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Venezia sott’acqua anche con il Mose, costato 6 miliardi euro.

(di Giuseppe Pace, Naturalista perf. in Ingegneria del Territorio, Università d Padova). Ancora una volta Venezia è sotto l’acqua alta eccezionale (cioè superiore ai 140 cm) e il mondo intero e i 30 milioni di turisti che la visitano ogni anno, osservano l’acqua alta per TV e leggono i media, sbigottiti per lo scampato pericolo, ma preoccupati per il futuro. Alle 8.30 erano suonate ancora le sirene a Venezia, quindi di nuovo codice rosso. Alla fine l’acqua si assesta sui 150, mentre in mare ha toccato i 160. Si tratta di acqua alta eccezionale dopo che il livello stanotte ha superato i 185 cm. E in giornata è previsto l’arrivo della ministra delle infrastrutture Paola De Micheli e del premier Giuseppe Conte. Oggi sono state chiuse tutte le scuole e i vigili del fuoco hanno dovuto rispondere a 170 chiamate, molte di anziani e disabili che rischiavano di rimanere intrappolati in casa. Pellestrina, che è una delle isole davanti al mare già devastata dall’alluvione del ’66, è completamente sommersa dall’acqua. Il sindaco Luigi Brugnaro ha incontrato il patriarca Francesco Moraglia-nella foto: a destra dell’autore che sta a Padova in Prato della Valle- per fare la conta dei danni e unire le forze in una giornata così cruciale. Così si torna a parlare del Mose, la grande incompiuta. Le passerelle che si vedono disseminate per la città sono predisposte per assicurare il transito dei flussi principali fino a 120 cm. (35% della superficie invasa). Nell’ultimo secolo la Laguna e la sua funzionalità sono state profondamente modificate dall’azione umana, che ha contribuito, indirettamente, all’accentuazione del fenomeno. Le altezze di marea sono inoltre soggette a variazioni in rapporto a diversi fattori metereologici. In particolare le maree sono più elevate quando la pressione barometrica subisce un notevole abbassamento e/o in presenza di un forte vento di scirocco o di bora. Le più ampie escursioni di marea si verificano di norma nei periodo di novilunio e plenilunio (sizigie), nei periodi di primo ed ultimo quarto di luna (quadratura) è invece più difficile il verificarsi del fenomeno dell’acqua alta. In ogni caso, per essere informati bene si guardano le previsioni di marea nel sito ufficiale del Comune di Venezia. L’acqua alta è un fenomeno naturale frequente soprattutto nel periodo autunnale-primaverile, quando si combina con il vento di scirocco (vento di sudest, dalla Siria), che, spirando dal canale d’Otranto lungo tutta la lunghezza del bacino marino, impediscono il regolare deflusso delle acque, o di bora, che ostacolano invece localmente il deflusso delle lagune e dei fiumi del litorale veneto. Quando insegnavo a Venezia, alcuni giorni, soprattutto di questo periodo, utilizzavo gli stivali e i trasportatori da un ponticello all’altro per andare e tornare dalle lezioni. Venezia va spesso sott’acqua in autunno e non solo perché il vento scirocco ingolfa le acque lagunari rallentandone l’uscita in mare aperto e causando la sommersione parziale di molte parti della città con Piazza San Marco: il salotto del mondo, dicevano i miei studenti veneziani dgli anni Settanta. Si precisa che la Laguna di Venezia è per estensione la seconda in Europa dopo quella di Marsiglia. Essa è estesa 50 km da nord a sud e larga mediamente 10 ed ha tre bocche di porto: Lido, Malamocco e Chioggia. Dalla bocca centrale di Malamacco con il Canale dei Petroli, profondo 9 metri, entrano ed escono le petroliere che collegano le raffinerie di Marghera all’esterno. Da Padova era prevista un’idrovia di 27 km (24 in terraferma e 3 in laguna fino al canale suddetto, idrovia ancora non completata dopo lo stop di oltre 30 anni fa). Per sensibilità ecologica, storica ed economica, ho seguito da vicino sia le vicissitudini dell’idrovia “Padova-Venezia”, oggi detta “Padova-mare”, che la più grave ed annosa vicenda del MOSE (Modello Sperimentale Elettromeccanico) che ha fatto spendere quasi 6 miliardi di euro senza risolvere, ancora, il problema dell’acqua alta veneziana. Sul Mose ci sono state critiche iniziali dei verdi e di altri cittadini veneziani e non, che non sono state ascoltate dalle Autorità a Roma, mentre il Sindaco Cacciari intuì l’iter strano del Mose e diede fiducia al Tecnico, V. Di Tella, che fece e propose osservazioni e modifiche del progetto Mose, ma a Roma le Autorità preposte, e il primo ministro di allora, non volle riceverlo nonostante Cacciari lo avesse indicato. Il Tecnico, Vincenzo Di Tella con esperienza di lavoro internazionale, aveva studiato il Mose e aveva notato errori tecnici sostanziali, poi in collaborazione con due Ingegneri, ha scritto e pubblicato un libro in merito, che è stato criticato dalle ex Autorità preposte, che addirittura hanno esposto querela di diffamazione, ritenuta poi infondata dai magistrati. I media locali hanno riportato”Con il libro Il Mose salverà Venezia? Gli autori V. Di Tella, Gaetano Sebastiani e Paolo Vielmo portano a conoscenza dell’opinione pubblica le argomentazioni tecniche e le valutazioni specifiche che, a loro giudizio, dimostrano come nel progetto Mose basilari aspetti funzionali non siano stati risolti e come la stessa architettura di sistema sia stata impostata con soluzioni inutilmente gravose per l’ambiente e ponga problemi di sicurezza, di costi di realizzazione e manutenzione, di efficacia funzionale dovuta anche all’impossibilità di adeguarlo a mutate condizioni ambientali future”. Sembra che anche se non funzionasse bene il Mose (che richiede 100 milioni di euro all’anno di manutenzione), non sia possibile chiedere danni ai tecnici che lo hanno proposto e redatto in quanto è sperimentale. Dunque la “cupola affaristica” (cupola, di tangenti colossali tra pochi nomi eccellenti, scoperchiata dalla Magistratura, su querela di una collaboratrice del Governatore della Regione Veneto) lo aveva pensato prima il grande inganno del Mose. Fino a quando il mondo non le vedrà in azione non potrà dire nulla di ceto nonostante le premesse ed avvisaglie non siano rassicuranti. Venezia ha tratto e trae dall’acqua la sua ragione di essere fin dall’inizio (dalla caduta della città di Altilia ad opera di Attila) la sua grandezza e il suo carattere di città unica al mondo; per questo essere veneziani ha sempre significato essere partecipi di questa “acquaticità”, che ho vissuto anch’io insegnando a Venezia, pur vivendo a Padova. Tra i problemi tipici di Venezia i più evidenti sono dati dalle particolarità dei trasporti e del traffico acqueo, e dai disagi causati dall’ “acqua alta”: una marea elevata, tale da sommergere i punti più bassi di molte fondamente, calli, rii (rio dei pensieri lo frequentavo spesso) e campi; solo in casi eccezionali risultano allagate parti estese della città. Questi allagamenti sono per lo più limitati a pochi centimetri di acqua, tanto che, di regola, un normale paio di stivali di gomma è sufficiente per superare le difficoltà come mi capitava ogni anno. Si legge spesso che l’acqua alta a Venezia si presenta almeno 40 giorni all’anno, ma come i cittadini sanno c’è acqua alta e acqua alta. In effetti regna una grossa confusione riguardo ai centimetri di marea. Sotto gli 80 cm. non si parla nemmeno di acqua alta. Da un punto di vista tecnico per Venezia esistono invece definizioni più rigorose, basate sui livelli di marea osservati alla stazione idrografica di Punta della Salute: marea sostenuta quando il livello di marea è compreso tra +80 cm e +109 cm sullo zero mareografico (definito come il livello medio del mare misurato nel 1897); marea molto sostenuta quando il valore è compreso tra +110 cm e +139 cm; acqua alta eccezionale quando il valore raggiunge o supera i +140 cm. Il livello di marea è determinato da due contributi: la marea astronomica, dipendente dal moto degli astri, principalmente la Luna e in proporzione minore il Sole. Il contributo di questi fattori è soggetto a pochissime incertezze ed è regolato da leggi di meccanica fisica, quindi può essere calcolato con elevata precisione. L’acqua alta in laguna di Venezia dipende da effetti locali interni alla Laguna, provocati dai venti, dalle piogge e, soprattutto in passato, dagli apporti di acque dolci continentali, che la Repubblica Veneta o Serenissima con il Magistrato alle Acque, seppe con equilibrio, fare, deviando fuori della laguna i fiumi al fine di preservarne l’interramento. Dunque il Veneto con il Governatore, Galan, ha fatto brutta figura per il Mose che ancora non funziona e si spera (sembra di no anche a detta di V. Di Tella e, intanto, costa costerà 100 milioni di euro annui per la sua manutenzione) che funzionerà per prevenire l’inondazione di Venezia. Adesso il Governatore del Veneto, che cita sempre ”noi Veneti”, parla di scandalo Mose. Prima dov’era? A prendersela sempre con Roma, ex ladrona, visto che è della Lega, non più Nord! Ho spesso scritto sui media, che le mazzette in Veneto sono più corpose.