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Codice da Vinci e salutare dono dell’acqua di Bojano e Piedimonte Matese.

(Giuseppe Pace, Naturalista, Ing. Territorio ed Ecologia Umana, Università di Padova) Fa riflettere vedere l’acqua sgorgare, a poco a poco, dappertutto, ma ancora di più dalle carsiche rocce del Matese. La natura del Matese fa un prezioso ed inestimabile dono idrico, di oltre 6mila litri al secondo, ai napoletani da mezzo secolo circa. Mentre il Dr. N. Santagata, ex dirigente Asl di Caeserta, esamina criticamente l’acqua attuale del versante casertano del Matese, il Cardiologo, G. G. Caracciolo, ha pubblicato un saggio, poderoso anche per le fotografie pertinenti, ”L’Oro Blu del Matese”. Ad entrambi i medici, suddetti, va il merito di notevole sensibilità alla res publica delle comunità matesine per la conoscenza del bene acqua di cui dispongono, a volte inconsapevolmente. Sui muri di Piedimonte Matese (CE) mi è apparso significante un disegno relativo al “Dono dell’Acqua” che ritrae il borgo antico all’uscita della bassa valle del Torano o Sorgente. Il pianeta Terra è coperto per tre quarti circa di acqua e di questa poco è quella dolce da bere. Ogni uomo è costituito per più della metà del peso corporeo di acqua come pure gli altri esseri viventi fino a sperarne l’80% nelle meduse e nelle spugne. E’ più facile resistere ai morsi della fame che all’arsura della sete. Se c’è un primato della Natura sulla Cultura ciò lo ha scoperto in particolare Leonardo da Vinci nel XVI secolo. Egli vedeva una forza vitale nascente in natura e la simboleggiava con la chioccia ed i pulcini. Considerava la Natura Maestra dei Maestri. Fu tra i primi ad intuire la dinamica della litosfera nello spiegare i pesci fossili rinvenuti sulle colline toscane mentre vi peregrinava curioso di carpire i segreti naturalistici. Attualmente, da più parti, si riconosce il primato della Cultura sulla Natura e tale rivoluzione culturale si è verificata soprattutto dopo l’avvento non secondario della tecnologia industriale prima e digitale poi. Attualmente la potente e sofisticata tecnologia permette di plasmare la natura da parte dell’uomo molto più di prima. Il paesaggio terrestre è in gran parte plasmato dall’uomo. L’Etologo, Desmond Morris scriveva che l’uomo d’oggi nasce con la cravatta e la patente in tasca. Dunque l’Homo sapiens non è più alla stregua degli altri animali in Natura ma è quasi fuori di essa e la domina, facendo spesso anche errori e causando forse inquinamenti planetari irreversibili? Tra le grandi menti che hanno scandagliato non poco il rapporto uomo-natura troviamo il genio rinascimentale italiano Leonardo da Vinci con i suoi tanti codici che molti considerano enigmatici ancora attualmente. Leonardo da Vinci era uno studioso sia di scienze naturali che umane. Tra i molti orizzonti di ricerca che abbiano saputo colpire la curiosità e l’intelligenza di Leonardo, lo studio dei moti dell’acqua è certo uno dei più complessi e affascinanti, capace di spaziare, nei suoi scritti, tra questioni di fisica (lo staccarsi di una goccia, il trascinamento dei detriti fluviali), di geologia (l’origine dei fossili), di ottica (il riflettersi della luce solare e lunare), di biologia (la comparazione tra il microcosmo del corpo umano e il macrocosmo del corpo terrestre), fino a sollevare interrogativi escatologici nei grandi affreschi descrittivi del Diluvio, inteso sia storicamente che come visione futura di un terribile giudizio finale. Nelle sue continue metamorfosi il tema attraversa l’intera esistenza di Leonardo, dai primi accenni nel Codice C al più tardo Codice G passando per il prismatico Codice Leicester, che all’acqua dedica la maggior parte delle sue dense pagine. L’ampio spettro delle questioni scientifiche sollevate dalla sua mente indagatrice,aperta a ventaglio nelle più lontane direzioni sin dal proposito iniziale di racconta-re «Che cosa è acqua» (Codice C). I manoscritti leonardeschi si citano, quando non diversamente indicato, dalla storica antologia a cura di Anna Maria Brizio: Leonardo da Vinci, Scritti scelti, Torino, Utet. Di notevole fortuna, anche antologica, le molte pagine dedicate allo studio delle acque: Delle acque, a cura di Marianne Schneider, Palermo, Sellerio;Il mondo e le acque [Codici D e F], a cura di Giovanni Majer, Vicenza, Neri Pozza, Per un’introduzione al quaderno manoscritto, già proprietà del petroliere americano Armand Ham-mer e ora di Bill e Melinda Gates, Analogia e osservazione nel Codice Hammer [Leicester], in Lezioni dell’occhio. Leonardo da Vinci discepolo dell’esperienza, Milano, Vita e Pensiero, («Arti e scritture»,). Mentre Firenze si appresta ad accogliere una nuova esposizione del codice (Galleria degli Uffizi, ottobre gennaio) è bene ricordare alcune delle precedenti mostre italiane e la relativa bibliografia Il Codice Hammer di Leonardo da Vinci. Le acque, la terra, l’universo, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Vecchio), a cura di Jane Roberts, introduzione di Carlo Pedretti, Firenze,Giunti Barbèra; Leonardo da Vinci, Della natura, peso e moto delle acque. Il Codice Leicester, catalogo della mostra (Milano, Roma, Venezia). Il celebre manoscritto ritorna a Firenze dopo un quarto di secolo, accompagnato da molti altri disegni del genio di Vinci. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci torna a Firenze come anteprima di assoluta grandezza delle celebrazioni leonardiane che si svolgeranno in tutto il mondo nel 2019 in occasione dei 500 anni dalla morte di una delle figure-icona della storia dell’umanità.  La mostra, L’acqua microscopio della natura. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci, a cura di Paolo Galluzzi, è frutto di oltre due anni di preparazione, e presenta eccezionali apparati tecnologici per poter consultare il codice così come numerosi altri preziosi fogli vinciani, e non solo. Il tema centrale dell’esposizione è l’acqua, elemento che affascina Leonardo. L’artista svolge indagini straordinariamente penetranti per comprenderne la natura, sfruttarne l’energia e controllarne i potenziali effetti rovinosi. Il Codice Leicester contiene riflessioni innovative anche su altri temi: soprattutto sulla costituzione materiale della Luna e sulla natura della sua luminosità, e sulla storia del pianeta Terra, nelle sue continue e radicali trasformazioni. Per Leonardo la nostrana acqua fu considerata” microscopio della natura”. Il Codice Leicester è un’opera fitta di annotazioni geniali e di disegni che Leonardo vergò in gran parte tra il 1504 e il 1508: una stagione davvero magica della storia di Firenze, con la presenza contemporanea in città di grandissimi personaggi delle lettere, delle arti e delle scienze, che Benvenuto Cellini la battezzò, genialmente, “La Scuola del Mondo”. Per Leonardo, furono anni di intensa attività artistica e scientifica. In quel periodo effettuava infatti studi di anatomia nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, cercava di mettere l’uomo in condizione di volare, era impegnato nell’impresa, poi non condotta a termine, della pittura murale raffigurante la Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio, e studiava soluzioni avveniristiche per rendere l’Arno navigabile da Firenze al mare. Leonardo, morto a 67 anni, studiava l’anatomia dei cadaveri umani e anticipava scoperte successive sull’ictus vedendone lo’edema generalizzato. E’ sua l’affermazione che studiando i morti si aiuta a vivere. Egli analizzava gli studi svolti in Egitto 1500 anni a.C. sull’infarto e al tempo della 17esima dinastia del 400 a C. sulla sclerosi ed anche al tempo di Traiano morto per ictus e l corpo aveva un edema generalizzato. Leonardo, a differenza di Michelangelo, che era più pratico filosofava sempre sul reale, sul provato e la matematica lo affascinava anche per il linguaggio essenziale ed enigmatico. Egli dicono mori in braccia al re di Francia, ma non è vero poiché il re il giorno della morte del grande uomo rinascimentale era fuori reggia. Dan Brown si è inventato tutto e del Leonardo vero ha poco da dire nel suo Il codice da Vinci (The Da Vinci Code), IV romanzo giallo thriller scritto pubblicato in Italia nel 2004. Brown come U. Eco sono assetati di illuminismo anticattolico. Nel secondo romanzo, dopo Angeli e Demoni, Brown richiama in chiave critica la condotta della Chiesa cattolica che ha per protagonista il prof. R. Langdon. Nella Parigi della fantasia del gialli di Brown, il curatore del museo Louvre, viene ucciso per mano di uno strano monaco albino appartenente all’Opus Dei. Lo studioso di simbologia, prof. R. Langdon,viene a sapere dell’omicidio e, condotto al Louvre, viene interrogato, poiché ritenuto colpevole della morte del curatore. Langdon, affiancato da Sophie Neveu, nipote del curatore ucciso, e successivamente anche dallo studioso sir Leigh Teabing, dovrà ripercorrere attraverso indizi nascosti in importanti opere d’arte, enigmi e misteriosi artefatti, il percorso del Santo Graal, uno dei più grandi misteri della storia. Tale percorso si incrocia con quello di un’antica e misteriosa società segreta nota come Priorato di Sion di cui faceva parte come Gran Maestro (livello più elevato), che nasconde un inconcepibile segreto che, se rivelato, potrebbe compromettere i fondamenti stessi del Cristianesimo, nella versione tramandata dalla Chiesa cattolica e così via. Fra i critici di ciò che ha scritto Brown, c’è chi ha sostenuto che le idee centrali del libro siano state tratte da opere precedenti meno note che, in ogni caso non fanno che ripetere vecchie e stranote vicende narrate negli apocrifi. Brown si è fatto leggere da molti radicalschic come Eco, che non hanno considerato né hanno avuto il benché minimo rispetto per la sacralità sedimentata nel paleoencefalo e neoncefalo dell’Homo sapiens anche dei nostri giorni. Sempre più occorre che i mass media non siano “amplificatori” di coloro che “urlano” più forte nelle vie, nelle strade nelle piazze delle n/s città, ma “estensori” e “difensori” delle necessità prioritarie delle persone e delle comunità locali. L’acqua, che rappresenta più della metà del peso corporeo, è basilare anche per le raccomandazioni espresse nella Carta Europea del’Acqua. Essa va tutelata perché rappresenta il bene più prezioso per le future generazioni, inquinarla è un crimine umanitario, è un genocidio come potrebbe avvenire per le sorgenti del Biferno di Bojano se a Campitello Matese inquinano la dolina carso glaciale che ha connessione accertata con l’acqua del Biferno che scorga dalle rocce di monte Crocella di Bojano (CB). Dalle tre sorgenti del Biferno (Maiella-Santa Maria dei Rivoli, Pietrecadute e Riofreddo) e dalle due sorgenti del Torano e Maretto di Piedimonte Matese, 6,2 mc/sec è la quantità d’acqua intubata dalla Cassa del Mezzogiorno nel 1970 per dissetare, soprattutto, alcuni milioni di campani metropolitani di Napoli. Michele Spina ex responsabile molisano dei lavori ci ricorda di consumare meno acqua potabile e di preservare le sorgenti tutelandole meglio da possibili inquinamenti come a Campitello Matese. Grazie ai video, ben fatti, da Fernando Occhibove, è possibile documentarsi di ciò che si dice oggi anche della qualità dell’acqua potabile a Piedimonte Matese. La situazione attuale della sorgente Maretto … N. Santagata, medico microbiologo, ex direttore del lab. d’Igiene e Profilassi di Caserta, poi ARPAC. Autore di Acqua malata, mette in evidenza la drammatica situazione delle acque di falda e non solo! Ora in pensione e collabora con la Diocesi di Caserta, Santagata dice che sono maggiori gli anticorpi dell’epatite A nell’Alto Casertano rispetto ad altrove in Campania. Ciò dimostra che l’inquinamento biologico era più alto. E per dire ciò scomoda i rilievi medici e chimici sull’acqua fatti dagli americani in Campania. Rileva anche che a San Gregorio Matese e a Catello Matese non tutto è controllato bene per evitare e prevenire lo scolo nelle sottostanti sorgenti. E che dire allora del Lago di Gallo Matese, che l’affluente Sava nel quale fecero sversare i rifiuti dei letinesi in località Piscupanni?