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PROTOCOLLO GOVERNO, CEI E COMUNIONE IN MANO

(Gianluca Martone) Vorrei tornare sulla questione del Protocollo firmato dal Governo e dalla CEI, già ampiamente affrontato. In questi giorni, dopo una nota presentata dalla CEI, il Comitato Tecnico Scientifico ha risposto su alcuni chiarimenti legati all’applicazione del Protocollo. Si legge nel Comunicato:” Con nota del 17 giugno u.s. dell’E.V. sono state rappresentate una serie di questioni relative al possibile superamento di alcune delle disposizioni contenute nel Protocollo in oggetto. In particolare, sono state avanzate le richieste in ordine al “derogare all’obbligo dei guanti al momento della distribuzione della Comunione” ed alla “obbligatorietà della mascherina, riguardo alla celebrazione dei matrimoni” per gli sposi. A seguito della richiesta pervenuta da parte della E.V., questo Dipartimento ha quindi sottoposto all’attenzione del CTS i quesiti sopra citati. Nella riunione del 23 giugno u.s., il Comitato ha preso in esame la questione e nello stralcio del verbale n. 91, che ad ogni buon fine si allega, viene rappresentato quanto segue: “Anche sulla base degli attuali indici epidemiologici, il CTS raccomanda che l’officiante, al termine della fase relativa alla consacrazione delle ostie, dopo aver partecipato l’Eucarestia ma prima della distribuzione delle ostie consacrate ai fedeli, proceda ad una scrupolosa detersione delle proprie mani con soluzioni idroalcoliche. Il CTS raccomanda altresì che, in assenza di dispositivi di distribuzione, le ostie dovranno essere depositate nelle mani dei fedeli evitando qualsiasi contatto tra le mani dell’officiante e le mani dei fedeli medesimi. In caso di contatto, dovrà essere ripetuta la procedura di detersione delle mani dell’officiante prima di riprendere la distribuzione della Comunione. Il CTS ritiene auspicabile che la medesima procedura di detersione delle mani venga osservata anche dai fedeli prima di ricevere l’ostia consacrata. Rimane la raccomandazione di evitare la distribuzione delle ostie consacrate portate dall’officiante direttamente alla bocca dei fedeli”. Quanto alla ulteriore questione posta da codesta Conferenza episcopale, “in relazione al quesito concernente l’obbligatorietà dell’uso dei dispositivi di protezione delle vie aeree da parte degli sposi durante le ‘celebrazioni dei matrimoni, il CTS osserva che, non potendo certamente essere considerati estranei tra loro, i coniugi possano evitare di indossare le mascherine, con l’accortezza che l’officiante mantenga l’uso del dispositivo di protezione delle vie respiratorie e rispetti il distanziamento fisico di almeno i metro. Il CTS ritiene che tale raccomandazione possa estendersi anche alla celebrazione del matrimonio secondo il rito civile o secondo le liturgie delle altre confessioni religiose”. Di tanto, si trasmette all’E.V. perché siano scrupolosamente osservate le prescrizioni sopra riportate. Nell’analizzare questo passaggio del comunicato” Il CTS raccomanda altresì che, in assenza di dispositivi di distribuzione, le ostie dovranno essere depositate nelle mani dei fedeli evitando qualsiasi contatto tra le mani dell’officiante e le mani dei fedeli medesimi. In caso di contatto, dovrà essere ripetuta la procedura di detersione delle mani dell’officiante prima di riprendere la distribuzione della Comunione. Il CTS ritiene auspicabile che la medesima procedura di detersione delle mani venga osservata anche dai fedeli prima di ricevere l’ostia consacrata. Rimane la raccomandazione di evitare la distribuzione delle ostie consacrate portate dall’officiante direttamente alla bocca dei fedeli”, mi chiedo alcune importanti riflessioni. 1) Da quando nella Storia bi millenaria della Chiesa Cattolica la distribuzione del Santissimo Corpo di Nostro Signore Gesu’ Cristo deve essere stabilito da un comitato di esperti e non dai Vescovi?2) Su quali basi si è deciso che, per i fedeli, per non essere contagiati, l’unico modo di ricevere la Santissima Eucarestia , che rappresenta Nostro Signore Gesu’ Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità è quello di riceverlo nelle mani, veicolo di germi e di batteri, profanandolo e commettendo sacrilegio? 3) Per quale motivo si deve far passare l’insana e abominevole idea che la Santissima Eucarestia infetta e contagia i fedeli e non li guarisce dalle loro infermità e malattie fisiche e spirituali?Per rispondere a queste domande, occorre capire cosa significa la distribuzione della Comunione in mano, che è uno dei più grandi sacrilegi commessi oggi contro il corpo di nostro Signore Gesù Cristo. Molti si domanderanno: ma perché alcuni sacerdoti la consegnano così? Perché fu permesso per mezzo di un indulto, durante il papato di Paolo VI. E’ stata una cospirazione dietro la quale sono stati coinvolti alcuni membri della Chiesa, in particolare i vescovi, i massoni europei, i protestanti e i terribili nemici della fede e della Chiesa cattolica. La parola “sacro”, significa separato, inaccessibile, intoccabile. La parola “profano”, significa il contrario, manipolabile, toccabile. Al Papa Paolo VI fu fatta pressione dai membri del clero in Germania, Belgio, Olanda e Francia perché autorizzasse la Comunione nella mano, che si stava estendendo senza nessun permesso, un’attitudine d’indisciplina e individualismo. La Sacra Congregazione del Rito concesse la nuova pratica alla Germania il “06/07/68″ e al Belgio “11/07/68″ ,pero’ dietro alle proteste per questo cedimento il Papa sospese la concessione il “25/O7/68″. La decisione del Papa non potè fermare l’abuso. La riverenza verso questo sacramento ha portato a una serie di segni di devozione che si osservano universalmente in tutta la Chiesa d’Occidente e Oriente. Ovunque l’eresia protestante ha trionfato, molti o tutti questi segni di riverenza sono stati vietati perché, logicamente, nel contesto di questa eresia, il pane e il vino sono solo simboli del corpo e sangue di Cristo. Il primo libro di preghiera protestante è stato imposto al popolo inglese nel 1549. Continuò con la pratica di ricevere la comunione in ginocchio e sulla lingua. Questo è stato uno dei diversi dettagli nel Libro delle Preghiere del 1549 che ha causato il malcontento dei riformatori più radicali, tra cui Martin Bucer, un tedesco che aveva una notevole influenza sul lavoro liturgico di Thomas Cranmer, principale autore del Libro della Preghiera comune anglicana. Nella critica del libro di preghiera del 1959, Bucer scrisse: “Non ho alcun dubbio che l’uso di non mettere questi sacramenti nelle mani dei fedeli si sia introdotto da una superstizione doppia: in primo luogo, il falso onore che si desidera mostrare in questo Sacramento, e in secondo luogo, l’arroganza dei malvagi sacerdoti che reclamano una maggiore santità rispetto alle altre persone, in virtù dell’olio della consacrazione”. Bucero decise che “come tutte le superstizioni dei romani contro Cristo devono essere abolite, il Sacramento deve essere collocato nelle mani dei laici”. Quando l’edizione riveduta del libro di preghiera anglicano fu pubblicata nel 1552, non solo aveva la “rubrica nera”, è stata introdotta la pratica della comunione nella mano. Così, fin dai tempi della riforma, la collocazione dell’ultima cena nelle mani ha acquisito un nuovo significato. Significo’ il rifiuto della credenza cattolica che c’è una differenza sostanziale tra pane eucaristico e il pane comune o una differenza sostanziale tra un prete e un laico. La ricezione del Santissimo Sacramento sulla lingua da parte dei laici è una testimonianza della sua fede nel sacerdozio e nella presenza reale, ricevere il sacramento nella mano, come i protestanti sono una testimonianza di rifiuto verso queste credenze.

Il Concilio di Saragozza (a.380)*: “Scomunicare chiunque osi ricevere la Santa Comunione nella mano.” – Il Sinodo di Toledo: conferma questa sentenza. * Vedere Commenti… Sinodo di Rouen (a.650): “Non si collochi l’Eucaristia nelle mani di nessun laico o laica, ma solo nella loro bocca. Condanniamo la comunione nella mano per porre un limite agli abusi che occorrono a causa di questa pratica e come salvaguardia contro i sacrilegi’“. Il sesto Concilio Ecumenico di Costantinopoli (680-681): Proibì ai fedeli di dare la comunione a se stesso che è ciò che accade quando la particella sacra è posta nelle mani di chi riceve la comunione e decreto una scomunica di una settimana per le persone che lo han fatto alla presenza di un vescovo, un sacerdote o un diacono. Il Concilio di Trento (1545-1565): “È sempre stata consuetudine della Chiesa di Dio nella comunione sacramentale dei laici, prendere la comunione nelle mani dei sacerdoti e che i sacerdoti celebranti da se medesimi, usanza che per ragione e giustizia deve essere mantenuta per provenire dalla tradizione apostolica.” Concilio Vaticano I(1869-1870): Non prescrive nessuna norma. Concilio Vaticano II(1961-1965): Non prescrive nessuna norma. Nella riforma Liturgica realizzata durante il Concilio Vaticano II, si dichiara il seguente: 160. Poi il sacerdote prende la patena o la pisside e si reca dai comunicandi, che normalmente si avvicinano processionalmente. Non è permesso ai fedeli prendere da se stessi il pane consacrato o il sacro calice, tanto meno passarselo di mano in mano. I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza Episcopale. Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme. 161. Se la Comunione si fa sotto la sola specie del pane, il sacerdote, eleva alquanto l’ostia e la presenta a ciascuno dicendo: Il Corpo di Cristo. Il comunicando risponde: Amen, e riceve il sacramento in bocca o, nei luoghi in cui è stato permesso, sulla mano, come preferisce. Il comunicando appena ha ricevuto l’ostia sacra, la consuma totalmente. Se invece la Comunione si fa sotto le due specie si segue il rito descritto a suo luogo (Cf. nn. 284-287). 162. Nel caso siano presenti altri presbiteri, essi possono aiutare il sacerdote nella distribuzione della Comunione. Se non ve ne sono a disposizione e il numero dei comunicandi è molto grande, il sacerdote può chiamare in aiuto ministri straordinari, cioè l’accolito istituito, o anche altri fedeli a ciò deputati secondo il diritto. In caso di necessità, il sacerdote può incaricare volta per volta fedeli idonei. Questi ministri non salgano all’altare prima che il sacerdote abbia fatto la Comunione e ricevano sempre dalla mano del sacerdote il vaso in cui si custodiscono le specie della Ss.ma Eucaristia da distribuire ai fedeli. San Tommaso d’Aquino, la figura massima teologica della Chiesa, dove si basa tutta la dottrina con fondamenti, nella Summa Teologica – Parte III – Domanda 82, parlando della distribuzione dell’Eucaristia, dice: “La distribuzione del corpo del Signore appartiene al sacerdote per tre ragioni. Primo, perché, come si è detto, egli consacra in persona di Cristo. Ora, Cristo, come consacrò da sé il proprio corpo, così da sé lo distribuì agli altri. Quindi come al sacerdote appartiene la consacrazione del corpo di Cristo, così appartiene a lui distribuirlo. Secondo, perché il sacerdote è costituito intermediario tra Dio e il popolo (Heb 5,1). Perciò come spetta a lui offrire a Dio i doni del popolo, così tocca a lui dare al popolo i doni santi di Dio. Terzo, perché per rispetto verso questo sacramento esso non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di un caso di necessità: se, p. es., stesse per cadere a terra, o in altre contingenze simili.” San Tommaso rende chiaro in questi paragrafi, che le mani dei battezzati non possono toccare l’Eucaristia, perché è un privilegio dato solo ai sacerdoti. Uno dei frutti della comunione nella mano, è quello di eliminare la differenza tra il sacerdozio ministeriale e il comune di tutti i battezzati ed è ciò che cerco Lutero, quando nelle sue “liturgie” chiese ai suoi “ministri” di dare la comunione in mano per due cose “per rimuovere la superstizione della Presenza Reale e la differenza tra il sacerdote ei fedeli”. San Sisto I ( a.115): “ I Santi Misteri non devono essere manipolati da altri che non sono consacrati al Signore.” (Liber Pontificalis) Tertulliano (160-220): “Vigiliamo scrupolosamente che qualcosa dei calici o del pane possa cadere a terra.” (Da Corona, 3 PL 2, 99) San Ippolito (170-235): “Stia attento ciascuno…che qualche frammento non abbia cadere e perdersi, perché è il corpo di Cristo che deve essere mangiato dai fedeli e non si deve disprezzare.” (Trad. Ap. 32.) Origine (185-254): “Voi che siete soliti prendere parte ai divini misteri quando ricevete il corpo del Signore lo conservate con ogni cautela e ogni venerazione perché nemmeno una briciola cada a terra, perché nulla si perda del dono consacrato. Siete convinti, giustamente, che sia una colpa lasciarne cadere dei frammenti per trascuratezza. Se per conservare il suo corpo siete tanto cauti – ed è giusto che lo siate –, sappiate che trascurare la parola di Dio non è colpa minore che trascurare il suo corpo”. (In Exod. Hom., hom. XIII, 3, Migne, PG 12, 391). Papa San Eutichiano (275-283): “Nessuno osi consegnare la comunione ad un laico o ad una donna per portarla ad un infermo.” (P.L. V,coll.163-168). San Efren (306-373): “Mangiare questo pane e non calpestate le sue briciole, una particella delle sue briciole può santificare migliaia e migliaia ed è sufficiente per dare vita a tutti quelli che lo mangiano.” (Serm. in hebd. s., 4, 4) San Cirillo (315-387): “Sii vigilante affinchè tu non perda niente del corpo del Signore. Se tu lasciassi cadere qualcosa, devi considerarlo come se tu avessi tagliato uno dei membri del tuo proprio corpo. Dimmi, ti prego, se qualcuno ti desse granelli d’oro, tu per caso non li terresti con la massima cautela e diligenza, intento a non perdere niente? Non dovresti tu curare con cautela e vigilanza ancora maggiore, affinchè niente e nemmeno una briciola del corpo del Signore possa cadere a terra, perchè è di gran lunga più prezioso dell’oro o delle gemme?” ( S.Cyrillus Hier., Catech. Myst., 5, 21) San Basilio (330-379): “ Il diritto di ricevere la Santa Comunione nella mano è consentito solo in tempi di persecuzione, o come nel caso dei monaci nel deserto, quando erano assenti un diacono o un sacerdote che potesse distribuirle.” (Ep. 93) Sant’ Agostino (354-430): “Sarebbe una follia insolente discutere che fare quando tutta la Chiesa universale ha già una pratica stabilita.” (Carta 54,6; a Denaro) Papa San León (440-461): “Si riceve nella bocca quello che si crede per la fede” (Patrologia Latina, 54, 1385). San Francesco d’Assisi (1182-1226): “ Solo loro (i Sacerdoti) devono amministrarlo, e non altri”. (Carta 2° a tutti i fedeli,35). Papa San Pio X: “ Nell’atto di ricevere la santa Comunione bisogna essere inginocchiati, tenere la testa mediocremente alzata, gli occhi modesti e rivolti alla sacra particola, la bocca sufficientemente aperta e la lingua un poco avanzata sulle labbra”. E rispondendo a chi gli chiedeva il permesso di ricevere la comunione in piedi sulla base del fatto che: gli Israeliti mangiavano in piedi l’agnello pasquale, ha dichiarato: “L’agnello Pasquale era tipo (simbolo, figura o promessa) dell’Eucaristia. Pertanto, i simboli e le promesse si ricevono in piedi, la realtà si riceve in ginocchia e con amore “. (Catechismo Maggiore) Papa Pio XII: “Non possiamo fare a meno, però, per Nostro dovere di coscienza, di deplorare e riprovare quelle immagini e forme da alcuni recentemente introdotte, che sembrano essere depravazione e deformazione della vera arte, e che talvolta ripugnano apertamente al decoro, alla modestia ed alla pietà cristiana, e offendono miserevolmente il genuino sentimento religioso; esse si devono assolutamente tener lontane e metter fuori dalle nostre chiese come in generale, tutto ciò che non è in armonia con la santità del luogo”. (Mediator Dei). In questo momento drammatico della Storia della Chiesa e del mondo, il Magistero della Santa Chiesa Cattolica e l’esempio virtuoso dei Santi ci viene in soccorso, per restare fedeli a Nostro Signore Gesu’ Cristo fino al martirio, dando testimonianza di essere cattolici di vera fede e di autentico amore per la VERITA’, ossia per Cristo, che è VIA, VERITA’ e VITA.