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A proposito di pillola Ru486, restiamo nella legalità.

(EDITORIALE del Direttore). Avrei voluto non parlare dell’argomento “aborto farmacologico” perché, si sa, è un argomento scottante. Men che mai avrei voluto “difendere” la legge 194, come invece sono costretto a fare ora. Ma bisogna dire sempre la verità. Costi quello che costi. E’ la verità il ministro Speranza, non l’ha detta tutta. Non è vero infatti che l’aborto farmacologico è stato permesso “nel rispetto della 194”. Per diversi motivi, ma uno almeno non si può far finta di non vederlo. La circolare del Ministero della salute, infatti,non solo non tiene conto della Legge 194, ma addirittura la supera, incurante del fatto che l’ha approvata il Parlamento e solo il Parlamento può cambiarla. Pertanto, a prescindere dal parere espresso dal Consiglio Superiore della Sanità (che in tanti ritengono incompleto, reticente ed in alcuni passaggi contraddittorio), appare chiaro che per la sua applicazione occorre un passaggio in Parlamento. La legge 194, infatti, non consente di abortire a casa. L’aborto deve avvenire in ambito ospedaliero, nei luoghi indicati dall’art. 8 della legge. Non solo: nelle linee Guida e nella circolare emanata dal Ministero, si parla di somministrazione della Ru486 nei consultori, che hanno secondo l’art. 2 un’altra finalità. All’art.8, nell’elenco dei luoghi dove è consentito abortire, il consultorio non c’è.

Pertanto la legge 194 non prevede che si possa abortire nei consultori, Piuttosto l’art. 19 prevede addirittura la reclusione fino a tre anni per chiunque effettui un intervento abortivo “senza l’osservanza delle modalità indicate dagli articoli 5 e 8”. Anche per abortire in consultorio, quindi, bisogna cambiare la legge 104 e questo, in una democrazia, si può fare solo il Parlamento, dove la legge 194 è stata partorita.

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