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L’IDEOLOGIA RADICALE HA FERITO L’ITALIA

(Gianluca MARTONE) Stiamo assistendo ad una crisi senza precedenti da molteplici punti di vista: spirituale, sociale, economico, politico. Ma tutti questi eventi hanno una matrice in comune: la terribile e satanica ideologia radicale. Lo scrittore Danilo Quinto, grande convertito da questa malefica ideologia, scrisse alcuni anni fa questo interessante articolo:” Non è un paradosso, ma un fatto da spiegare, insieme al denaro pubblico che da decenni viene dato aRadio Radicale, strumento di propaganda del pensiero unico dominante.Migranti? “Senza di loro l’Europa si svuota”, diceBergoglio. “Accettare la forma strutturale dei flussi migratori”, affermaEmma Bonino. I contenuti e, quindi, le posizioni sono identici. E’ un paradosso? No. E’ un fatto e sui fatti bisogna riflettere. Perché le posizioni del papa e della leader radicale collimano?Si narra cheMarco Pannella, sul letto di morte, abbia detto ai suoi compagni: “Tranquilli, abbiamo vinto”. Dubito che abbia detto queste parole con il Crocifisso regalatogli da Bergoglio tra le mani, ma questo potrà confermarlo il suo “assistente spirituale”, mons.Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, che di Pannella ha detto: “Marco ispiratore di una vita più bella non solo per l’Italia, ma per questo nostro mondo, che ha bisogno più che mai di uomini che sappiano parlare come lui… io mi auguro che lo spirito di Marco ci aiuti a vivere in quella stessa direzione”. ( Mons. Vincenzo Paglia ) Pannella, nel corso della sua vita politica, insieme adEmma Bonino, ha fatto vivere, nelle leggi che la sua ideologia ha prodotto, il “materialismo nichilista-relativista, l’elemento del marxismo che sopravvive nella cultura contemporanea, segnata dall’illusione di considerare il problema di Dio come insolubile o, comunque, irrilevante”, come scrivevaAugusto Del Nocene “Il suicidio della rivoluzione”. Ha costruito quel “partito radicale di massa” – espressione sempre di Del Noce, che equivale ad una profezia avverata – che è penetrato nell’intera società umana.Della società umana fa parte anche la Chiesa, che è istituzione di origine divina, ma è composta da uomini. Come i discepoli – tutti – abbandonaronoGesùnel momento del Suo calvario e la fede rimase in una sola persona, laSanta Vergine Maria, così gli uomini di Chiesa del post-sessantotto – fagocitati dal desiderio espresso dal Concilio Vaticano II di “riconciliarsi” con il mondo e perfino di “chiedergli perdono”, come dichiarò Paolo VI – hanno abbandonato Dio e non hanno proclamato più, con la forza necessaria, le Sue leggi. Quando Giovanni Paolo II e soprattutto Benedetto XVI si sono accorti che questo avrebbe portato alla dissoluzione, era già troppo tardi.

Al servizio della modernità Bergoglioha evitato di confrontarsi con ilnichilismo-relativista. Un pò perché non gli interessava questo tema – che ha liquidato subito con la frase-bomba “Chi sono io per giudicare” – ma soprattutto perché, per la sua indole e per il suo carattere, vuole essere un vincitore, non un vinto. D’altra parte, per essere applaudito da questo mondo e trovare consenso, quale strumento migliore c’è se non quello di sbarazzarsi dei “retaggi del passato” einseguire la modernità? I suoi interlocutori non sono gli uomini e le donne da convertire.
Il suo interlocutore principale è il potere, la politica in senso lato. Egli stesso è protagonista della scena politica mondiale. Non fa una piega, da questo punto di vista, che egli invii il suo Segretario di Stato alla riunione delGruppo Bilderbergper discutere del fenomeno migratorio. Diranno mai i partecipanti alle riunioni del Gruppo Bilderberg che l’Europa non si svuoterebbe se non ci fosse un aborto ogni secondo?
Lo direbbe Emma Bonino, che ha concorso con la sua ideologia allo sterminio di 6 milioni di italiani in 40 anni?
Per questi personaggi è naturale dire che i flussi migratori devono assumere una forma strutturale. Hanno già sferrato un colpo formidabile all’Occidente con l’aborto di massa e selettivo, che ha fatto seguito al divorzio, alla distruzione della famiglia e si è accompagnato allo sdoganamento dell’omosessualismo, dei matrimoni tra le persone dello stesso sesso e perfino dei figli fatti nascere con gliuteri delle donne affittatiper destinarle a questo di tipo di unioni, dell’eutanasia, della promozione della droga come panacea per le nuove generazioni.
Basterebbe questo per migliorare il mondo? La forma strutturale nella società occidentale dell’immigrazionismo del terzo millennio, è il punto di caduta di questo processo. E’ la chiave di volta per infliggere il colpo mortale e distruggere le identità nazionali, le Patrie e rendere i popoli servi di una “coscienza collettiva” in mano ai pochi detentori del capitale globalizzato, ai rappresentanti del Nuovo Ordine che si vuole creare. Non è un caso che rappresentanti della finanza internazionale – comeGeorge Soros– finanzino quasi tutte le campagne promosse dal pensiero unico dominante. E’ la logica che profetizzava all’inizio del secolo scorso un grande convertito,Robert Hugh Benson. Uno dei protagonisti del suo insuperabile romanzo, “Il padrone del mondo”, dice: “Dobbiamo liberarci da questa lebbra cattolica; fino a quando non ci saremo liberati, non si potrà erigere, in modo totale e pieno, il mondo nuovo, che dipende dall’uomo, dall’unità degli uomini”.L’unità degli uomini – senza differenze e senza distinzioni – sono gli uomini a realizzarla,facendo a meno di Dio. E’ quello cheBergoglioha teorizzato in una delle tante interviste concesse adEugenio Scalfarie mai smentite:
“Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male
e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce.
Basterebbe questo per migliorare il mondo”.
( J.M. Bergoglio )
Quel che il cattolico deve testimoniare
I cattolici sanno che Gesù non è venuto sulla Terra per migliorare il mondo, perché nel mondo – a causa del peccato originale – si confrontano e si confronteranno sempre, fino alla fine dei tempi, mescolate nel tempo, due città, come diceva Sant’Agostino.
Gesù è venuto in mezzo a noi per salvarci
e per farci abitare la città del bene per l’eternità
in base alle leggi che Dio ci ha dato e che Lui ha confermato e integrato.
Questo il cattolico deve testimoniare nella sua vita terrena per guadagnarsi il Paradiso.
Non può essere tiepido in questa sua testimonianza e consentire, anche con la sola omissione, che il male si propaghi. Per questa ragione il cattolico deve agire e compiere atti di bene e di giustizia, fino in fondo, anche al prezzo della sua vita. Perché sa che esistel’ultimo giudizio, dove, come scrive Sant’Agostino, le due città saranno separate: «l’una per raggiungere la vita eterna in compagnia con gli angeli buoni sotto il proprio re, l’altra per essere mandata nel fuoco eterno con il suo re in compagnia degli angeli cattivi».Non è vero che i cattolici – quelli che sono rimasti tali – devono stare nel silenzio, come qualcuno consiglia o vuole far credere. Devono combattere. Hic et nunc.Facciamo un esempio, che a molti darà fastidio. A maggior ragione, lo facciamo lo stesso.L’ideologia del pensiero unicoo del “partito radicale di massa”, penetrato anche nella Chiesa, ha avuto ed ha in Italia uno strumento formidabile per la sua propaganda:Radio Radicale.
Il caso “Radio Radicale” L’esistenza dei radicali e di Radio Radicale, è stata consentita grazie a quelle decisioni, prese di volta in volta da entrambi gli schieramenti con uno spirito e una volontà bipartisan senza precedenti, attraverso un’enorme elargizione di denaro di provenienza pubblica. Nell’agosto 2008 – Governo Berlusconi – Radio Radicale è stata l’unica emittente esclusa dal ridimensionamento dei fondi pubblici per l’editoria, in quanto impresa radiofonica privata che ha svolto attività di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 23: questa legge sancisce il primo cespite di finanziamento a favore di Radio Radicale, che corrisponde a 4 milioni di euro l’anno. Nel corso di ogni esercizio finanziario, vengono esaminate ed istruite, dal Dipartimento per l’Editoria, le domande per l’ammissione ai contributi e alle agevolazioni relativi all’anno precedente. L’ultima entrata per Radio Radicale è quella del 2016. Quest’anno riceverà quella relativa al 2018. E’ interessante il fatto che Radio Radicale è l’unico ente a ricevere questo introito in quanto impresa radiofonica che abbia svolto attività d’informazione d’interesse generale.La legge n. 23 del 1990venne approvata per sancire l’esistenza di emittenti radiofoniche che avessero nei tre anni precedenti trasmesso quotidianamente propri programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari per non meno di nove ore comprese tra le ore sette e le ore venti e avessero esteso il numero di impianti al 50% delle province e all’85% delle regioni. È anche la legge che elargisce a Radio Radicale (una tantum, allora) i primidieci miliardi di derivazione pubblica.Sempre nel 1990 venne approvata la cosiddetta“legge Mammì”,che attribuiva alla Rai-Tv il compito di trasmettere le sedute parlamentari, ma questa disposizione restò misteriosamente lettera morta. Radio Radicale continuò a svolgere il suo servizio e non volle più inseguire finanziamenti una tantum. Preferì perseguire un’altra strategia: quella dellaconvenzione con lo Stato per la trasmissione delle sedute parlamentari. Puntualmente, la ottenne. Da Prodi a Berlusconi Quando ilgoverno Prodinel 1997 rifiutò di rinnovare la convenzione con Radio Radicale per la trasmissione delle dirette dal Parlamento e la Rai-Tv si accinse a creare la propria rete radiofonica, senatori a vita, presidenti emeriti della Corte Costituzionale e molti parlamentari, tra i quali numerosi furono i cosiddetti cattolici, chiesero al governo di considerare decaduta la disposizione della legge Mammì che imponeva la realizzazione della rete radiofonica Rai per il Parlamento, diprorogare per altri tre anni la convenzione con Radio Radicalee di affidare la convenzione in occasione del rinnovo successivo tramite una gara. Venne così approvata la legge 11 luglio 1998, n. 224, che s’intitolava: “Trasmissione radiofonica dei lavori parlamentari e agevolazioni per l’editoria”. Mentre la legge confermava lo strumento della convenzione da stipulare a seguito di gara e nelle more rinnovava la convenzione conRadio Radicaleper un ulteriore triennio, venne mantenuto l’obbligo per la Rai-Tv di trasmettere le sedute parlamentari tramite Gr Parlamento, impedendole però di ampliare la rete radiofonica fino all’entrata in vigore della legge di riforma generale del sistema delle comunicazioni. Nel 2001, 2004 – governo Berlusconi – e 2006 – governo Prodi –la convenzione con Radio Radicale venne rinnovata ogni volta all’interno delle disposizioni della legge finanziaria!Come avviene ancora oggi: l’importo è di 10 milioni di euro l’anno. L’ultimo è stato erogato, per il 2018, con la legge finanziaria approvata nel dicembre 2017. Uno spreco che definire inutile è poco, nonostante la legge 11 luglio 1998 n. 224 dica che la convenzione è solo provvisoria – provvisoria da vent’anni! Come diceva Giuseppe Prezzolini “In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo” – perché il servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari deve essere concesso alla Rai attraverso una rete radiofonica (in aggiunta alle tre esercitate in base all’atto di concessione) riservata esclusivamente a tale scopo. E la Rai, dal canto suo, ha iniziato la trasmissione delle sedute parlamentari attraverso Gr Parlamento, così come le sedute parlamentari vengono trasmesse costantemente sui canali satellitari.

Milleproroghe e rinnovo della convenzione

Il 30 dicembre 2009 – governo Berlusconi – con la pubblicazione del decreto legge “Milleproroghe” in Gazzetta Ufficiale, la convenzione venne di nuovo rinnovata: la durata venne ridotta da tre a due anni. Durante la discussione sulla manovra finanziaria dell’estate 2011, fu presentato un ordine del giorno – dichiarato inammissibile dal presidente della Camera per estraneità di materia – che “impegna il governo a provvedere, entro la fine del 2011 alla proroga della convenzione tra il ministero dello Sviluppo economico e la Centro di produzione S.p.A., per gli anni 2012, 2013, 2014, stipulata ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge 11 luglio 1998, n. 224, individuando, allo scopo, le risorse necessarie quantificate in 10,2 milioni di euro per ciascuno degli anni”. Riferisce il sito di Radio Radicale che “subito dopo la dichiarazione di inammissibilità, i deputati radicali hanno continuato la raccolta delle firme trasformando l’atto istituzionale in atto politico. Ora la raccolta delle sottoscrizioni è aperta anche ai senatori, ai deputati europei e ai consiglieri regionali di tutta Italia che, con la loro firma, intendano sostenere Radio Radicale e il servizio pubblico che svolge”. Quel testo, è stato sottoscritto – riferisce sempre il sito di Radio Radicale – da 568 parlamentari, la maggioranza assoluta di entrambe le Camere. Moltissimi bei nomi di tutti i gruppi parlamentari e tanti cattolici o che si professano tali. Per citarne solo alcuni: daPierluigi CastagnettiaGiuseppe Fioroni; daMario BacciniaLaura Bianconi; daMarco FolliniaMaria Pia Garavaglia; daLuigi BobbaaRenato Farina; daGianfranco RotondiaSavino Pezzotta; daGero GrassiaFranco Marini, daEnrico GasbarraaEugenia Roccella.

L’interrogazione di Gramazio

Nel 2006, il 28 luglio, la seduta è la numero 28 del Senato della Repubblica,Domenico Gramaziodi Alleanza Nazionale rivolse un’interrogazione a risposta scritta – la numero 4-00411 degli atti parlamentari – al Presidente del Consiglio dei Ministri. I radicali, in quella legislatura, erano per la prima volta nella loro storia al Governo, conEmma Boninoministro del Commercio Internazionale e alle Politiche europee. Il senatore Gramazio scriveva: “Nel mese di ottobre 2006 viene a scadenza la convenzione tra la Presidenza del Consiglio dei ministri ed il Centro di produzione S.p.a., proprietaria di Radio Radicale; i fondi confluenti in questa società, che percepisce finanziamenti quale organo di stampa della Lista Pannella e compensi per la trasmissione di servizi parlamentari, sembra che vengano trasferiti nelle casse della Lista Pannella, in tal modo finendo per costituire un ulteriore, surrettizio finanziamento pubblico al partito; dai bilanci pubblicati del Partito Radicale nell’anno 2004 risulta che questo ha un debito verso il Centro di produzione, ma un credito nei confronti della Lista Pannella del medesimo importo. Ciò potrebbe costituire, a giudizio dell’interrogante, sostanzialmente una partita di giro, che potrebbe preludere a surrettizi trasferimenti di somme tra Centro di produzione S.p.a. e Lista Pannella, utilizzando quale mezzo il Partito Radicale. Si chiede di sapere: quali controlli vengano esercitati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento dell’editoria, perché i fondi assegnati siano effettivamente destinati alle finalità previste nella convenzione”. La risposta fu il silenzio.

La risposta fu l’archiviazione

Il 7 aprile 2006 avevo presentato alla Procura della Repubblica di Roma unaquerela-denunciache illustrava una serie di fatti. Spiegai come Radio Radicale sembrava fosse un veicolo per far pervenire denaro allaLista Pannellae di qui ad altre componenti del mondo radicale, aiutate, in caso di difficoltà, proprio dalla Lista Pannella. Tra questi fatti, citai la natura del debito di 2.817.000 euro del Partito Radicale verso il Centro di Produzione S.p.A., proprietario di Radio Radicale: un mero giroconto del credito che, a sua volta, vantava allo stesso titolo nei confronti della Lista Pannella. Questo perchéi servizi del Centro di Produzione alla Lista Pannella erano bypassati attraverso il Partito Radicale, che rimase formale debitore, senza aver goduto nulla; mentre il debito del Partito Radicale nei confronti del Centro di Produzione era rappresentato da un atto di transazione da me sottoscritto, del credito del Partito Radicale verso la Lista Pannella vi era traccia solo in copie di bonifici effettuati a favore della Lista Pannella che avevano origine nel 1999. In quell’anno, la Lista Pannella ebbe necessità di risorse economiche per finanziare la campagna elettorale, ma verosimilmente non si volle far apparire un dirottamento di denaro dal Centro di Produzione, che equivale a dire Radio Radicale, bensì di utilizzare il Partito Radicale, che facesse formalmente da tramite, ricevendo le somme da Torre Argentina Società di Servizi ad altro titolo formale. Chiesi nella denuncia se si potesse configurare un’ipotesi di reato (l’uso di denaro pubblico a fini privatistici).La risposta fu l’archiviazione.

Non mi hanno scoraggiato, ma fortificato nella fede

Io non ho combattuto queste ed altrebattaglie contro l’ideologia del pensiero unico, di cui sono stato militante per una grande parte della mia vita, a titolo personale.Le ho combattute per affermare la verità. Ho subito ogni sorta di persecuzioni ed ostracismi.

Non mi hanno scoraggiato, ma mi hanno fortificato nella fede, perché

la conversione è anche purificazione per il male compiuto.

Ancora oggi, come accadrà il prossimo 20 luglio, sono costretto a frequentare i tribunali, per la denuncia di un radicale che si duole di due parole, “servo sciocco”, scritte in corsivo nel mio primo libro di 6 anni fa, in cui io stesso mi definivo “servo di Pannella”. Non m’interessa la mia sorte.

L’ho dedicata a Cristo e questi anni di battaglie mi hanno insegnato che

chi sta con Cristo non può temere nulla.

Come ho già scritto, dico solo ai cattolici (il mio amico Mario Palmaro spesso si chiedeva: dove sono?): se non volete difendere me perchè sono antipatico, vi sbatto in faccia la verità e mi odiate, utilizzate almeno la mia storia di persecuzione perchiedere l’eliminazione dei contributi pubblici, pari a 15 milioni di euro, che Radio Radicale riceve ogni anno da oltre vent’anni. Sarà un’opera di giustizia contro l’ideologia del pensiero unico, ovunque questo si annidi. Fatelo ora!

Sempre lo stesso giornalista Quinto scrisse alcune settimane fa:” Nell’ultima legge di bilancio, il Governo ha ridotto da 10 a 5 i milioni di euro l’elargizione di denaro pubblico a favore di Radio Radicale, erogata ogni anno in base alla legge n. 224 dell’11 luglio 1998.

Questo denaro (10 milioni di euro all’anno) si aggiungeva a quello derivante dalla legge che prevede i contributi all’editoria (4 milioni di euro all’anno). Con quello che resta dopo la decisione del Governo (9 milioni di euro all’anno) i radicali ritengono di non poter proseguire con l’attività della loro radio, a partire dal prossimo 21 maggio. Di conseguenza, stanno conducendo una campagna di sensibilizzazione, aperta con largo anticipo da Roberto Saviano, che in un articolo apparso su “Repubblica” del 6 dicembre scorso, intitolato “Non spegnete Radio Radicale, voce per tutti”, scriveva: “La furia di questo Governo si abbatte sui media più piccoli – ma non marginali – che a causa dei tagli all’editoria rischiano la sopravvivenza. La giustificazione? Il risparmio. Ma si può mai risparmiare su Radio Radicale che ci permette di assistere e comprendere i processi decisionali entrando nelle stanze del potere? Si può risparmiare su Avvenire che racconta, ogni giorno e quasi da solo, le sorti dei migranti in mare?”. Un binomio perfetto quello di “Radio Radicale” e di “Avvenire”! Non c’è che dire. Poi, hanno promosso un intergruppo, al quale hanno aderito decine e decine di parlamentari.

I riscontri della campagna si possono visionare sul sito di Radio Radicale, www.radioradicale.it, cliccando sulla scheda “La battaglia per la vita di Radio Radicale”. Troverete dichiarazioni a favore di giornalisti televisivi e della carta stampata – qualche nome, Michele Serra, Filippo Ceccarelli, Paolo Mieli, Ezio Mauro, Piero Angela – direttori di quotidiani e di testate televisive, Enrico Mentana e Corrado Formigli, ad esempio, del presidente della Federazione Nazionale della Stampa, di giudici della Corte Costituzionale, di professori universitari, di artisti, come Sabina Guzzanti, di parlamentari europei, di avvocati, eccetera. Un elenco prestigioso, che come fiore all’occhiello ha decine e decine di dichiarazioni parlamentari di tutti i gruppi politici del parlamento italiano. Gli interi gruppi del PD e di Forza Italia di Camera e Senato, hanno presentato una mozione a favore, così come ha fatto Fratelli d’Italia. Il sostegno proviene anche da parlamentari della maggioranza di governo, sia del M5S sia della LEGA. Mozioni a favore di Radio Radicale sono state approvate dai Consigli Regionali dell’Emilia Romagna e perfino della Lombardia. E’ la dimostrazione plastica della capacità insuperabile dei radicali di costruire reti trasversali a difesa delle loro tesi, dei loro programmi e delle loro iniziative. Non è una novità per chi scrive. Nei miei libri ed in particolare nel primo – “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”, del 2012, per il quale sono stato condannato in primo grado a 6 mesi di reclusione su denuncia per diffamazione di un ex parlamentare radicale, che si è sentito offeso per le parole “servo sciocco”, scritte in corsivo e a lui rivolte, condanna sulla quale, peraltro, è calato un silenzio che definire tombale è poco – ho raccontato anche nei dettagli come funziona da parte dei radicali l’acquisizione del consenso e che cosa produce. Non è neanche una novità osservare che cosa si contrappone, a questo grande “mestiere” e a questa capacità creativa dei radicali, da parte di coloro – i cattolici – che dovrebbero combattere quell’ideologia. Si contrappone il nulla. In alcuni casi, la complicità, come avviene anche oggi, con le dichiarazioni di parlamentari che si definiscono cattolici e che si battono perchè Radio Radicale viva, come Paola Binetti o Gianfranco Rotondi o Gaetano Quagliariello, per fare solo qualche nome (qui, dal sito del Partito Radicale, l’elenco completo delle adesioni dei parlamentari: www.partitoradicale.it/…/parlamentari.pdf). Tutto questo lascia sgomenti, ma nello stesso tempo rafforza l’impegno di coloro che non intendono cedere al potere di un’ideologia che ha concorso in maniera determinante alla scristianizzazione della nostra società e non vogliono essere vomitati dalla bocca di Dio – quando sarà il momento, come scrive l’Apocalisse – per la loro tiepidezza”.

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