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Ecologia Umana e “Fratelli tutti”, nuova enciclica del novello Cesare.

Giuseppe Pace (già prof. di scienze naturali anche all’estero, cultore internazionale d’Ecologia Umana formatosi all’Università di Padova). Premetto che il mio scritto nascerebbe da una cultura ed un’esperienza internazionale mutuata dal carattere multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare dell’Ecologia Umana, scienza che studia l’Ambiente come insieme di Cultura e Natura. Secondo noti prof. universitari, la Cultura ha il primato sulla Natura, mentre prima della rivoluzione industriale era l’inverso come al tempo di Leonardo da Vinci che scriveva: ”Natura, maestra dei maestri”. In effetti l’Uomo, con la potenza della tecnologia di cui può disporre, è sempre più artefice del proprio ambiente. L’Ecologia Umana che io sostengo è quella ecocentrica (l’Ambiente al centro) non basata dunque sulla visione antropocentrica antica, ne biocentrica moderna e di moda anglosassone percui più diffusa ovunque con il dominio della lingua inglese. Una volta condussi una lasse di studenti adulti, di Domenica, a visitare in bicicletta il parco naturale nazionale del Delta del Po. Erano con me due colleghi, uno più anziano, Ing. Franco Maretto, e uno più giovane e prof. anche di religione cattolica, Walter Visentin, che apprezzarono- forse più di me naturalista- la conservazione di quel parco naturale inter-regionale. Là, conobbi il direttore del parco fluviale, pure naturalista, che poi si trasferì a dirigere il museo di Storia naturale di Iesolo. Entrambi avevamo conosciuto P. Parenzan, noto Archeologo di Taranto. Più di mezzo secolo fa i musei naturalistici erano di Storia naturale, poi di Scienze naturali, ma alcuni comunali hanno ancora l’antica dicitura come Milano, Verona, Iesolo, Bucarest, ecc. mentre a Deva in Romania si chiama, dal 2014, Museo della Civiltà Dacica, dopo la sua inclusione sul portale www.euromuse.net. Il portale europeo offre informazioni multilingue sui musei e sulle mostre temporanee e permanenti in Europa, contribuendo alla promozione delle offerte di turismo culturale. Con un semplice click, sul portale euromuse.net, oltre alla presentazione del museo, potete trovare informazioni anche sulle sue mostre temporanee. Il Museo della Civiltà Dacica e Romana di Deva ha una sezione di storia, una d’arte, una di scienze naturali e un’altra di numismatica, ospitando collezioni di archeologia dell’epoca preistorica, dacica, romana, medievale, collezioni numismatiche, d’arte decorativa e di etnografia, collezioni di botanica e paleontologia e una biblioteca di circa 4 mila volumi. Il museo, trovo scritto nel sito, un po’ campanilistico, è il secondo della Romania ad essere promosso su un portale europeo, accanto al Museo Nazionale d’Arte di Bucarest, grazie al patrimonio culturale d’eccezione che ospita. Il Museo, naturalistico e storico-archeologico, può offrire reperti e mostre all’interessato al turismo culturale. Alcune mostre sono accessibili on line: “Oggetti di tesoro nazionale dalle collezioni del Museo della Civiltà Dacica e Romana” – che porta alla ribalta centinaia di oggetti d’oro e argento del nostro patrimonio, rinvenuti sul territorio della Romania, tra cui le tavolette votive d’oro daciche di Germisara, collezioni di kosoni – le monete daciche d’oro rinvenute nell’area delle fortezze daciche dei Montie Orastie -, oggetti medievali e gioielli. Sempre sul portale potete vedere, dal patrimonio museale, uno dei più pregiati lapidari in possesso delle istituzioni museali romene, nonchè pezzi del “muro dacico” del sito archeologico di Sarmizegetusa Regia fino a statue d’epoca romana provenienti dal sito Ulpia Traiana Sarmizegetusa, capitale della Dacia romana. A 100 metri dai due palazzi museali c’è la Biblioteca Judeziana “Ovid Densusianu” con la rivista “Vox Libri” che ha ospitato articoli miei come l’ultimo ”Amfora plinà cu amintiri din Judetul Hunedoara” (Anfora dei miei ricordi in Judet Hunedoara).

Ciò premesso, per l’io narrante e per il lettore del media, rilevo che con il rilancio del media dello stato del Vaticano, “Osservatore Romano”, il sovrano della stato del Vaticano, erede culturale di Roma caput mundi, lancia anche la sua nuova Enciclica. Quando tempo è passato da quando Costantino con l’aiuto dei legionari cristiani, suoi ultimi alleati, sconfisse Massenzio, al Ponte Milvio, in una sanguinosa guerra civile per la conquista del potere di un impero che già mostrava i segni del fuoco amico come il ridursi delle virtù senatorie e popolari e il monoteismo religioso- già sperimentato nell’antico Egitto- che avanzava sul politeismo atavico. Con la nuova enciclica sociale Fratelli tutti, il Vescovo di Roma, anzi direi novello Cesare imperiale, Capo di Stato Vaticano e Successore di Pietro martire, mostra la sua via concreta per arrivare a quell’obiettivo: il riconoscersi fratelli e sorelle, fratelli perché figli, custodi l’uno dell’altro, tutti sulla stessa barca, come ha reso ancora più evidente la pandemia. Scrive Il Messaggero ”Il titolo del documento – tratto da uno scritto di San Francesco- è stato tanto criticato da teologhe e associazioni femminili di tutto il mondo per la carenza di linguaggio inclusivo”. Papa Francesco capo dello stato Città del Vaticano Firma l’enciclica post Covid sulla pietra del sepolcro di San Francesco, ad Assisi, da solo, immaginando una Chiesa più povera, meno strutturata e più aperta verso migranti, bisognosi, musulmani. Sullo sfondo dell’Enciclica c’è la pandemia da Covid-19 che – rivela Francesco – “ha fatto irruzione in maniera inattesa proprio mentre stavo scrivendo questa lettera”. Assumono, quindi, particolare rilevanza i movimenti popolari: veri “poeti sociali” e “torrenti di energia morale”, essi devono essere…). 30 e passa anni fa, mi incuriosì e interessò, non poco, la lezione, dell’Autore del saggio Il capitale invisibiie, sul cattocomunismo che avanzava spedito e bussava alle porte della cultura dell’Europa occidentale e in Italia in modo speciale. Egli sostenne che si faceva strada l’incontro tra il solidarismo cattolico e quello marxista versi il cosiddetto povero. Oggi rilevo che aveva intuito il nuovo verbo che domina la cultura italiana ma non solo. Anche in Argentina, nel 2000, notai tale fenomeno in pieno sviluppo embrionale e forse già nato e svezzato. Il Capitale invisibile  fu pubblicato dal noto Pedagogista, Giovanni Gozzer, che riconosce alle idee il loro valore essenziale per accrescere il capitale visibile o materiale. Della nuova enciclica papale mi ha colpito il richiamo di Francesco, che proviene dall’ambiente argentino, ad un sacrato ortodosso da cui avrebbe imparato non poco sull’amore e sull’amicizia.
Ebbene anch’io l’ho forse imparato dalla borghesia, dai sacrati e dal popolo ortodosso della Romania (circa l’84% dei romeni sono di fede ortodossa come il mio amico, anche sacrato, che insegnava letteratura italiana in Romania) in 5 anni tra loro come docente. Quell’amico mi disse un giorno: ”da noi la dottrina sociale della chiesa è meno presente che in Italia dove c’è più solidarismo sociale”. Là, in Transilvania, ho visitavo spesso monasteri ortodossi come quello di Prislop in judet Hunedoara, vicino Hatec. Ma visitavo anche i monasteri cattolici, come quello semi-abbandonato di San Francesco a nord di Brad, sui monti dell’oro o Apuseni, monti del tramonto (apus, in romeno, significa tramonto. Che bella è la lingua latina romena quando traduce quella nostra similare: “Non ho mai visto un così bel tramonto”, Nu am văzut niciodată un apus de soare atât de frumos) nonchè le molte chiese ortodosse e le minori cattoliche, che il potente Ceausescu dal 1965 al 1989 aveva fatto confiscare perché, come Mussolini, strinse un patto dittatoriale con il patriarca ortodosso per dominare meglio i propri sudditi e fedeli, dichiarando una sola la religione nel territorio statale, Mussolini lo fece nel 1929 per i sudditi religiosi in Italia.
Molto bella è la nuova chiesa ortodossa illuminata di sera a Deva in Transilvania, dove i preti hanno mogli e figli mentre papa Francesco non abolisce il celibato dei circa 40.000 preti, 5.500 vescovi e alcune centinaia di cardinali per la liturgia a 1,5 mld di fedeli del verbo cattolico su scala planetaria.
Paragonata alla forza militare di persuasione di Roma, caput mundi, il Vaticano dispone oggi di circa 10 legioni di preti, una di ufficiali superiori e 3 centurie di consoli o delegati di legione. Si potrebbe ipotizzare che papa Francesco, preferisce importare, a breve almeno 10.000 preti e 50 vescovi, made in Cina? Perché no, là costano meno e ne trovi quanti ne vuoi e poi alla Cina, dopo l’accordo segreto bilaterale Vaticano-Cina, il Vaticano può chiedere di più se non tutto quello che vuole. Di tale accordo il vicentino cardinale, Parolin, non lo ha voluto rivelare al ministro degli esteri statunitense, Pompeo, che lo aveva esortato a non firmare accordi bilaterali con la Cina. Gli ha detto che le divergenze con gli Usa ci sono e tante Ma il papa, monarca assoluto, firma ciò che vuole e con chi vuole, anche con le dittature e non con le democrazie occidentali di cui gli USA sono un emblema per molti. La Democrazia statunitense sarà anche imperfetta, ma sempre migliore delle migliori dittature o democrazie monopartitiche come Cina, Russia, ecc.. Non ho nulla contro la Cina, anxzi anni fa scrissi un saggio d’Ecologia Umana sulla Cina edito da leolibri.it, ma qua, per il lettore del media digitale, mi interessa rilevare che hanno ancora un governo da monopartito, un bassso Pil procapite e l’inquinamento delle metropoli è alto come anche l’uso massiccio del carbone per far funzionare alcune attività economiche. Quando la Cina diventerà pluripartitica e dunque più democratica somiglierà alle democrazie occidentali, Usa in testa. Ma il papa fa accordi con la Cina! Dico ciò perché è uno dei miei capitoli del saggio ambientale che sto per stampare, se trovo una casa editrice con il rischio imprenditoriale e non da “sussidistan” diffuso in Italia. I nuovi sudditi che generano i governi spendaccioni all’italiana, sono sempre più poveri, perché anche i veri poveri quando hanno un potere d’acquisto minore del passato o del 1973 quando è finito il boom economico. Nel nuova enciclica papale non si accenna, da una mia prima lettura grossolana e rapida, ai fratelli, Caino ed Abele: i figli di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso dal padre eterno, che non scherza nel punire i suoi figli e li fa anche uccidere dal fratricidio come lo fu tra il primogenito agricoltore Caino e Abele, pastore e più generoso, dunque quello che, eufemisticamente, porse l’altra guancia ”cattolica” per perdonare? Nel mio saggio ambientale “Canale di Pace. Chi vuole la pace non desidera la guerra ma uno stato unico globale” propongo, dopo un ampio capitolo dedicato alla covid19 con le paure alimentate dai media come una sorta di “IV guerra mondiale fredda”, uno stato globale come federazione degli attuali 196 stati anche per distribuire meglio le risorse planetarie. Nel saggio ambientale, il filo conduttore, è l’evoluzione del suddito a cittadino (che l’art. 4 della Costituzione italiana definisce: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”).
Il cittadino dunque va visto con i suoi diritti e con i suoi doveri non solo con i primo oppure con i secondi come il pagare le tasse se ha qualcosa e se ne ha di più pagare di più. Ciò sembra essere valido in Italia dove la pressione fiscale supera abbondantemente il 45% poiché molte merci, comprate nei supermercati e ipermercati, sono tassati al 22% come anche riparare degli stivaletti da donna al negozio specializzato. Pur valutando, con la scienza della vulcanologia dove feci la tesi di laurea, che l’eruzione di un vulcano, non piccolo, inquina più di molti secoli moderni del nord del mondo, quello ad economia più avanzata, non metto in dubbio l’aumento di inquinamento atmosferico causato anche dal nuovo mercato mondiale di merci globalizzate con le nostre tavole imbandite, in inverno e primavera, da ciliegie argentine, noci californiane, melograno israeliano, fagiolini egiziani, ecc. Ciò che più danneggia il divenire del suddito in cittadino cosciente perché istruito bene, è la paura usata anche dai governi democratici moderni e non solo dalle dittature del recente passato. Tale paura è tanto più elevata quanto i governanti sono di bassa cultura e impreparati nel confrontare modelli di sviluppo antitetici (capitalistico, collettivistico, socialdemocratico, ecc.) e scelgono spesso una mistificazione dell’uno o dell’altro. Ciò accade ad esempio al Governo italiano, che da alcuni decenni, continua a spandere e spendere per aumentare la paga ai troppi consiglieri regionali e finanziamenti a pioggia ai vari enti privati e comuni italiani con migliaia di partecipate ben foraggiate dai soldi pubblici. Il suo debito pubblico è esorbitante e nonostante ciò si continua a fare programmi di sviluppo basati sulla spesa pubblica. Anche il comune di Roma ha avuto sindaci più o meno spendaccioni.
Lo stesso Sindacato per eccellenza, la CGIL, dissente, tramite il suo Segretario Nazionale, Landini, che dice “siamo ormai Sussidistan”. Sono i dipendenti sindacalizzati a preoccuparsi e non i non pochi nullafacenti dei politici al Governo della nostra Repubblica, nata dalle lotte della Resistenza per un domani migliore. Quasi tutte le tasse in Italia, le pagano i 23 milioni di dipendenti, il resto paga ben poco a partire dalle aziende che scaricano spesso come beni strumentali tutta una serie di beni e servizi, ben fatturati. Inoltre a me sembra che con la covid19 e l’informazione ecologica, i nostri media, a stragrande maggioranza infondono solo paure varie nel popolo, che considerano composto di sudditi senza valutare che molti, non tutti, sono cittadini, che o non vanno più a votare oppure gli votano contro fino ad avere, oggi in Italia, un governo di minoranza della volontà popolare espressa alle penultime e ultime tornate elettorali regionali. Dunque non c’è più un governo della maggioranza ma una sorta di dittatura della minoranza? Perché no? E’ evidente a tutti tranne che al 25-30% di consensi dei due partiti al governo. I media, purtroppo, asserviti troppo spesso ai politicanti di bassa cultura, diffondono informazioni che pongono in rilievo la paura causata dall’inquinamento della natura senza proporre soluzioni realistiche e non solo demagogiche e populiste. Le varie Agende di organismi sovranazionali sorte per frenare il progresso col destinare ingenti risorse per limitare l’emissione di gas nocivi nell’atmosfera non trovano tutti e 196 gli stati concordi e ad opporsi sono non solo gli USA ad economia avanzata, ma anche l’India, la Cina, il Brasile, ecc. ad economia attardata. A Lecce, dal 14 al 16 Ottobre 2020, presso le Officine Cantelmo e Grand Hotel Tiziano e dei Congressi si svolgerà il IX Convegno Nazionale sul particolato atmosferico: PM2020. Si svolgerà per la prima volta a Lecce dal 14 al 16 ottobre prossimi c.a., il Convegno Nazionale sul Particolato Atmosferico, giunto quest’anno alla sua nona edizione. L’evento è organizzato dalla Società Italiana di Aerosol (IAS), in collaborazione con l’ Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, l’ Università del Salento e la Provincia di Lecce, nel rispetto delle norme di sicurezza antiCovid, vedrà arrivare nella Città del Barocco i maggiori esperti del settore. Indubbiamente se spaventa l’inquinamento dell’idrosfera e litosfera, spaventa di più quello dell’atmosfera: ogni minuto l’uomo respira quasi 20 volte (una inspirazione di mezzo litro d’aria ricca di ossigeno e povera di anidride carbonica e un’espirazione dove emette meno ossigeno e più anidride carbonica) dunque di circa 10 litri d’aria al minuto sono utilizzati anche dai bambini che hanno più atti respiratori. Anni fa seguivo spesso le questioni connesse all’inquinamento dell’aria con l’Ordine dei Chimici di Padova che mi invitava ai loro Convegni. Padova è una città con troppe polveri sottili nell’aria nonostante inceneritore, dicono, d’avanguardia ma dopo mezzanotte l’aria che respiro mi appare più nauseabonda delle ore diurne. Ma rallegriamoci di ciò che discutono a Lecce e suaccennato. L’iniziativa metterà a confronto per alcuni giorni le diverse comunità scientifiche sui temi legati al particolato che, nelle scienze dell’atmosfera, indica l’insieme delle sostanze solide o liquide sospese in aria (con la quale formano una miscela detta “aerosol atmosferico”) che hanno dimensioni che variano da pochi nanometri a 100 µm. “Siamo particolarmente felici di aver organizzato PM2020 nella splendida Lecce: siamo certi che sarà la cornice ideale, con i suoi chiaroscuri barocchi e le sue accoglienti atmosfere, per tutti gli scienziati che partecipano all’evento.”, afferma il Presidente IAS, che sottolinea: “Inizialmente il Convegno si sarebbe dovuto svolgere a fine maggio, poi a causa dell’emergenza sanitaria abbiamo deciso di rinviarlo all’autunno, ma di farlo comunque in presenza, nel rispetto, ovviamente, di tutte le procedure di sicurezza antiCovid. Si parlerà del PM in tutte le sue sfaccettature e correlazioni, dall’inquinamento e patrimonio culturale, fino ai blocchi di traffico e al lockdown, temi di scottante attualità alla luce di tutto quello che sta accadendo nel 2020. Appuntamento mercoledì 14 c.m. con la sessione d’apertura che si svolgerà presso le Officine Cantelmo di Lecce e sarà trasmessa in streaming. I lavori proseguiranno nel pomeriggio, con relazioni plenarie e sessioni parallele presso il Grand Hotel Tiziano. Nei due giorni successivi i lavori procederanno anche con visita guidata nel centro storico leccese e cena sociale. Venerdì 16 il convegno terminerà con la cerimonia di premiazione IAS (premi previsti per le migliori tesi di Laurea e di Dottorato sul tema e per le migliori presentazioni fatte durante il Convegno). Dopo la prima edizione di Milano (2004) e la prosecuzione con cadenza biennale a Firenze (2006), Bari (2008), Venezia (2010), Perugia (2012), Genova (2014), Roma (2016) e Matera (2018), ora anche Lecce sarà protagonista di questo Convegno che focalizzerà l’attenzione su temi di grande attualità legati al particolato atmosferico, che spaziano dalla composizione chimica alle dinamiche di trasformazione e di trasporto in atmosfera, dal monitoraggio ai modelli di diffusione e di caratterizzazione delle sorgenti, dalla tossicità agli effetti sulla salute e, in generale, dalle strategie di intervento alla gestione delle problematiche in materia. Oltre che al mondo della ricerca scientifica nel campo della conoscenza ambientale, il convegno si rivolge a tutti quei soggetti che in diversa misura sono chiamati ad operare in questo contesto, dal legislatore alle amministrazioni locali, alle aziende dedicate allo sviluppo di tecnologie di controllo e abbattimento, fino al mondo dei media e dell’informazione.
A Toronto, in questi giorni, si discute ad alto livello, su promozione della nostra Ambasciata, di esperienze sulla riduzione dell’inquinamento climatico in Architettura. Anni fa il famoso il Club di Roma, più drastico del MIT, propose lo sviluppo zero, che fece gridare evviva ai radical-chich mondiali e preoccupazione agli altri. Tra i non vaccinati all’ecocatastrofismo con l’uomo inquinatore e cattivo c’è anche lo stato del Vaticano che con l’Enciclica “Laudato sì’” di papa Francesco, ha scritto: ”48. L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta: «Tanto l’esperienza comune della vita ordinaria quanto la ricerca scientifica (questa è una sua verità, non la verità scientifica) dimostrano che gli effetti più gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente più povera». Per esempio, l’esaurimento delle riserve ittiche penalizza specialmente coloro che vivono della pesca artigianale e non hanno come sostituirla, l’inquinamento dell’acqua colpisce in particolare i più poveri che non hanno la possibilità di comprare acqua imbottigliata, e l’innalzamento del livello del mare colpisce principalmente le popolazioni costiere impoverite che non ha dove trasferirsi. L’impatto degli squilibri attuali si manifesta anche nella morte prematura di molti poveri, nei conflitti generati dalla mancanza di risorse e in tanti altri problemi che non trovano spazio sufficiente nelle agende del mondo. 49. Vorrei osservare che spesso non si ha chiara consapevolezza dei problemi che colpiscono particolarmente gli esclusi. Essi sono la maggior parte del pianeta, miliardi di persone. Oggi sono menzionati nei dibattiti politici ed economici internazionali, ma per lo più sembra che i loro problemi si pongano come un’appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell’attuazione concreta, rimangono frequentemente all’ultimo posto. Questo si deve in parte al fatto che tanti professionisti, opinionisti, mezzi di comunicazione e centri di potere sono ubicati lontani da loro, in aree urbane isolate, senza contatto diretto con i loro problemi. Vivono e riflettono a partire dalla comodità di uno sviluppo e di una qualità di vita che non sono alla portata della maggior parte della popolazione mondiale. Questa mancanza di contatto fisico e di incontro, a volte favorita dalla frammentazione delle nostre città, aiuta a cauterizzare la coscienza e a ignorare parte della realtà in analisi parziali. Ciò a volte convive con un discorso “verde”. Ma oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri. 50. Invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, alcuni si limitano a proporre una riduzione della natalità. Non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di “salute riproduttiva”. Però, «se è vero che l’ineguale distribuzione della popolazione e delle risorse disponibili crea ostacoli allo sviluppo e ad un uso sostenibile dell’ambiente, va riconosciuto che la crescita demografica è pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale». Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo. Inoltre, sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono, e «il cibo che si butta via è come se lo si rubasse dalla mensa del povero». Ad ogni modo, è certo che bisogna prestare attenzione allo squilibrio nella distribuzione della popolazione sul territorio, sia a livello nazionale sia a livello globale, perché l’aumento del consumo porterebbe a situazioni regionali complesse, per le combinazioni di problemi legati all’inquinamento ambientale, ai trasporti, allo smaltimento dei rifiuti, alla perdita di risorse, alla qualità della vita (altra sua verità). Questo papa, ha più a cuore che in mente, l’encicliche e dopo “Laudato si’”, ha promulgato “Fratelli tutti”, che già dal titolo potrebbe sembrare un romanzo ottocentesco italiano, che finiva sempre: ”e vissero tutti felice e contenti”. Gli adulatori cattolici praticanti (il 10% degli italiani) e i laici filovaticanisti (o moderni Guelfi) dedicano alla “Laudato si” illimitati elogi ed altrettanto faranno con “Fratelli tutti”.
Un mio colto amico mi ripeteva spesso che non sono le lodi che aiutano, ma le critiche che hanno almeno due aspetti positivi. Il coraggio leale di chi ti critica e l’altro aspetto positivo è rappresentato dalle altre strade ideali che si possono percorre e non solo la propria. Nell’Enciclica “Fratelli tutti”, bisogna ricordare al lettore critico, chi era l’uomo Francesco d’Assisi e le sue origini borghesi di ricco mercante di stoffe. Egli, Francesco, era dunque il solito ricco che esercita, ad un certo punto della sua vita da ricco, il ruolo del povero suddito. Esempi ce ne sono tanti anche tra i padri fondatori di religioni indiane poi espanse lontano. Sembra quasi di poter ripetere le lusinghe discorsuali di certi politici italiani che parlano sempre di poveri, ma i loro stipendi, pardon assegni vitalizi, non sono per poveri. In altri termini si usa il monito popolare ”il ricco già sazio non crede al povero in digiuno”! Di seguito riporto parte del testo dell’Enciclica “Fratelli tutti, sulla fraternità e l’amicizia sociale”, la terza del pontificato di Papa Francesco, firmata nella giornata di sabato 3 ottobre 2020 sulla tomba di San Francesco, ad Assisi. 1. «Fratelli tutti», scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l’altro «quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui». Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita. 2. Questo Santo dell’amore fraterno, della semplicità e della gioia, che mi ha ispirato a scrivere l’Enciclica Laudato si’, nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale. Infatti San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi. Senza frontiere. 3. C’è un episodio della sua vita che ci mostra il suo cuore senza confini, capace di andare al di là delle distanze dovute all’origine, alla nazionalità, al colore o alla religione. È la sua visita al Sultano Malik-al-Kamil in Egitto, visita che comportò per lui un grande sforzo a motivo della sua povertà, delle poche risorse che possedeva, della lontananza e della differenza di lingua, cultura e religione. Tale viaggio, in quel momento storico segnato dalle crociate, dimostrava ancora di più la grandezza dell’amore che voleva vivere, desideroso di abbracciare tutti. La fedeltà al suo Signore era proporzionale al suo amore per i fratelli e le sorelle. Senza ignorare le difficoltà e i pericoli, San Francesco andò a incontrare il Sultano col medesimo atteggiamento che esigeva dai suoi discepoli: che, senza negare la propria identità, trovandosi «tra i saraceni o altri infedeli […], non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio». In quel contesto era una richiesta straordinaria. Ci colpisce come, ottocento anni fa, Francesco raccomandasse di evitare ogni forma di aggressione o contesa e anche di vivere un’umile e fraterna “sottomissione”, pure nei confronti di coloro che non condividevano la loro fede. 4. Egli non faceva la guerra dialettica imponendo dottrine, ma comunicava l’amore di Dio. Aveva compreso che «Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16). In questo modo è stato un padre fecondo che ha suscitato il sogno di una società fraterna, perché «solo l’uomo che accetta di avvicinarsi alle altre persone nel loro stesso movimento, non per trattenerle nel proprio, ma per aiutarle a essere maggiormente sé stesse, si fa realmente padre». In quel mondo pieno di torri di guardia e di mura difensive, le città vivevano guerre sanguinose tra famiglie potenti, mentre crescevano le zone miserabili delle periferie escluse. Là Francesco ricevette dentro di sé la vera pace, si liberò da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti. A lui si deve la motivazione di queste pagine. 5. Le questioni legate alla fraternità e all’amicizia sociale sono sempre state tra le mie preoccupazioni. Negli ultimi anni ho fatto riferimento ad esse più volte e in diversi luoghi. Ho voluto raccogliere in questa Enciclica molti di tali interventi collocandoli in un contesto più ampio di riflessione. Inoltre, se nella redazione della Laudato si’ ho avuto una fonte di ispirazione nel mio fratello Bartolomeo, il Patriarca ortodosso che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso mi sono sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi per ricordare che Dio «ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro». Non si è trattato di un mero atto diplomatico, bensì di una riflessione compiuta nel dialogo e di un impegno congiunto. Questa Enciclica raccoglie e sviluppa grandi temi esposti in quel Documento che abbiamo firmato insieme. E qui ho anche recepito, con il mio linguaggio, numerosi documenti e lettere che ho ricevuto da tante persone e gruppi di tutto il mondo. 6. Le pagine che seguono non pretendono di riassumere la dottrina sull’amore fraterno, ma si soffermano sulla sua dimensione universale, sulla sua apertura a tutti. Consegno questa Enciclica sociale come un umile apporto alla riflessione affinché, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole. Pur avendola scritta a partire dalle mie convinzioni cristiane, che mi animano e mi nutrono, ho cercato di farlo in modo che la riflessione si apra al dialogo con tutte le persone di buona volontà. 7. Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del Covid-19, che ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti (questo problema della covid li ha causati i gran parte l’OMS, guidata da un etiope in combutta con la Cina avvisando il mondo extracinese un mese dopo di ciò che era successo in una città cinese). Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà. 8. Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. Tra tutti: «Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme» (di quali bisogni parla il papa, i suoi?). Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli! Fin qua la liturgia, tutta del novello Cesare o monarca del Vaticano, del 2020 d. C., ma quanta storia ha l’Homo sapiens dietro le sue spalle? Tanta ed anche di storia religiosa sia politeista, molti millenni, che monoteista e cattolica circa solo un paio di millenni. Anni fa un collega, presidente di commissione ed umanista disse interrogando un candidato: “che piacere fa quando si sente un giovane preparato in storia e non solo quella post-romana, ma anche quella di Roma caput mundi e precedente”. Aveva ragione da vendere perché, per me cultore anche di Ecologia Umana, conosco il valore dell’analisi multidisciplinare ed apprezzo sia i saperi umanistici che naturalistici, che non escludono l’Uomo. Questi è da vedere al di là dell’habitat, dove vive con la cultura dominante, e lo considero proiettato in un areale, che va anche oltre il pianeta Terra! Dunque l’Uomo è universale e la religione, con i suoi sacrati (papi cattolici, patriarchi ortodossi,ecc.) ne gestisce il sacro che è già in lui! Oggi pure i monoteisti musulmani con i loro sacrati usano l’incredulità popolare (meno scolarizzato del popolo cattolico). Gli “ayatollah”, titolo dato a eminenti dottori di scienze religiose e giuridiche, alti dignitari della gerarchia sciita, costituiscono un’aristocrazia teologica che, troppo spesso, unifica il potere religioso e civile. In  Iran, ex Persia, dall’avvento della Repubblica islamica nel 1979, esercitano un forte ruolo politico, prima il deposto Scià, dai nuovi sobillatori e gestori della credulità popolare, aveva tentato di occidentalizzato il suo Paese.
Giuseppe Pace (già prof. di scienze naturali anche all’estero, cultore internazionale d’Ecologia Umana formatosi all’Università di Padova).

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