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TEANO DA AMARE

(di Giulio De Monaco) TEANO Teano è teoricamente dotata di quattro musei. Quello archeologico nazionale già esistente, quello dello Storico Incontro meritevole di più attenta e non solo occasionale attenzione, il museo vescovile che potrebbe essere al top per l’abbondanza di arredi sacri, spesso di grande valore estetico, connesso alla cripta di S. Paride, ricca di testimonianze di pietra , meritevole di maggior cura e di adeguamento espositivo e alI’interessante lapidarium già esistente nel giardino del Vescovo, quello della civiltà rurale.
Teano, l’immensa, multietnica, opulenta Teano dei Sidicini era dotata davvero di preziose evidenze architettoniche. ludiche pubbliche e private e pure di una certa grandiosità estetica e scenografica. Ci accorgiamo poco o niente di quanto sia bello questo “spaccato” antico di Teano compreso tra il monastero benedettino di S. Caterina, S Pietro in Aquariis e S. Maria La Nova. Stupendi ricordi d’altri tempi. Gioielli rubati. All’inizio del novecento si scavò alla Gradavola. Di questo scavo esuberante e produttivo solo qualche quotidiano si INTERESSò DI STRISCIO. Il Gabrici non diresse gli scavi, si fondò per la sua circostanziata relazione sui giornali di scavo, gli elenchi di archivio e soprattutto sugli appunti messi a disposizione da Matteo della Corte che presenziò all’ultimo periodo dell’indagine archeologica di questa stupenda necropoli urbana e che si preoccupò di far realizzare schizzi e sezioni di tombe. Il Gabrici di persona venne spesso a Teano dal proprietario del terreno, dove esaminò i ritrovamenti da lui avuti dopo la divisione. Il Nobile proprietario del fondo gli consentì di annotare appunti e fotografare molti reperti. A Teano si venerava anche Iside dove le fu edificato un Iseion, con certezza di aspetto superbo con impiego di materiali pregiati.

Già il canonico A.De Monaco , con acume, aveva supposto in Teano osco e romano l’esistenza di un possibile Serapeion sottoposto o eretto nei pressi della cattedrale. Tale ipotesi è autorevolmente confortata oggi, da Johannowsky di felice memoria e dal De Caro che però attribuiscono il Santuari a Iside. Di grande potenza evocativa due sfingi fanno tuttora la guardia alla porta principale del duomo come già dovettero farlo nel santuario di Iside. Le sfingi di Teano sono entrambe anepigrafi. Scolpite distese in guardinga postura su due bassi plinti, il corpo felino dalle forme naturalistiche ben modellate, la tenue curva della criniera sottilmente scolpita. Il volto grande dalla guance piene, le palpebre pesanti, le labbra spesse lievemente corrugate agli angoli. La coda è ritorta in curva elegante sul corpo felino. La testa androcefala, dalle grandi orecchie a sventola, abbozza un beffardo sorriso. Il volto di quella a sinistra si presenta eroso. Il mitico animale è logorato da calamità, consunto dal tempo o più semplicemente è un non finito? La sfinge che di solito rappresentava le fattezze del Faraone del tempo, nel nostro caso doveva rivestire solo funzione di allontanare influssi negativi. Altri possibili segni dell’esistenza di un elegante Santuario isiaco li notiamo negli urei incassati nella cripta di S. Paride, in quelli infissi nella parete del campanile affrontati a un sistro, strumento rituale degli adoratori e dei sacerdoti della dea, ancora usati nella chiesa copta. Ancora possiamo notare possibili segni del complesso isiaco nella enorme base di colonna modanata in granito ritrovata nel 1960 sotto il pavimento della cantoria, ora nel giardino dell’episcopio. Ritroviamo ancora, forse, segni dell’ isiaco santuario di Teano nel pezzo di fusto di colonna di granito rosa, del giardino vescovile. E ancora nei capitelli lotiformi dell’acquasantiera e dell’androne dell’episcopio. Si radicò così anche a Teano, crocevia di razze e culture, il culto egittizzante di Iside, importato quasi sicuramente da veterani convertiti durante le guerre in Oriente e con la frequentazione della città immensa,ricca e strategicamente vitale da parte di mercanti orientali.
Mentre ci inoltriamo in questo itinerario ideale, sforzandoci di ricostruirne l’identità storica, intanto che tentiamo di animare questo vuoto con la folla di quelli che tanti anni fa vi dimorarono e ora riposano placidi ci chiediamo infine che città potente e proderosa potesse essere la nostra. La risposta a chi amandola ne avra’ rispetto.

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