interessato al fenomeno religioso nei suoi vari aspetti…di tanto in tanto mi sono occupato anche di religiosità popolare…Parlare di Sant’Antonio può significare tornare a riflettere sulla speciale devozione popolare di cui egli gode a Padova”. Dunque per studiare l’ambiente sociale e religioso si è fatto uso di più discipline o saperi, che a me sembrano necessarie ma anche un po’ limitanti poiché nessuno dei saperi scientifici sembra affiorare come l’imprinting scoperto da K. Lorenz, padre dell’Etologia. Questi ha sperimentato che l’anatroccolo appena schiuso dall’uovo segue l’anatra meccanica che nuota nello stagno e non la mamma naturale che si fa arrivare un po’ dopo. Dunque la prima impronta ci condiziona molto anche se, restando a Padova e leggendo ancora gli umanisti come Ippolito Nievo si dà valore ai luoghi dell’infanzia che restano impressi e cari. Invece, l’Etologia, ci dice che solo gli animali, escluso l’Homo sapiens, hanno habitat più o meno ristretti-gli ofidi più delle api. L’Uomo, invece ha un areale planetario se non universale come dice l’astronauta Palmisano: ”fuori dell’Italia mi sento italiano, fuori della Terra mi sento terrestre”. L’Uomo è una canna al vento, ma universale, dunque i territorialismi (canto del gallo di mattina) i nazionalismi, gli imperialismi, sono tappe evolutive della nostra specie biologica? Si lo sono, anche se in Italia almeno, non sono ben rese note, a mio avviso, perché domina ancora la cultura dei saperi solo umanistici come anche il mito del primato della Natura sulla Cultura, ma non è così in realtà. Noi siamo giganti e vediamo più lontano perché siamo sulle spalle dei saperi che ci hanno preceduto. Noi non vediamo più circa 6 mila stelle ad occhio nudo come prima di Galileo, ma miliardi di stelle con occhio armato di tecnologia ottica ed elettronica dai radar-telescopi, alle radiofrequenze, ecc.. L’Uomo, dalla stregua degli altri animali è stato plasmato da un’evoluzione culturale sorprendente e di gran lunga maggiore di quella solo biologica, che affonda le radici certe al tempo di Nonna Lucy o Australopitecus afarensis di 3,2 milioni di anni fa, fossile rinvenuto in Etiopia. In Campania Felix (con Napoli capoluogo regionale, città del mito di Partenope, vissero per lungo tempo e morirono uomini illustri sia di Roma caput mundi che dopo) ho scoperto un media, su cui mi gratifica scrivere di tanto in tanto, che ha nel logo la dicitura: “La stampa è l’artiglieria della libertà”. Non è poca cosa la libertà di stampa in un epoca di media nazionali e locali asserviti a gruppi finanziari che fanno il bello e cattivo tempo con i loro direttori pilotati dai proprietari editoriali. La stampa libera non è carta straccia e fa paura ai potenti soprattutto se la loro autorità non è conquistata ma è gravida di autoritarismo, che spesso ne è gravida più di qualche carica istituzionale e perché no di Stato sia civile o ghibellino che guelfo o papalino. A Napoli dunque, dove da giovane frequentai la più antica università statale, “Federico II” (dedicatagli perché colto e capo di tanti nobili europei ghibellini) l’omaggio di sorprendermi ancora poiché, tra tanti problemi poco edificanti di cronaca continua, ha a cuore la libertà:” “Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”. Non sono i versi di uno sprovveduto in preda a derive etiche, ma le parole che il mantovano Virgilio (pure morto a Napoli) rivolge a Catone l’Uticense presentandogli Dante nel racconto descritto dal primo canto del Purgatorio. Napoli è anche uno scrigno o un concentrato di storia e d’arte che sempre meno turisti, anche a causa della pandemia in corso, possono godere. I napoletani sono ricchi di fantasia, e, come dice un mio amico a Padova, se chiedi ad un milanese di riempire un foglio in bianco, lo lascia in bianco, se lo chiedi ad un napoletano lo riempie. Ma torno ai punti di vista antitetici oppure divergenti, ancora oggi, sulla guida dei governi delle persone: i neoguelfi e i neoghibellini con l’ideale e storica approvazione di Federico II, che onorò Napoli per istituirvi un’università, prima di altre parti europee. Chissà se l’accordo segreto tra Vaticano e Cina non contempli anche la formazione e l’importazione di migliaia di migliaia di sacrati cinesi? Secondo il Pew Forum on Religion & Public Life, in Cina vi sono 68 milioni e mezzo di cristiani, di cui 35 milioni di protestanti evangelicali, 23 milioni di protestanti delle Chiese storiche e 9 milioni di cattolici (e pochi altri cristiani ortodossi). Complessivamente, i cristiani sono il 5,1% della popolazione. Lo stesso Pew prevedeva che nel 2020 i cristiani in Cina crescevano fino a oltre 72 milioni, pari al 5,2% della popolazione. Secondo le fonti ufficiali, la Chiesa cattolica in Cina ha circa 4 milioni di fedeli. Il dato riguarda gli aderenti all’«Associazione patriottica cattolica cinese», la sola Chiesa cattolica pienamente riconosciuta dal governo. L’Accordo tra Cina e Vaticano, firmato il 22.09.2018 a Pechino è stato preceduto e seguito da polemiche, perché appare una resa incondizionata della Chiesa al controllo del regime cinese sulla vita dei cattolici. Il cardinale Joseph Zen, 88 anni ieri, spiega alla Nuova BQ la sofferenza in Cina della Chiesa, stretta tra il controllo del Partito comunista e la «cedevolezza di chi doveva infondere coraggio». Sulla Diocesi di Hong Kong, da un anno senza Vescovo, chiede che il Vaticano superi le ambiguità e prenda una decisione fondata su considerazioni religiose, anziché politiche. E sull’ex colonia avverte: «Rimane il pericolo di un disastro».Nel discorso al corpo diplomatico il Papa, a inizio c.a., fece un bilancio dell’anno trascorso. Presenti tutti i temi caldi affrontati dal pontefice: abusi, Islam, Sinodo, Cop25, migranti e Venezuela. Ma nessuna menzione a Hong Kong e Cina. Mentre la Conferenza di Pechino sulla donna viene citata, ma nel ’95 la Santa Sede la bocciò. I cinesi emigrati in Italia sono poco più di 300mila di cui 3000 a Padova città. Molti sono controllati dalle autorità cinesi ed altri fanno parte della libera associazione cattolica con meno comunisti e più martiri o più pronti al martirio, come la vicina Corea del Sud, dove Francesco è andato a santificare molti martiri del passato. Fra gennaio e aprile le croci sono state rimosse da almeno 250 sedi della  Chiesa delle Tre Autonomie a Lu’an, Ma’anshan, Huaibei e in altre città della provincia orientale dell’Anhui. Un credente che risiede nella zona ha raccontato che in novembre e dicembre dell’anno scorso sono state eliminate le croci da 22 chiese delle Tre Autonomie a Bozhou, Huaibei e in altre due città. «Tutti i simboli cristiani hanno dovuto essere rimossi come parte della campagna governativa di repressione», ha raccontato a Bitter Winter un impiegato statale della città di Ma’anshan. La Chiesa della Cina continentale contemporanea può annoverare cinque grandi «padri». Si tratta dei vescovi Ignatius Gong Pinmei (Kung) di Shanghai; Dominic Deng Yiming (Tang Yee-mong) di Guangzhou; Joseph Fan Xueyan di Baoding; Anthony Li Du’an di Xi’an; Aloysius Jin Luxian di Shanghai. Il vecchio rapporto tra il Vaticano e il PCC (Partito Comunista Cinese) era basato sulla fiducia e sembra che abbia trovato conferma in una relazione pubblicata il 28 luglio da Recorded Future, una delle più importanti società del mondo nel campo della sicurezza informatica. Nel documento si affermava che il PCC ha lanciato con successo un attacco informatico contro i server utilizzati per la posta elettronica e contro i computer di diversi dipartimenti vaticani, quali il Pontificio istituto missioni estere (PIME), la Diocesi cattolica di Hong Kong e la Missione di studio della Santa Sede a Hong Kong, che avevano svolto un ruolo chiave nella stipula dell’accordo del 2018. Secondo Recorded Future, il PCC ha dunque avuto accesso a messaggi di posta elettronica e a documenti riservati. Non si sottovaluti che è made in Cina la potentissima nuova tecnologia elettronica 5G. Che le superpotenze facciano una politica imperialista espansiva non è cosa nuova. Attualmente la Roma antica è rappresentata dagli USA, mentre il Vaticano applica un fuoco amico e fa accordi segreti con la Cina. Pur valutando il delicato problema delle persecuzioni religiose cinesi e la necessità del papa di difendere i cristiani in Cina, non si comprende l’ostilità verso quelli di Hong Kong, che difendono anche la parziale autonomia di quella parte della Cina, ex colonia britannica, che gli USA ed altri difendono. Il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha concluso il simposio voluto dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede, sul tema “Far progredire e difendere la libertà religiosa nel mondo attraverso la diplomazia”, tirando le conclusioni del simposio. Prima di lui, oltre ad alcune testimonianze di personalità impegnate nella difesa della libertà religiosa, hanno parlato – proprio all’inizio dell’incontro – il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, mons. Paul Gallagher. Il simposio si è svolto in maniera civile e rispettosa, ma prima dell’incontro l’atmosfera è stata inquinata dalle polemiche legate a un articolo pubblicato da Pompeo in precedenza, in cui egli consigliava al Vaticano di non rinnovare l’Accordo provvisorio con la Cina sulle nomine dei vescovi, perché rischiava di perdere ogni autorità morale. Dopo l’incontro – secondo resoconti di vari giornalisti – vi sono state le critiche vaticane sul tentativo americano di utilizzare il raduno in funzione delle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Si è parlato anche di un’udienza di papa Francesco a Pompeo, che sarebbe stata annullata perché il pontefice non accetta incontri con personalità politiche in periodo elettorale; altri hanno detto che l’udienza non vi è stata perché non è stata mai richiesta; altri ancora che il pontefice è risentito per l’indebita invasione di campo di Pompeo nelle scelte del Vaticano sulla Cina. Richiesto da Reuters di commentare su queste interpretazioni, Pompeo avrebbe detto: “Sono una follia”. Al margine di queste tensioni – sempre secondo resoconti della stampa – vi è pure una mancata udienza di papa Francesco al card. Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, venuto in Italia per supplicare il pontefice di dare un vescovo ad Hong Kong, senza lasciarsi condizionare da motivazioni “politiche” verso la Cina, ma decidendo per un candidato che sostenga la missione della Chiesa nel territorio e nel continente. Il porporato avrebbe aspettato tre giorni inutilmente, senza poter vedere il papa, anche se ha potuto consegnargli una lettera. Mons. Callagher contro il tentativo secolarizzante di soffocare la voce della religione, ha citato il ruolo delle religioni per il rispetto della libertà di ognuno, ricordando la Dichiarazione sulla Fratellanza Umana firmata da Papa Francesco nel 2019 con il grande imam di Al Azhar ad Abu Dhabi. E ha sottolineato che questa è la pista che papa Francesco sta seguendo e che proporrà nell’enciclica “Fratelli tutti”. Il potere del successore del martire Simone, che Gesù volle chiamare Pietro dal significato di roccia su cui fondare la Chiesa universale che avrebbe avuto la funzione di salvare le anime su tutta la Terra, continua dal 64 d. C. anno dell’incendio di Roma. Del famoso incendio, forse voluto da Nerone che distrusse tre quarti della città, furono incolpati i cristiani e Pietro come loro capo carismatico fu crocifisso con il capo in basso per suo volere poiché non si sentiva degno della modalità a capo in alto come fu crocefisso a Gerusalemme il suo Maestro, che tradì come preannunciatogli da Gesù. Sulla nascita di Simone, il pescatore, gli archeologi indentificano due villaggi ad 1 e 2 km dal lago di Tiberiade o mar di Galilea. Tale lago è conosciuto soprattutto per essere stato, come indicato dai Vangeli (la sede principale della predicazione di Gesù, che visitò più volte molte località poste sulle rive del lago, attraversandolo spesso in barca) a nord di Gerusalemme, dove sarebbero nati tre discepoli: Andrea, Paolo e Simone poi chiamato Pietro. Mentre per la tomba di San Pietro le ipotesi sono almeno due: la prima è sulle carceri di Nerone dove fu incarcerato anche Vercincetorice da Cesare e l’altra lungo l’Appia mentre Pietro fuggiva da Roma dove avrebbe predicato la castità anche a nobili romani convertitisi al crescente cristianesimo e per questo fu accusato e crocefisso, sempre a capo in basso. Oggi in piazza San Pietro c’è l’obelisco monolitico sotto al quale la tradizione vuole che sia stato crocefisso il martire cristiano Pietro. Su quella pietra a Roma, capitale del mondo cristiano di 1,5 miliardi oltre che dell’Italia di solo 60 mln) ancora oggi il timone della Chiesa universale, dei successori di Pietro, navigherà in acque filosofiche e politiche per conquistare il mondo? Usa ancora impropriamente l’Ecologia Umana, almeno la mia che fa leva sull’ecocentrica visione che vede l’Uomo non colpevole del degrado naturale, ma lo vede nell’uso distorto della tecnologia che non controlla bene. E’ l’antico dilemma: l’Uomo controlla la macchina o si lascia controllare? Se il popolo resta suddito si lascia controllare! E il cittadino non dà facilmente fiducia a sistemi di controllo sociale che nei secoli lo hanno tenuto suddito facendolo lottare eroicamente per evolversi culturalmente. Chissà se il cittadino, evolutosi in oltre due millenni, almeno della cultura occidentale, non orientale, lo permetterà ancora? Già gli USA, tramite il ministro degli esteri Pompeo, hanno pregato, invano, papa Francesco, tramite P. Parolin, di non firmare il patto scellerato con i cinesi. E chissà se il recente accordo segretissimo tra Vaticano e Cina non sia il segno del tempo? Nella penultima enciclica di Francesco Laudato sì’ c’è il seguente richiamo: ”3. Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclica con la quale non si limitò solamente a respingere la guerra, bensì volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggio Pacem in terris a tutto il “mondo cattolico”, ma aggiungeva “e a tutti gli uomini di buona volontà”. Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.4. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che è «una conseguenza drammatica» dell’attività incontrollata dell’essere umano: «Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». Parlò anche alla FAO della possibilità, «sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di […] una vera catastrofe ecologica», sottolineando «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo».5. San Giovanni Paolo II si è occupato di questo tema con un interesse crescente. Nella sua prima Enciclica, osservò che l’essere umano sembra «non percepire altri significati del suo ambiente naturale, ma solamente quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo». Successivamente invitò ad una conversione ecologica globale. Ma nello stesso tempo fece notare che si mette poco impegno per «salvaguardare le condizioni morali di un’autentica ecologia umana». 6. Il mio predecessore Benedetto XVI ha rinnovato l’invito a «eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente». Ha ricordato che il mondo non può essere analizzato solo isolando uno dei suoi aspetti, perché «il libro della natura è uno e indivisibile» e include l’ambiente, la vita, la sessualità, la famiglia, le relazioni sociali, e altri aspetti. Di conseguenza, «il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana». Papa Benedetto ci ha proposto di riconoscere che l’ambiente naturale è pieno di ferite prodotte dal nostro comportamento irresponsabile. Anche l’ambiente sociale ha le sue ferite. Ma tutte sono causate in fondo dal medesimo male, cioè dall’idea che non esistano verità indiscutibili che guidino la nostra vita, per cui la libertà umana non ha limiti. Si dimentica che «l’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura». Con paterna preoccupazione ci ha invitato a riconoscere che la creazione risulta compromessa «dove noi stessi siamo le ultime istanze, dove l’insieme è semplicemente proprietà nostra e lo consumiamo solo per noi stessi. E lo spreco della creazione inizia dove non riconosciamo più alcuna istanza sopra di noi, ma vediamo soltanto noi stessi». Uniti da una stessa preoccupazione. 7….8. Il Patriarca Bartolomeo si è riferito particolarmente alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta, perché «nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici», siamo chiamati a riconoscere «il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente». Su questo punto, egli si è espresso ripetutamente in maniera ferma e stimolante, invitandoci a riconoscere i peccati contro la creazione: «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati». Perché «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio». 9. Allo stesso tempo Bartolomeo ha richiamato l’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali, che ci invitano a cercare soluzioni non solo nella tecnica, ma anche in un cambiamento dell’essere umano, perché altrimenti affronteremmo soltanto i sintomi. Ci ha proposto… un’ascesi che «significa imparare a dare, e non semplicemente a rinunciare”. Vorrei ricordare al lettore un’autentica fede popolare espressa da un monaco cistercense, padre Simeone Caldon, nell’Abbazia di Casamari (FR) prima di morire martire di soldati francesi sbandati. Questo media, storico del digitale in provincia di Caserta, ha già ricordato l’evento con un articolo del suo direttore. I soldati francesi si ritiravano nel 1799 dalla proclamata Repubblica Partenopea con l’Albero della Libertà, che vide anche 100 giustiziati dai Borboni restauratori dopo la fuga dell’esercito francese verso nord perchè Napoleone subì, anche se accidentali, sonore sconfitte dagli austriaci. L’abbazia sorge nella frazione di Casamari a 9 km da Veroli. Il nome della località è legato a Caio Mario e ricorda che il console romano nacque proprio qui. L’abbazia fu in gran parte ricostruita dopo l’insediamento dei monaci Cistercense avvenuto nel 1140. Prima c’era una comunità benedettina. L’abbazia ha visto entrare tra le sue mura Principi, imperatori, papi , santi e beati. I Papi Pasquale II, Eugenio III, Alessandro III, Lucio III, Onorio III e Gregorio XI. Anche San Bernardo, abate di Chiaravalle, vanto dell’ordine cistercense e dottore della chiesa, venne più volte a Casamari e vi sostò. Papa Innocenzo III nel 1203 benedisse la prima pietra della chiesa: i lavori durarono fin al 15 settembre 1217 quando la chiesa fu consacrata da Papa Onorio III e fu dedicata ai santi Giovanni e Paolo. Il 27 maggio c.a. la Congregazione delle Cause dei Santi ha promulgato il Decreto del martirio dei Servi di Dio, Simeone Cardon e i 5 Compagni, Religiosi professi della Congregazione Cistercense di Casamari; uccisi a Casamari, in odio alla Fede, tra il 13 e 16 maggio 1799. Vicino la porta d’ingresso dell’abazia c’è un altare di marmo che ricorda il sacrificio dei 6 monaci. Il Padre P. Volpi, postulatore gen. per le cause dei santi dell’Ordine Cistercense, ha spiegato all’agenzia Sir: “La vita di quei monaci si può sintetizzare nelle parole che padre Cardon rivolse a un ufficiale accorso per soccorrerlo:“Quando presi quest’abito ho rinunziato all’aiuto degli uomini. Sottomesso a Dio solo, non farò nulla per abbreviare la mia vita né per prolungarla. Io perdono coloro che mi hanno causato questa notte di espiazione”. La sua rassegnazione, la sua calma in un momento così atroce, così solenne, ci stupì, ed io lo guardavo nel silenzio del rispetto, dell’ammirazione e del dolore quando egli aggiunse: ‘Perdono coloro ai quali io debbo questa notte espiatrice’. La cronaca postuma ci fa leggere:”Le mie lacrime scorrevano; egli vide la mia emozione e, stringendomi la mano con la sua già fredda, disse ‘Ragazzi miei, tutto questo è niente’… Noi non potemmo fargli accettare se non un poco di acqua fresca; egli convenne che aveva estremamente sete. A differenti riprese, chiese di essere lasciato solo. Aveva cinque ferite: due colpi di baionetta nel corpo, un colpo di sciabola sulla testa, uno sul braccio destro e uno nella gamba sinistra”. Bisogna riconoscere che i monaci, dei vari ordini anche se potrebbe parteggiare per i Domenicani, forse veri Guelfi Neri, hanno segnato più dei sacerdoti secolari molto la riaffermazione del messaggio evangelico e l’evoluzione della Chiesa universale. Non mi appare superfluo integrare che i nobili come Dante Alighieri erano Guelfi Bianchi, ma furono oscurati dai primi, sostenuti da Bonifacio VIII ad esempio, che doveva riaffermare la supremazia del Vaticano tra i vari regnanti europei e non come Celestino V, meno colto di Latino ed altre lingue, che commise l’errore di spostare la sede apostolica a Napoli, dove subiva il respiro sul collo del vicino re che lo condizionava nelle scelte diplomatiche per gli accordi tra stati per la supremazia non solo sul suolo peninsulare italiano, sempre smembrato in campanilismi, signorie e regnati. Ma tornando alla religiosità popolare diffusa in tutto l’Occidente cristiano, mia nonna paterna, P. Orsi, negli anni Cinquanta, mi insegnò, con la sua semplicissima ma sentita religiosità popolare, la preghiera dell’Angelo custode e me la faceva recitare, a mani congiunte, con mio fratello Antonio, prima di andare a dormire, al Canale di Pace, toponimo della masseria di mio nonno. Ci insegnava anche a guardare in alto, durante la suddetta recita serale, il cimitero degli avi nel castello medievale di Letino, paesetto più alto del Matese tra Campania e Molise. Di Letino ho scritto l’evoluzione del pensiero religioso nel mio piccolo saggio ”Letino tra mito,storia e ricordi”, Energie Culturali Contemporanee Editrice, Padova 2009. Facendo esperienza di docente anche all’estero ed in particolare in Romania, anch’io come il papa ho imparato qualcosa dai romeni laici e dai sacrati ortodossi residenti da tempo nel mitico e storico ambiente romeno, dove il principe Vlad III, detto dracul, difese i 3 Principati (Valacvchia, Moldavia e Transilvania) dall’espansionismo ottomano con il credo religioso, nato molti secoli dopo del nostre, e poi, tradito da un altro principe, Bassarab, perse la battaglia, e scappò per paura di ritorsioni crudeli e pare morì di vecchiaia a Napoli dalla figlia Maria maritata al conte parente del re di Napoli dei nobili d’Aragona. Della Romania ho pubblicato 4 saggi con leolibri.it (uno è Romania e Vampiri) e molti articoli compreso quello su “San Giovanni da Capestrano nel castello di Hunedoara”, del 28/4/2018. Questi fu sacerdote e condusse la sua attività apostolica anche in Transilvania dove era consigliere del governatore Giovanni Hunyadi nel castello di Hunedoara o dei Corvino, cattolici ungheresi. I preti romeni ortodossi hanno mogli e figli come un comune Homo sapiens e non si capisce l’innaturale posizione del Vaticano rispetto al mantenere il celibato dei suoi sacrati, che fanno opera d’iniziazione cristiana a mezza Africa, in Kenya ne ho visti e incontrati diversi, oltre ai sempre meno battezzati in Europa. Da “Il Messaggero” dell’8 c. m., a firma di Franca Giansoldati, veniamo informati che:”Città del Vaticano- Non c’è pace sotto il Cupolone. Nonostante l’enciclica Fratelli Tutti sia ancora fresca di stampa e raccomandi al mondo la fratellanza, un’altra lite tra cardinali fa capire quanto sia difficile l’armonia nel piccolo stato pontificio. Stavolta a perdere le staffe è stato il coriaceo anziano cardinale di Hong Kong, Zen appena rientrato a casa da una missione infruttuosa a Roma. Voleva essere ricevuto dal Papa ma nessuno si è mai fatto vivo e così ha rifatto valigia ed è ripartito con la coda tra le gambe e il rammarico di non aver potuto parlare a tu per tu con Bergoglio per metterlo in guardia dall’accordo con la Cina. Città del Vaticano – Non c’è pace sotto il Cupolone. Nonostante l’enciclica Fratelli Tutti sia ancora fresca di stampa e raccomandi al mondo la fratellanza, un’altra lite tra cardinali fa capire quanto sia difficile l’armonia nel piccolo stato pontificio. Stavolta a perdere le staffe è stato il coriaceo anziano cardinale di Hong Kong, Zen appena rientrato a casa da una missione infruttuosa a Roma. Voleva essere ricevuto dal Papa ma nessuno si è mai fatto vivo e così ha rifatto valigia ed è ripartito con la coda tra le gambe e il rammarico di non aver potuto parlare a tu per tu con Bergoglio per metterlo in guardia dall’accordo con la Cina. A fargli perdere le staffe fino ad arrivare ad insultare platealmente il cardinale Parolin – dandogli dell’ipocrita e del disonesto – è stato il discorso tenuto dal Segretario di Stato alcuni giorni fa a Milano sul tema spinosissimo dei rapporti con Pechino. Zen è andato giù durissimo. «Ho letto il discorso tenuto il 3 ottobre a Milano dal Cardinal Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità. È stomachevole! Siccome stupido ed ignorante non lo è, ha detto una serie di bugie». Zen continua affondando la lama. «Parolin sa di mentire, sa che io so che è bugiardo, sa che io dirò a tutti che è bugiardo, dunque oltre ad essere sfacciato, è anche audace. Ma ormai che cosa non oserà fare, penso che non tema neanche la sua coscienza». Poi alza il tiro: «Temo che non abbia neanche la fede».  La lunga lettera Zen si sofferma su alcuni episodi passati. All’origine della rabbia emerge con chiarezza – in diversi passaggi – la decisione ormai presa di rinnovare l’accordo con la Cina. Un passaggio che a suo dire sarà disastroso. La cosa che non gli va giù è la realpolitik vaticana e la decisione di scaricare quei cattolici che finora non si sono piegati al governo comunista, molti dei quali perseguitati o in prigione. Zen contesta anche il fatto di citare sempre Matteo Ricci «come non-plus-ultra nella storia delle missioni della Chiesa in Cina: questo comincia a causarmi fastidio». Il cardinale accusa Parolin di essere impreciso sulla storia, di semplificarla troppo, di aver dimenticato che in passato «metà della Chiesa finì in prigione e campi di lavori forzati. Pensate ai giovani membri della Legio Mariae, che entrarono in prigione teenegers e ne uscirono quarantenni (eccetto quelli che vi lasciarono la vita)». Infine un ultimo fendente. «La cosa più ripugnante è l’insulto al venerato Benedetto XVI dicendo che ha approvato a suo tempo l’accordo firmato dalla Santa Sede due anni fa, sapendo che il nostro dolcissimo, mitissimo Benedetto certamente non verrà fuori a negarlo. È poi quanto mai ridicolo ed umiliante per l’innocente Cardinal Re ad essere “usato” un’altra volta per sostenere le falsità dell’Eminentissimo Segretario». Sempre dall’articolista de Il Messaggero veniamo informati che:”La piega che in Germania in sta prendendo il dibattito esplosivo sulle riforme nella Chiesa comincia a spaventare Papa Francesco. L’ombra di uno scisma inizia ad allungarsi. Finora il Vaticano ha mantenuto un atteggiamento silente, quasi immobile davanti a questa ondata quasi rivoluzionaria, eccezion fatta per una lettera papale inviata l’anno scorso ai vescovi tedeschi nella quale veniva lanciato un appello alla sinodalità nazionale e alla capacità di camminare assieme. In questi giorni il vescovo emerito di Fulda, Heinz Josef Algermissen ha raccontato al giornale Fuldaer Zeitung di un colloquio avuto con il pontefice a margine dell’udienza generale del mercoledì in Vaticano. Secondo il prelato Papa Francesco è «drammaticamente preoccupato» per l’evoluzione in corso sullo sviluppo delle riforme aperte nella Chiesa tedesca l’anno scorso. L’esperimento biennale è stato fortemente voluto dai vescovi per colmare il divario tra l’istituzione ecclesiastica e la gente sempre più distaccata e scristianizzata. In questo laboratorio sono stati coinvolti tutti i corpi ecclesiali e si parla pubblicamente di rivedere temi tabù come l’abolizione del celibato sacerdotale, l’introduzione del sacerdozio femminile, la trasparenza totale nell’uso delle finanze e nella gestione dei casi di pedofilia (anche passati), con la defenestrazione dei vescovi insabbiatori. Argomento non da sottovalutare visto che fino a qualche anno fa la linea della Chiesa sulla pedofilia era di proteggere sempre l’istituzione ecclesiastica e metterla al riparo dagli scandali, invece che tutelare le vittime, ascoltarle, risarcirle e proteggerle.  Monsignor Algermissen ha raccontato che Francesco si è lamentato per il fatto che la sua «Lettera al popolo pellegrino di Dio in Germania» dell’anno scorso è stata a malapena presa in considerazione. Nella lettera Francesco avvertiva che il dibattito sulla riforma della Chiesa in Germania non poteva essere incentrato su questioni strutturali, contrarie al magistero. Durante il colloquio il Papa  ha anche confessato al vescovo di Fulda di avere sperato che la riforma si concentrasse sulla rinnovata proclamazione del Vangelo e non sui temi tabù. Algermissen ha aggiunto che il papa gli ha raccomandato di «fare in modo che la lettera fosse ricordata».  In Germania, in questi mesi di dibattito acceso, è affiorata la tendenza della Chiesa tedesca ad andare avanti sulla via delle riforme. Tutto ha avuto inizio l’anno scorso a marzo quando i vescovi nella plenaria a Lingen avevano stabilito di iniziare un “percorso sinodale vincolante”. Una decisione sofferta, maturata dopo un intenso dibattito, e finita senza voti contrari, solo 4 astensioni (su 66 partecipanti). Temi del progetto: potere clericale, morale sessuale, forme della vita sacerdotale, anche un foro speciale per il ruolo delle donne. Durante la riunione a Lingen, piccola città della Bassa Sassonia, vicino alla frontiera olandese, vi erano state contestazioni, tra cui  gruppi di donne cattoliche che protestavano a favore di un maggiore riconoscimento e a favore del sacerdozio femminile, questione che, come si sa, è bloccata due veti, di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Da tempo vado scrivendo che i padri della Chiesa erano anche padri di famiglia. I sacrati ortodossi hanno moglie e figli e non votarono a favore del Pontefice romano quando, circa 1000 anni a Costantinopoli, introdusse l’obbligo del celibato. Anni fa a Istanbul ho visto le vestigia di Roma, caput mundi, e mi sono emozionato, come il mio collega che si felicitava con lo studente capace di conoscere di storia oltre la nebbia bimillenaria che molti cristiani seminano e che il Nobel per la Fisica, padre della teoria della relatività con l’energia uguale alla massa per il quadrato della velocità della luce, A. Einstein, ha tentato di diradare con un potente soffio della scienza positivista, che dà maggiore libertà spirituale di quella delle encicliche papaline e materiali perchè libera, sia pure non in modo completo ancora, la povertà atavica di popolazioni del sud del mondo ad economia ancora molto tradizionale, quasi alla stregua dell’Homo sapiens del paleolitico superiore. Il cittadino del II millennio d.C., se di idee politiche liberali, non è più l’ateo dei secoli scorsi, ma tollerante verso il fenomeno ultramillenario religioso. Desidera però un Vescovo di Roma illuminato anche dall’Ecologia Umana non solo transdisciplinare di pochi saperi tutti umanistici, perché quelli scientifici stanno cambiando e vogliono studiare il fenomeno religioso. Il libro Silicio. La Consapevolezza, scritto da F. Faggin, scienziato negli Usa che da Alumno a Padova ha presentarsi e ci ha firmato allo storico Caffè Pedrocchi dei patavini anche il suo libro suddetto. In esso afferma, come precisò anche alla videoconferenza nelle aule universitarie dove fu studente di Fisica, che ”la religiosità o il sacro va esaminata anche dalla scienza e non solo dai saperi umanistici come fino ieri”.

Giuseppe Pace, già prof. in Italia ed estero, saggista e con sp. Internazionale di Ecologia Umana all’ Università di Padova.

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