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L’eredità culturale di Emidio Civitillo, amante di Cusano Mutri e dell’alta valle del Titerno.

(Giuseppe Pace) L’eredità può essere anche immateriale o culturale, che spesso lasciano in eredità a tutti (e non solo ai parenti ed affini, come prescrive il diritto civile da oltre 2000 anni) le persone, che abitano anche in luoghi lontani dalle città, luoghi deputati di più al nuovo che avanza nella società, mentre lontano da esse, è più facile frenare il nuovo e restare provinciali. Cusano Mutri è una cittadina isolata in una fiancata del Matese beneventano e i suoi abitanti, cusanesi, hanno un alto senso dell’ospitalità, che ho verificato tutte le volte che vi sono passoto e mi sono fermato a salutare conoscenti ed amici. Uno di questi era Emilio Civitillo, che pare sia venuto a mancare da poco tempo, ma ci ha lasciato non poca eredità culturale. Giorni fa, infatti, ho appreso dal figlio di Emidio Civitillo di Cusano Mutri, in modo digitale, che il padre era morto da poco tempo ed “era andato verso quella luce che non conosce tramonti” come mi diceva spesso uno scrittore matesino-piedimontese che è morto a 91 anni. L’espressione dello studioso piedimontese non era campata in aria poiché la statistica lascia dedurre che molti individui andati in coma profondo e poi ripresisi hanno parlato di una luce in fondo al tunnel nell’aldilà. Continuavo imperterrito, come faccio con molti altri amici e conoscenti in area matesina ed altrove in Italia e all’estero, ad inviare al cusanese eccellente, Emidio, miei articoli e proposte varie di cultura attiva e fattiva come la Galleria del Matese, che coinvolge appieno l’ambiente naturale e le comunità di Cusano Mutri e Pietraroja (BN). Nel lontano 1999, il Dr. e Prof. Emidio Civitillo, condivise il convegno sulla galleria matesina tra Guardiaregia e Cusano Mutri-Gioja S. (CE) e scrisse un inappuntabile articolo sulla riuscita dell’incontro pubblico, che vide una corale partecipazione dei cusanesi sollecitati dai giovani della omonima Pro Loco, che ruppero i lacci e i lacciuoli della insensibilità civica della partitocrazia beneventana e campobassana e vollero, ardentemente con caparbia montanara e Sannita, il convegno impegnandosi in prima persona. Aderirono alla loro attività culturale a fine gennaio 1999: il coordinatore del convegno nonché Direttore di “Sannio Oggi” (Luca Colasanto) un paleontologo prof. universitario della Federico II di Napoli ed esperto di fosssili della zona e la Coldiretti beneventana, Vi partecipò anche, con un intervento a parte tra i convenuti spettatori, l’On. Nardone di Benevento, Pasquale Vitelli, Nicola Cusano, Vito Antonio Maturo, Pasquale Frongillo (che poi è stato anche Sindaco attivo poiché ama la sua patria matesina ed è sensibile al sociale), ecc.. Passando spesso per Cusano Mutri, durante l’estate, mi fermavo a salutare i molti amici cusanesi e, tra questi, dialogare bene con Emidio Civitillo, che curava, con dovizia di particolari, sia la passione per le starne matesine, contribuendo alla riproduzione e diffusione sul Matese, che scrivere ottimi articoli sui locali media per valorizzare le peculiarità di spicco dell’anfiteatro carsico a forma di Q della conca di Cusano Mutri e di Pietraroja, paesetto che egli amava e pubblicizzava bene nei suoi servizi giornalistici prima e digitali poi sempre corredati da belle fotografie. Cusano Mutri è ubicato a sud del monte Mutria di 1822 metri di quota con cima lunga, nuda d’estate e innevata d’inverno, a Sud est si erge il Monte Cigno di 746 metri d’altimetria (746 m.), di natura calcarea, ricoperto di arbusti cespugliosi, pini e carpini ad Ovest sorge il possente Monte Erbano (1.385 m). Il suo territorio è solcato dal piccolo fiume Titerno. La cittadina di Cusano Mutri è rinomata per i suoi castagneti, per l’abbondanza dei funghi, per le fragole, per l’origano, per i suoi ciliegeti e per le erbe medicinali, la pimpinella, la scrofulariacea canina o erba della cancrena, la parietaria, la mentastra e i diffusi Boletus edulis o funghi porcini, che alcuni cusanesi vanno a cercare anche in Svezia, tanto sono bravi. Oltre ai numerosi castagni, soprattutto a Civitella Licina non mancano le vigne di buona uva, i ciliegi, i noci, i carpini, le roverelle, che altro non è che la quercia più comune e il leccio. Nel sottobosco cusanese vi sono le fragole. Tra gli animali selvatici si annoverano i molti cinghiali, lepri, scoiattoli, faine, martore, volpi, gufi, tassi, trote, barbi, cavedani, serpenti ed, ultimamente, il lupo che sembrava essere estinto sul Matese cusanese. La notizia della morte del colto Emidio Civitillo, mi giunge inattesa e penso che le comunità cusanese e guardiaregese, in particolare, perdano uno degli uomini colti tra i migliori del territorio dell’alta valle del Titerno, Emilio era preparato, calmo, parsimonioso e fattivo anche se appariva alquanto riservato e a volte sospettoso, ma i montanari spesso lo sono più dei valligiani. L’amore che aveva per le scienze naturali Emilio, mi sorprendeva pur essendo laureato in Economia e Commercio. Come prof. aveva insegnato in settentrione e poi non aveva resistito alla ”nostalgia canaglia” (canta il pugliese di Cellino S. Marco, Albano) e si era ritirato nella sua bella casetta di Cusano Mutri ed insegnava nella vicina cittadina di Cerreto Sannita, che risulta meno abitata di Cusano M. sia pure di poche unità. Emidio aveva svolto il ruolo di docente presso l’Istituto Tecnico Statale “Marzio Carafa” di Cerreto Sannita (BN). Egli curava un blog con stupende fotografie della nostra e on solo sua Cusano Mutri e la corona di monti che caratterizzano il bel paesaggio ed in particolare del monte Mutria. Ad un suo estimatore del blog così rispose.”In sintonia con quanto da te espresso, penso di poter dire che questo meraviglioso patrimonio naturale (con paesaggi, flora e fauna d’eccezione) vada tutelato con maggiore serietà.Se per millenni questi luoghi sono stati caratterizzati da attività umane decisamente ecocompatibili, che non hanno inquinato (soprattutto pastorizia allo stato brado e agricoltura estensiva), ora si avverte la necessità di una tutela molto attenta e responsabile, non solo perché è doveroso tramandare questo patrimonio naturale alle generazioni future nelle migliori condizioni possibili, ma anche perché esso richiami il turismo e costituisca, senza danneggiare l’ambiente, anche un’importante risorsa per la modesta economia locale”. Sembra quasi un monito lasciato in eredità al Parco Naturale Nazionale del Matese che proprio a Pietraroja, lo scorso anno, ha visto la presenza del Ministro dell’Ambiente. Ad Emilio piaceva parlare di natura da salvaguardare forse più di me naturalista che ne vede anche l’uso per accrescere il reddito del matesino residente. In particolare gli piaceva illustrami una coturnice, che aveva davanti casa sua a Cusano Mutri, un po’ fuori del centro abitato. Egli sapeva le mie origini letinesi, ma non sapeva che quei volatili, da piccolo, li indicavo ai cacciatoti della valle del medio Volturno che li cacciavano in località Piscupanni e Valli di Letino. E come era preciso Emilio quando descriveva minuziosamente i caratteri morfologici degli uccelli come ad esempio i merli:” La femmina di merlo è di colore bruno-nerastro, con becco bruno, mento e gola grigiastri, con delle striature più scure visibili sulle parti inferiori. Il becco del maschio è di colore arancione vivo alla fine dell’inverno e durante la stagione di riproduzione, , il che indica che è sessualmente maturo. La femmina, invece, è bruno-nerastra, ha il becco bruno, mento e gola grigiastri, con delle striature più scure visibili sulle parti inferiori. In entrambi i sessi le zampe sono brune scure. In volo, visto da sotto, il maschio è inconfondibile per la colorazione nera, le remiganti più chiare e il becco giallo, mentre la femmina appare brunastra. Lunghezza cm. 25 circa, peso gr 75-115. Nel blog di Emilio c’è tanta precisione che neanche un Naturalista di professione forse riuscirebbe a raggiungere per dovizia di dettagli e soprattutto per le belle fotografie del paesaggio magico matesino, sia pure limitate alla”sua” valle alta del Titerno. Mi piace ricordare Emilio Civitillo con le parole di Cesare Pavese: ”Un Paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

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