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Napoli. Codice Dracula tra mito storia e fantasticherie.

(Giuseppe Pace, autore del libro ”Vampiri e Romania”, leolibri.it) NAPOLI “Codice Dracula” come altri codici misteriosi mi viene di definire quello draculiano, che è come una matriosca di mito, storia, folclore e fantasticherie. Se si sceglie solo il percorso storico non tutto è documentabile ad iniziare dalle date e luoghi della nascita e della morte del Principe romeno del XV secolo. Necessariamente ci si imbatte in nodi interpretativi dovuti a varie fonti anche ben documentate. Sicuramente il Principe Dracula fu un Voivoida romeno, ma non della Transilvania. Fino alla prima metà del 1800 la Romania era distinta in tre principati: Transilvania, Valacchia e Moldavia, gli ultimi due si fusero nel primo stato unitario di Romania. Solo dopo si unificò anche la Transilvania, che alla fine della Grande Guerra, con il “Trattato di Trianon” che premiava i vincitori a scapito dell’impero austroungarico, la Romania, ebbe quasi raddoppiata l’estensione territoriale e la popolazione. Pare che la Transilvania fosse la terra della madre di Dracula (causa dell’accreditata, ma non certa nascita a Sighisoara di Vlad nel 1431) e che il figlio vi abbia spesso dimorato come al castello di Hunedoara, dove dapprima fu compagno adolescenziale di Mattia Corvino poi fu anche imprigionato per lotte tra le diverse famiglie nobiliari e soprattutto tra Magiari, Ortodossi e Protestanti nonché altre minoranze religiose. La morte di Dracula è ancora più avvolta di mistero della nascita e lo è ancora di più il postmortem e la sepoltura. Ma quest’ultima è stata svelata da circa un lustro con il reperto dello stemma araldico del Dragone sulla tomba dei nobili Ferillo di Napoli. Se Napoli è la terra della morte il suo mito deve ancora essere lievitato nella splendida città del Sole, delle sirene con il mito di Partenope. Napoli, capitale del Mezzogiorno d’Italia, è più che ricca di mitologia e di storia, ma dal presente poco edificante anche a causa dei politici campani invadenti la società civile, napoletana soprattutto. Napoli e l’intero Mezzogiorno d’Italia, più povero del settentrione, ma più ricco di miti e di storia della Magna Grecia avevano bisogno anche della leggenda del noto Vampiro tra i suoi morti ed ospiti illustri( Virgilio, Plauto, Leopardi, e così via). Prima di Napoli il Principe romeno, Vlad III, fu dalla figlia Maria nel feudo di Acerenza in Basilicata, che va valorizzata anche nei suoi comuni più piccoli di Matera: capitale della cultura ancora per 1 mese, poi, di nuovo, l’oblio mediatico e turistico? Il vampirismo non è solo romeno, ma è diffuso ovunque e prima ancora del XV sec. quando visse il Principe Vlad III in Romania. Egli nacque nel 1431 a Sighisoara, in Transilvania, e morì di vecchiaia a Napoli alla corte degli Aragonesi con sua figlia Maria, dopo una permanenza nel feudo dei nobili Ferillo di Acerenza e poi seguì questi a Napoli dove erano ben accolti e parenti del Re.

Napoli. Chiesa di S. Maria la Nova dov’è sepolto Dracula
Il mito di Dracula è stato disseminato dappertutto nell’ambiente sociale planetario e soprattutto dalla cinematografia statunitense, più che da quella europea, ma, è bene saperlo, in Romania Dracula è solo un eroe nazionale cattolico che si oppose con ardore e valore all’espansionismo ottomano. All’aeroporto internazionale di Timisoara vi sono, in vendita, diverse varietà di vini e liquori dedicati a Dracula a prezzi decisamente alti e per turisti ricchi nordamericani ed europei dell’ovest. Segno che il mito di Dracula, in Romania, fa già mercato nel villaggio economico globale e a breve, tale mercato draculiano, inizierà anche a Napoli?
Anche se non si conosce il luogo dove vennero inumati, per la prima volta, i resti di Vlad Țepeș, Napoli li conserva gelosamente anche se pochi lo sanno e lo dicono, quasi a vergognarsene. Ma si sa che i napoletani non amano le ricchezze terrene! Napoli ama il buon cuore, l’agire da signori e dà più valore spesso alla forma apparente, piuttosto che alla sostanza materiale. La consolidata tradizione mitologica, quasi bicentenaria, vuole che quando la testa di Vlad fu portata a Istanbul, il suo corpo venne sepolto senza cerimonie dal suo rivale Basarab Laiota, nel monastero di Comanane. Solamente a partire dal 1900 si è sparsa la voce che Vlad sia stato sepolto nel monastero di Snagov su un’isola, nel bel mezzo di un lago situato a 35 chilometri a nord di Bucarest. Studi archeologici sul sito, avvenuti nel 1933, hanno portato alla scoperta che la presunta tomba di Vlad è completamente vuota. In un’altra tomba scoperta nel monastero venne rinvenuto un corpo con indosso abiti sontuosi ed un anello con il simbolo del Dragone. Tale corpo, data la presenza della testa, non è certamente quello di Vlad III. Secondo alcuni studiosi è probabile che il corpo di Vlad, detto Țepeș perché impalava i nemici come appreso mentre era ostaggio del sultano ad Istanbul, sia stato bruciato, mentre secondo altri sarebbe stato smembrato dai turchi sul campo di battaglia oppure ad Istanbul. Nel 2014 sono state avviate delle ricerche che sostengono che il sacello di Vlad sia custodito nella chiesa di Santa Maria la Nova di Napoli, più precisamente nel chiostro piccolo del complesso conventuale risalente al secolo XVI. In essa è presente un monumento funebre adornato da un rilievo raffigurante il simbolo araldico di un Drago affiancato da dei baldacchini, che sembrano essere considerati elementi tipici della cultura medievale slava.
Appena giunto in Romania, 16.02.2004, inviato dal Ministero A. Esteri, per insegnare “Scienze Naturali”, mi soffermai spesso ad osservare di notte il decadente castello della bella cittadina di Deva, capoluogo di Judet Hunedoara. A 19 km ad est di essa c’è il più grande castello gotico della Romania, in un paesaggio un pò oscuro di giorno per le colline adiacenti ricche di minerali ferrosi, il ruscello scuro sotto all’imponente ponte levatoio del castello, e, di sera, il fantastico delle guglie illuminate che svettano nel cielo stimola la fantasia. L’imponente castello della città di Hunedoara fu costruito dai cattolicissimi nobili Corvino, ungheresi e magiari. Nel 1400, il nobile Matteo Corvino, ampliò la costruzione del castello con cappella, salone delle Diete di Transilvania. Fece scavare dagli schiavi turchi un profondo pozzo dell’acqua con una curiosità di cronaca, poi abbellito, due secoli dopo, dall’ala che dà nel cortile interno voluta dal nobile Gabor Bethlen. Questi fu anche Re d’Ungheria e di Transilvania con capitale, per beve periodo, Deva, dove il palazzo della Magna Curia porta anche il suo nome. Da piccolo Mattia Corvino fu compagno di giochi del figlio del Principe Vlad e fatto prigioniero dei suoi ex amici a Hunedoara, dove il Vampiro, ancora oggi si manifesta da Corvo nero- simbolo dei Corvino- e scende a mezzanotte dal camino della celletta del monaco cattolico G. da Capestrano. Sulle relazioni tra il Papa e Giovanni da Capestrano ho scritto abbastanza come sulla Judet Hunedoara con la città Hunedoara detta anche dell’acciaio perché ricca di altiforni che fondono i minerali di ferro (ematite e magnetite soprattutto) che abbondano nelle vicine colline dei monti Poiana Rusca. Da Govasdie, antica fornace, partirono i treni carichi di acciaio per edificare un piede della Torre Eiffel a Parigi. Oggi Hunedoara è in crisi ed il (combinato si dice là) o complesso siderurgico da oltre 50 mila operai è sceso a meno di 5 mila e la proprietà societaria è Mittal, la stessa di Taranto. Sopra il castello draculiano di Hunedoara c’è il lago di Cincis alimentato dal fiume Strei ricco di leggendaria lotta di Ercole contro i tentacoli poderosi e numerosi dell’Idra. Il paesaggio è adatto per fare cortometraggi e pellicole cinematografiche anche di Horror come quelle draculiane. Nel castello di Hunedoara spesso si fanno concerti e si realizzano film nonché cortometraggi come quello realizzato dal collega Marcello Negro che insegna Informatica a Hunedoara. A Deva, di notte, dal balcone della cameretta dove dormivo, vedevo il tetro e minaccioso antico maniero del 1250, che si ergeva sopra un tronco di cono vulcanico, spento. Sembrava che mi lambisse un alone misterioso, che dalle più profonde radici della memoria del mio paleoencefalo affiorava e quasi mi intimoriva e mi impauriva. Le emozioni come i ricordi profondi sono nel paleoencefalo umano fino a prova contraria scientifica, ecco perché alcuni sogni fanno riemergere un misto di fantastico e reale dove prevale il primo sul secondo.
The Vapyre di E, Munch al Metropolitan Museum of Arte di New York 2005 e donna vampiro di Venezia del XVI sec.
A Deva, porta occidentale della Transilvania, Dracula non era di casa, né pare lo fosse nella vicina città di Hunedoara, ma si annidava nella fantasia di noi europei dell’ovest, che come gli statunitensi andiamo in Romania anche sulle orme del noto Vampiro. Cominciai là, a Deva, a studiare il caso Dracula, già in pectoris e sviluppato in parte al Metropolita Museum of Art di New York dove con il collega, giornalista e storico, Alberto Cecconi, di Gualdo Tadino (PG) ammirammo “The Vampyr” di E. Munch, ma era una Vampira. Edward Munch, pittore norvegese padre dell’Impressionismo, conosciuto come l’autore dell’”Urlo”, in quest’opera sofferma la propria attenzione sulla figura femminile. Il “Vampiro” di Munch è stato realizzato nel 1895 in olio su tela ed è oggi conservato oltre che a New York a Oslo nella Nasionalgalleriet. Della figura maschile non si riesce a delineare perfettamente il volto, in questo modo l’artista vuole sottolineare lo stato di sottomissione dell’uomo rispetto alla donna. Nel Vampiro di Munch la luce domina la scena, è posta frontalmente per enfatizzare le braccia di lei, che catturano lui in tutta la sua totalità, e la nudità carnale femminile. Lo sfondo cupo suggerisce un’idea di soffocamento e oppressione. I colori, scuri e tetri, si alternano a linee circolari dal colore più chiaro sottolineando il dramma dell’umanità per precipitare nel rosso intenso e profondo. Fanno da contrasto il magnetico e caldo colore dei capelli simili al sangue, soggetto non mostrato della tela, e il bianco e smorto pallore del braccio della donna. Preso dall’intensità espressiva ed impressionante del quadro approfondii in Romania la leggenda della contessa Elisabetta Batory, che sgozzò oltre 600 vergini fanciulle e faceva il bagno nel loro sangue inseguendo il mito dell’eterna giovinezza. La donna per il pittore rappresenta tematiche forti e notevoli che si rivelano splendenti come il piacere e l’inizio della vita, per trasformarsi in qualcosa di straziante e malinconico come il dolore e il sopraggiungersi della fine di tutto attraverso la morte. “La donna Vampiro” esprime in tutta la sua cupezza questi concetti agghiaccianti. La descrizione del dipinto mostra nella sua interezza una dolce e flebile ragazza dai capelli rossi che abbraccia un uomo nella sua completa totalità. Questo gesto colpisce particolarmente agli occhi dello spettatore perché è in grado di trasmettere un grande senso di amorevolezza e consolazione. L’uomo tra le sue braccia, e coperto dalla sua rossa chioma fluente, sembra sentirsi al riparo da qualsiasi amarezza che possa colpire l’intera l’umanità.
La chiese la condannò d’eresia e la fece murare viva nel suo castello appartenuto a Dracula in precedenza. Andai a visitare anche Passo Tihuta il paesaggio descritto da Bram Stoker e il piccolo castello di Dracula. Non pensavo che tali ricerche protrattesi per oltre 5 anni mi portassero a decifrare, si fa per dire, gli enigmi del Codice Dracula. Quando ho scritto e pubblicato “Vampiri e Romania”, con la casa editrice online leolibri.it, non era ancora noto che il famoso Vampiro romeno riposasse il sonno eterno tra i cattolici (anche nobili come i Ferillo, ma di rango inferiore poiché erano Conti) di Napoli. Napoli a poche centinaia di metri dalla tomba di Dracula ha la Cappella di San Severo con il misterioso Cristo Velato, ammirato da specialisti e turisti colti del mondo intero. Il Principe, Vlad III, detto anche Tepes o l’Impalatore, è sepolto là vicino in una sorta di cerchio magico esoterico: nella napoletana Chiesa di Santa Maria la Nova. I simboli e le iscrizioni, disseminate in mezza Europa ed America del Nord, fanno molta luce soffusa sulla penombra del mistero draculiano. La verità storica sul Principe Vlad III detto Dracula, ruota intorno all’epoca della conquista ottomana di Costantinopoli del 1453. Vlad III era figlio di Vlad Dracul, a cui il re lussemburghese, Sigismondo, aveva donato il titolo e lo stemma cavalleresco di Dragone o Dracul. Il nonno di Vlad III fu Mircea il Vecchio. La Romania del XIV e XV sec. era attraversata da lotte intestine tra nobili di fede ortodossa, cattolica e protestante, mentre il Papa, spiava le Diete di Transilvania, e cercava di unire i nobili e i loro piccoli eserciti per preparare altre Crociate in Terra Santa. I romeni di Valacchia, Moldavia e Transilvania venivano utilizzati dal Papa, ma con riserva perché spesso i sultani compravano nobili con promesse di potere. Comunque Vlad e i Corvino furono nobili usati come baluardo per l’espansionismo islamico che dalla vicina Turchia saliva verso Vienna e per poco non fu sottomessa. Vlad III, poi divenuto, il vampiro per antonomasia, si trovò a percorrere il suo tempo in un’epoca romena poco nota ai più per i tradimenti subiti dai nobili Basarab e dai nobili Corvino nonchè per la crudeltà di efferati crimini che vide fare a scapito dei suoi familiari. La data certa della sua morte è sconosciuta, ma essendo pare provato che egli morì prima del 10 gennaio 1477, tale data è compresa tra l’ottobre e il dicembre 1476, a 46 anni? L’ubicazione esatta della sua salma è sconosciuta, ma sembra si tratti di un luogo lungo la strada tra Bucarest e Giurgiu anche le circostanze esatte della sua morte sono avvolte nel mistero. Secondo alcuni studiosi, infatti, venne ucciso per sbaglio perché scambiato per un turco, secondo altri ucciso dagli ottomani durante una battaglia e la sua testa tagliata ed inviata, insieme alla sua spada, a Costantinopoli come un macabro trofeo di guerra, invece secondo altri da un morso di un pipistrello. Altra ipotesi priva però di prove, sostiene, invece, che Vlad Țepeș avrebbe, sì, combattuto, ma poi sarebbe stato fatto prigioniero a Costantinopoli, riscattato poi dalla figlia, al sicuro in Italia, e infine sepolto a Nappoli nella chiesa di Santa Maria la Nova. Vlad nacque nel 1431 e resto nella stessa casa di Sighisoara fino al 1435. A 7 anni già sapeva usare la spada, l’arco ed altre armi del tempo. Nel 1447 il padre fu assassinato e il fratello Mircea ereditò il titolo di Principe, ma morì di malattia in giovane età. Vlad III ereditò il trono e a soli 28 anni, nel 459, fu noto per un fatto di inaudita ferocia: invitò molti nobili, poco fedeli, nel suo castello per la Pasqua e li fece tutti uccidere ed impalare, come aveva imparato in Turchia, dove fu prigioniero del Sultano dopo il 1444 a seguito della pace tra Ungheria e impero Ottomano. Vlad III fu un abile condottiero militare e con soli 30 mila soldati riusci a tenere testa ad un esercito ottomano più di 3 volte superiore di numero, forse li conosceva meglio di altri poiché aveva studiato ad Istanbul, dove fu ostaggio con del Sultano che controllava così il padre voivoida facendolo suo quasi vassallo. Pochi sanno di come erano le sembianze del voivoida Vlad III, ma i baffi e la statura bassa vennero da molti riportati nei giornali, libri e cortometraggi dell’horror. Fino a poco tempo fa si riteneva che Vlad III morì decapitato in battaglia dal Voivoida, Bassarab, e che poi le sue spoglie furono sepellite all’esterno del cimitero di Snagov (perché ritenuto contaminato dall’islam in quanto era stato anni a Istanbul, dove aveva conosciuto anche l’harem). Dopo tempo la riesumazione fece sbigottire per lo scambio della testa di cavallo con la sua, scomparsa. La leggenda si diffuse subito e il nobile fu chiamato conte Dracula, signore dell’occulto e dell’aldilà! La sua morte è leggendaria, ma ci piace accreditare il fatto che la figlia Maria, pagato il riscatto del padre da prigioniero dei turchi, lo condusse con se a Napoli, dove mori e fu sepolto nella tomba dei conti Ferillo, Maria si era maritata al conte Ferillo. Dunque i resti di Dracula sono a Napoli e non a Snagov in Romania o altrove. La notizia della probabile tomba di Vlad III identificata a Napoli, da oltre 7 anni, desta la curiosità di studiosi e l’interesse di epigrafisti sul mistero che aleggia nella Chiesa di Santa Maria la Nova e precisamente in Cappella Turbolo. L’interesse iniziale si è concentrato sulla strana iscrizione, scritta in una lingua incomprensibile, post nella cappella, che è stata tradotta consultando una serie di codici e che ha fornito la chiave di lettura per presumere che nella chiesa, è celata la tomba di un uomo misterioso della levatura del noto Vampiro. Tutto ha inizio con una clamorosa dichiarazione del 2014, pronunciata da un gruppo di esperti dell’Università di Tallin in Estonia, in merito alla tomba di Vlad Tepes, per cui affermarono: «Sappiamo dov’è la tomba di Dracula a Napoli. Sappiamo anche dove andare a cercare» E da questo momento in poi, numerosi ricercatori ed esperti del settore provano a far chiarezza sul Codice Dracula e delle sue spoglie, incitando gruppi di studio di fama internazionale e incentrando le ricerche su Napoli. Laura Miriello, studiosa di simboli e codici, mise gli occhi sulla strana iscrizione presente nella cappella già nel 2013 per pronunciarsi soltanto nel 2015. Dopo ricerche e studi attendibili, la ricercatrice infatti dichiarò che l’epigrafe apparentemente incomprensibile, rivelò essere un codice in «unciale» ovvero, una scritta composta da tante lettere provenienti da alfabeti diversi, tra cui quelli riconoscibili, il greco, latino, copto e etiopico. La Miriello con equipe di esperti ricercatori ne dedusse che non poteva trattarsi di una sola lingua ma bensì di un codice segreto, di simboli e disegni adottato dagli epigrafisti almeno cinquecento anni prima per occultare un testo; una scritta che poteva rivelare una verità sorprendente e pericolosa. A seguito della lunga ricerca sulla traduzione del testo, l’epigrafe ha rivelato essere la tomba di un uomo; ma non la sepoltura di un uomo comune o di un re come inizialmente poteva suggerire ma quella sensazionale e leggendaria del conte Vlad III Dracul noto come Vlad Tepes l’Impalatore, il personaggio storico del XV secolo, passato alle cronache come il valoroso guerriero e sanguinario della Romania che tanto ispirò la fantasia letteraria di Bram Stoker nel suo celebre romanzo «Il conte Dracula» del 1897, il leggendario Vampiro della Romania. A pronunciarsi sull’argomento e della veridicità sul Codice Dracula, è lo studioso lucano Raffaello Glinni che collabora con l’Università di Tallin, che con la sua equipe italiana, prova a far luce sul perché il conte Vlad è sepolto a Napoli. Egli dichiara: «Nel 1476 il conte Vlad Tempes, Dracula, che appartiene all’Ordine del Dragone come il re di Napoli Ferrante D’Aragona, scompare durante una battaglia contro i turchi e viene dato per morto. Una delle sue figlie, Maria, all’età di sette anni viene adottata da una donna napoletana e condotta nel regno di Napoli. Qui in seguito sposa un nobile napoletano della famiglia Ferillo. La coppia ottiene in «regalo» i territori di Acerenza in Basilicata, ma è legata a Napoli tanto che, alla morte, i coniugi vengono seppelliti a Napoli». Il Dragone è il simbolo presente a rilievo sulla lapide Ferillo riconducibile all’Ordine, ovvero una congregazione nobile-guerresca, alla quale era iscritto (Dracul-Dragone) e anche Ferrante. D’Aragona. Questo simbolo è stato al centro della discussione di tesi della studentessa napoletana Erika Stella che notò il Dragone sul sepolcro di Matteo Ferillo, risolvendo l’intricato enigma. Si ipotizza che nel sepolcro della famiglia Ferillo, non ci sia il corpo del suo proprietario ma quello di Dracula; non resta che verificare l’autenticità delle spoglie. Fra le varie ipotesi, gli esperti di fama internazionale, avvalorano la tesi che Dracula non morì in battaglia ma fu fatto prigioniero dai turchi e che sua figlia Maria Balsa, riscattò il padre e lo condusse con sé in Italia, dove fu seppellito a Napoli. Fra le smentite invece si narra che Dracula ebbe solo figli maschi, e non vi era mai stata menzionata nessuna figlia di nome Maria, finché un giorno, l’esperto Raffaello Glinni, per riscattare l’ipotesi si imbatté in una cronaca antica che raccontava l’arrivo di una principessa slava a Napoli, di origine ignota, messa in salvo per volere del padre dalla persecuzione dei turchi e affidata ad una famiglia napoletana fedele al re Ferrante D’Aragona. Si rivela essere Maria Balsa, adottata e cresciuta a Napoli che sposa il nobile Giacomo Alfonso Ferillo e fonde il suo stemma con quella del marito, simboleggiato da un Drago, quello dei Principi romeni Vlad. A dare man forte a questa tesi, sono i simboli evidenti sul bassorilievo: il Dragone è sia il simbolo riconducibile all’Ordine che allo stemma araldico della famiglia Ferillo, collegati a due simboli di matrice egizia, due sfingi, insolite su una tomba europea. Le due sfingi contrapposte rappresentano il nome della città di Tebe, chiamata dagli egiziani Tepes, ma è anche il cognome del conte e all’interno di quei simboli c’è scritto proprio «Dracula Tepes». Ma potrebbe suggerire la parola turca «Impalatore» l’allusione diffamatoria di Vlad III. Simboli, iscrizioni, nomi che sembrano confermare che il conte Dracula riposi qui, all’interno della tomba in marmo del genero Ferillo da oltre cinquecento anni. Per ora gli esperti non si pronunciano, tanto meno confermano o smentiscono l’importanza di questa ricerca, portata avanti dal gruppo di studiosi italiani che comprende i fratelli Giandomenico e Raffaello Glinni e il direttore scientifico del Museo delle Antiche Genti Nicola Barbatelli. Napoli e il Vampirismo. Citando Dracula e Napoli non possiamo essere immuni al fascino sinistro del «Vampiro» ovvero un demone notturno che ha segnato la cultura della Campania e di Napoli, alimentando storie e leggende tra realtà e fantasia; temuto, invocato e occultato sin dal Medievo. E’ nel Settecento, nel Secolo dei Lumi che nella mentalità collettiva si focalizza la parola Vampiro (etimologia non proprio chiara in riferimento a stregone) legato al concetto di morte e resurrezione. Il primo a parlarci di fenomeni del Mistero è l’avvocato napoletano Costantino Grimaldi (1667-1750) che nel suo volume dal titolo «Dissertazione sopra le tre magie» del 1751 ovvero una summa di tutta la letteratura del Mistero espressa in 169 citazioni in latino, cita i casi di voli di streghe, fantasmi, iettature, apparizioni e fenomeni di resurrezioni tra cui anche il vampirismo. Un altro rapporto fra Napoli e il Vampirismo è da ricercare in un cult book, cioè un romanzo a puntate illustrato intitolato «Varney il Vampiro» che circolava in forma anonima nel 1847 e attribuito a Thomas Preskett Prest. La storia è quella di un nobiluomo inglese affetto di vampirismo che diffonde il contagio proprio a Napoli, la città che sceglie per lasciarsi morire; si affida così alla magia del Vesuvio, lanciandosi nel cratere per porre fine alla sua macabra esistenza. L’ultimo aggancio al vampirismo napoletano è suggerito dal racconto «Il dottor Nero»del 1907 dello scrittore napoletano Daniele Oberto Marrama, autore di validi racconti fantastici, ricchi di suggestioni tra sensualità, gotico e noir, poco conosciuto in Italia. Il dottor Nero è ambientato a Capri e ruota intorno alle vicende sentimentali di due sposi, un nobile irlandese e una ragazza italiana, insinuati da un sensuale Vampiro, amante della donna. E che dire del vampirismo della contessa Elisabetta Bathory, che meno di due secoli dopo Dracula uccise oltre 600 giovanissime per fare il bagno nel loro sangue. Edvard Munch l’ha rappresentata in “The Vampyr” esposto al Metropolitan Museum of Art, New York e visto dallo scrivente con notevole ammirazione e impressione. Un castello draculiano è anche quello di Mattia Corvino a Hunedoara, che andrebbe inserito negli itinerari draculiani. Là, in quel castello- il più grande dei castelli gotici romeni-il giovane Vlad III, dapprima amico dei nobili ungheresi Corvino, fu tratto in arresto per diversi anni a causa di lotte di potere tra principi romeni, papato e impero ottomano. Dracula era ortodosso, i Corvino, invece, erano cattolici e più papalini. Al lettore la deduzione. La leggenda narra che a mezzanotte Dracula muta in corvo e scende dal camino del castello di Hunedoara nella stanza, che fu anche di San Giovanni da Capestrano e del suo predecessore che spiava le Diete di Transilvania e con i piccioni viaggiatori informava il Papa a Roma. Un collega romeno del Colegiul Tehnic “Transilvania” di Deva (HD), autore di saggi di epica storica, G. Hasa, mi apostrofava spesso, scherzosamente, ”Spion de Papa”, rifacendosi a quel passato storico, ma mi spronava anche ad approfondire la conoscenza ambientale locale che feci grazie anche all’Associazione degli Scrittori della Judet di Hunedoara di cui sono ancora socio con alcuni articoli sul bimensile Ardealul Literar, tra cui “La piccola Italia in judet Hundoara”, dove si elencavano imprese d’italiani tra cui alcune del Veneto ed altre della Campania ed in particolare dell’Irpinia con i fratelli Romano, allevatori di bovini di Sant’Angelo dei Lombardi. A 19 Km da Deva è ubicata la città di Hunedoara con il poderoso castello Corvino, che ha ospitato Dracula da giovane e poi da prigioniero per 12 anni. La Romania ha meno turisti dell’Italia e Napoli meno di Venezia, Roma e Firenze. Dracula richiama molti turisti e merita investire sul mito, che non è storia ma spesso l’arricchisce.
Castello draculiani di Hunedoara, in Transilvania occidentale
Le leggende e le favole affondano le radici nella lontana preistoria e protostoria dell’Homo sapiens. Oggi come allora sono un mondo magico e irrazionale. Com’ è magico il mondo non solo dei bambini, e della fantasia anche degli adulti, dove donne, uomini, piante, animali parlano, fate e maghi, gnomi e funghi, il Sole e la Luna, pentole magiche, tutti eventi prodigiosi, che spesso vanno a finire nell’orrido e nel draculiano. Emerge dal paleoencefalo una memoria profonda pochissimo nota ed esaminata bene come, invece, la memoria recente del neoencefalo. I miti che gravitano intorno a Dracula si collocano tra neoencefalo e paleoencefalo e fanno emergere l’alba dell’uomo, ancora troppo animale. Dopo, invece, la sua cultura è stata più incisiva della natura ed è prevalso spesso nell’Uomo il bene sul male, il razionale sull’irrazionale. Il sonno della ragione può provocare ancora mostri…draculiani! Il confine tra la vita e la morte, l’aldilà, il sangue, il buio della notte sono alcuni degli elementi che fanno da sfondo a tutte le storie, i miti e le fantasticherie relative al Vampiro per antonomasia.
Cenni bibliografici
-Matei Cazacu, Dracula, Mondadori, Milano 2004
-Roberto Gargiulo, Dracula l’impalatore, Minerva, Bologna 2013
-Giuseppe Pace, “Vampiri e Romania”, leolibri.it, Padova 2011; A 1900 anni dalla conquista romana della Dacia, Libraria, Turgu Mures, Romania, 2006; “Italia e Romania. Geografia, Analogie regionali e di Ecologia Umana”, Sapere Edizioni, 2010; “La religione e la superstizione nei vicoli e cappelle votive di Napoli”, Caserta 24 ore,Il Mezzogiorno Quotidiano di Terra di Lavoro,7/11/2014; “Punti di attrazione per uomini di scienza in Romania” Art-emis.ro, Stoccarda, aprile 2014;”Vampiri, Streghe ed Ecologia Umana”, Il Mezzogiorno…28/12/2011; “Codice Dracula. A Napoli Dracula fu sepolto dalla figlia Maria, maritata al conte Ferillo”, Scisciano Notizie, 20 novembre 2019.
-Maria Pia Selvaggio, “L’Arcistrea. Bellezza Orsini, Benevento e la sua Janara”, Spring, 2008 -M.J. Trow, Vlad the Impaler, Glouchestershire, 2003.
( autore Giuseppe Pace, Specialista d’Ecologia Umana Int.le e Autore del libro”Vampiri e Romania”, leolibri.it)