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Valorizzare il Parco naturale nazionale del Matese e la Terra dei Fuochi

(di Giuseppe Pace, Club Ragno di Bojano). Valorizzare, conservare e seminare nuove illusioni sembra essere l’imperativo matesino del nuovo parco naturale calato dall’alto all’insegna della moda metropolitana green. Il Matese è a nord di poche decine di Km dalla Terra dei Fuochi, ma il rifiuto dei rifiuti, qualche lustro fa, si poneva come problema insoluto e insolvibile anche nella periferia di Piedimonte Matese, Alife e Caiazzo. Anche il Matese campano dunque era stato colonizzato dal pressappochismo amministrativo, mancanza di controlli e invadenza affaristica casertana della “Terra dei Fuochi”. Essa fu ben descritta, al mondo intero, dal romanzo e film Gomorra anche se riguardava una percentuale minima del territorio provinciale casertano, ma densamente abitata e con tanti elettori che fanno gola ai politici e politicanti con la corte dei galoppini elettorali per il frequente voto, di scambio? Il Matese non è ambiente da Gomorra, poiché siamo nel Sannio Alifano con caratteri meno truffaldini e con più innata semplicità e ingenuità. Se la “Terra dei Fuochi” fu così lasciata senza controlli e incustodita le responsabilità sono dello Stato e delle sue diramazioni territoriali:Comuni, Provincia e Regione. Il cittadino campano è a notevole percentuale disaffezionato alla politica e molti non vanno a votare perché ha capito che è inutile credere ad un sistema di voto di scambio dove la malavita organizzata la fa da padrone nel mercato degli appalti pubblici con diramazioni ed infiltrazioni nell’apparato regionale,provinciale comunali. Il sacrificio estremo di Don Peppe Diana ammazzato dai sicari della camorra, in chiesa, non passò inosservato, né passò inosservato e valutato solo in piccola parte l’invito di Roberto Saviano, a non andare a votare i fan del suo stesso partito campano. Non si dimentichi che già a 27 anni R. Saviano è stato minacciato di morte dalla camorra casertana. Sempre più impellente appare ai politici navigati e campani l’urgenza roghi e rifiuti: ben 19 sindaci della provincia di Caserta si sono recati a Roma il 5 c.m. convocati dal Ministero dell’Ambiente, grillino e napoletano. Ad essere stati chiamati sono stati i primi cittadini di Aversa, Carinaro, Casal di Principe, Casaluce, Casapesenna, Cesa, Frignano, Gricignano di Aversa, Lusciano, Orta di Atella, Parete, Sant’Arpino, San Cipriano, San Marcellino, Succivo, Teverola, Trentola Ducenta, Villa di Briano e Villa Literno. L’invito è stato esteso anche al comune di Acerra (Napoli), al Vice Capo di Gabinetto Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare Consigliere al Coordinatore Unità Roghi Presidenza del Consiglio dei Ministri Consigliere, al Vice Capo di Gabinetto Regione Campania, avvocato e al Capo della Segreteria Tecnica del Ministro Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare. Il Matese è parco regionale campano da molti anni, adesso deve trasformarsi in nazionale con i vicini matesini molisani. In questi giorni a Letino si è svolto un importante incontro per iniziare a concepire la nuova perimetrazione del parco naturale nazionale del Matese. Nel video, reso pubblico, si sono visti e uditi i relatori, della famigliola politica campana nonché alcuni convenuti tra cui Michele Vaccaro, che ha reclamato, ai relatori, non vincoli, ma anche sussidi per chi presidia il territorio. Come a dire ai futuri dirigenti del parco naturale nazionale “se si resta quassù, vicino al lago di Gallo Matese”, dove qualcuno ha una casa con il tetto rotto può chiedere e deve ottenere contributi. Si spera che non sia questa la prospettiva futura del parco naturale nazionale del Matese in un Mezzogiorno già presidiato dall’assistenzialismo, che non incentiva lo spirito imprenditoriale. Incontrando Filippo Farina, presidente del Collegio Provinciale dei Periti e laureati in Agraria, con sede a Piedimonte Matese, si è scambiato qualche parere in merito alle funzioni del parco naturale del Matese. Farina, è dell’idea che il parco deve valorizzare le peculiarità territoriali ed in particolare gli agriturismi. Lo scrivente ha ribadito che il vincolismo non fa crescere il reddito dei residenti né i soli marchi alimentari locali riescono a competere con altri similari più noti e con più consumatori. E poi la realtà agrituristica matesina non ha prodotto segni consistenti di crescita del reddito in una economia povera come quella che gravita intorno al Matese, che non è area alpina a più ricca economia e turisti. Ben venga un parco naturale capace di far crescere il reddito dei residenti comunque, soprattutto se di zone più alte e dunque dall’economia più povera. Si spera che ai piccoli comuni dell’alto matese, campano e molisano, non si applicano le zone di riserve integrali, sarebbe un abito stretto da sofferenza continua, ma le premesse ci sono e i comuni non sono capaci di determinarle di fronte all’invadenza di autorità lontane e ignoranti dei luoghi da rendere conservativi più che innovativi. Alla miseria si aggiungerà miseria? E anche con la benedizione del nuovo pastore diocesano del Sannio Alifano? Il Collegio Provinciale dei Periti e Laureati in Agraria (con sede non a Caserta, ma a Piedimonte Matese per l’antico Istituto Agrario, che ha circa un secolo e mezzo di storia) dovrebbe farsi parte attiva nel proporre e condizionare le scelte del futuro parco del Matese poiché è la sede qualificata di oltre 400 professionisti del settore agricolo-forestale e turistico. Sarà capace di incidere sul Parco produttivo e non solo conservativo? Da vari mesi intorno e sopra al Matese si susseguono convegni, incontri ristretti, scambi di opinioni a distanza sui mass media, ecc. Uno di questi incontri di prestigio per la presenza del ministro dell’ambiente è stato a Pietraroja, paese chiave per la paleontologia del Matese con il più noto fossile di Celurosauro “Scipionjx samniticus”. Scipione Breislak è stato un Naturalista italiano d’origini svedesi. Insegnò fisica All’Accademia militare della Nunziatella di Napoli e a Napoli approfondi i suoi interessi di Mineralogia, studiando i terreni vulcanici della Campania, come ben testimoniato dalla sua opera del 1798 ”Topografia Fisica della Campania”. Nei dintorni di Napoli ritrovò diversi minerali, dando ad uno di questi il proprio nome, la Breislakite. Dopo la caduta della Repubblica Romana a cui aveva partecipato attivamente, dovette fuggire in Francia. Tornato nel 1802 in Italia entrò nell’amministrazione napoleonica come Ispettore delle polveri e dei salnitri. Negli anni seguenti condusse ricerche geologiche e mineralogiche in Lombardia e dal 1815 fu tra i compilatori del periodico Biblioteca Italiana, sponsorizzato dal governo del Lombardo-Veneto. Il nome della specie del primo suddetto dinosauro italiano di Pietraroja è un omaggio a Breislak. Questo famoso fossile del Matese alto beneventano fu presentato anni fa negli aspetti tecnici dal paleontologo, G. Teruzzi, da me invitato all’Università di Padova in qualità di Segretario Generale della “Società Naturalisti U. D’Ancona”. Erano presenti all’incontro molti soci tra cui l’eurobiologo Antonio Garbetta, che poi venne con me a Cusano Mutri il 30 gennaio 1999 a parlarne nell’ambito dell’ipotesi di galleria del Matese, avversata da pantofolai ecologisti di moda nonostante l’unanimità dei cusanesi e del moderatore di allora, Luca Colasanto, direttore di Sannio Oggi, fu presente come relatore il paleontologo Sergio Bravi e intanto giunsero due fax di ambientalisti ”pantofolai” che si dichiararono preoccupati e contrari all’ipotesi di bucare il Matese carsico. Ciò non scoraggiò gli ambientalisti attivi cusanesi, né i convenuti tra cui l’Onorevole Nardone ed esponenti beneventani della Coldiretti. Il giacimento fossilifero di Pietraroja è stato studiato da valenti esperti tra cui lo studioso straniero del 1700 Scipione Breislak (da cui l’omaggio al piccolo reperto di dinosauro “Scipionix samniticus” di 113 milioni di anni) al quale seguirono altri studiosi: F. Bassani, C. F. Parona e G. Osimo, G. Fittipaldi, B. Caso, C. Dal Sasso, E. Di Iorio, S. Bravi, G. Pastura, M. Mainelli, G. Teruzzi, ecc., senza trascurare uno dei primi descrittori ottocenteschi, Giuseppe Volpe, prof. di storia naturale al liceo sannitico di Campobasso, poi deputato al parlamento. Uno dei primi studiosi settecenteschi che diede notizie sul rinvenimento di pesci fossili in Pietraroja fu Scipione Breislak, ma solo nel 1982 i circa 40 ettari della Civita di Pietraroja vennero dichiarati Parco Geopaleontologico, divenendo il primo parco di questo genere in Italia. In realtà, se molti fossili sono venuti alla luce, altri ancora sono celati nei calcari di Pietraroja, calcari che rappresentano un particolare episodio sedimentario di un ambiente lagunare, di tipo tropicale. Buona parte della fauna fossile di Pietraroja è costituita da pesci fossili, di cui si contano circa 22 specie, ma non sono mancati ritrovamenti di rettili, gasteropodi e resti vegetali. Il museo geopalentologico di Pietraroja non ha sortito gli effetti sperati di richiamo turistico consistente e una sua privatizzazione è auspicabile. Di Pietraroja si segnalano anche “Le Focarelle” evidenziate dal genius loci, dr. Rosario Di Lello, sull’Annuario dell’ASMV. Il Matese è ricco di reperti archeologici e paleontologici come il fossile di dente umano rinvenuto ad Isernia, “Rispunta” il dentino del bimbo preistorico vissuto 600mila anni fa. In via del tutto eccezionale, il prezioso reperto rinvenuto nell’area di scavo del paleolitico nel 2014, domani tornerà in esposizione, anche se soltanto per due giorni, nelle sale del Museo Nazionale del Paleolitico. Un vero e proprio tesoro quello che, allo stato attuale delle ricerche, rappresenta il più antico resto umano della penisola italiana. Si tratta del primo incisivo superiore sinistro da latte di un bambino deceduto all’età di circa 5-6 anni. Ad Isernia la scoperta della paleosuperficie “La Pineta”, causò l’istituzione dell’Università. Dopo la preoccupazione del mondo culturale italiano, dello scempio ambientale durante gli anni del boom economico 1953-73, sono seguiti anni di ecologia di moda tipica del cittadino metropolitano che chiedeva e chiede di avere parchi e riserve dove andare a fine settimana e poco gli importa se là il vincolismo connesso al parco possa ingessare lo sviluppo locale. Ma leggiamo la cronaca degli ultimi atti connessi al parco in esame:«Gli esperti assicurano che a Pietraroja ci sono ancora tanti tesori da riportare alla luce. Io stesso sto scoprendo solo adesso quanto sia importante un reperto come Ciro, unico al mondo. E il Parco nazionale del Matese rappresenta una eccezionale opportunità, non un vincolo per il territorio», ha affermato il, grillino riconfermato, ministro dell’Ambiente che, insieme al sottosegretario ha partecipato a un doppio evento promosso dal Comitato di gestione provvisoria dell’Ente Geopalentologico di Pietraroja. Ripeto, in area campana, a me pare, che ci siano più aspiranti a presiedere e, in ogni caso, a gestire il parco con i non pochissimi soldi pubblici ad esso connessi. Un altro incontro si è svolto a Benevento nella sede della Soprintendenza e il tema è stato ‘Tesori nascosti. Tesori svelati. Ente Geopalentologico di Pietraroja: un’opportunità per il Sannio’. Qui il ministro ha confermato che si proseguirà a sostegno dell’Ente nell’attività di valorizzazione del pregevole geosito di Pietraroja: «Un’area che ha già riservato meraviglie come il fossile “cucciolo” di dinosauro che non ha eguali nel mondo. Ma sicuramente ne sta custodendo molti altri perché gli studiosi non hanno dubbi in merito. Riportiamoli alla luce, l’Ente Geopalentologico di Pietraroja ha le carte in regole per svolgere al meglio il ruolo di ricerca e promozione dei tesori già svelati e di quelli che attendono di esserlo». Ruoli rivendicati con determinazione dal presidente del Comitato di gestione provvisoria dell’Ente Geopalentologico: «L’Ente è nato con la missione prioritaria di fare ricerca scientifica al massimo livello ma anche di promuovere gli straordinari risultati delle campagne di scavo condotte e da condurre nel prossimo futuro». Il soprintendente ha sottolineato che «la Soprintendenza fornirà sempre il proprio apporto alle nuove ricerche che intenderà avviare l’Ente, ma accanto a nuove campagne di scavi non va trascurato lo studio di quanto è già venuto alla luce a Pietraroja». Il Rettore dell’Università del Sannio e il direttore dell’Università Federico II di Napoli hanno confermato la consulenza scientifica e il supporto logistico necessari alle attività dell’Ente. Altro appuntamento, sempre a Pietraroja è stato il confronto su ‘Ente Geopalentologico di Pietraroja e Parco nazionale del Matese. Ricerca, tutela, valorizzazione: opportunità di crescita e sviluppo per il territorio’. Accompagnato da politici locali, il ministro dell’Ambiente ha inaugurato la sede istituzionale dell’Ente Geopalentologico. Tremila metri quadrati con ampi locali da destinare a laboratori e alloggi per i fruitori del nascituro Centro di ricerca e formazione dedicato in particolare agli studiosi di paleontologia di tutto il mondo. «Può diventare un punto di riferimento che valica i confini nazionali – ha dichiarato Sergio Costa -. L’importanza dei ritrovamenti già effettuati del resto la dice lunga sulle potenzialità». L’assessore all’Ambiente della Regione Molise afferma: «Discutiamo di tutto con tutti – ha messo in guardia il delegato della giunta Toma – ma non in eterno. Se c’è una certezza è che non ci faremo commissariare». Anche l’assessore all’Ambiente del Comune di Campobasso ha preso parte all’incontro e ha affermato che «garantirne la protezione deve tramutarsi in azioni integrate di antropizzazione, rendimento e investimento. Solo valorizzando tali obiettivi si può solidamente promuovere il nostro territorio e salvaguardarne la ricchezza naturale e il potenziale socio-economico». In questi incontri spesso si dicono cose non vere come: «precisi studi di settore dimostrano che i Parchi accrescono il valore delle realtà che ne fanno parte. È quanto accadrà anche per il Parco nazionale del Matese in connubio con l’Ente Geopalentologico di Pietraroja se sapremo tutti insieme dare seguito fattivo alla eccezionale opportunità che abbiamo tra le mani». Le buone intenzioni dei politici e rappresentanti istituzionali locali non sembrano foriere di sviluppo dell’economia del Matese, ma un inno alla crescita burocratica per sistemare pochi a danno di molti, tipico della tendenza presidenzialistica della nostra epoca, poco democratica nei fatti, ma moltissimo a parole. Antonino Di Iorio, riconosciuto studioso del Sannio scrive, in suo recente saggio storico, che le Sovrintendenze Ambientali, spesso, usano i reperti per agevolare le carriere dei propri dipendenti e non per far conoscere alla società i reperti che conservano negli scantinati. I musei del Sannio e il parco geopalentologico di Pietraroja, fino ad ora, non hanno richiamato folle di turisti se non uno sparuto numero di cultori di archeologia e di paleontologia. Ma ciò non riguarda solo il piccolo museo locale, è un po’ una realtà di tanti piccoli musei italiani, burocratizzati e non resi appetibili culturalmente da parte dei più. I parchi naturali, regionali e nazionali, in realtà accrescono le spese pubbliche, derivanti dalle tasse dei singoli, per “mummificare” l’ambiente naturale ed economico e i residenti del Matese montano avranno altri vincoli oltre quelli comunali, provinciali e regionali già esistenti. Come ho manifestato al suddetto presidente F. Farina, se si chiedesse di esprimersi liberamente a favore o contrari al parco naturale e si facesse un referendum popolare, riservato ai residenti dei comuni del parco del Matese, come anche di altri parchi in territorio nazionale, avremmo, la sorpresa, per alcuni, della maggioranza dei contrai. Voce del popolo, voce di dio e le sentenze della magistratura si rifanno sempre al popolo sovrano come le elezioni democratiche! Se il presunto comitato contro il parco istituisce il referendum avrà qualche soddisfazione dopo le critiche e le opposizioni di molti politici e soprattutto di non pochi ecologisti di moda. Da tempo i parchi naturali vengono convertiti in parchi tematici come storico ad esempio. Il Matese oltre ad essere la montagna sacra dei Sanniti è ricco di storia locale dei tanti paesetti che lo costellano, storia localistica poco nota. Anni fa, 1986, proposi un Museo del Paesaggio del Matese, ma restò lettera morta sull’Annuario dell’ASMV nonostante l’entusiasmo del suo Presidente, vero precursore di studi storici localistici. L’approccio alla tutela della natura è più tipico della cultura del centro-nord Europa rispetto alla cultura del Sud Europa. Attualmente il Matese campano si distingue, per il ceto politico soprattutto, da quello molisano e spiace vedere abbandonati all’incuria del tempo e degli uomini molti reperti archeologici disseminati nell’alta valle del Biferno matesino come i reperti dietro al municipio di Bojano ed il sottoutilizzato patrimonio della collezione Bernardo e Del Pinto. Nel versante alifano del Matese vi sono sottoutilizzati e pochissimo frequentati dai turisti i piccoli musei e il palazzo ducale di Piedimonte M.. E’ tempo di pensare ad una privatizzazione dei giacimenti culturali meridionali in modo speciale poiché quelli settentrionali sono meno improduttivi e più valorizzati.