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La lettera di 14 ufficiali in concedo del 73° corso dell’Accademia della Guardia di Finanza

(ilMezzogiorno) ROMA “IL CORAGGIO CHE CHIEDIAMO ALLA SIGNORA ALDA D’EUSANIO” La Signora Alda D’Eusanio, giornalista e conduttrice televisiva RAI molto famosa negli anni ’80 e ‘90, ha postato tre giorni fa sul suo profilo Facebook e su Youtube un video di ben dodici minuti da lei stessa girato mentre subiva un controllo dalla Guardia di Finanza sul
corretto uso delle mascherine anti-Covid 19; controllo effettuato in Roma, zona Campo de’ Fiori, presso un bar dove la Signora si trovava per acquistare un cornetto e un cappuccino da asporto. Il video è stato ripreso dai social e dai giornali, e la Signora è stata, per tali ragioni, persino ospite di importanti trasmissioni di Rai1 e Canale 5.
Sia nel video che nelle interviste non sono mancate critiche e accuse, nei confronti degli organi di controllo, che paiono a noi, ufficiali in pensione della Guardia di Finanza, molto poco eleganti per la levatura e la professionalità della persona che le ha profferite, la cui esperienza (ci scusi, Signora D’Eusanio) avrebbe dovuto suggerire atteggiamenti più composti rifuggendo da espressioni come quelle che abbiamo sentito, secondo le quali, ad

esempio, i militari che L’hanno controllata si sarebbero addirittura “bevuti il cervello”. Ma è nel merito che vorremmo dare un piccolo contributo. Le critiche che la Signora muove sono sostanzialmente tre. La prima, ripetuta per innumerevoli volte, è che il controllo sarebbe stato effettuato da tre agenti, numero ritenuto evidentemente spropositato e costoso («Tre! E noi paghiamo!», come diceva Totò), troppo giovani ad avviso della giornalista («sono tre giovani, eh!»), che nel corso delle operazioni, durate un’ora e mezza («per quale motivo ci hanno messo un’ora e mezza?») sarebbero passati da tre, a cinque, a nove. La seconda è che le attività di controllo sarebbero state effettuate, oltre che in modo «non intelligente» e «stolto», anche con approccio «vessatorio» e «persecutorio» da soggetti “privilegiati” («In cinque eh? Pagati da noi cittadini. Sono stipendiati, non hanno bisogno della cassa integrazione») i quali, essendosi «montati la testa» e credendo «di essere i padroni del mondo», vesserebbero, invece che proteggere come loro dovere, le persone disperate (di cui la Signora ammette di non far parte), che potrebbero ribellarsi a questi “soprusi”, col rischio di «una rivolta sociale». Il tutto con un consiglio finale: «se uscite di
casa (…) portatevi un pacco di mascherine di riserva e guardatevi alle spalle ché non ci siano agenti della Guardia di Finanza». In ultimo, la Signora D’Eusanio sembra addirittura dubitare non soltanto della LEGITTIMITÀ dei comportamenti dei finanzieri intervenuti (quelli che hanno iniziato l’intervento, quelli che hanno successivamente assunto le dichiarazioni dei camerieri del bar e, infine, quelli che hanno acquisito le video-registrazioni delle telecamere esistenti), ma perfino della loro LICEITÀ. Queste, infatti, le sue parole: «fate comunella fra di voi (per il dizionario Treccani comunella è “l’accordo tra più persone, spesso per fini non onesti”) e mandate i vostri colleghi a coprire (per la stessa fonte, coprire è “fare riparo a qualcuno con la propria autorità in modo che le sue colpe o responsabilità non siano scoperte o punite”) delle irregolarità vostre (quali?)», arrivando perfino «a minacciare (cioè, a “far temere a qualcuno un danno, un male, un castigo, una vendetta”) i camerieri». Accuse rivolte, per di più, non soltanto ai nove Finanzieri che hanno concretamente operato ma anche a quanti potrebbero con loro identificarsi, credendo «di essere i padroni del mondo»; per poi arrivare all’intero Corpo delle Fiamme Gialle («questa è la Guardia di Finanza nel nostro Paese», «evidentemente dobbiamo mori’ tutti! Grazie G.F.»). A questo punto, con l’orgoglio e la dignità che ha caratterizzato il nostro impegno di servizio ci permettiamo, gentile Signora, di darLe qualche informazione rivolgendoci a Lei, direttamente. La prima informazione è che il numero di componenti di una pattuglia che opera “su strada” dipendeva, ai nostri tempi (ed evidentemente è ancora così), dal tipo di servizio che la stessa pattuglia era incaricata di svolgere. Se si trattava di attività “non invasive”, come ad esempio l’acquisizione delle dichiarazioni di un cittadino o la constatazione dell’avvenuta registrazione di un’operazione fiscalmente rilevante nei registri iva di un’azienda, i componenti della pattuglia in genere erano due. Se invece si trattava di attività che, come i controlli Covid-19, potevano indurre nervosismo e reazioni scomposte i componenti in genere erano almeno tre. La seconda informazione riguarda l’età dei primi tre Finanzieri intervenuti. Controlli come quello eseguito nel bar di Campo de’ Fiori sono attività relativamente semplici. Molto più semplici di quelle, assai più complesse, di polizia giudiziaria (criminalità organizzata, antiriciclaggio, anticontrabbando e simili) o di polizia economico-finanziaria (verifiche e controlli fiscali, azioni per la riemersione del sommerso, frodi di vario genere e simili) per le quali è indispensabile disporre di un’esperienza consolidata che, normalmente, si acquisisce negli anni, con uno studio che non si interrompe mai. Ecco perché quei tre agenti erano così
giovani: perché ci si forma partendo dalle attività più semplici. La terza informazione è che, sempre ai nostri tempi, quando nel corso di un’operazione su strada si verificavano “assembramenti” con rischio di reazioni scomposte e magari violente i componenti della pattuglia dovevavo avvisare la Centrale operativa perché provvedesse,
ove possibile, ad inviare altri agenti sul posto. Ed è quello che sembra sia avvenuto a Campo de’ Fiori dove al controllo e ai Suoi toni concitati ha assistito, come da Lei stessa affermato, «un intero quartiere».
Quarta e ultima informazione. Ogni volta che, nel corso delle operazioni di servizio, gli agenti
operanti venivano accusati di aver commesso atti illegittimi o addirittura illeciti, era buona
regola far intervenire altri Finanzieri, a tutela non soltanto dei colleghi ma anche e soprattutto dei diritti di tutti i cittadini, a qualunque titolo interessati e coinvolti. Finalità che erano, e sono certamente ancora oggi il fine ultimo della Guardia di Finanza. Perciò, come vede, tutto sembra tornare. Tutto. Seguiremo con grande attenzione gli sviluppi di questa comunque sgradevole vicenda e rimaniamo a Sua disposizione, se dovesse ritenerlo utile, per altre informazioni che potremmo fornire in ragione dei tanti anni trascorsi nell’Amministrazione. Ma ci consenta di concludere con una preghiera: se, come a noi sembra evidente dalle immagini da Lei pubblicate, quei Finanzieri hanno fatto soltanto il loro dovere abbia il coraggio di riconoscerlo. Grazie.
Giuseppe Alineri, Angelo Aversa, Isidoro Brancaccio, Paolo Catti De Gasperi, Antonio D’Agostino, Mario D’Alonzo, Angelo Decaro, Sergio De Piccoli, Silvano Fontana, Giuseppe Fortuna, Gaetano Giancane, Claudio Peciccia,
Silvano Sereni Lucarelli, Valter Zambelli