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Teano. Al Foscolo le riprese del film “Lotta per la vita” . Protagonista Cristian, 21 anni, malato di SLA

(di Paolo Mesolella) TEANO “Potete Chiamarmi Rochy”. Cristian ha 21 anni, non parla, non mangia, non beve, non può muoversi, tantomeno camminare. Da quando, 11 anni fa ha scoperto di essere malato di Sla trascorre la sua vita a vedere film in televisione o al computer, ma soprattutto, sogna: sogna di diventare Rambo, di correre per le strade e di amare. Ai suoi amici, ai suoi compagni ha sempre confidato il suo amore per il cinema e per la boxe. Il sogno di fare un film, in questi giorni è diventato una realtà: dallo scorso mese di ottobre, infatti, sono iniziate a Napoli le riprese del film “Lotta per la vita” e martedì prossimo continueranno anche a Teano, la sua città natale, al Liceo Foscolo che ha frequentato prima di scoprire la malattia, la Sclerosi Laterale Multipla che lascia senza fiato. Cristian non parla. ma affascina chi gli sta vicino con le sue parole scritte a mano sulla tastiera del computer o sul cellulare. Le sue parole ora sono diventate una intensa scenografia che ripercorre i momenti più difficile della sua vita fino ad oggi. Grazie al registra napoletano Nando De Maio, infatti, Cristian ha scritto la sceneggiatura di un bel film che racconta la sua vita. Cosicché martedì prossimo, dalle ore 9.30 una troupe cinematografica verrà a Teano e girerà nel cortile del Foscolo alcune scene del film con l’attore Davide Forlì nel ruolo di Cristian. Cristian Boragine quindi ha deciso di affrontare la sua sfida contro la SLA che da anni lo costringe sulla sedia a rotelle e lo debilita nel fisico, affrontando la malattia con l’energia di Rocky Balboa, il suo film preferito. Tra gli attori chiamati ad interpretare i personaggi della vita di Cristian: Gaetano De Martino, Salvatore Misticone e Davide Forlì. Il film “Lotta per la vita” è certamente da salutare con interesse perché trasmette un messaggio positivo che può aiutare altre persone come lui a non arrendersi, ma a sperare e lottare contro il male fino alla fine. Un’opportunità, una lezione di vita per i ragazzi che spesso vivono la loro vita in un mondo virtuale, nella rete, ma fuori della realtà. Un’occasione per confrontare tra loro due mondi diversi: quello dei “sani” con quello di chi ha una malattia difficile da sopportare.

Abbiamo chiesto a Cristian di raccontarci la sua esperienza di disabile. E Cristian ha scritto sulla tastiera del computer: “ La disabilità fa paura. Non avrei mai pensato che un giorno sarei diventato diverso da tutti gli altri. E’ stata la vita a deciderlo. Non io. Ricordo che all’asilo avevo un’amica sulla sedia a rotelle e i miei compagni ridevano di lei mentre io pensavo che eravamo tutti uguali, anche con la sedia a rotelle. Poi all’improvviso, tra il 21 ed il 23 marzo del 2004, mancavano solo tre giorni al mio compleanno, i medici mi dissero che avevo la Sclerosi Laterale Amiotrofica, la SLA. Facevo sempre più fatica a camminare, finché non ho dovuto utilizzare, il passeggino e la sedia a rotelle. La cosa che mi manca di più è correre. Io non ho mai accettato la mia malattia e non potrò mai accettarla. Ricordo un esame in particolare: mi misero tanti aghi sul viso e provai tantissimo dolore. Mai provato tanto dolore in vita mia!. Ancora oggi, se penso a quel esame mi vengono gli incubi. Avevo tanti amici ed amiche: ma dopo la malattia non ho visto più nessuno. Ad un certo punto ho lasciato la scuola, perché ho provato la sensazione che i miei compagni mi ignorassero. In mezzo a tanti compagni, del resto, mi sentivo solo. Ora mi fa soffrire la solitudine, la mancanza di amici e dell’amore. E ci sono anche i ricordi a farmi soffrire: vedo le mie foto da bambino mentre correvo e mi sento male. Le persone dicono che mi capiscono, ma non è vero. A volte vorrei ritornare ad essere di nuovo piccolo per un minuto. Vorrei tornare a sentire cosa si prova ad essere felice per un minuto. E sono 15 anni che desidero di esserlo. Anche i sogni mi fanno stare male. Ciò nonostante dico che bisogna amare la vostra vita perché non si può sapere cosa può succedere. Bisogna lottare. La vita infatti, può essere molto crudele anche se non avete fatto nulla di male. Non importa quanto sei alto o basso, ricco o povero. La cosa importante non sono le cose materiali, ma è la vita. Siamo tutti uguali”. “Il mio sogno, ha detto, era quello di fare il regista, aprire un cinema e vedere tanti film. Ora, grazie al suo amico regista, ci è riuscito.