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Ambiente sociale con scuole del Veneto verso le prossime elezioni regionali

Giuseppe Pace (VSeg. provinciale del Partito Pensionati di Padova con delega al decentramento regionale).
Al giardino dell’Arena patavina con la Cappella degli Scrovegni, il già Dirigente Scolastico e giornalista, R. M. Furlan, con esperienza londinese, mi fece l’intervista, sul palco alla Hyde Park, sui pensionati e le pensioni sperequate, intervista disponibile nel sito web del partito pensionati. Nell’ambiente storico-naturale degli Scrovegni e dintorni come il piazzale Boschetti ora parcheggio e prima stazione di corriere, nel futuro ci sarà più il verde. È quello che molti sperano. Anche la senatrice Pdl Maria Elisabetta Alberti Casellati si schiera a favore di parchi e giardini: «L’ex stazione degli autobus sarebbe cosa buona e giusta se rimanesse verde pubblico, senza alcuna edificazione» commenta, «Padova, nel suo cuore, è già congestionata di palazzi e cemento, ha bisogno di un polmone verde e quest’area è l’ideale, collegata ai Giardini dell’Arena». Ciò premesso più che “lamentarmi” delle pensioni mi preme sottolineare il decentramento scolastico veneto che la Lega non pare sappia dargli la giusta direzione se pensa ad una semplice sostituzione dello stato con la regione. Sarebbe un errore peggiore del necessario rimedio al male del sistema d’istruzione esistente. Ma andiamo per ordine per esaminare l’ambiente sociale con la scuola locale. Dopo il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica (Padova città votò monarchia) il Veneto ha sempre votato Democrazia Cristiana prima e Lega dopo- Mai il centrosinistra ha raggiunto la maggioranza dei consensi elettorali, unico caso regionale italiano. Il 20 ed il 21 settembre c. a., nessuno in Veneto, pronostica una vincita del centrosinistra e tutti già sanno che stravincerà la Lega anche per la molto probabile grave caduta libera sia dei 5S che dei berlusconiani i cui esponenti veneti, in gran parte, sono già migrati in Fratelli d’Italia. I “Gattopardismo” impera ovunque in Italia e non solo nel nostrano Mezzogiorno. L’Ambiente politico veneto, in sintesi, è quello delimitato prima, mentre quello campano, tra l’altro vede una recrudescenza dei reati predatori anche in centro storico di Napoli, addirittura in una libreria vicino all’Università “Federico II:” Si resta sconcertati dal progressivo imbarbarimento e dall’incremento dei reati predatori in città ai danni di esercizi commerciali e persone. Molti dei quali non vengono nemmeno più denunciati. Serve maggiore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine proprio in questo momento di difficoltà economica che spinge troppi delinquenti a uscire dalla tana e far danno al prossimo”. L’ambiente, si sa, è un insieme di natura e cultura e quello sociale ha molte varianti derivate dall’economia tradizionali e moderna (in agricoltura, industria e servizi), dalla religiosità, lingue, cultura anche locale, stili di vita, ecc.. Per esaminarlo bene sono necessarie conoscenze multiculturali, interdisciplinari e transdisciplinari. L’ambiente sociale e politico del Veneto è, per alcuni aspetti, molto diverso e quasi inverso di quello campano prevalente: “gigante politico e nano economico”. In Veneto, dagli anni Cinquanta, ha governato sempre una coalizione di centro-destra e il partito della Democrazia Cristiana, dorotea, aveva un consenso che superava l’attuale Lega (ex Nord ed ex Liga Veneta). Nelle prossime elezioni regionali in Veneto non vi sono dubbi su chi le vincerà: sarà una riaffermazione leghista, che chiede a gran voce da molti anni, dapprima l’indipendenza del Veneto, poi la sola autonomia, poi ancora il federalismo dolce, ma con 23 materie da decentrare e per questo la Lega ha fatto svolgere un referendum quasi plebiscitario. Alle prossime elezioni regionali del Veneto, un assessore regionale (Marcato), dichiara che la Lega è pronta a competere da sola, oppure in coalizione di centrodestra, ma solo con precise garanzie di fare e non di rimandare più l’autonomia delle 23 materie. Sul federalismo regionale gli italiani sono divisi: molti al sud non lo vogliono, mentre molti altri al nord lo invocano, compresi i vertici dei partiti che al sud non vogliono, fa eccezione pare il governatore della Campania che vorrebbe aumentare il potere decisorio formale e sostanziale, forse anche sull’ex magistrato ora Sindaco di Napoli con un popolo non sempre ossequioso nel portare le mascherine come dopo la vittoria della squadra di calcio, del 18 c. m., sulla Juventus. Al Sud, in genere, ogni regione che vota dà un margine d’incertezza per i risultati che non sono scontati come in Veneto, nella stessa Campania non è scontata la rielezione di De Luca al cui seguito sono accorsi, inaspettatamente due pezzi da 90, l’irpino De Mita e il caudino Mastella. Ma si sa che come in Libia si governa con accordi tra le sue tribù, diceva Gheddafi, così pare si governi il Mezzogiorno con feudi elettorali consolidati dal favoritismo e dal nepotismo ad oltranza, oppure pagando direttamente il votante: vedi il caso del parlamentare campano eletto che pagava 50 euro il voto nelle ultime elezioni. In Veneto i feudi elettorali esistono in modo meno vistosi, sono meno noti e più sussurrati, e minori sono, indubbiamente, i vincoli opprimenti ed ammorbanti lo sviluppo economico. Anche per un tessuto economico sano, i feudi hanno meno humus di sudditi e i politici sono meno raffinati del Sud, bastano pochi ad occuparsene e non sempre i migliori, qua più del sud abbondano personaggi che conoscono a malapena un arcaico linguaggio dialettale. Sul federalismo, Giuseppe Cangemi, professore ordinario di Scienza dell’Amministrazione all’Università di Padova, ha pubblicato vari saggi tra cui nel 2001: “La linea Veneta del federalismo”. Egli, tra l’atro ha pubblicato: La questione federalista. Zanardelli, Cattaneo e i cattolici bresciani (1984); Federalisti contro. Da Althusius a Silvio Trentin (1997); Meridione NordEst Federalismo (1997); Grande Padania Piccola Cultura (1999); Per la Gangemi Editore ha curato: La linea Lombarda del federalismo (1999); La linea Sarda del federalismo (2002); La linea Siciliana del federalismo (2003); Popoli d’Italia e coscienza nazionale (2011); Arbitrio amministrativo e corruzione politica. La linea municipalista italiana di ispirazione anglosassone (2011). Ha curato e tradotto di Silvio Trentin, La crisi del Diritto e dello Stato (2006), volume che, nel 2007, è stato scelto tra i 12 “Libri dell’anno 2006 nella Scienza Giuridica” ed è stato, inoltre, premiato dal Club dei Giuristi e dall’Istituto Luigi Sturzo, con il riconoscimento di “Libro italiano specialmente segnalato”. Per la qualità della vita (2017) in Campania, Napoli e Caserta sono al 108 e 95esimo posto, mentre in Veneto, Belluno, Vicenza, Treviso, Venezia, Padova e Rovigo sono rispettivamente al 3, 4, 6, 34, 41 e 63esimo posto. A differenza dell’ambiente sociale della Campania, in quello Veneto la malavita organizzata è d’importazione a parte il caso isolato di quella del Brenta. Qua non vi sono comuni diretti da malavitosi, a parte, sembra, Caorle, e tutti i 563 comuni chiudono il bilancio in positivo a cominciare dalle città, a differenza di altre città italiane e meridionali in primis per non parlare del bilancio in profondo rosso sia di Roma capitale che di Napoli. A Padova c’è un concentrato di ambiente sociale e politico veneto con, tra altro, l’università più antica, il polo ospedaliero veneto più grande, l’Orto Botanico universitario più antico del mondo, il primo teatro anatomico universitario, lo storico caffè Pedrocchi e la statua della prima laureata al mondo: Lucrezia Cornaro. “Padova, culla delle arti” è diventato anche il claim dell’assessorato alla cultura, scelta rappresentativa dell’identità di Padova come città d’arte, grazie all’omaggio di William Shakespeare: “Per il grande desiderio che avevo di vedere | la bella Padova, culla delle arti sono arrivato…| ed a Padova sono venuto, come chi lascia | uno stagno per tuffarsi nel mare, ed | a sazietà cerca di placare la sua sete.” A Padova, il famoso inglese, scrisse “la bisbetica domata” e all’inizio dell’opera rende a Padova un bell’omaggio, come è possibile leggere dalla targa posta in Piazza Capitaniato, angolo via dell’Accademia, vicino al teatro Verdi e la statua di Angelo Beolco, detto il Ruzante. In Veneto la coalizione di centrosinistra non ha mai avuto la maggioranza regionale perché l’ambiente sociale non ha grandi città operaie e il mito o verbo egalitarista marxista non ha avuto più del 20% di fedeli elettori e neanche il referendum renziano per abolire il Senato vinse. Dall’ambiente politico del Veneto, si guarda spesso la Germania dove il federalismo regionale è alto e tutto sembra che funzioni meglio dell’Italia che ha il primato della retorica governativa. Non a caso molti dei politici italiani non riscuotono alcun credito dagli osservatori di Austria, Danimarca, Olanda e Svezia che ci votano contro a Bruxelles. Il presidente attuale degli USA chiama “Giuseppi”, il nostro primo ministro perché non riesce a capire la logica governativa italiana e il senso di marcia. Ad esempio l’Italia, a differenza di Francia, Spagna, Grecia, ecc. vuole quanti più soldi l’Unione Europea può dargliene senza badare agli interessi che poi dovrà pagare, indebitandosi ulteriormente fino a raggiungere quasi il 190% di debito del Pil, mentre prima del covid19 era già al 130%. Tutti gli stranieri si meravigliano come una famiglia (un popolo è simile) possa indebitarsi fino all’inverosimile. “Giuseppi” pare che sia un campione di retorica e di leader di rendere suddito l’italiano che, invece, altri, lo scrivente compreso,vorrebbe cittadini pensanti e critici anche verso la privazione dei diritti fondamentali che il governo ha applicato alla carlona durante le fasi del coronavirus. Gli stati generali, voluti dall’”Avv. degli italiani”, Giuseppe Conte (e non il confronto in Parlamento, che è il solo depositario sovrano della volontà popolare), sono una mistificazione retorica per fare finta che il popolo è concorde a indebitarsi per centinaia di miliardi. Intanto pochi stanno avendo, in Veneto almeno, quei miliardi promessi poichè mancano ancora i decreti attuativi. Perché le Regioni più produttive d’Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, ecc.) vogliono il federalismo? Ci sarà pure una ragione essenziale? Ma vediamo di capire insieme l’ambiente sociale del Veneto, che come tutti gli ambienti è n insieme di natura e Cultura. Il territorio della Regione Veneto, esteso 18.390 kmq con 56,4% di pianura, confina, mediante la provincia di Belluno, con l’Austria e i Romani chiamavano il Lago di Costanza lacu venetico, forse per indicare l’importanza di questo territorio collegato con l’oltralpe. Il territorio veneto, abitato da 4.910.000 persone con una densità di 268 ab/kmq, è suddiviso in 7 unità provinciali e 563 Comuni con la città metropolitana di Venezia, senza di essa il Veneto non avrebbe grandi città come le altre grandi regioni italiane. La mancanza di grande città nel territorio veneto, ha causato un più marcato provincialismo di modo di pensare e vedere il resto del mondo, ma è un provincialismo con i suoi aspetti anche positivi come le virtù dell’onestà, laboriosità, efficienza produttiva anche nello sport. Il Veneto è la regione più produttiva d’Italia con oltre il 30% di aziende che esportano/esportavano prima del covid-19, a parte la Lombardia che ha il doppio di abitanti. L’ambiente sociale veneto si dimena tra un persistente provincialismo e una capacità commerciale e imprenditoriale sorprendenti. I servizi, prevalentemente di natura privatistica, sono di notevole qualità, non meno di quelli tedeschi, olandesi e scandinavi, mentre il grado di scolarizzazione è meno alto di altre regioni italiane, idem per il numero di laureati. Qua, dopo la terza media, fino a pochissimi anni fa, si tendeva ad andare a lavorare subito e, per chi continuava, c’era il primato degli studi tecnici, poi rientrato con i liceali uniformandosi alla tendenza nazionale italiana. Molti direttori bancari, commerciali e delle multinazionali sono nati e formati in Veneto. La capacità commerciale deriva della Serenissima Repubblica di San Marco, terminata a fine XVIII sec. per motu proprio più che per Napoleone che la depredò non poco come le navi veneziane avevano depredato Costantinopoli al tempo delle crociate. Tra le popolazioni antiche di questa Regione, vi erano gli Euganei, che adoravano il dio Aponus o dei vulcani da cui aponensi gli abitanti del territorio del parco regionale dei Colli Euganei in provincia di Padova con Abano Terme, Battaglia Terme, Baone. In quest’ultimo comune, a sud dei vulcanici Colli Euganei, pare si sia insediato, in epoca protostorica, il principe troiano Antenore, mitico fondatore di Padova e nobile capostipite dei Veneti. Questi erano le truppe mercenarie alleate di Troia nella guerra contro i Greci e originari della Plaflagonia in Anatolia, oggi Turchia. Da insediamenti venetici traggono la loro origine Padova, Este (ex capitale degli Euganei ma con un importante museo anche di reperti romani), Vicenza, Atino, Verona e Adria. Il processo di romanizzazione della Venetia  avvennne in maniera graduale: Veneti e Romani furono infatti alleati a partire dal III sec. a. C.. Secondo Polibio, nel 222 a. C. i Veneti strinsero un’alleanza militare con Roma contro altri popoli fornendo un contingente di 20.000 uomini e sconfissero i Galli. Dal 181 a. C. la dedizione della colonia romana di Aquileia, rafforzò ulteriormente i tradizionali rapporti di collaborazione con i Romani e dopo la guerra sociale dell’89 a.C. diverse città venete ottennero lo ius Latii. Giulio Cesare, nel 49 a.C., concesse ai Veneti la piena cittadinanza romana. Con Augusto il territorio venne inserito nella X Regio Venetia et Histria, che ebbe come centro principale Aquileia. Con Diocleziano divenne provincia Venetiae et Histriae estendendo i propri limiti fino al fiume Adda. La cristianizzazione della regione ebbe luogo a partire da Aquileia, dove il Cristianesimo era giunto per mare in quanto la grandezza e la potenza della successiva Repubblica Marinara di Venezia fu dovuta all’apporto economico e militare di Costantinopoli che mantenne sempre un cordone ombelicale di collegamento via mare Adriatico con la Laguna di Venezia, dove sorse e si sviluppo il miracolo architettonico e storico, unico al mondo, della città sul mare. Con il dominio Longobardo della terraferma del Veneto iniziò una netta separazione con la zona costiera e lagunare. Il tessuto sociale della Terraferma conobbe un rapido declino; una certa continuità della vita cittadina fu garantita dai vescovi, divenuti riferimenti autorevoli. La iniziazione cristiana dei Veneti fu, secondo la tradizione, lievitata da San Marco evangelista che avrebbe fondato la chiesa di Aquilea ed avrebbe inviato il greco Prosdocimo a evangelizzare Padova, Este, Vicenza, Treviso, Asolo e Altino, mentre Verona fu evangelizzata dall’africano-romano, San Zeno, patrono della città. Ritornando all’attualità dell’ambiente sociale e politico del Veneto c’è da dire che anche per la scuola qua non è uguale ad altre regioni e, prima della crisi del 2008 e della pandemia poi, aveva il 17% di scuole libere e l’83% di scuole statali. A Padova ad esempio vi sono 4 licei scientifici statali, 4 paritari e 4-5 privati. Ecco un esempio eclatante di sistema d’istruzione veneto che andrebbe potenziato con il federalismo, mentre la scuola, anche in Veneto, è, in gran parte, ridotta ad essere statale e statalista con indifferenza verso la trasmissione culturale aggiornata e spendibile. Il Governatore leghista Veneto, vorrebbe tutto personale scolastico regionalizzato tranne i presidi, tanto sono pochi! Egli sa bene che la paga mensile di un laureato regionale è più elevata. Ma si corre il rischio che un dipendente regionale è controllabile dal potere regionale con i feudi elettorali, meglio che resti statale la scuola se deve essere impostata così come pare sia stata accennata, fino ad ora dalla Lega ed alleati ed impreparati sullo specifico ambiente scolastico. La scuola deve essere gestita da privati e non dalla regione (burocrazia regionale che potrebbe essere peggiore perchè più provinciale e feudataria della statale) e basata sulla libertà di scelta del personale della scuola e dell’utenza. In un sistema regionale libero- con la Regione che norma e controlla dall’esterno- ed uno statale, i 75 mila impiegati statali attuali con salari e stipendi quasi tutti uguali per fare scuola a oltre 600mila studenti in Veneto, si potrebbero ridurre i costi (55 miliardi annui costa alla Stato la scuola nazionale), pagare di più i docenti meritevoli e privatizzare di più il personale non docente. Nel sistema d’istruzione (comprese le università) libero o regionale allo studente deve essere garantito il diritto di scelta sia della scuola che del docente disciplinare come oggi avviene per il medico ed altri servizi pubblici. Perché prima della pandemia, uno studente liceale, padovano, maggiorenne e con febbre alta, è stato obbligato dalla preside a non poter uscire quando lo aveva espressamente ed educatamente richiesto? Questo è statalismo in ambiente di cittadini e non di sudditi di Roma ed anche di Venezia se non interviene. L’ambiente economico e produttivo veneto ha subito una batosta per effetto del DPCM dell’11 marzo, a chiudere i battenti sono state 106.500 imprese. Si tratta del 24,8 per cento del totale regionale. Il dato, impietoso e destinato a crescere, è l’effetto delle nuove misure che allargano ulteriormente la platea dei divieti. “Un’impresa su quattro in Veneto ha chiuso i battenti, sintetizza il Presidente della CNA del Veneto. In questo momento tutti siamo chiamati a fare dei sacrifici per il bene comune. Gli aspetti economici arrivano in seconda battuta, ma è chiaro che anche questo tipo di preoccupazione esiste e qualcuno dovrà farsene carico”. Entrando nel dettaglio delle chiusure ad abbassare la saracinesca sono state 55mila imprese di servizi, vale a dire l’80,7% sul totale regionale. Ferme anche 19mila e 200 attività che operano nel settore della ristorazione, il 73,2% del totale e 27.600 attività che si occupano di commercio al dettaglio, vale a dire il 59,7% del totale. “Ciò significa che la maggior parte delle pmi e delle imprese artigiane ha optato per la chiusura, seppur temporanea, del proprio esercizio o attività – spiega il segretario della CNA del Veneto.  “L’incidenza dell’economia non osservata è molto alta nel Mezzogiorno (19% del valore aggiunto), sopra alla media nel Centro (14,2%) e inferiore nel Nord-est (11,9%) e nel Nord-ovest (11,4%)”. Il deputato patavino, Marco Marin, cita tre regioni che sono ai vertici della classifica dell’export. Su un totale di 462,9 miliardi di euro di merci esportate nel 2018 dall’Italia, la Lombardia ha contribuito per 127 miliardi, il Veneto per 63,3 miliardi e l’Emilia-Romagna per 63,4 miliardi. Dunque, queste tre regioni da sole totalizzano circa il 55% dell’export italiano. Secondo l’Istat il Pil dell’Italia nel 2017 – ultimo anno per cui ci sono i dati ripartiti per regioni – è stato pari a 1.725 miliardi circa di euro. La Lombardia ha contribuito per 383,2 miliardi, il Veneto per 162,5 miliardi, l’Emilia-Romagna per 157,2 miliardi. Dunque, sommando i dati delle tre regioni, risulta un contributo al Pil nazionali pari a circa 703 miliardi di euro. Un Pil veneto in crescita anche nel 2019, ma gli indici di crescita marciano a ritmi dimezzati rispetto al 2018. +1,6% per la produzione industriale, rispetto al +3,2% di un anno fa. L’occupazione, trainata dai servizi, aumenta. I disoccupati calano al 5,9% dal 6,4% del 2018. È il quadro tratteggiato da Bankitalia nel suo aggiornamento congiunturale della serie Economie Regionali. Nel Veneto centrale con Padova, le polveri sottili, che derivano dal clima e da scarichi gassosi delle attività civili ed industriali, sono allarmanti per troppi mesi invernali. Nella foto scattata dal satellite è una macchia rosso sangue in mezzo al blu del resto d’Italia e dell’Europa occidentale. In pianura padana ci vivono 23 milioni di persone, il 43% della popolazione nazionale. I pensionati che hanno lavorato 40 anni sono in numero maggiore in Veneto ed a questi il governo Monti, con il pianto della Ministro, Fornero, prima e Renzi poi, sottrassero, fino ad oggi, circa 5 mila euro cadauno. Dunque tassare gli onesti per premiare i furbastri, infatti aumentò il numero di pensioni assistenziali. A nulla valse la delibera di Giunta promossa dall’Assessore Barison, che si schierò contro l’ingiusto prelievo ai pensionati con pensioni lorde di 3 volte maggiori quelle minime. In Veneto i pensionati sono il 25% della popolazione con punte del 30% in città come Padova, dove le pensioni assistenziali crescono quasi come nel più povero Mezzogiorno. Qualcosa non va nel nostro sistema pensionistico e non basta fare ancora cassa su milioni di pensionati, ritenuti ricchi se dopo 40 anni di onesto lavoro, percepisco 1435 euro di pensione lorda! Perché non dare i soldi europei anche a loro, invece di destinarli verso rivoli incontrollati e incontrollabili di spese non ben normate? Perché è più facile fare altri feudi elettorali? E’ probabile poiché questa appare la tendenza governativa! Anche il sistema d’istruzione è da migliorare in Veneto, che nonostante sia tra i migliori, secondo l’Ocse-Pisa, risente dell’ambiente scolastico nazionale. L’Italia, purtroppo, è ancora fanalino di coda per la qualità del suo sistema d’istruzione che l’Ocse, di anno in anno, registra com’è scarso e sempre molto dietro alle scuole più anglo che sassoni (dove l’ambiente sociale ha meno burocrazia e scaricabarile di responsabilità). L’Italia appare agli occhi degli stranieri sia bella che male organizzata per investirvi, per lavorarvi, per viverci stabilmente. Gli italiani all’estero conoscono tali aspetti più di quelli rimasti a casa a fare spesso i sudditi di uno stato con caratteri padronali. Soprattutto li conoscono i moltissimi giovani emigrati per sfuggire alla cappa burocratica che nasconde bene il nepotismo istituzionale che di tanto in tanto riaffiora con inchieste, isolate ed eclatanti, su concorsi truccati ed assunzioni di amici e parenti anche nelle università per non parlare dei piccoli comuni che sono più di 8 mila. Si è creato un sistema di feudi elettorali che rende quasi asfittica non poco della società italiana e la democrazia non sempre corrisponde alla fisiologia più avanzata dei sistemi democratici di promozione della res publica. Il giovane Filosofo marxista, Diego Fusaro, leader opinionista, ha detto, in un video pubblico, dal titolo chiaro ”Non ci crederete!!Il governo Conte e alcuni consiglieri economici di Conte al vertice di Bildelberg”. Egli ha criticato la partecipazione della consigliera economica, Mariana Mazzuccato, a tale vertice del 16/06/2018 perché autore di vari saggi tra cui: ”Lo stato innovatore”, “Ripensare il capitalismo” prospettando uno stato impresa che finanzia le aziende. Fusaro ha accusato il governo Conte di non occuparsi del popolo sovrano ma di altro e addirittura di capitalismo di stato. Se questo è vero c’è da pensare che Fusaro abbia, tutto sommato, ragione perché uno stato deve rispettare la libertà d’impresa e non interferire con capitali turbandola gravemente. Sembra quasi un comunismo-capitalista, forse modello cinese? Non siamo messi bene con la res publica non più in mano al popolo sovrano, che elegge i suoi rappresentanti istituzionali, ma a improvvisati tecnocrati come fu anche per il governo tecnico di Monti che bloccò la contingenza ai pensionati, atto antisociale solo per fare cassa, bastava tagliare le partecipate e le buonuscite ai dirigenti bancari e alti funzionari del parastato. I pensionati non devono essere tartassati da alcun governo perché sono, in periodo di crisi, il salvadanaio anche per figli e nipoti sottoccupati, precari e disoccupati. Attendiamo come pensionati di conoscere le responsabilità pubbliche che non hanno ridotto le morti non solo lombarde nelle case per anziani. I magistrati chiederanno sia al cittadino conte che al cittadino Fontana i provvedimenti preventivi adottato o non adottati. Tutti siamo uguali di fronte alla Legge, potenti di turno compresi, e meno male che la Democrazia lo preveda. Altrimenti con un parlamento inutilizzato, ammorbato dalla retorica e che viene glissato dagli stati generali del sovrano populista, c’è poco da ben sperare. La democrazia dell’attuale Repubblica Parlamentare Italiana, nata per cambiare in meglio e soprattutto per fare evolvere il suddito in cittadino, non pare promuovere il cittadino sul suddito di sua maestà: la retorica populista e la burocrazia! Adesso il Governo vuole ridurre la burocrazia per sbloccare cantieri ed altro, ma non è con l’eliminare delle leggi che si procede verso una strada necessariamente trasparente per gli appalti pubblici: terreno fertile per malavitosi, corrotti e aspiranti disonesti. Il 20 e 21 settembre c.a. 7 Regioni sono chiamate al voto: Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta. Si tratterà di una sorta di election day, visto che le regionali stando al decreto Elezioni appena approvato saranno accorpate al primo turno delle amministrative e al referendum sul taglio dei parlamentari. In Veneto, al trevigiano, Governatore, Luca Zaia, che stravincerà, competerà, per guidare la Regione, il prof. universitario e Vicesindaco di Padova, Arturo Lorenzoni, che punta sulle liste civiche più che sui voti del Pd, partito quest’ultimo che continua a mietere voti solo in centro delle città e tra il ceto medio, ma non in periferia e in campagna dove gli operai, ex comunisti, e i democristiani sono mutati in leghisti. Ogni epoca dà i suoi frutti e i miti dell’egalitarismo dogmatico sono sul viale del tramonto, mentre crescono quelli dell’autonomia centrifuga dal potere romanocentrico, ma entrambi i politici-a Roma e locali- hanno ancora in mente il suddito da abbindolare con la retorica e le facili promesse e non il cittadino da rispettare e al quale bisogna ridurre le tasse soprattutto se pensionato. Usiamo parte dei fondi europei per ridurre le tasse ai pensionati in primis!

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