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Teano. Il flauto magico e la costumanza (ovvero i sagrestani di Teano)

(Giulio De Monaco) TEANO Quando inizio a scrivere infilo subito un titolo, il primo che mi passa per la testa. Si dovrebbe fare il contrario, in verità. Poi, sai, seguo quel filo dei miei pensieri che non so mai dove mi porteranno. Stamattina ho pensato ai vari sagrestani di Teano e qualcuno nelle frazioni che erano delle vere e proprie figure con una fisionomia ben delineata e gradevole. Di Antonio la Motta e Luigino il capo sagrestano del Duomo abbiamo già parlato, dimenticando però che Luigino con la sua mania di ficcarsi l’eterno sigarone in bocca , imbattendosi rudemente nelle sagrestie col capo dei canonici, stava per friggere lietamente un occhio del suddetto canonico Caprio . Il vecchio sacrestano di Santa Maria la Nova, contemporaneo Matusalemme, era uno spettacolo. Esercitava anche l’onorata professione di sarto e si rammendava i calzoni da sé standosene sulla soglia di casa in mutande lunghe con la stessa dignità di un ministro plenipotenziario asburgico. Di Carminuccio sacrista del Duomo dei Cappelloni e dei cappelloni se ne è recentemente parlato. Era compassato e riservato e aveva la postura e l’atteggiamento di un maggiordomo vittoriano. A Furnolo lo scaccino era Minicuccio, detto il Ficaruolo il più pirotecnico di tutti. Per don Michele faceva il segretario, il consigliere rurale, la spia, la macchina elettorale, la donna delle pulizie, la coscienza maliziosa del parroco e la lagna a tempo pieno. Il nostro paese non è solo un agglomerato di monumenti, di storia, di manufatti archeologici, di musei. Ma anche un calderone di nostalgie per personaggi che lo hanno animato, che lo hanno interpretato e lo hanno amato a modo loro. Sarebbe il caso di tirar fuori il flauto magico e farli rivivere nella loro stupenda dimensione umana, non perdendo la costumanza famosa di ricordarsene con gratitudine e simpatia.