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Caserta. E’ scomparso Mamadou Sy, presidente della comunità senegalese di Caserta

(Caserta24ore) CASERTA Martedì 5 novembre, l’ultimo saluto a Mamadou Sy, scomparso dopo una feroce malattia che lascia tutta la comunità orfana di un ponte tra culture, di un raro esempio di giustizia e umanità.
Mercoledì, dalle ore 17 alle ore 20, sarà allestita la camera ardente presso il Palazzetto dello Sport in via Medaglie D’Oro a Caserta, adiacente allo Stadio Pinto. Tutta la comunità potrà così salutare Mamadou, prima del ritorno del corpo in Senegal, per il quale sta provvedendo l’associazione dei senegalesi di cui Mamadou era il presidente. Mamadou Sy ci ha lasciati questa mattina all’alba. Il Presidente dell’associazione dei Senegalesi di Caserta lascia un grande vuoto. Ha lottato fino alla fine e se n’è andato salutando con gli occhi e stringendo le mani di compagni e familiari riuniti attorno a lui. Mamadou ha conosciuto il centro sociale e il Movimento dei Migranti e rifugiati di Caserta quasi vent’anni fa, ed ha condiviso sempre, ogni giorno da allora, la lotta per i diritti di migliaia di fratelli e sorelle. Per questo, la sua morte oggi non è leggera come una piuma ma pesante come una grande montagna. Arrivato nel nord Italia a cavallo tra il 1999 e il 2000, con un visto turistico, scese poi a Caserta dove iniziò a lavorare come ambulante ai semafori, lavoro che ha svolto fino al 2008. Durante questo arco di tempo, è sempre stato irregolare, senza documento, malgrado numerose richieste e manifestazioni. Dal suo arrivo a Caserta, non ha mai smesso di essere attivista e leader del Movimento Migranti e Rifugiati. Nel 2008, ottenne il permesso di soggiorno e poté iniziare una nuova vita, un lavoro come mediatore e poi operatore dell’accoglienza, ruolo che ha iniziato a ricoprire da gennaio 2017 col progetto Sprar di Caserta, occupandosi dell’inserimento socio sanitario dei richiedenti asilo e rifugiati. E’ stato ponte tra culture e costruttore di pace, fino alla fine. Oggi tutta la comunità perde un compagno instancabile, presente, coraggioso che ci ha insegnato a vivere senza pregiudizi e con grande umanità. Abbiamo dormito insieme nelle notti di manifestazioni a Roma, nelle chiese e nei centri sociali, abbiamo cammiato per kilometri di cortei, urlato insieme, cantato, festeggiato. Ci siamo disperati insieme, di fronte alle leggi più ingiuste. Abbiamo visto le tue lacrime cosi amare, quando hanno sequestrato il centro sociale, perché per te – e per noi – si stava profanando un tempio di giustizia, la casa di tutti. Piangevi e pregavi, non hai mai avuto vergogna di mostrare le tue lacrime, sia quelle di gioia che di dolore.Era il pianto dell’uomo giusto che non crede ai propri occhi, non riesce a credere che si possa infierire così tanto su chi già si fa carico di così tante sofferenze. Era il pianto di chi sapeva che i sigilli su quelle porte avrebbero aperto nuove ferite, lasciato indifese migliaia di persone.

In questi giorni stiamo progettando di realizzare nella Caserma Sacchi la Casa del Sociale: la nuova casa del centro sociale, dell’antirazzismo, della solidarietà, del dialogo interculturale, dei diritti.
LA CASA DEL SOCIALE DI QUESTA CITTÀ LA APRIREMO CERTAMENTE E AVRÀ I TUOI OCCHI, IL TUO SORRISO, LA TUA FORZA.