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IL RICORDO DI SUOR AUGUSTA,“SUOR CROCIFISSA”, A 100 ANNI DALLA NASCITA

(di Paolo Mesolella) AUGUSTA TOCCACELI, LA SUORA DEGLI AMMALATI Era una suora disabile. Da quando aveva 17 anni viveva incollata in un letto del convento. Suor Augusta il 23 febbraio prossimo avrebbe compiuto cento anni . Era l’angelo dei ammalati che accompagnava tutti gli anni nei treni dell’Unitalsi diretti a Lourdes. Lei che da quando aveva 18 anni era diventata suora francescana “Stimmatina” e viveva immobile su un letto di infermeria, era un punto di riferimento per tanti malati che con lei vivevano l’esperienza del dolore nella luce di Cristo finché, il 23 febbraio 2011, è morta in un letto dell’ospedale di Avellino. Lasciando un vuoto nell’ordine delle Povere sorelle di Maria Lapini, nelle numerose comunità che aveva conosciuto e nell’Unitalsi che quest’anno la ricorderà con un opuscolo che ricorderà la sua vita di sofferenze, trascorsa ad incoraggiare gli altri ammalati.

Suor Crocifissa. Ad Avellino la chiamavano “Suor Crocifissa” e il parroco in chiesa invitava i fedeli ad andare a visitare questa suora che viveva “crocifissa” sul letto dell’infermeria del monastero da 60 anni. In tanti andavano da lei per pregare, per avere un consiglio, ma soprattutto per la sua testimonianza di suora “crocifissa” nel suo letto di dolore che lasciava una volta all’anno per recarsi a Lourdes con gli altri ammalati, nei treni azzurri dell’Unitalsi. Scrive don Franco Conese nel suo libro “E la vita fu”, parlando delle suore stimmatine di Calvi Risorta: ”Quando un’anima porta i segni di una crocifissione anche sconosciuta, diventa polo di attrazione che fa aprire le anime, le illumina e le educa alla preghiera. Per Dio la miseria patita dal corpo diventa un’insospettata ricchezza dell’anima, con un capitale che cresce di giorno in giorno. Più il corpo patisce, più l’anima fiorisce”. Così è stato per suor Augusta.
Suor Maristella
Suor Maristella Ricci è una monaca delle “Povere figlie delle Sacre Stimmate” e ha vissuto nel convento di Calvi Risorta con suor Augusta cinque anni, dal 1975 al 1980, ma la conosce da quando era novizia. Ci spiega: “Ho conosciuto Suor Augusta nell’ottobre 1960, quando ero novizia, nella casa provinciale dell’Ordine a Perugia: avevo 20 anni. Suor Augusta si trovava nell’infermeria del convento mentre io ero una maestra della scuola elementare del Conservatorio Antinori, in via Corso Garibaldi, un collegio che ospitava bambine e ragazze dai 5 ai 23 anni. Alla mia custodia erano affidate sessanta collegiali e alcune di loro erano più grandi di me: povere orfanelle e bambine separate dai genitori. Allora i figli dei poveri e degli operai non avevano la possibilità di studiare e le nostre scuole, grazie alla nostra fondatrice, la venerabile Anna Fiorelli Lapini, erano l’unica possibilità che avevano per farlo. Allora suor Augusta aveva trent’anni ed era già paralitica. Viveva praticamente incollata al letto. Per tutti noi era un mistero questa suora che sopportava il dolore come una santa. Noi rimanevamo colpiti da lei che, nonostante la sua infermità, ci comunicava serenità, ci ascoltava e si interessava ai nostri problemi .
Suor Enrica e suor Giovanna
Per noi era santa anche l’altra suora che le è stata vicino a Perugia dal 1960 e l’ha accudita, come un angelo custode, per quarant’anni anche a Calvi Risorta: suor Enrica Facchini. Io, dopo un anno di noviziato, sono diventata suora nella nostra casa madre di Firenze dopodiché mi hanno mandata a Perugia come insegnante. Dopo Perugia, ho rivisto suor Augusta a Calvi Risorta dal 1975 al 1980. Anche qui si trovava nell’infermeria del convento mentre io insegnavo presso l’istituto “Pietro Izzo”, diretto dalle suore Stimmatine. Eravamo una decina di suore ed avevamo un centinaio di ragazzi da educare , tutti scugnizzi napoletani. Notavo che le persone del paese venivano spesso a visitarla e la consideravano una santa. Poi fui trasferita a Umbertide, vicino Perugia e la rividi ancora a Lourdes in preghiera con i volontari dell’Unitalsi davanti alla grotta, tra i malati. Andai a salutarla e mi meravigliai di come i giovani le volevano bene e le stavano vicino. Qualche anno dopo, nel 2000, l’infermeria delle suore da Calvi Risorta fu trasferita ad Avellino ed io la persi di vista. Intanto a Calvi Risorta era morta suor Enrica e l’assisteva suor Giovanna, una suora molto anziana che la curava e le teneva compagnia giorno e notte. Noi novizie andavamo spesso a visitare suor Augusta e suor Enrica che per ringraziarci ci davano il caffè.
A Calvi Risorta
Calvi Risorta quindi aveva una grande amica, una suora disabile, amica degli ammalati di Lourdes. E non solo di loro: di tutti quelli che avevano l’opportunità di conoscerla.
Noi ci conoscevamo da trent’anni e lei da sessant’anni viveva incollata in un letto del suo convento, presso le suore Stimmatine calene. Da ragazza un brutto colpo alla spina dorsale l’aveva costretta su una sedia a rotelle, poi il tempo l’aveva rimasta incollata sul letto per tutta la vita fino alla morte. Aveva lo sguardo mobile verso la finestra e verso le foto degli amici incollate alle pareti. Prima ci vedevamo più spesso. Poi se n’era dovuta andare nel convento ad Avellino e ci si vedeva raramente. Da quando se n’era andata però aveva rimasto in paese un senso di vuoto, di mancanza. Suor Augusta Toccaceli era rimasta impressa nella memoria dei caleni per la sua dolcezza, la sua serenità, la sua grande pazienza. Nonostante i dolori, nonostante le sue difficoltà di leggere, scrivere, muoversi e perfino di sentire, aveva sempre avuto una parola buona per tutti: per le consorelle, per i tantissimi amici, per i giovani che erano curiosi di parlare con questa suora straordinaria. Il primo incontro con suor Augusta era strano: si andava li per curiosità un pomeriggio e poi non si smetteva più di ritornarci. Si diventava amici e gli incontri, i colloqui, diventavano molto importanti. Succede. La stessa sensazione di vuoto ritorna ora, dopo tanti anni che ci ha lasciati. Suor Augusta era una suora schiva che non amava essere ringraziata né ricordata. Ora però, nel giorno centenario della sia nascita, l’Unitalsi e gli ammalati che l’hanno conosciuta, lo fanno perché ci ha lasciati soffrendo in silenzio fino alla fine, come una santa. Ogni malattia è un mistero, come quella che accompagnava suor Augusta, e che ci aiuta a capire l’intervento di Dio verso gli ammalati. Gigliola e Renato
La signora Gigliola Izzo di Calvi Risorta (Caserta), ha 71 anni ed è una dama dell’Unitalsi da 25 anni. E’ stata a Lourdes, ad accompagnare gli ammalati, almeno 20 volte e ricorda suor Augusta con commozione. Ricorda il viaggio del 1 maggio 2000 e la loro amicizia: ”Suor Augusta, spiega, cercava sempre me e diceva: Alla Grotta mi deve portare Gigliola!. Ho partecipato a venti viaggi a Lourdes come dama dell’Unitalsi ed in quattro di questi viaggi ho accompagnato suor Augusta. Prima di morire mi ha regalato un libro dove c’è la sua foto con il Presidente dell’Unitalsi ed un cuoricino rosso con la scritta “Baci da Suor Augusta”. Ricordo che era sempre serena e contenta, nonostante la sua condizione fisica che la inchiodava a letto. Nonostante i tantissimi anni trascorsi nel letto, aveva la pelle bianca come un neonato, senza nessuna piaga da decubito. Più di una volta era stata sul punto di morire, ciò nonostante, rimaneva tenacemente attaccata alla vita e offriva tutte le sue sofferenze alla Madonna di Lourdes con generosità. Ricordo che a causa della sua malattia non volevano che prendesse i voti e diventasse monaca. Le facevano spesso delle punture lombari per attenuare il dolore e queste, con il tempo, la portarono all’immobilità totale. Riusciva a muovere con fatica solo una mano e gli occhi. Dopo aver accompagnato Suor Augusta – continua la signora Gigliola, sono stata a Lourdes quasi tutti gli anni. L’ultima volta che sono stata alla Grotta, è stato l’anno scorso”. Anche Renato Paternò, fondatore dell’Unitalsi in Campania, la conosceva bene e le faceva spesso visita, come ricorda nel libro “In ricordo di Renato”, pubblicato dall’Unitalsi Campania nell’aprile 1999. Conserva una vecchia fotografia in bianco e nero, di suor Augusta con Renato e la dedica: ”Considera l’essere a Lourdes un raro privilegio da custodire gelosamente nel cuore”
Le Suore stimmatine – Le Povere Figlie delle Sacre Stimmate di San Francesco d’Assisi sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio: le suore di questa congregazione, chiamate comunemente Stimmatine, pospongono al loro nome la sigla P.F.S.S. La congregazione venne fondata da Anna Maria Fiorelli Lapini (1809-1860): vedova nel 1842, decise di diventare terziaria francescana e, su invito dei frati minori del convento di San Salvatore al Monte alle Croci, iniziò ad raccogliere nella propria abitazione alcune ragazze, figlie di poveri contadini dei dintorni di Firenze e a dedicarsi alla loro istruzione.
Nel 1846, essendo aumentato il numero delle allieve, la Lapini prese in affitto dagli scolopi “La Fantina”, una villa in via dell’Erta Canina, e vi trasferì la sua scuola. Il 17 maggio 1850, con la benedizione dell’arcivescovo di Firenze Ferdinando Minucci, la fondatrice e le sue compagne emisero la loro professione di voti temporanei e presero l’abito del terz’ordine regolare di san Francesco d’Assisi, dando vita alla congregazione della Suore Stimmatine. L‘istituto ricevette l‘approvazione pontificia il 23 luglio 1855 e quella definitiva il 19 settembre 1888; le sue costituzioni vennero approvate dalla Santa Sede il 29 agosto 1864.
La fraternità di Avellino
Suor Augusta Toccaceli, al secolo Giannina, era nata a San Leo (Pesaro) il 23 febbraio 1920 ed è deceduta ad Avellino il 17 aprile 2011, a 91 anni. Vestì l’abito religioso il 25 agosto 1948, fece la prima professione nell’ordine delle Suore Stimmatine il 26 agosto 1949, la professione perpetua il 28 settembre 1952 a Portico di Firenze, dove è rimasta dal 1949 al 1963 quando è stata trasferita a Correggio fino al 1972 e poi a Calvi Risorta (Caserta) dove è stata nell’istituto “Pietro e Alfonso Vito” ventotto anni, dal 1972 al 26 aprile 2000 quando le suore hanno lasciato la città calena per andare ad Avellino dove è rimasta altri dieci anni. Al suo capezzale si sono susseguite diverse suore, ma due di esse meritano senz’altro di essere ricordate: Suor Enrica e Suor Giovanna che l’hanno accompagnata fino alla morte come due angeli custodi. La fraternità di Avellino, l’ultima che ha ospitato Suor Augusta, ci ha inviato il seguente ricordo:” L’istituto l’ha custodita nella sua misteriosa malattia per quasi 80 anni. Novantunenne ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a Calvi Risorta e ad Avellino, circondata dalle attente cure delle consorelle, in particolare di Suor Enrica e suor Giovanna. Era spesso frequentata da persone laiche. Si è spenta la Domenica delle palme del 2011, dopo aver ricevuto, in tutta coscienza , la Comunione e l’ulivo benedetto. Al suo funerale, celebrato dall’assistente dell’UNITALSI, ha partecipato un gran numero di persone e dirigenti dell’Unitalsi”.
Dall’Unitalsi Durante i funerali ad Avellino, il responsabile campano dell’Unitalsi, ne tracciò un breve ma intenso ricordo: “Avvolta in candide lenzuola, con uno sguardo pieno di amore, era un giglio immacolato, esile e forte. Umile e paziente nella sofferenza sapeva stupirci con la sua immensa mansuetudine, ricca di amore per tutti. Ascoltarla ci piaceva. La sua voce era un usignolo che non avrebbe mai smesso il suo gioioso canto. Ci piaceva ubriacarci dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti. E’ stata una forza di vita per noi che la chiamavamo, la cercavamo per abbeverare il nostro egoismo. Abbracciaci tutti, perché siamo un pò sperduti senza di te. Guidaci ora più che mai, abbiamo un forte desiderio di protezione che si annida in ciascuno di noi. Ora ti vediamo più luminosa di sempre, tra gli sguardi desiderosi di coccolarti.
Suor Augusta, la suora degli ammalati, è morta all’ospedale di Avellino il 17 marzo 2011. Prima era stata a Portico (Fi), dal 1949 al 1963, poi a Careggi, dal 1963 al 1972, poi a Perugia dove era entrata in noviziato a 18 anni e nello stesso anno 1972 fu trasferita a Calvi. Qui rimase trent’anni, sempre inchiodata al letto dell’infermeria. Dopo con la chiusura della casa di riposo, nel 2000 è stata trasferita nel convento dell’ordine delle Suore Stimmatine di Avellino dove è morta il 17 aprile del 2011.
Suor Augusta era conosciuta come “la suora degli ammalati”. Lei stessa era disabile da settant’anni. Quando se n’è andata ha rimasto il vuoto in quanti l’hanno conosciuta.