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I giovani digitalizzati soffrono di più a scuola che ancora non è libera e regionalizzata.

(prof. Giuseppe Pace) Siamo immersi nella cosiddetta epoca digitale, che ha seguito quella della globalizzazione e informatizzazione. Dunque un’altra rivoluzione investe l’ambiente sociale planetario e soprattutto del nord del mondo. Da poco tempo, dopo l’eureka degli ingegneri, dei fisico-matematici, ecc. più di qualche psicologo è preoccupato per i danni che l’epoca digitale può causare nei giovani. Si intitola “Genitori e adolescenti nell’epoca di internet e del narcisismo”il ciclo di tre incontri organizzati dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con l’Istituto Minotauro, che toccheranno anche la provincia di Reggio E.. In calendario una serie di appuntamenti con psicologi e psicoterapeuti rivolti non solo alle famiglie, ma anche a scuola, servizi sociali, associazionismo sociale e sportivo, volontariato e aziende sanitarie, per la promozione di competenze che consentano di utilizzare chiavi di lettura non banali e modelli interpretativi non stereotipati rispetto a bisogni e comportamenti degli adolescenti. A scuola oggi i discenti soffrono, più di ieri, sia per l’età più anziana dei loro docenti sia per la impiegatizzazione dei medesimi che hanno spesso abdicato allo sforzo necessario che comporta l’insegnamento. Insegnare significa lasciare il segno, ma a molti docenti non importa più di tanto se lasciano un segno superficiale o addirittura negativo nei discenti. E’ venuto a mancare nella scuola statale il controllo autorevole del lavoro docente poiché i dirigenti, ancora più dei docenti, sono degli impiegati o meglio dei passacarte. Spesso questi ultimi per non annoiarsi si limitano a scrivere moltissimi circolari interne in un anno chiosando quelle ministeriali. All’estero, spesso, nelle scuole i dirigenti conservano anche delle ore di insegnamento per non perdere il contatto con la “materia prima” che amministrano. I genitori delegano tutto alla scuola? Nella scuola di base non di certo, ma nonostante ciò la cronaca registra non pochi casi di malascuola, sporadici dicono i presidi quando vengono intervistati, dopo i fattacci di maestre che picchiano i bambini a loro assegnati. I media sono il termometro sociale dell’attualità e dovrebbero sempre essere superpartes nel servizio d’informare il cittadino. Ma la scuola regionale come dovrebbe cambiare rispetto a quella centrale? Bisogna che l’utenza utilizzi il servizio come qualunque altro servizio a pagamento, non altro. Ma adesso è gratis? No, costa 50 miliardi euro all’anno il sistema statale con le tasse dei contribuenti. Se la Regione Veneto, che sta facendo più chiasso per regionalizzare 23 materie di cui una è la scuola, si muove nella direzione giusta per risolvere il problema della sofferenza degli utenti (circa 600 mila in Veneto). Se, invece, si muove come propone, male consigliato, il Governatore leghista, la scuola cambia in peggio in quanto regionalizzare i 70mila del personale scuola significa più spreco, altro che costi standard. Si ridurrebbe, inoltre, la necessaria superpartes dei docenti e dirigenti che non dipenderebbero più da Roma, ma da uffici regionalizzati. Questi verrebbero controllati dai politici locali con i loro feudi elettorali per fare possibili favoritismi: il Veneto non è diverso da altre Regioni per le tangenti e il nepotismo, vedi i casi eclatanti del Mose e di alcune banche vicentine. Solo la liberalizzazione del servizio scolastico può migliorarlo sia pure con opportuni accorgimenti pubblici di trasparenza, guida e controllo. Chi controlla la qualità del servizio è l’utenza medesima e non con il bonus di merito docenti statali, che oggi spetta al dirigente scolastico che, sulla base della valutazione fornita da un apposito Comitato di Istituto, ogni anno sceglie il docente più meritevole. La scelta dovrebbe ricadere sull’insegnante che più si è distinto per meriti professionali che, come stabilito dall’ex Governo Renzi (che ha ideato e introdotto il bonus), merita un riconoscimento apposito per il lavoro svolto. Il ministro del Miur, Fioramonti, ha fatto sapere di non vedere più di buon occhio il bonus di merito per docenti. Il nodo scuola resta e si scioglierà quando l’utente del servizio scolastico, studente o genitore se minorenne, potrà scegliere il docente e lo paga, in parte, con la retta della scuola libera che deciderà di frequentare (il resto della retta lo pagherebbe la Regione). Lo stato padronale attuale, centralista e non regionalista, non concede l’emancipazione del suddito a studente. P. Calamandrei, confidando troppo nella Scuola statale sosteneva:” Solo la scuola può fare il miracolo di trasformare il suddito in cittadino”, mentre il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, G. Bassetti, sostiene ”quando si chiude una scuola libera a soffrirne è l’intera società”.