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TEANO IL MOSAICO DI SANT’AMASIO, LA TESTIMONIANZA PIU’ ANTICA DEL NATALE

(di Raffaele Calòvino – Il Sidicino) TEANO A Teano, antica città della Campania nel territorio della tribù italica dei Sidicini, l’Epifania fu riprodotta in mosaico su lastra marmorea, che formava il fondo di una tomba.
Il mosaico cristiano venne alla luce «in un fondo di proprietà del contadino Nicola Mottola, a qualche chilometro da Teano, presso al luogo dell’antica città, in un campo che (aveva) dovunque tracce di antichi ruderi e di antichità sepolte». L’immagine musiva dell’Epifania e le iscrizioni colà rinvenute furono oggetto di una diligente relazione del prof. V. Spinazzola, delegato dal Ministero a trattare l’acquisto del mosaico.
Il pezzo, acquistato dallo Stato italiano, fu portato nel Museo Nazionale di San Martino, dove risulta registrato il giorno 11 dicembre 1906, con il n. 10362. La testimonianza musiva di Teano presenta due scene separate idealmente da un «Chrismon» entro una corona d’alloro; tale monogramma è legato all’iscrizione a caratteri corsivi, di cui restano, soprastanti al gruppo di sinistra, le lettere…TERE (= utere) SEMPER e a quello di destra: F(elix) – monogramma – FELICITA P.S. (?). La scena di sinistra reca due figure virili sedute, a colloquio tra loro. È rimasta, tranne un’abrasione, la figura di destra separata dall’altra da un ramo verosimilmente di palma. Questo personaggio ha il busto frontale ed il corpo quasi di profilo, ha la destra in atto di parlare e con la sinistra regge un volumen chiuso. Veste tunica e pallio e calza sandali. Il volto, ben conservato, presenta caratteri iconografici familiari all’iconografia paolina: le due persone a colloquio, con larga probabilità, sono quelle degli apostoli Pietro e Paolo. La scena di destra presenta l’adorazione dei magi in armonia con il racconto evangelico: reca le immagini di Gesù bambino, della Vergine Maria, sua madre, e dei Magi. La Madonna siede su un trono gemmato completo di suppedaneo rosso e oro. Ha una veste variopinta; il capo è velato ed il volto esprime dolcezza. Tiene in grembo il Bambino, nimbato e vestito di tunica d’oro, in atto di levare la mano verso i personaggi che si avvicinano a lui. Sono tre Magi, con i loro berretti frigi, le tuniche corte gemmate, i manti svolazzanti, le anassiridi alle gambe, in mano i vassoi contenenti oro, incenso e mirra. Tra i Magi ed il Bambino si scorge una palma dai verdi rami spioventi presente anche a sinistra, tra gli apostoli Pietro e Paolo. Tutta la figurazione musiva di Teano è chiusa da un riquadro a scacchi o a doppia fila di dentelli, intorno a cui gira un bell’ornato a treccia.

Chi volle il sepolcro che aveva come fondo la lastra marmorea con il mosaico? Quale il suo grado di parentela con il defunto? Per rispondere alle due domande, occorre prendere in esame le iscrizioni funerarie cristiane in memoria di Felicita e di Marciana, membri di una famiglia della gens Geminia. Le due epigrafi, consegnate su piccole lapidi, furono poste rispettivamente a capo della lastra con il mosaico ed a capo della stretta lastra di marmo, che faceva da fondo alla sepoltura vicina, e formava, con la prima, un insieme di due sepolture, l’una accanto all’altra, divise da un muretto che poggiava sul mosaico. Le due testimonianze epigrafiche fanno parte del materiale archeologico in deposito al Museo Nazionale di San Martino.
Non mi è stato però possibile leggere direttamente l’iscrizione di Geminia Felicita, perché il pezzo da me richiesto al prof. Teodoro Fittipaldi, direttore del Museo, non è stato trovato né nel deposito né in altro posto.
Il prof. V. Spinazzola vide la nostra ed altre epigrafi «in situ», nel luogo del ritrovamento del mosaico, e ne curò subito la trascrizione. Ecco il testo dell’epigrafe di Geminia Felicita

L:
D • M • CIMINIAE FELI
CITAE • COIVGI DVLCI
SIME • QVE • BISIT • ANNV
S • LX • DIES X EXSIVIT
IN PACEDIE • SEPTIMV • K
AL • IVNIAS/ / / / / / / / / / /
/ / / / / / / / / / / / / / / / / / /
VCQ CEMINVS FELIX
LIO SV / / / /
Apprendiamo, quindi, che Q. Geminio Felice, V(ir) C (larissimus) (?), volle, assieme al figlio, la tomba con il mosaico sulla lastra marmorea di fondo, per la sua dolcissima sposa Geminia Felicita, la quale visse sessant’anni e dieci giorni e, poi, lasciò serenamente questo mondo. L’anno non è indicato.
L’epigrafe permette inoltre la migliore conoscenza dell’espressione augurale consegnata sul mosaico: utere sempre felix – monogramma – Felicita p. s. (?). Felice, vivente, augura alla defunta Felicita, sua sposa, di vivere eternamente felice (beata) in Cristo.
L’epigrafe di Geminia Marciana, conservata nel deposito del Museo Nazionale di San Martino dal giorno 11 dicembre del 1906, è stata rintracciata nel mese di febbraio dell’anno 1981 dal prof. Teodoro Fittipaldi, direttore del Museo, e da me riconosciuta come epigrafe incisa su piccola lapide marmorea, posta a capo della tomba che giaceva accanto a quella di Geminia Felicita.
La piccola lastra marmorea misura m 0,30 di lunghezza X 0,21 di altezza e presenta inciso su sette righi il testo seguente:
GEMINIAE MARCIANAE DVLCISSI
ME • P • QVAE VIXIT ANNIS VIII
D • XI REQVIEBIT IIII • KAL • APRILIS
CONSVLATUS VALENTINIANI
ET VALENTIS TER GEMINIVS
FELIX PATER • FILIAE INCONPA
RABILI
A – w (palmetta)
Geminiae Marcianae dulcissi / mae p(uellae) quae vixit annos VIII /d(ies) XI requiebit IIII Kal Aprilis / consulatus Valentiniani / et Valentis ter. Geminius / Felix pater filiae incompa / rabili A …. – palmetta.
Geminia Marciana, fanciulla di otto anni e undici giorni, morta l’anno 370, era figlia di Felicita della gens Geminia.
La data consolare consegnata sull’epigrafe di Geminia Marciana e opportune riflessioni di carattere stilistico relative al mosaico permettono di fissare al IV secolo anche la tomba di Geminia Felicita, anteriore a quella della figlioletta. I due sepolcri, quello della madre e della figlia, furono collocati in un’area destinata verosimilmente a cimitero cristiano antico dei secoli quarto e quinto.
Il mosaico e i due testi epigrafici, che ho preso in esame, sono le prime testimonianze finora conosciute della presenza cristiana a Teano, perché il documento più antico e sicuro che si conosca attesta la diocesi di Teano per la fine del sec. V, registrando la partecipazione di Quintus episcopus Teanensis al concilio celebrato a Roma da papa Simmaco nell’anno 499. Raffaele Calvino “Il Sidicino” n. 9 settembre 2014

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