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Il sogno di un inizio.

(Giulio De Monaco) TEANO Era il solstizio d’estate di tanti anni fa, come oggi. Mi divertivo a far veleggiare un barcarozzo giocattolo che aveva le pretese di somigliare alla Amerigo Vespucci, nave scuola per ufficiali di Marina. La facevo navigare in un laghetto fontana di uno dei tanti bei parchi di Udine, colorati da fiori e rose, ben tenuto e curato. Papà spaparanzato su una panchina leggeva le avventure di Rocambole, del quale aveva acquistato tutta la serie, e se la godeva con Grande goduria in attesa della pappatoria prandiale che mia madre ci faceva solo provare perché papà era piuttosto in carne e lo scrivente pur essendo magro come uno stuzzicadenti poteva incorrere se esagerava in qualche malessere. Il sole splendeva alto nel cielo, e la nave viaggiava indisturbata tra spruzzi di onde sollecitate dalle mie inquiete e mobili mani; frotte di bambini andavano in bicicletta, pattini e monopattini in barba alle mamme custodi piuttosto distratte e intente a spettegolare sul fatto del giorno. Atmosfera di pura magia e perché no, anche di pura follia, perché potevo piombare a capofitto nel laghetto e papà neppure se ne sarebbe accorto, perso nelle pagine verso Libero. La stessa atmosfera l’ho ritrovata qualche mese fa in Valogno che umoristicamente fa rima con scalogno. Il borgo perduto la mia infanzia variopinto di colori ed invenzioni fantastiche pittoriche, allevato come amore da Dora e Giovanni due spiritelli dei Boschi spuntati dalla fantasia di un mago benevolo. Lo stesso spirito di acquerello da impressionisti francesi l’ho ritrovato percorrendo le anguste e tortuose vie del mio paese. Nell’attesa di una magia tranquillizzante e quieta che mi riporti sulle sponde del laghetto di Udine con la mia Amerigo Vespucci, papà, il suo libro e tutto il resto.