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Spettacoli. Lettera di dissenso alle proposte del Ministro Franceschini

(ilMezzogiorno) Dopo circa tre mesi di silenzio, sabato 18 aprile su Rai 3, nel programma “Aspettando le parole”, si è fatto sentire il Ministro della Cultura Dario Franceschini che ha illustrato una proposta per, a detta sua, salvare gli operatori dello spettacolo. Purtroppo, detta proposta si concreterebbe sullo studio di una piattaforma Web a pagamento, definita dallo stesso Franceschini ”una sorta di Netflix della cultura” e che, al contrario di quanto affermato dal ministro, costituirebbe la morte della cultura se riferita allo “Spettacolo dal vivo”.
Nello specifico, se simile proposta venisse realizzata, non si potrebbe più parlare di spettacolo dal VIVO! Ma di “morte dello spettacolo, un autentico “De Profundis” per i teatri e, di conseguenza, per tutti gli operatori che vi lavorano. Infatti, come potranno le tante attività culturali che investono tempo, soldi e anima nel mantenere vivo uno spazio teatrale, e che, specialmente nelle province, rappresentano sovente un avamposto socio-culturale, per i giovani (si pensi soprattutto ai territori interni) e dove questi teatri sono anche centro di incontro e formazione, sopravvivere alla nascita di una piattaforma WEB?

Quale teatro acquisterà e programmerà mai uno spettacolo che potrebbe essere visto in streaming e, in conseguenza, quale cittadino pagherà mai un biglietto al botteghino per uno spettacolo che può, con pochi soldi di abbonamento annuale, vedere comodamente seduto nel divano di casa sua?
Quale agenzia scritturerà gli attori per delle tournèe se potranno invece, scritturarli, per la sola registrazione da trasmettere sul web (7-8 giorni di lavoro) E… il resto dell’anno quale mestiere farebbero gli attori e i lavoratori dello spettacolo?
Insomma sarebbe, una programmata morte civile per tutti e, non a caso, la proposta, nel giro di poche ore, è stata rifiutata da tutti.
E allora: se la cosa è nefasta e nessun operatore dello spettacolo la vuole, chi ha tanto male consigliato il Ministro Franceschini?
I latini dicevano “Cui prodest”?
Di certo non agli oltre 1200 teatri che andrebbero a chiudere.
Infine, ritorna davvero assurdo che un Ministro della Repubblica Italiana ritenga che un canale a pagamento, che di norma è interesse di privati, possa risolvere il problema dello spettacolo dal vivo?
Inoltre, gli operatori dello spettacolo, debbono anche registrare come, nonostante le tante richieste di aiuto avanzate, nel decreto legge n° 2463 del 9 Aprile non vi sia una parola, una speranza per tutti gli operatori che operano senza i fondi del FUS. Gli enti lirici, giustamente, sono garantiti, altresì i Teatri pubblici e gli oltre 1200 teatri di media e piccola grandezza, di cui sopra, perché, senza interventi dello stato debbono essere condannati a morte?
Perché questi teatri, non beneficati dal FUS, e che ugualmente con coraggio operano con responsabilità, impegno e fondi propri, e che, sudando, trovano spazi dove mettere in scena il proprio lavoro e fare quadrare i bilanci, oggi, invece di essere protetti, così come è stato programmato per tutto il resto dei lavoratori italiani, vengono, invece, completamente dimenticati? Va sottolineato che questi esercizi teatrali, chiusi dal 4 Marzo, non sanno quando riapriranno, e pertanto, essi, non solo hanno perso quelle poche cose programmate, con un totale ammanco di bilancio, ma hanno anche tutte le spese di gestione sulle spalle.
Il Ministro Franceschini, cosa ha da dire su queste realtà? Si è posto il problema e ha immaginato una soluzione?
Gli operatori culturali extra Fus sono più del 60% degli operatori culturali d’Italia e TUTTI sono, per i motivi sopra esposti, a rischio chiusura. Se poi si va a prevedere anche una piattaforma Web, che nulla ha a che vedere con lo spettacolo dal vivo, il gioco è fatto, anzi l’eliminazione è garantita.
Può mai essere questo l’intento di un Ministro della repubblica che, di contro, vuole riaprire i musei. Infine, se la piattaforma è uno strumento di cultura, perché non inserirci anche i musei?
Pertanto, chiediamo alle forze politiche e agli esponenti della cultura, se hanno ancora a cuore il teatro, o meglio i tantissimi teatri sparsi in tutta Italia, di intervenire presso il Parlamento affinché venga definito un intervento economico specifico, da inserire nel Disegno di Legge del 9 aprile 2020, diretto anche alle associazioni culturali riconosciute e non, iscritte al REA tenuto presso le C.C.I.A.A. da almeno due anni, associazioni il cui scopo è salvaguardare il tessuto culturale, sociale e creativo delle piccole e medie realtà territoriali e soprattutto bloccare la previsione di qualsivoglia piattaforma.
Senza questi teatri l’Italia diverrà, in Europa, il Paese che ha meno presidi della cultura, ovvero un deserto!
Con osservanza Coordinamento Teatri Associazioni senza fini di lucro f.to Vito Cesaro

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