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Sbagliato il rinvio di aprire le scuole in Campania, che detiene il primato dell’abbandono scolastico.

(di Giuseppe Pace) Ancora una volta si rimanda l’impegno nell’ambiente sociale, di politici e presidenze scolastiche, come quello di riaprire le scuole in Campania, mia regione di nascita bistrattata soprattutto dai politici di professione. No, la scuola deve aprire i battenti e subito poiché il giovane cittadino campano, più di altri ambienti regionali deve poter frequentare l’ambiente scolastico, che può compiere il miracolo di non farlo arretrare a suddito, ammesso che sia già divenuto cittadino come lo vorrebbe l’art. 4 della nostra Costituzione Repubblicana. L’ambiente scolastico di Napoli e periferie più o meno degradate ha il primato europeo, per fortuna non ancora mondiale, dell’abbandono scolastico. Nemmeno durante il ventennio fascista i provveditori agli studi e i prefetti riuscirono a riportare a scuola i numerosi figli del popolo napoletano e la bibliografia abbondante e la cinematografia neorealista italiana ne ha immortalato le scene. Se l’abbandaono scolastico soprattutto dell’ambiente napoletano raggiunge record del 22,1%, quello di Caserta è al preoccupante 17,9%. Negli ultimi 5 anni, solo in Campania, scrive il media nazionale scolastico, Tuttoscuola, abbiamo perso 22.643 ragazzi che non sono mai arrivati alla maturità. Numeri che raddoppiano se prendiamo invece in esame gli ultimi 10 anni. Bisogna più che dimezzare, da subito, questi valori e non rinviare anche con l’apertura immediata delle scuole, almeno in area Sannita. Le regioni del settentrione non tentennano nel decidere se aprire o rinviare l’apertura delle scuole e delle università sia pure con le precauzioni dovute alla pandemia da Covid19 ancora non debellata. Al Sud, come al solito, si fugge dalle responsabilità e si rinvia? A me sembra che il vezzo, non recente, esista eccome! Anche i Dirigenti Scolastici, fatte le eccezioni meritorie, cavalchino l’onda del disimpegno e di fuga dalle responsabilità e danno voce a chi vorrebbe rinviare l’apertura del circa un milione di studenti campani. C’è una voce che a me sembra fuori del coro ed è apprezzabile positivamente, è quella del Sindaco di Napoli, che è per il cittadino e non per il suddito campano e grida”Non possiamo rinviare la riapertura scuole”!Leggiamolo dai media: ”Anche se la proposta concreta è venuta dall’Anci Campania, ovvero i sindaci della regione, il tema slittamento della riapertura scuole interessa tutto il territorio nazionale. Ma non tutti sembrano essere d’accordo nella regione presieduta dal Governatore De Luca. Infatti, in seguito alla proposta dei sindaci campani di posticipare il ritorno a scuola a fine settembre o inizi di ottobre, Luigi De Magistris, frena gli entusiasmi”. L’ex Magistrato che in Calabria indagò i poteri forti, dimostra ancora una volta, che è per il cittadino e l’assunzione di responsabilità delle Istituzioni democratiche e non la fuga da esse quando c’è da decidere. Il Sindaco di Napoli pertanto si schiera contro la proposta di non pochi suoi colleghi o primi cittadini (forse sarebbe meglio chiamarli primi sudditi): “Non mi associo e non chiedo il rinvio dell’apertura delle scuole per mascherare l’inadeguatezza complessiva di chi, governo nazionale e governo regionale, sapeva da tempo che le scuole avrebbero riaperto a settembre e ancora discutono con che modalità debbano farlo“. Secondo De Magistrisi o Primo Cittadino Napoletano: “Tutto questo serve solo a mascherare l’incapacità di essere pronti per quella data, invece guarda caso sono tutti pronti a mantenere una scadenza elettorale che si poteva tranquillamente rinviare. La scuola è prioritaria rispetto alle elezioni, invece si mette davanti l’interesse personale di alcuni politici e di alcune forze politiche per rinviare l’inizio dell’anno scolastico a chissà quando, perché poi ci saranno anche i ballottaggi. Io non mi associo a chi, in qualche modo anche in buona fede, forse vuole assecondare macroscopiche inadeguatezze e anche interessi“. Non mi stancherò mai di ribadire che per Ambiente bisogna intendere non solo quello naturale, ma anche quello culturale, sociale e politico. Ambiente come sistema di Natura e Cultura dunque. L’ambiente del territorio campano è vario e diversificato per almeno due delle sue parti principali. Vi è l’ambiente naturale montuoso di buona parte del territorio beneventano, avellinese e casertano dove l’economia è più tradizionale, bassa è la densità demografica e alto è il tasso d’emigrazione soprattutto giovanile e professionalizzato, di cui molti laureati. Di complementare vi è un ambiente pianeggiante e costiero ricco di risorse naturali, ma economicamente e socialmente non bene organizzato e ad elevata densità demografica. In area metropolitana NA-SA-CE i problemi sociali sono inficiati anche dall’amplificatore della malavita organizzata più di altre parti dell’ambiente campano periferico. L’endemico problema del riciclaggio e dello smaltimento dei rifiuti resta irrisolto al di là se al governo regionale vi siano persone di centrodestra che di centrosinistra. La malavita organizzata è come una ragnatela con i propri fili sottesi in tutte le maglie della distribuzione merceologica per accrescere il capitale camorristico e in non pochi uffici pubblici dove usa mazzette ed intimidazioni come arma di persuasione. Ogni regione ha un suo ambiente? Ma allora ci sono 20 ambienti in Italia? Perché no anche se non cosi nettamente distinti come appaiono poiché vi sono valori, consuetudini e linguaggi nazionali da oltre un secolo e mezzo, ancora poco tempo per ridurre le tipicità anche negative. I media locali di questo periodo di campagna elettorale regionale guardano ai fondi europei per la pandemia da covid-19 come ad una sorta di panacea di molto sviluppo mancato in Campania. Ma sono i miliardi europei che fanno gola ai politici vecchi e nuovi e il classico meridionalismo piagnone si risveglia di brutto. Più soldi al Sud per svilupparci! Ma sarà vero che uno sviluppo assistito sia la strada migliore? Io non credo. A me sembra che sia sempre più sporadico leggere sui media politici che scrivono da superpartes. Forse è il destino della Democrazia, fatta di partiti che promuovono istanze di parte, per la quale tutti concorrono ad esprimerle tutte nei ruoli di maggioranza che governa e di opposizione che stimola e controlla il potere esecutivo a Roma come negli Enti Locali: comuni, città metropolitane, province, regioni. Questo media, nel riportare l’azione politica elettorale di un candidato regionale campano, scrive:” tutta vissuta all’insegna dell’amatissimo territorio che un anno fa lo ha eletto sindaco di Prata e, pochi mesi dopo, lo ha visto al servizio della sua gente anche come assessore alla Comunità Montana… Da qui, dall’amore autentico per queste terre, è arrivata anche la scelta di accettare la sfida, ponendosi al servizio delle comunità dell’intera regione, con l’intento primario di portare in Consiglio regionale la voce dei cittadini di queste incantate zone, troppo spesso dimenticate dalla politica nazionale e locale”. E’ la voce dei cittadini che forse manca in Campania non più Felix. L’abbandono scolastico in Campania è, in media, del 19% dai dati dell’Istat nel 2017, elaborati da Openpolis nella ricerca condotta sulla popolazione di età compresa tra 18 e 24 anni. Un quadro che deve tener conto degli obiettivi europei in materia. L’Italia, l’anno scorso, risultava il quarto paese Ue con più abbandoni (14%), dopo Malta (18,6%) Spagna (18,3%) e Romania (18,1%). Elezioni che passano elezioni che ritornano, ma l’ambiente campano è ancora uno dei più ricchi del sud nostrano e mal governato tra quelli italiani, peccato che il cittadino sia spesso più suddito che cittadino di una realtà viva, dinamica e plastica. Per riaprire le scuole in Campania, comprese le scuola di Ailano, Alife, Capriati al V., Castello Matese, Ciorlano, Gallo M., Prata S., Pratella, Letino, ecc., basta applicare quanto, il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, annuncia il contenuto dell’ultima ordinanza. “Ove residente in regione diversa dalla Campania di segnalarsi al proprio Dirigente scolastico (che esercita le funzioni di Datore di lavoro nelle scuole statali), ovvero, per le scuole paritarie, al Datore di lavoro, al fine di sottoporsi al test e/o del tampone a cura del servizio sanitario regionale”. Le disposizioni non si applicano ai soggetti che comprovino al proprio dirigente scolastico di aver effettuato, anche su base volontaria, test sierologico e/o tampone diagnostico in data non anteriore al 24 agosto 2020, con esito “negativo”. Ai dirigenti scolastici è fatto obbligo di raccogliere e segnalare alla ASL di riferimento della scuola i nominativi dei soggetti, da sottoporre a screening e di verificare, antecedentemente all’avvio dell’anno scolastico, che tutto il personale sia stato sottoposto a screening, segnalando alla ASL di riferimento entro il 21 settembre 2020 eventuali soggetti che risultino ancora non controllati”.

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