Crea sito

Aspetti dell’ambiente politico del Sud Italia e del Sannio Alifano.

(di Giuseppe Pace, cultore d’Ecologia Umana). L’Ambiente non è solo quello naturale, ma anche economico, sociale e politico. In genere, per esaminare non superficialmente con luoghi comuni dominanti e stereotipati, l’ambiente sociale, si ricorre alla Sociologia, che usa anche la Statistica per delineare i fenomeni e i mutamenti sociali. La scienza dell’Ecologia Umana, che è pluridisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare, può contribuire ad esaminare l’ambiente sia locale che globale. Nel mio saggio “Canale di Pace. Chi vuole la pace non desidera la guerra ma uno stato unico globale”, delineo il divenire del cittadino dal suddito. A presentarmelo è un personaggio, adottivo di Piedimonte d’Alife, Matese dal 1970, che ha scritto tre memorie significative della nostra comune cittadina adottiva, io poi ho preferito Padova. Nel mia non breve memoria o saggio ambientale, cito anche la frase, di P. Calamandrei, evidente sulla parete dell’aula magna della scuola media, Giacomo Vitale, di Piedimonte Matese: ”Solo la scuola può compiere il miracolo di far diventare cittadino il suddito”. Oggi che la scuola è, giustamente di massa, esistono meno sudditi e più cittadini, ma ancora pochi, purtroppo, anche tra i laureati triennali e quinquennali. L’Ambiente è un insieme di Natura e Cultura, con il primato della cultura sulla natura da dopo la rivoluzione industriale poiché la potenza tecnologica, generata dalle scoperte scientifiche, rende l’Uomo artefice del proprio ambiente anche planetario. La tecnologia di cui oggi dispone l’uomo, soprattutto nelle economie avanzate, gli permette di ripopolare in gran parte quelle aree del pianeta che ha degradato con la migrazione biblica come il Matese, quando il mito del progresso, ad ogni costo, cresceva nell’Italia del boom economico 1953-73. Nel 2011 scrissi e pubblicai”Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, che non sottaceva sull’ambiente reale ed attuale di buona parte del Sannio Alifano, come ebbe a dire il dir. del quotidiano su cui scrivo spesso da una decade, che era a presentarlo a metà agosto di 2 anni fa alla biblioteca civica “A.Sanseverino” di Piedimonte Matese. Il Matese continua a spopolarsi, soprattutto di gran parte dei 17 comuni della Comunità Montana Matese con sede a Sepicciano, frazione piedimontese. Gallo Matese e Letino sono emblematici paesetti montani dove l’emigrazione senza ritorno ha colpito più duramente tra i matesini campani. Prima erano i figli del popolo a migrare lontano, oggi, invece, anche i figli della borghesia. Si anche loro attualmente devono fare valigia per ambienti con più opportunità lavorative e con meno corruttele politico-mafiose, poichè non c’è ancora l’isola felice dei cittadini nel nostrano Sannio Alifano. La società meridionale ancora possiede in grembo una diffusa omertà che permette di non poter contrastare le corruttele politico-mafiose e a poco valgono gli arresti eccellenti dei corrotti. Se ne generano subito di nuovi poiché sanno di respirare in un ambiente sociale tollerante a tutto anche alle corruttele, peccato però che gli anticorpi ci sono, ma pochi. Un esempio ultimo è l’arresto del Sindaco di Eboli, che ebbe l’80% di preferenze elettorali. Egli usava il Municipio per fare favori a parenti ed amici, tipico di moltissimi piccoli municipi dappertutto e nel Sud specialmente? A me pare di si e a dirlo era anche il sottoprefetti P. Farina di Alife quasi un secolo fa. Ma allora in così tanti decenni nulla è migliorato? Bosognerebbe chiederlo agli alifani e ai residenti del Sannio Alifano. La società meridionale italiana vive in un ambiente economico più attardato rispetto a quello del settentrione dove il tessuto industriale dei servizi privati è più diffuso e produttivo del pubblico. Gli stessi feudi elettorali sono diversi: nel Sud la malavita organizzata o mafiosa è più evidente e presente in modo capillare anche nelle istituzioni, ch si prestano al sistema delle corruttele, nel settentrione, invece, vi è l’usura bancaria più diffusa e difficile da contrastare, oltre ad una efficienza dei servizi statali che appaiono ai residenti nativi meno efficienti di come dovrebbero essere anche per contrastare la criminalità, ne consegue che c’è una domanda di sicurezza del cittadino più elevata e votano in massa i partiti che la promettono, vedi il Veneto con il 76% di consensi ad un solo partito e ad uno solo al comando regionale. L’ambiente politico, spesso appare come una sorta di mercato politico, riferito in questo caso non alla competizione elettorale, ma ai costi e ai compensi economici della politica. La politica costa per accedervi, perché le campagne elettorali sono sempre più onerose ed esclusive anche ai livelli inferiori. La politica, però, paga bene chi entra a far parte delle assemblee istituzionali elettive, fino al punto che può divenire un mestiere statale redditizio, anche per coloro che ricoprono solo cariche locali. A Caserta anni fa un consigliere comunale, partecipando a molte e frequenti sedute delle commissioni settoriali, guadagnava oltre 1000 euro al mese per i gettoni di presenza. Proseguendo in questa direzione ambientale politica, dopo un periodo iniziale di transizione e di rinnovamento, si rischia di privilegiare chi già occupa una posizione politico-istituzionale, che può sostenere i costi d’accesso (elezioni) godendo di risorse (apparati, forme di raccolta denaro e consenso, visibilità mediatica) evidentemente superiori, come le ultime elezioni regionali e locali nel Mezzogiorno già sembrano confermare. La presenza e l’appoggio (ben pattuito prima tra capi dei malavitosi e alcuni aspiranti neofiti della politica oppure già in primo piano che si ricandidano), di decine di migliaia di voti provenienti dagli affiliati alla camorra campana può, ad esempio, avvantaggiare l’elezione di non pochi consiglieri ed assessori comunali, provinciali e regionali. Senza contare le infiltrazioni negli enti parastatali, partecipate e consorzi vari la cui natura è privatistica, ma i finanziamenti, in gran parte, sono pubblici e allora i presidenti ed altri componenti del direttivo, alcuni delegati dagli Enti Locali, assumono parenti più o meno titolati per quel determinato posto ben retribuito. Esempi ve ne sono a iosa in Italia e nel Mezzogiorno in modo più evidente senza scandalizzare più di tanto. Un esempio lo potremmo trovare al Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano con sede a Piedimonte Matese, dove una recente assunzione del nipote e del figlio del consiglio direttivo, desta intolleranza, giustificata, di alcuni cittadini che commentano un articolo di questo media pubblicato giorni fa. Un padre protesta perché la figlia laureata in Giurisprudenza deve restare a casa disoccupata e il figlio di tizio del Consorzio del Sannio, con laurea triennale, entra senza concorso ma per grazia ricevuta perpetuando un feudo elettorale ultradecennale. Poi c’è il collega del direttivo che disquisisce di legislazione precisando che il Consorzio è di natura privatistica ed assume chi e quando vuole. Io avrei dei dubbi che possa, il Consorzio con tanti delegati degli Enti Locali consortili possa agire in modo privatistico, cioè fuorilegge. Non esiste nessun pezzo del tessuto sociale che può stare fuori della legge, nessuno può fare legge e fare ciò che vuole! Ma tornando all’ambiente politico del nostrano Sud e senza mettere in discussione l’onestà dei singoli leader, il suo ceto politico-per non dire casta- per le sue stesse caratteristiche si trova spesso ad operare, oggettivamente, in una zona grigia di confine tra la legalità e l’illegalità, che indebolisce piuttosto che rafforzare la tenuta e la credibilità delle istituzioni democratiche e la loro capacità di contrasto nei confronti della criminalità. Peraltro, le inchieste giudiziarie più recenti che hanno coinvolto autorevoli personaggi politici calabresi segnalano, rispetto agli scandali politico-giudiziari del passato, una crescente resistenza di ceto nei confronti della magistratura, una resistenza generalizzata alle indagini e ai processi che si manifesta in forme e dichiarazioni di solidarietà trasversali a favore di membri dello schieramento politico opposto inquisiti dalla magistratura. Emerge così che in queste regioni meridionali, nei periodi di cambiamento politico, al centro dei nuovi processi non ci sono principalmente le riforme istituzionali e l’ingegneria elettorale ma l’orientamento di senso dell’agire politico e la dialettica tra poteri politici e poteri economici, cioè un insieme di fattori di natura formale e informale che sono in grado spesso di indirizzare le novità verso effetti lontani o opposti rispetto alla volontà del legislatore. Questo ragionamento, che richiama la fondamentale e irriducibile ambivalenza dell’agire sociale e politico (Calabrò, 1997), può trovare molte applicazioni sia negli anni del dopoguerra, quelli della Cassa del Mezzogiorno e della trasformazione urbana, sia ai nostri tempi, in riferimento ai processi di governance locale e di democrazia partecipativa. L’art. 4 della nostra Costituzione obbliga il cittadino a concorrere al progresso materiale e spirituale della società. Non è un optional! “Bocca chiusa non entrano mosche” oppure “attacca l’asino dove vuole il padrone anche se sai che so mangiano i lupi”, sono alcuni moniti criminali del nostrano Sud e l’omertà pare che non sia assente anche nel natio Sannio Alifano. Il Magistrato della Procura della Repubblica di Catanzaro, avverte spesso che i giovani disoccupati nel Sud subiscono le sirene della bella vita, cantate dai boss della ndrangheta, ma le sirene della mafia, sacra corona unita e camorra, non sono meno seducenti con la massa di denaro che sanno muovere in un’economia spesso sommersa. In Campania vi sono nove Consorzi di bonifica con 193 progetti per oltre 623 milioni di euro per migliorare ancora la tenuta del territorio come il sistema idraulico del Sarno, il fiume più inquinato d’Italia scrivono le cronache non di parte. Ma tornando al rampollo chiamato a braccio di rivestire il ruolo di capo ufficio e direttore del Consorzio del Sannio Alifano, non è da sottovalutare il coraggio civile dell’Avv. Salvatore dell’Acqua, né le precisazioni a commento di un consorziato, Enzo, che, in merito alla nomina critica l’operato del consorzio di cui è contribuente, né infine l’anonimo che invoca il conduttore Giletti a Piedimonte Matese e infine uno che si meraviglia che altri abbiano dimenticato l’ex presidente Cappella. Dunque i cittadini ci sono eccome a Piedimonte Matese e credo che l’isolamento del passato e del feudo elettorale, crollato sotto le indagini della coraggiosa DIA e Magistratura campana, abbia apportato un po’ di ambiente democratico nonostante qualche “Azzeccagarbugli” locale, continui a dire stavamo meglio quando stavamo peggio! Non è necessario Giletti per appurare la verità consortile, essa è già in bocca del popolo e voce di popolo voce di…verità o giustizia!

Manda un messaggio WhatsApp
Invia WhatsApp