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In India si muore di fame e di coronavirus. Padre Bunga salva migliaia di famiglie dalla fame

(Paolo MESOLELLA) Il Coronavirus è arrivato anche in India, nella missione di Padre Bunga Suresh ad Andhra Pradesh. Ma non sono arrivate le mascherine, i guanti, le medicine, i ventilatori, il cibo e la gente, in massa, si muove in cerca di cibo. E’ inutile dirgli che debbono stare a distanza o in una casa che non hanno. E’ una tragedia. Del resto qui da noi, spiega Padre Bunga non ci sono ospedali, né infermerie né medici, né dispensari. Bisogna andare lontano in città per trovare un ospedale. A 100 chilometri di distanza. “L’emergenza per l’epidemia di Coronavirus in India ci ha spiegato padre Bunga, è partita il 25 marzo. Le persone però, sono completamente impreparate e non ne sono consapevoli. Oltre l’80 per cento della popolazione in India vive in condizione di povertà e l’85 per cento delle persone vivono come laboratori migranti. Il 17% è rappresentato da caste e l’8,6% da tribù. Queste categorie di persone vivono in assoluta povertà e sono molto vulnerabili”. Durante il blocco del Paese il cuore di padre Bunga Suresh è uscito alla ricerca dei poveri e dei sofferenti. “Ho scoperto, ci ha detto,, che i poveri soffrono di fame e sono senza casa. Ci sono alcuni che mangiano solo un pasto al giorno e sognano il giorno in cui possono tornare a casa. Molte persone camminano per centinaia di miglia e muoiono di fame lungo la strada. Ho avuto compassione per loro. Ho deciso di aiutare la loro sofferenza durante il blocco, ma la missione è grande ed io sono troppo piccolo. Ma le persone devono ricevere urgentemente il cibo per non morire. La Rosa Rossa onlus, guidata da Renata Quarantelli e dal dott: Emiliano Giovannetti, ispirata dallo Spirito Santo è venuta a sostegno della missione. Da allora in poi Enrico Berkhardt e Mariangela, hanno iniziato ad aiutarmi. Io non posso viaggiare a causa delle restrizioni. Così ho istituito quattro centri con un volontario in ogni centro (Sundart Rao, P. Pradneep e Chandra e U. Joseph), per andare a distribuire cibo ed alimenti a lunga conservazione e verdure alle famiglie affamate. Tutti insieme abbiamo lavorato instancabilmente e fornito alimenti per i più poveri tra i poveri trascurati in questo periodo di tempo a causa del blocco. I miei volontari raggiungevano almeno due o tre villaggi al giorno con gli alimenti. Dal 1 aprile più di 1000 famiglie hanno ricevuto riso, grammo rosso, cipolle, olio e verdure. Finora abbiamo salvato tante famiglie. Per questo esprimo la mia gratitudine alla fondazione “la Rosa Rossa”. Ora che il blocco è stato prorogato fino al 3 maggio, sono molto preoccupato di come continuare questa missione di aiuto. Chiedo aiuto per la mia missione ed è possibile contattarmi su www.facebook.com/bungasuree o telefonare al numero 91 70134539192
Il concetto di carità, spiega padre Bunga Suresh è un concetto cristiano. Noi cristiani abbiamo gli occhi di Cristo che invia continui messaggi al cuore: siamo rinchiusi in una stanza, ma il cuore va costantemente a visitare i poveri che hanno bisogno di aiuto. Ora in India si muore più di fame che di Coronavirus, E le persone hanno voglia di suicidarsi . Il mio cuore mi dice che moriranno più persone di fame che di coronavirus in un Paese come l’India. Sto cercando il permesso di nutrire la fame. Per consentire almeno ai nostri volontari di sfamare gli affamati nei villaggi della missione. La situazione peggiora di giorno in giorno. Una povera signora con il bambino mi ha detto che da giorni mangiano solo un pasto e hanno voglia di suicidarsi. Gesù li salverà. Un uomo di 39 anni il 28 marzo, è morto ad Agra, dopo aver camminato per circa 200 chilometri mentre si recava al suo villaggio nello stato indiano centrale del Madhya Pradesh. Era Ranveer Singh, padre di tre figli e residente nel villaggio di Budfra nel distretto di Morena, stava andando a piedi a casa sua. Lavorava come fattorino a domicilio per un ristorante privato della capitale. Qui ci sono persone ricche ma non possiamo avvicinarci a loro. Non sono disponibili e gentili con i cristiani. Per loro i Cristiani sono cittadini di casta molto bassa e possono essere trascurati.
Il 5 aprile in tutta l’India, il Primo Ministro ha chiesto a tutti i cittadini di accendere lampade a petrolio e lampade elettriche in tutte le case alle nove di sera e per dieci minuti. E tutta la gente è uscita in strada urlando “Va via Corona!”. Da questo su può capire l’abilità intellettuale della nostra gente. Ragionano come capre!. Se qualcuno nella tua famiglia è malato e nessun medico è in grado di curarlo, cosa fai? Andrai certamente da Dio. E se incontri un prete, ti suggerirebbe di andare in un luogo santo e offrire qualcosa in cambio del favore di Dio. Ho fatto esattamente lo stesso. La gente sta morendo di questo coronavirus. Muoiono persone che sono mie sorelle e miei fratelli, come mio padre e mia madre. Devo fare qualcosa per fermarlo. L’intera razza umana piange di paura e fame. Qui i medici non sono in grado di fare nulla. Solo Dio può salvarci. Ecco perché ho rinunciato ai miei capelli come sacrificio affinché il Signore possa capire la mia agonia. Possa mostrare la sua misericordia su questo mondo. Solo Lui può salvarci e io ho cieca fiducia in lui. È Dio che è in grado di rimuovere questa pandemia. Dobbiamo solo dargli più di fiducia. Nei giorni scorsi siamo andati in soccorso di 120 famiglie affamate. Abbiamo distribuito riso e verdure. Possa il Signore benedire Rosa Rossa e altri amici che hanno aiutato. L’11 aprile scorso, il giorno di Pasqua, abbiamo aiutato un remoto villaggio che soffre di fame. L’11 aprile scorso il governo ha imposto il blocco delle attività per tre settimane per controllare le infezioni da coronavirus. Ma milioni di lavoratori migranti affrontano il problema in termini di occupazione, cibo e alloggio. I leader politici vorrebbero estendere il blocco. A causa di questo, i poveri che chiedono pacchi di cibo sulle strade, vedranno una morte lenta. I politici affermano che danno loro del riso e denaro che non arriva mai ai poveri e ai malati. I lavoratori migranti che non sono in grado di far fronte alla fame non possono nemmeno tornare alle loro case. Questa situazione, se il blocco continua, li porterà alla morte. Il 13 aprile scorso una madre ha gettato 5 dei suoi figli nel fiume Gange nello stato indiano di Uttaar Pradesh. Il giornale ha detto: “A causa del blocco non è stata in grado di dare da mangiare ai bambini”. Ha gettato cinque bambini nel fiume. La polizia sta ora cercando i loro corpi. Il mio cuore è spezzato. L’Uttar Pradesh è uno stato molto popolato e analfabeta. la gente si sposa a 14 anni e lei era una giovane madre.

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