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Caserta24oreViaggi. La Madonna nera di Val Canneto, i sentieri di Settefrati

Un po’ di storia religiosa
E’ la storia di un po’ tutti i santuari quello della Madonna nera di Val Canneto. Durante il periodo iconoclastico, i Saraceni distruggevano tutte le immagini e le icone religiose. Così per sfuggire alla cancellazione le statue raffiguranti i Santi, la madonna, Gesù, venivano nascoste nei boschi dai fedeli. Finito il tempo dei saraceni, anni ed anni più tardi queste statue venivano ritrovate. Si gridava al miracolo e sul posto del ritrovamento si costruiva una lapide votiva o una piccola cappella. Negli anni accadeva che il Santo o la Madonna ritrovata venissero invocati per delle grazie. Se la grazia arrivava ad una persona ricca, questi faceva costruire una chiesetta. Poi capitava che la chiesetta venisse gestita da qualche prete o da monaci che l’ampliavano ed ecco il monastero. La statua in legno della Madonna, restata per tanto tempo nel bosco alle intemperie, seppur chi l’avesse nascosta avesse preso tutte le precauzioni del caso, si anneriva: ecco così la Madonna Nera di Val Canneto.

La chiesa di Santa Maria del Canneto
La chiesa si trova immersa nelle montagne e nel verde del Parco Nazionale d’Abruzzo, ad un centinaio di metri dal fiume Melfa nel comune di Settefrati. Il toponimo di Canneto deriva certamente da una caratteristica ambientale, cioè la presenza di una folta piantagione di canne, oggi del tutto scomparse. Traccie storiche della chiesa risalgono al XIII secolo, citata come monastero benedettino. I frati risiedevano nel monastero soltanto durante la stagione estiva, preferendo in quella invernale restare a Settefrati. La chiesa fu poi abbandonata a partire dal 1393, divenendo luogo di eremitaggio nei secoli successivi. Ritornata in auge, oggi ogni anno si celebra la festa dell’indulgenza a quanti si recano in pellegrinaggio nei giorni di festa dell’ottava dell’Assunta che culmina il 20-22 agosto.
La chiesa attuale conserva pochissimo delle sue origini a causa della restaurazione iniziata negli anni ’70 e terminata nel 1984, in stile futuristico.

Il sentiero di Settefrati
Il comune di circa 800 abitanti deve il suo nome ai monaci benedettini che vollero ricordare i sette figli, i sette santi fratelli, martirizzati uno dopo l’altro insieme alla madre Santa Felicita, durante le prime persecuzioni contro in Cristiani nel 164 dopo Cristo. Il paese è collegato col santuario da un sentiero ed è meta ogni anno di migliaia di pellegrini provenienti principalmente dalle province laziali e napoletane. Inoltre dal piazzale antistante la chiesa si dirama una strada bianca percorribile fino ad un certo punto in auto (attenzione nell’intera area vige il divieto di sosta); in ordine da questa strada bianca si trova un laghetto artificiale, un campeggio, il rifugio-ristorante ‘I due Orsi’, la casa salesiana Don Enrico Vitti ed infine le cascate gelide ‘Acquanera’ ribattezzate le cascate di Giovanni Paolo II.

Papa Giovanni Paolo II
Era il 5 luglio del 1985, nella casa salesiana estiva, si presentarono il segretario del Papa, don Stanislao Dzwisz e l’addetto alla sicurezza vaticana Camillo Cibin. La visita preannunciava un viaggio in gran segreto del Papa; difatti di lì a qualche giorno il 10 luglio alle ore 14:30 un piccolo elicottero della Protezione Civile atterrò con il Papa Wojtyla nel campo antistante la casa. Nessuno doveva sapere.
Alle 17:15 il Papa era già pronto, talare nera e scarpe da ginnastica, per la prima uscita. Si organizzò una comitiva che si diresse attraverso il bosco verso le cascatelle. Il Papa camminava con passo cadenzato e sicuro, ammirava il paesaggio e pregava il rosario.
Il giorno dopo alle 7 nuova uscita, questa volta con equipaggiamento da trekking per raggiungere il monte Meta a quota 1950.

I monti della Meta e la scalata alla vetta
Ci troviamo sul versante Laziale del Parco nazionale d’Abruzzo a circa 1000 metri di quota. Da qui è possibile risalire un torrente fino ad arrivare sui Monti che, a quota 2000 metri, sovrastano Villetta Barrea sul versante Abruzzese dove è possibile vedere il lago.
Da rifugio che sovrasta la cima è probabilissimo vedere i camosci, meno probabilità di vedere qualche esemplare di lupo, praticamente impossibile avvistare l’orso.
Alla partenza il minimo occorrente è una colazione a sacco e un impermeabile; in quota le variazioni sono frequenti. Occorre poi anche tanta forza nelle gambe, visto che il dislivello da percorrere è di circa 1000 metri. Dopo la cascata si incontra Casone Bartolomucci: una masseria in pietra ora adibita a stalla per le mucche lasciate pascolare tra le radure allo stato brado.
Salendo ancora si giunge ai “tre confini”, il punto dove si incrociano i confini di Abruzzo, Molise e Lazio. In cima tira spesso un vento molto forte. Nel rifugio sostano durante il periodo estivo dei guardia parco. La zona è posta sotto tutela e non è possibile proseguire oltre. Dall’altro versante è possibile venire su soltanto pagando obbligatoriamente una guida.

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