Crea sito

Caserta24oreViaggi. Cordoba, la città piu’ calda e dal respiro antico dell’Andalusia

Cordoba (327mila) deriva dalla parola corduba che significa “la collina vicino al fiume”; la citta’ fu fondata dai Fenici che la raggiunsero attraverso il fiume Guadalquivir all’epoca navigabile dalla foce, poi romanizzata e poi divenuta califfato.
Tra Granada, Siviglia e Cordoba, questa città andalusa è la meno gettonata dal turismo di massa. Si tratta di un turismo mordi e fuggi, prevalentemente giornaliero. La città è calda in tutti i sensi: perché la si deve vivere nel fascino della notte e perché già a maggio la temperatura diurna può raggiungere i 40 gradi.

Percorrendo di notte le strade del centro sembra di vivere nel passato. Il centro antico di Cordoba è racchiuso dalle mura che delimitavano le residenze dei vari califfati e dei re cristiani che si sono succeduti, con al centro l’immensa Mezquita, la Moschea oggi complesso architettonico cattedralizio.
In Andalusia i saraceni giunsero alla chetichella, comprando i terreni e concessioni per costruire i luoghi di culto; poi quando presero il sopravvento, furono sempre molto tolleranti lasciando le cose come stavano. Intorno alla chiesa di San Vicente (San Vincenzo) costruita in epoca visigota, arabi e cristiani condividevano tranquillamente gli spazi per le loro preghiere.

La “vida” della città si racchiudeva nelle mura della Mezquita. L’immensa struttura fu eretta in tre generazioni da nonno, a padre e a nipote del califfato degli Al Rahman. La strutturaera sovrastata da una torre usata dai muezzin per chiamare a raccolta la preghiera del venerdì.
Con la cacciata dei saraceni, sulla sommità della torre i cristiani costruirono altri livelli. Tra il 1600 e il 1700 la torre campanaria prese corpo e i maestri Herman Ruiz e Asensio De Maesa le donarono l’aspetto attuale. La porta d’ingresso della Mezquita è sempre stata considerata la principale ed oggi è porta santa in occasione dei giubilei cristiano cattolici.
Nella cattedrale sono custoditi i preziosi manoscritti “Mozarabate” scampati alla furia dei saraceni e abilmente copiati e nascosti.

Il pezzo forte dei manoscritti è il “Comentario dell’Apocalisse” del Beato de Labona, risalente alla fine del sevolo VIII. Altri importanti manoscritti come breviari e testi biblici furono portati da Felipe V alla biblioteca nazionale di Madrid. I manoscritti testimoniano come era difficile essere cristiani in quei tempi in Andalusia.
Uscendo dalla cattedrale e dirigendosi verso il fiume Guadalquivir si incontra l’antico ponte romano in piedi da 2000 anni e recentemente abbellito da un restauro. Il centro storico della città non è grande e i vari punti di interesse possono essere agevolmente raggiunti a piedi, abbiamo: l’Alcazar de los Reyes Cristiani (la residenza dei re cristiani), i bagni ‘turchi’ del califfo, le caratteristiche case arabe, il complesso archeologico della Medina Azahara, il Real giardino botanico, la Sinagoga, il tempio Romano. Tra le chiese segnaliamo quella di San Basilio, la già citata di San Vincenzo e quella di San Francesco. Infine molto caratteristici sono i cortili di Cordoba che si rifanno ai megaron greci e agli atri romani. Sono degli spazi aperti all’interno delle case, che furono adottati dagli arabi come elemento di articolazione dell’abitazione, intorno al quale ruotava la vita familiare.
Uscendo dalla città a nord di Cordoba è pura Sierra Morena con boschi di quercia iberica e spazi sterminati dove vivevano allo stato brado i cavalli andalusi importati dagli arabi.