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La Romania oggi al voto in un clima politico instabile e con molte astensioni.

(di Giuseppe Pace, studioso dell’ambiente della Romania) Anni fa feci un pronostico azzeccato sul nuovo inqulino della Casa Bianca statunitense. Oggi vorrei poterlo fare anche per la presidenza della Repubblica semipresidenziale di Romania. In Romania si celebra oggi il rito democratico, come in tutte le democrazie liberali (anche se lo scrittore ed ex Dir. del noto media italiano “Repubblica”, Ezio Mauro, dice che le democrazie moderne possono essere anche non liberali cioè che pure garantiscono la libertà di pensiero e di stampa e l’equilibrio dei poteri) del primo turno delle Presidenziali: come in Francia, se nessun candidato vincerà al primo turno, ci sarà un ballottaggio. Non solo Spagna: oggi si voterà in un altro grande paese europeo: la Romania. Oltre 18 milioni di elettori romeni saranno chiamati alle urne per eleggere il loro Presidente e da esperienza acquisita, direttamente, nell’ambiente romeno e per 5 anni di insegnamento, osservo che i romeni somigliano non poco ai cittadini dell’Italia centro-meridionale ed, in misura minore, anche alla Spagna. Il generale in Spagna, Traiano, chiamato ad essere Imperatore Romano, con la forza di oltre 13 legioni, nel 106 d.C., sottomise la Dacia ribelle del Re Decebalo. Moltissimi dei perdenti 70 mila armati Daci non scelsero di combattere per Roma e vennero uccisi, privando quel popolo dei maschi, che vennero sostituiti, per oltre 150 anni, dai soldati ed ufficiali Romani. Questa è l’ipotesi più accreditata sull’origine daco-romana degli attuali oltre 20 milioni di romeni. I quadri comando dell’esercito di Traiano-da centurioni agli ufficiali superiori- erano originari dell’Italia centro-meridionale e spagnola. Dunque non poche virtù e vizi dell’amministrazione romena attuale potrebbero derivare dai Latini, Italiani e Spagnoli, che pure hanno, nei loro Paesi, instabilità politica ricorrente, crescite economiche mancate e tangentopoli endemica. La Romania, si sa, ma si ribadisce è un’isola linguistica latina in un mare di lingue slave. I romeni professano all’84% la religone ortodossa, che fa capo al loro patriarca, che non dipende da Roma. Con il regime di Ceausesco- dal 1965 al 1989- gli ortodossi hanno “servito” lo Stato come fece il Vaticano dopo i “Patti Lateranensi” del 1929. Papa Francesco, da poco tempo, è stato invitato e ricevuto, in pompa magna, dal presidente Iohannis Klaus, che è d’origine nems o tedesca. I tedeschi in genere sono protestanti, anche se Klaus ha la moglie greco-cattolica e il marito dice di seguirla anche sulla strada religiosa? Molti miei conoscenti colti della Romania non amano politicamente Klaus perché lo ritengono freddo e di mentalità imperialista tedesca oltre che “antiromeno-latino”. Fatto sta che il precedente governo del Psd ha, tra l’altro, raddoppiato lo stipendi agli statali, come i docenti: passati da coirca 400 euro mensili a oltre 1000, se di grado 1, mentre il dipendente privato, come l’operaio, contina a percepire solo 300 euro mensili. Dunque gli statali, che prima hanno votato il Partito Nazione Liberale, di Klaus, potrebbero cambiare e votare PSD (Partito Social Democratico) o altri partiti, al ballottaggio del 24 c.m. Se questo si verificherà, Klaus, non verrà riconfermato presidente di una Repubblica semipresidenziale alla francese. La Romania è infatti una repubblica semi-presidenziale, in cui il Capo dello Stato è eletto direttamente dai cittadini, ma di fatto guida l’esecutivo solo se dispone di una maggioranza in Parlamento – che può esprimere un Primo ministro di diverso orientamento politico. Quella romena rappresenta la più grande comunità straniera presente in Italia: i cittadini romeni residenti nel nostro Paese sono oltre 1,2 milioni. In occasione delle ultime Europee vi fu una presenza così massiccia di votanti romeni dall’Italia. Per questo motivo si è deciso di cambiare la legge elettorale: l’autorità romena elettorale competente ha proposto la revisione della Legge 370/2004 riguardante l’elezione del Presidente della Repubblica, suggerendo anche per queste (come già avviene per le elezioni parlamentari) l’introduzione del voto per corrispondenza allo scopo di semplificare le procedure nel voto all’estero. In base alla nuova legge, nelle sezioni estere il voto si svolgerà tra l’8 e il 10 novembre per il primo turno e tra il 22 e il 24 novembre per il secondo turno (eventuale). La legge elettorale infatti prevede che se al primo turno nessun candidato ottiene il 50% + 1 dei voti validi si dovrà procedere ad un ballottaggio tra i due candidati più votati. In un clima di forte instabilità politica e di sfiducia nei confronti della classe dirigente, il 10 novembre,la Romania si appresta ad andare al voto per eleggere il presidente della Repubblica. Il favorito è il capo dello Stato uscente Iohannes Klaus che, in questi 5 anni si è contraddistinto per un forte conflitto con il governo, in particolar modo a partire dal 2016, quando la maggioranza è stata ottenuta dal Psd. Dalle ultime elezioni legislative si sono succeduti 3 governi di sinistra, l’ultimo dei quali è caduto lo scorso 10 ottobre. A seguito di questa crisi, Klaus, ha affidato l’incarico al leader dei nazional liberali (Pnl) di Ludovic Orban, che ha ottenuto la fiduciae il 4 c.m.. Se il presidente della Repubblica in carica dovesse essere rieletto, battendo la concorrenza tra gli altri dell’ex premier socialdemocratica, Viorica Dăncilă, potrebbe contare su un governo fedele, essendo il candidato alla presidenza proprio del Partito Nazionale Liberale. Il presidente uscente che ha vinto le elezioni del 2014 con il 54,43%, punta a fare altrettanto in questa tornata guadagnandosi il secondo mandato già al primo turno. Nonostante sia formalmente un candidato indipendente, l’articolo 84 della Costituzione della Romania impedisce al capo di Stato di essere membro di un partito politico, Klaus, ha raccolto l’appoggio del Pnl, partito del quale è stato presidente. Durante il suo mandato non sono mancate forti frizioni con i leader dei governi socialdemocratici, in particolar modo quando l’esecutivo lo scorso anno ha provato ad approvare una serie di leggi soprannominate “salva-corrotti”, che hanno portato molti romeni in piazza a protestare. La sfidante più accreditata è Viorica Dăncilă, sostenuta dal Psd. L’ex premier, secondo gli ultimi sondaggi oscilla tra il 15 e il 22%, ed è tallonata dal candidato del centro destra Dan Barna, candidato della coalizione USR-Plus. Tra i due, per molti analisti, la prima non avrebbe speranze in caso di un ballottaggio, mentre il secondo potrebbe giocarsi le sue carte. Il netto favorito per le rilevazioni rimane Klaus, che è dato abbondantemente sopra il 40%. Proprio in nome di questo vantaggio, il presidente uscente non ha concesso nessun confronto televisivo agli altri candidati e ha portato avanti una campagna elettorale molto sobria, preferendo esporre il suo ruolo istituzionale. Egli forse dimostra, come che dicono due miei conoscenti romeni colti, una capacità organizzativa fredda e calcolatrice che a molti latini romeni non piace né gli daranno il voto. Certo è che i tedeschi al comando, nel secolo scorso, hanno causato 2 guerre mondiali con stermini feroci-nell’ultimo conflitto-, mai visti prima. Eppure singolarmente e fuori dal comando i tedeschi sono pacifici e brillanti, ma sempre meno dei latini? A parte i sudetti luoghi comuni chi vincerà l’elezioni presidenziali in Romania? Moltissimi osservatori esterni dicono che sarà confermato Iohannis Klaus, io azzarderei un’altra e diversa vittoria al ballottaggio s’intende, spero sia una donna, che parte sfavorita, ma potrebbe emergere anche Dan Barna, che è un liberale più libero! Si spera che a vincere non sia la percentuale degli astenuti, che in Romania oscilla intorno alla metà dell’elettorato attivo. Gli immigrati romeni nel Sannio mio nativo per quale presidente, del loro grande Paese lontano, hanno votato il 10 c.m. e per chi voteranno il 14 al ballottaggio? Le badanti d’Alife, Bojano, Caiazzo e Isernia non sono poche.