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La Romania elegge il nuovo Presidente.

(Giuseppe Pace già prof. in Romania) Anni fa scrissi un articolo sulla nuova elezione del Presidente degli Usa e pronosticai la vittoria dell’attuale inquilino della Casa Bianca e non della Signora Clinton, che quasi tutti davano per vincente. Analogamente vorrei azzardare un pronostico per l’elezioni di domani, e del 24 c.m., del Presidente della Repubblica semipresidenziale della Romania. Tutti gli osservatori esterni danno per vincente l’attuale inquilino del palazzo presidenziale di Bucarest, ma si potrebbe verificare che i romeni non lo riconfermino perché non ortodosso al 100% data la stragrande maggioranza dei romeni che professa la religione ortodossa e spesso ubbidisce ai preti eche ubbidiscono al patriarca, che non ubbidisce al papa. Ma allora perché l’altra volta lo votarono? Allora ebbe quasi unanime anche i voti di molti impiegati statali, che adesso voteranno PSD e non sono pochi. I docenti italiani non votarono più il Pd renziano perché non li aveva premiati con la riforma della Buona Scuola, ma premiato solo i presidi e i poveri, compresi i bidelli, con 80 euro mentre in Romania il precedente governo del PSD ha premiato docenti ed impiegati comunali, ecc con il raddoppio dello stipendio. L’altra volta gli scontenti romeni erano di più di oggi, che vedeno estraneo alle vicende romene il quasi tedesco, per il modo di fare, I. Klaus. La Romania è un Paese di lingua latina con molte analogie con l’Italia, la Spagna, ecc. è un’isola latina in un mare slavo, dicono i linguisti. Le 13 legioni che Traiano utilizzò per sottomettere i Daci nel 106 d.C. avevano i quadri comando, da centurioni a legati di legioni, d’origine dell’Italia centro-meridionale nonché spagnoli poiche Traino era stato generale ispanico. Ne consegue che i daco-romani attuali conservano molte analogie con l’Italia centro-mridionale e spagnola. Usi costumi e amministrazione sono simili, ancora oggi. Instabilità politica, governi più o meno balneari, corruzione diffusa, approssimazione amministrativa, poca libertà d’impresa, ecc. La società romena attuale però è colta poiché più scolarizzata, mediamente, dell’Italia. Là, il comunismo, obbligò tutti a frequentare la scuola, mentre il fascismo non lo fece in Italia. Di conseguenza le persone anziane romene conoscono a memoria i loro poeti nazionali ed altro, a differenza dei coetanei italiani. Entrambi i Paesi dell’Unione Europea però hanno una bassa percentuale di laureati ed un sistema scolastico statale e statalista con il primato della burocraia che tratta il cittadino come suddito. La Repubblica Presidenziale della Romania, a 30 anni dalla caduta del comunismo di Nicola Ceausesco, attraversa una profonda crisi partitica con elevata instabilità. Un collega di scuola romena, più anziano, G. Hasa, diceva spesso allo scrivente: ”noi non siamo in una democrazia adulta come in Italia, ma siamo come una sorta di bambino in fascie”. Uno degli ultimi provvedimenti dell’ex governo romeno ha aumentato, di molto, lo stipendio agli statali ed in particolare dei docenti, che si sono visti raddoppiati i circa 400 euro mensili di prima. Alcuni docenti, di grado 1, hanno ora più di 1.100 euro al mese, mentre un operaio arriva a malapena a 300 euro mensili e con un costo della vita elevatissimo a cominciare dalla benzina a oltre 1,2 euro a litro. Dunque l’equilibrio, generale del sistema economico e retributivo romeno, si è rotto e molti gridano che “la coperta è corta”. Secondo molti romeni, nel Paese, quest’ultima resa dei conti politica, è l’ennesimo segno di come gli amministratori siano sempre più scollegati dalla società: istruzione e assistenza sanitaria sono temi giudicati prioritari eppure nessuna forza politica sembra affrontarli davvero. Secondo l’analista Andrei Taranu:“viviamo una crisi strutturale, una crisi che i politici non sono in grado di affrontare. Per questo propongono piccole crisi facili da risolvere in tempi relativamente brevi, senza affrontare i problemi più dolorosi che aspettano di essere affrontati”. Sembra che l’Italia non sia molto diversa per il ceto politico in essere e con un governo, G. Conte 2, che non rappresenta più il voto popolare spostatosi al centrodestra “Abbiamo impedito al partito socialdemocratico di fare male al paese”, sono state le parole di Ludovic Orban, il leader del partito liberale d’opposizione che ha guidato il voto di sfiducia. Gli analisti si aspettavano che il nuovo governo si formasse intorno al Partito liberale e così è stat con Ludovic Orban del PNL. Le prossime elezioni parlamentari sono previste a fine 2020. I socialdemocratici sono saliti al potere a inizio 2017. Funzionari dell’UE e statunitensi hanno fortemente criticato il governo Dancila per la revisione del sistema giudiziario, considerata una minaccia allo stato di diritto, e per aver annacquato la legislazione anti-corruzione. Il 10 c. m. (il 24 ci sarà l’eventuale ballottaggio), i romeni andranno a votare il nuovo presidente della Repubblica oppure rivotare, Klaus, quello che già hanno: d’origine etnica tedesca, di Sibiu o Hermannstadt, dove fu anche Sindaco del PNL (Partito Nazionale Liberale). Sibiu è una media città romena con una forte presenza di ex tedeschi, là insediatisi dopo le crociate dei Sassoni, erano quasi tutti artigiani. La compagnia aerea Lufthansa collega Sibiu, o Hermannstadt, tutti i giorni alla Germania. Klaus è anche un ex prof. di Fisica e dunque proviene da un mondo di impiegati statali che è noto allo scrivente per aver insegnato 5 anni in Transilvania, che vota a maggioranza per il partito di Klaus anche se, ad esempio nella Judet che conosco di più molti votano PSD soprattutto delle parti più agricole o del bacino carbonifero di Petrosani, Petrila, Vulcan, ecc. dove Viorica Dancila viene portata al 65% dei consensi già al primo turno. La parte più agricola della Romania votava a maggioranza il PSD, il ceto medio e quello dei docenti votava più PNL. Il Magiaro, cioè cattolico e d’origine unherese, con l’UDMR (Unione Democratica Magiara Romania) vota per se stessa ed è ago della bilancia di quasi tutti gli equilibri instabili della politica romena. Qualcuno dice che la Romania ha la testa a Budapest poiché i Magiari sono d’origine ungheresi e tutti cattolici, non ortodossi come l’84% dei romeni. Da poco dunque la Romania ha un nuovo primo ministro, anche se eletto a capo di un governo di minoranza e di transizione fino al 2020, nel frattempo potrà nominare un commissario romeno e far partire la Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen. Il governo di Ludovic Orban del PNL, ha ottenuto la fiducia al Parlamento di Bucarest, in Romania, con 240 voti favorevoli su 465 deputati nella Camera. Notizia positiva per la von der Leyen “E’ ancora possibile definire un calendario in modo che la Commissione von der Leyen possa entrare in funzione il primo dicembre”. Lo ha detto il portavoce del prossimo esecutivo europeo Eric Mamer. A Bruxelles si aspettava con ansia l’esito del voto di fiducia del governo centrista di minoranza del premier romeno. La fiducia ottenuta permetterà a Orban di designare il candidato per il posto di commissario della Romania. Resta il fatto che i romeni onesti sono stanchi di vedere non ridotta la corruzione, molto più evidente dell’Italia. Alcuni miei conoscenti colti, non votano Klaus che lo ritengono troppo intriso di poco amore per ciò che è tipico romeno, essendo egli d’origine nems o tedesca. Egli infatti è discendente dagli artigiani Sassoni, che a maggioranza migrarono nel XII secolo, a seguito delle crociate e rimasero in molte cittadine romene come Sibiù o Hermannstadt, dove solo l’1,6% di nems condiziona moltissimo l’organizzazione e la politica fino ad eleggere il già Sindaco I. Klaus chè presidente di tutti i nems in romenizzati. Dunque Domenica, 9 novemnbre, si vota in Romania e il risultato definitivo della scelta del Presidente lo sapremo, a mio giudizio, solo il 24 c.m. quando ci sarà il ballottaggio. A a vincere questa volta potrebbe essere una persona di stretta fede ortodossa, poiché i romeni forse non voteranno più per Klaus anche se pare che questi profissi la religione, non protestante dei nems o tedeschi, ma quella greco-cattolica della moglie, docente alla quale il PSD ha raddoppiato lo stipendio e chissà se anche lei lo vota?