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RESTIAMO LIBERI, diciamo no alle leggi liberticide

(ilMezzogiorno) E’ iniziata la campagna #restiamoliberi per dire “No” al progetto di legge liberticida sull’omotransfobia in discussione al parlamento. L’iniziativa culminerà sabato 11 luglio con una mobilitazione in 100 piazze di tutta Italia, collegate ad un evento principale nella città di Roma. La mobilitazione, che nasce dal basso, intende contestare l’istituzione di un nuovo reato, quello di omotransfobia appunto, che lascia enormi spazi a interpretazioni e derive liberticide che colpiranno tutti coloro che promuovono il diritto naturale di ogni bambino ad avere un padre e una madre o, più semplicemente, che si riconoscono nel principio dell’identità sessuata biologica e non in quello delle variegate identità di genere. Le manifestazioni sono aperte a tutti i cittadini che hanno a cuore la democrazia e la libera espressione del pensiero, a prescindere dal loro credo religioso e orientamento politico. Per essere aggiornato sulla campagna e per maggiori informazioni sulle manifestazioni in tutta Italia ti invitiamo a visitare il sito: Restiamoliberi.it L’evento principale a Roma avrà luogo l’11 luglio, a Piazza del Popolo, ore 11.00. Le altre città dove ci sarà una mobilitazione sono numerose: l’elenco è costantemente aggiornato insieme al luogo e all’orario delle manifestazioni su questa pagina.

Sono molti gli esempi di persone perseguitate o condannate per le loro opinioni in paesi dove le leggi anti omotransfobia esistono già: – Negli Stati Uniti, la prof.ssa Lisa Littman della Brown University è stata accusata di transfobia per aver suggerito che la disforia di genere potrebbe essere dovuta a pressioni esterne e influenze dal web;- Nel Regno Unito, Caroline Farrow, madre di cinque figli, è sotto processo per essersi rifiutata di usare pronomi transgender; – Anche la madre di Harry Potter, J.K. Rowling è stata accusata di transfobia perchè si è apertamente schierata contro il “transgenderismo”, denunciando i pericoli che corrono tutte le donne “quando aprono la le porte dei bagni e degli spogliatoi a qualsiasi uomo che crede di sentirsi donna”.
Ora, i progetti di legge anti omotransfobia intendono costringerci a riconoscere come “donna” o “uomo” chiunque affermi di “sentirsi” donna o uomo (“identità di genere”) nonostante qualsiasi evidenza biologica contraria. Una donna che si opponesse all’ingresso di maschi transgender negli spogliatoi femminili potrebbe essere condannata per discriminazione o istigazione alla discriminazione fondata sull’identità di genere (transfobica).
Manifestare contro queste leggi è dunque una questione di rispetto, di uguaglianza e di libertà…

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