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VALOGNO. Le case di Valogno raccontate a mezza riga da Angelo Veltre

(Paolo Mesolella) VALOGNO/ SPARANISE E’ stato pubblicato un grazioso libro del poeta, fotografo, artista e musicista Angelo Veltre di Sparanise. Una bella sorpresa per chi è abituato a leggere libri di storia antichi e saggi di letteratura. Perché è un libro esile ma molto bello e colorato. Sembra un libro per ragazzi, ma non lo è: è un libro d’arte insolito, pieno di storie e di curiosità da leggere tutto di un fiato. A cominciare dal titolo: ”Le case di Valogno raccontate a mezza riga”. Un libro a metà tra la poesia e la pittura, che riesce a colorare e vivacizzare un borgo bellissimo e silenzioso, facendolo uscire dal grigio di una quotidianità anonima e rendendolo un borgo d’arte, pieno di suggestioni e di poesia. “Una poesia, spiega Veltre, aperta all’ordinario,/ all’ironia… Memoria di gente di campagna/ delle piccole case che abitarono…Il racconto di un visitatore curioso che scorre dietro le tendine ricamate la vita che fu”. Il racconto delle case di Valogno inizia con la “casa degli sposi”: la poesia ricorda il cammino che li attende sotto la pioggia, lungo le strade bagnate, attraverso un cantiere per arrivare alla Piazzetta della felicità. Seguono “la cassetta degli attrezzi” dove ci sono il martello per rompere gli schemi, la chiave a stella, per stringere gli affetti, il giravite per cambiare il verso delle cose; la casa di Giovanni e Dora dove la felicità si nasconde nel vestito grigio di Giovanni riposto nell’armadio e in una bottiglia di vino bevuta in compagnia; la casa del nonno dove regna il silenzio e da anni non vive nessuno, la Casa di Marcello che ha lasciato un vuoto nel petto del poeta , perché il circolo dei ricchi ha chiuso per mancanza di soci e ha chiuso anche Bar ed il Sale e Tabacchi. Poi la poesia descrive la Casa di Natalina che abitava sola e aspettava gli uomini affamati di tenerezza. Aveva i capelli ricci, gli occhi neri, la pelle bianca e la carne giovane, la casa di Giulia dove Giulia e la bambina aspettavano sul balcone che a Francesco passasse la sbornia, la casa di maestro Ernesto che uccise con il fucile a pallettoni quattro savoiardi, la casa di Francesca, una piccola madre coraggio, che fu sposa per soli tre mesi in Marocco, la casa di Margherita, la pettegola che per i bambini era la strega e per le donnette la fattucchiera, la casa della vecchia maestra Colomba che spiegava alle sue alunne il processo del pane, la casa del curato, piene di Madonne in pianto, assassinato durante la festa di san Michele. Poi la poesia “Le scarpe di Agostino”, il portiere del paese, caduto da un’impalcatura. Nella raccolta di poesie anche liriche autobiografiche come “Ora che vai in cucina” e “Qui non passano treni”. “Le mie poesie, scrive Angelo Veltre, non fatele morire schiacciate/ tra gli scaffali della vostra libreria…Qualche sera prendetele per mano/ ed innaffiatele di luce, vi faranno compagnia”. Angelo Veltre è nato e vive a Sparanise, presenta i suoi versi in reading di poesia nelle università, in teatro , nelle scuole. Con lui la poesia si esprime attraverso la parola, l’immagine, la musica, la danza, il teatro. Ha vinto nel 2009 il Premio SIAE per la poesia a Roma, nel 2008 il Premio Poesia Fabrizio De André, nel 2010 il Premio Le quattro porte di Pieve di Cento, nel 2013 il Premio “Viaggi fuori dai paraggi” a Napoli. Ha pubblicato “La valigia del prestigiatore” (Liberi 2005), “Saper leggere il libro del mondo” (Zona 2008).