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Caserta. La XXIII Settimana Biblica ricorda la lettera di Paolo ai Romani

(IlMezzogiorno) CASERTA La XXIII Settimana Biblica celebrata a Caserta presso la sala Conferenze della Biblioteca
Diocesana ha visto la partecipazione di oltre 150 convegnisti provenienti da circa venti diocesi
Italiane. Don Valentino Picazio, direttore del Centro Apostolato Biblico, ha coordinato l’organizzazione della settimana sia nella sua fase preparatoria che nella sua realizzazione. Il prof. Antonio Pitta (Università Lateranense – Roma) e il prof. Giuseppe De Virgilio (Università della Santa Croce – Roma) hanno guidato i lavori
presentando gli aspetti letterari e teologici della lettera paolina. La ricchezza teologica ed il profondo
dialogo emerso dai lavori ha confermato l’importanza e l’attualità della lettera ai Romani.
Una lettera che ha segnato la storia Condividiamo quanto scriveva nel suo commento Paul Althaus: «Le grandi ore della storia del cristianesimo sono anche le ore della Lettera ai Romani». Siamo di fronte a quello che è

considerato il capolavoro di San Paolo. Romani ha segnato le tappe della storia del pensiero cristiano,
caratterizzando alcuni importanti passaggi epocali del cristianesimo. Nei IV-V sec. la lettera è stata
al centro delle polemiche sulla grazia e le opere tra Agostino d’Ippona e Pelagio. Nel secolo XVI
Romani ha rappresentato il processo di riforma luterana e ha suscitato il confronto sulla fede e le
opere. Nel sec. XVII lo scritto paolino è stato interpretato dal giansenismo in riferimento alla
predestinazione e alla salvezza. Agli inizi del XX sec. K. Barth, con la teologia dialettica rilegge le
posizioni calviniste e pone in crisi la visione della doppia predestinazione. E. J. Newman, prossimo
ad essere canonizzato, ha riletto la centralità dell’azione dello Spirito Santo nella vita del credente e
della Chiesa, a partire proprio dalla lettera ai Romani. In opposizione alla furia nazista, J. Maritain
scrisse pagine d’intenso pathos su Il mistero d’Israele, dedicate alla sezione di Rm 9–11, con cui
denunciava l’indifferenza dei cristiani di fronte alla Shoah. Ancora oggi la lettera è oggetto di un
intenso ripensamento del cristianesimo in Europa. È una lettera che lascia il segno!
La domanda su Dio e sull’uomo La rilevanza di Romani si deve soprattutto alle questioni centrali della «giustizia di Dio» e dell’antropologia, rapportate alla giustificazione in Gesù Cristo. Il percorso di Romani è tappezzato
dalle domande più profonde che attanagliano l’animo umano. Chi è l’uomo? Quale criterio possiede
la persona umana per discernere il bene e il male? Chi è Dio e quale relazione ha con gli uomini?
C’è in «disegno» nella storia ed è possibile conoscerlo? Che relazione esiste tra il cosmo e gli uomini?
Quale ruolo ha la Legge di Dio per il popolo eletto e per i credenti? Quale rapporto tra il
comportamento morale e la salvezza finale? Sono tutte domande che attraversano la lettura di questo
scritto che Paolo ha dettato nel 57 d. C. durante la sua permanenza a Corinto, prima di recarsi a
Gerusalemme per il suo viaggio. La lettura delle pagine paoline mette in crisi non solo il credente,
ma ogni persona che desidera mettersi alla ricerca di Dio. Si tratta di uno scritto maturo, appassionato,
lucido, che presenta una «teologia della storia» e fornisce criteri per interpretare correttamente i segni
di Dio. Realismo del peccato e giustizia di Dio
La questione che domina la prima sezione della lettera e che rimane profondamente attuale è
collegata al male e al peccato. A causa del peccato l’uomo non si ritrova più nel suo mondo, confonde
il Dio creatore con gli idoli, scivolando in una situazione di comportamento che Paolo non esita a
definire “vergognosa” (Rm 1,26-32). Anche i Giudei, nonostante tanti privilegi, compiono il male.
Di fronte alla condizione dell’uomo, Dio compie la sua giustizia. Egli risponde operando la salvezza
per mezzo di Gesù Cristo, crocifisso e risorto. La giustizia di Dio porta gli uomini dallo stato di
condanna in cui si trovano alla situazione di essere graditi a Dio, mediante Cristo.
La fede, la salvezza universale e l’amore
L’Opera di Cristo implica l’adesione della fede da parte dei credenti. Il vangelo, potenza e
sapienza di Dio, contiene la risposta salvifica di Dio per l’uomo. Credere significa per Paolo fidarsi
e affidarsi, come nella storia di Abramo. Chiunque può aprirsi al vangelo ed entrare nel dinamismo
della giustificazione. La salvezza universale è delineata come un processo che ha Dio come
protagonista e che coinvolge ogni uomo che si affida a Lui. L’esperienza che guida il credente nel
suo cammino verso Dio è l’amore. Esso rende l’uomo «figlio di Dio» e inseparabile da Cristo (Rm
8,1-39). Emerge con evidenza il ruolo dello Spirito Santo donato dal Padre nella Pasqua del Figlio.
La presenza attuale dello Spirito nella vita del cristiano spinge a guardare al futuro (Rm 8,18). Alla
fine dei tempi, nella pienezza escatologica si realizzerà la piena libertà dei figli di Dio e la
trasformazione del mondo fisico in proporzione diretta con la nuova condizione dell’uomo (Rm 8,19-
22). Rileggendo i passaggi della lettera, è stato possibile cogliere il dinamismo spirituale che genera
alla vita e alla comunione ecclesiale. Dai temi evidenziati si comprende l’attualità di Romani e la sua
efficacia che trasforma le nostre comunità e l’uomo del nostro tempo. La prossima Settimana Biblica
Nazionale si terrà a Caserta dal 6 al 10 luglio 2020 presso il GOLDEN TULIP PLAZA CASERTA e
avrà come tema: Il libro dei Salmi. Relatori saranno Sebastiano Pinto (Pontificia Università
Gregoriana – Roma) ed Eusebio Gonzales (Pontificia Università della Santa Croce – Roma)
Giuseppe De Virgilio