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Un cantautore contro la stampa tedesca: “La vera mafia sono i vostri luoghi comuni”

(ilMezzogiorno) NAPOLI Povera Italia è l’ultimo brano di Rino Palumbo, pubblicato da VEVO.com, la più grande ed utilizzata piattaforma di video musicali al mondo, appartenente alla più colossale joint venture dell’intrattenimento degli ultimi anni, Sony – Warner – Universal, con un pezzetto di Google. Scritto nell’arco di una notte, a Stoccarda, la città in cui vive da quando aveva otto anni, all’inizio dell’emergenza Covid in Italia. Rino è nato a Napoli trentatrè anni fa ed ha affidato a “Povera Italia” il suo messaggio di riscatto per il suo paese in uno dei momenti più bui della storia recente d’Italia. “Ho scritto Povera Italia per lanciare un messaggio di solidarietà ma soprattutto coesione, per mettere la classe dirigente davanti alle responsabilità da assumersi per far andare avanti l’Italia. Poi ci sono stati alcuni giornali tedeschi che hanno lanciato i soliti sospetti, e allora mi sono reso conto che il messaggio poteva essere ancora più ampio. Io non voglio fare politica, non mi interessa, ma non ne posso di dovermi ancora difendere dai luoghi comuni. Io ho coltivato il mio impegno nell’industria musicale da piccolissimo, e da oltre metà della mia vita mi guadagno da vivere con la musica, in Germania e in Italia. Le vere mafie sono i pregiudizi, i luoghi comuni e le discriminazioni, che non ci lasciano vedere quello che in realtà dovremmo. La corruzione e le mafie riguardano tutti, non solo l’Italia.” E continua “Anche il fatto che l’Italia sia stata additata come cattivo esempio, in un momento in cui si contava il picco delle vittime, mi ha fatto veramente impressione. Noi italiani, con lo spirito di sacrificio che ci contraddistingue e la capacità di sopportare in silenzio, abbiamo dato una grande dimostrazione di umanità e di forza. << Non saremo più divisi ora che tutto il mondo ci ha derisi>> canto nel pezzo, questo è quello che mi aspetto dagli italiani, tutti, per dare una lezione di civiltà a chi è fermo agli anni Ottanta. (Dr. Franz Alt)