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Teano. Cantico per una grande persona.

(Giulio De Monaco) TEANO “Nel celebrare le nozze di due cari concittadini, ho avuto l’onore di indossare questa fascia. E ne ho sentito tutto il peso, che dovrebbe ricadere su coloro i quali la portano per volere del popolo.
Esattamente quattro anni fa provai a meritarla, ma sappiamo com’è andata. Da quel giorno, pur avendo un ruolo di minoranza, ho dedicato tante energie alle vicende della comunità, sacrificando molto della mia vita privata e professionale. Chi ha assistito ai Consigli Comunali e alle Commissioni, oppure ne ha letto gli atti, sa che, pur commettendo qualche errore, ho cercato, con passione e dedizione, di adempiere al mio mandato elettorale, che comunque onorerò fino alla fine. E per l’amore che provo per la mia città, dopo un’attenta e sofferta riflessione, ho deciso di non ricandidarmi.” Dispiace molto questa decisione, seppur motivata da profondo senso di responsabilità. Dispiace anche che il nostro comune dopo la travolgente opportunità dibenedettina perda uno a uno i suoi figli migliori. Chi raccoglierà la pesante e greve eredità di Nicola salvatore della patria? Chi e come? Inutile fare previsione il futuro: è tutto buio. Ci si rassegni a emigrare a Pietravairano, Ameglio, Galluccio, a Cucuruzzo. Siamo stati sconfitti noi che in passato abbiamo fatto mordere la polvere a Romani, Sanniti, Sabini, Volsci e Burgundi. Sconfitti dalle ombre. Mortificati dai fantasmi. Avviliti dal vento… Avvilente sconcertante… Un paese alle corde. Anche il vescovo se ne va dietro un destino avellinese. Cosa ci attende? Ma….se dopo la notte più cupa arriva l’Aurora ” sposa di Titone antico ” dalle dita di rosa. Ci dovrebbe toccare un vescovo nuovo di zecca, di entusiasmante caratura e anche un bel giovane sindaco di belle speranze.

Giunti al fondo della tazza resta lo zucchero e ce lo meritiamo pure dopo tanto amaro. Amaro Nicola dopo l’amaro Luchino e l’amaro Lucano. Bah, abbiamo digerito tutto, anche le pietre, come struzzi elettorali sbattuti di qua e di là, senza orario e senza bandiera. Ora basta con i sottopifferi e i reggicoda. E’ l’ora dell’amore, cinguettavano i Camaleonti mille anni luce orsono.

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