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Brutte notizie da Gerusalemme

(da Silvio Della Vale) Da qualche anno l’Osservatorio della Cristianofobia ha l’onore di collaborare con i progetti dei francescani della Custodia della Terra Santa tramite l’associazione Pro Terra Sancta in soccorso dei cristiani bisognosi e perseguitati specialmente in Siria. Oggi ho avuto il privilegio di partecipare ad un collegamento telefonico con il project manager di Pro Terra Santa a Betlemme, in Palestina, Vincenzo Bellomo. Vincenzo ci ha fatto un racconto straziante di come si vive a Betlemme questa emergenza Coronavirus che ha colpito anche tutta la Palestina. E su questo vorrei aggiornarti. Le misure di sicurezza che le autorità hanno preso sono simili a quelle che viviamo in Italia. Loro comunque non hanno gli ammortizzatori sociali che ben o male abbiamo in Italia. Si teme adesso una grande povertà generale. I pellegrinaggi sono praticamente l’unica fonte di reddito e adesso non ci sono più. È tutta una popolazione che sarà ridotta a una miseria estrema. Famiglie intere senza lavoro, famiglie che hanno i bambini a casa, e tante volte famiglie che hanno i genitori a carico. Ci vorrà tantissimo tempo per ritrovare una certa normalità. Se e quando sarà ritrovata. Ma l’emergenza sanitaria è un pericolo ancora più grave.

Il sistema sanitario è da sempre molto carente e presenta numerosi problemi, in particolare in termini di gamma dei servizi forniti e di numero limitato di prestazioni sanitarie offerte. E la Palestina non è assolutamente attrezzata per rispondere all’emergenza Coronavirus, basta pensare che ci sono soltanto 18 posti di terapia intensiva per tutto il territorio. Questa situazione è naturalmente vissuta con grande paura perché è forte rischio che nei territori manchino le forze per sopperire a un’emergenza della portata di quella italiana o cinese. Per fare fronte a questa emergenza, Pro Terra Sancta ha già attivato un numero di emergenza per rimanere a disposizione dei malati e non lasciarli soli in un momento difficile cercando di continuare a garantire ad almeno 250 famiglie un supporto per far fronte alle spese mediche. Inoltre, come negli altri paesi, anche a Betlemme la situazione per gli anziani preoccupa, sono la fascia più colpita dal virus e la più debole a causa di patologie preesistente. Per portare aiuto ai più bisognosi, e malgrado i rischi e i pericoli, la struttura di Pro Terra Sancta a Betlemme, che si trova vicino alla Basilica della Natività, rimane in attività, a turno, due persone alla volta, per ragione di sicurezza. Anche l’altro giorno due bambini appena nati hanno avuto bisogno di incubatori. C’è da sistemare le cure mediche per i più bisognosi, c’è da dare da mangiare ai poveri. Proprio nel mezzo di tanta sofferenza sorgono atti nobili, come quello del professore dell’Università di Betlemme che si è messo come volontario in cucina per preparare il cibo offerto ai bisognosi. Dai libri a tagliare le cipolle, questi e tanti altri piccoli gesti si testimoniano nel quotidiano eroismo, sono piccoli gesti di speranza. L’obiettivo di tanta fatica è quello di portare avanti la testimonianza cristiana tra questa popolazione che vive in questo luogo santo che ha visto la nascita del Salvatore. Per Vincenzo e per gli altri italiani li presenti questo è un momento molto complicato perché vivono una doppia difficoltà, quella di rimanere sul posto e quella della preoccupazione per i loro cari in Italia. Ma cosa porta Vincenzo e i suoi collaboratori a rimanere lì, lontano dai loro cari, in mezzo a tutte queste difficoltà? La risposta ce l’ha data Vincenzo stesso: Perché “è dal quel messaggio che bisogna ripartire!” Infatti, se la nostra società deve ricuperare la retta via, se ognuno di noi deve dare un senso alle nostre vite, è dal messaggio di Gesù Cristo che si deve ripartire. Se non sarà così, avremmo sprecato tutta questa sofferenza che ognuno di noi patisce in questo momento storico. Silvio Dalla Valle Direttore dell’Osservatorio sulla Cristianofobia

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