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LE MUTANDE DEL MAESTRO

(Giulio De Monaco) TEANO Una domenica dal cielo cilestrino, all’uscita di messa mi imbattei nel maestro, in un completo grigio fumo di Londra, dal fiero cipiglio guerresco, e l’aspetto serafico. Di botto, dopo i convenevoli di rito, con uno sghembo sorriso Saturnino, mi rivolse la parola :”Attento a non perdere le mutande”
Incistate nel Campanile e sbalordite le statue funerarie di Lucio Mario Africano e della compassata moglie Herennia Paphia lo guardarono sbigottite, dal pavimento in calcare dell’atrio ricostruito tutti gli elementi di spoglio di eta’ classica lo osservarono smarriti, il minuscolo tempietto funerario di Clodia liberta di Clodio si fece ancora più piccolo le colonne in pietra di Bellona scossero la testa ammutolite. Di rimando con flemma gli feci con bronzina simpatia. Fai molta attenzione piuttosto a non perderle tu. L’esimio concittadino sì impetti’ ed esalò sorpreso:” io…io, ricordati, le mutande non le perdo mai.”In senso lato e non erotico, come qualche maliziosetto potrà argomentare le ha invece perdute. E chissà se mai le ritroverà più…

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