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Il reinserimento sociale dei minori detenuti

(Francesca Accetta) Il reinserimento sociale dei minori detenuti, tra i 14 e 18 anni, capaci di intendere e volere, la cui pena viene comunque diminuità, è un tema molto delicato poiché dovrebbe prevedere dei parametri differenti in base alla tipologia di reato, ai traumi infantili, al contesto socio familiare. Un percorso di osservazione e trattamento individuale che punti al recupero del minore come risorsa della società e non relitti da abbattere. Il valore dello sport come fonte di legalità, rappresenta l’ancora di salvezza di ragazzi che si affacciano al futuro, ma, dalle loro radici, magari seppure talentuosi, durante la fase di formazione della personalità, hanno ereditato un modus agendi improntato su di una risoluzione controversa delle problematiche, minacce, ritorsioni, botte e invece lo sport è la strada per sfogare la rabbia, costruire lo spirito di squadra, il lavoro di gruppo, la sana competizione, valori su cui la vita dovrebbe essere improntata. Propongo, per questo, corsi di calcio, basket, pallavolo presso gli istituti minorili, finalizzati all’acquisizione di brevetti validi ai fini lavorativi extramoenia, affinché i ragazzi particolarmente propensi, che danno prova di fiducia e buona volontà e, che hanno compiuto reati meno gravi, vengano valutati da esperti del settore per entrare a far parte di vere e proprie squadre, magari su indicazione degli educatori. Un minore non reinserito sarà un adulto che anziché vedere la bellezza di Dio nel prossimo, userà violenza per affermare la propria supremazia senza capire che la prevaricazione e la tracotanza sono gli elementi scatenanti di una società destinata alla distruzione. Concludo con una celebre frase dell’indimenticato giudice Borsellino:”se la gioventù le neghera’ il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.”.