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SANT’ALFONSO MARIA DE LIGUORI E LA SALVEZZA ETERNA

(Gianluca MARTONE ) In questo periodo diapostasia della Chiesa, caratterizzata da una crisi senza precedenti, occorre riproporre all’attenzione dei fedeli la bellezza del Magistero e della Tradizione della Santa Chiesa Cattolica. Il grande Vescovo napoletano Sant’Alfonso Maria de Liguori scrisse un interessante elaborato sui mezzi per conservare la Grazia di Dio, consigli indispensabili per salvarsi dalla dannazione eterna. Ecco il contenuto di questo scritto del grande Dottore della Chiesa:” CAPO I – MEZZI PER CONSERVARSI IN GRAZIA DI DIO Bisogna persuadersi che per conseguire la salute eterna non basta il voler salvarsi, ma bisogna prendere i mezzi, che ci ha lasciati Gesu-Cristo. Altrimenti, se cadiamo ne’ peccati, non ci gioverà la scusa nel giorno del giudizio che le tentazioni sono state grandi, e noi eravamo deboli; perché Dio ci ha dati i mezzi per vincere colla sua grazia tutti gli assalti de’ nemici; se poi non vogliamo avvalercene e restiamo vinti, la colpa è nostra. Tutti vorrebbero salvarsi, ma perché trascurano di adoperare i mezzi della salute, peccano e si perdono. 1)Il primo mezzo è di “fuggir l’occasione”. Chi non procura di fuggir le occasioni di peccare, specialmente in materia di diletti sensuali, sarà impossibile che non cada in peccati. Dicea S. Filippo Neri:1 “Alla guerra del senso vincono ipoltroni, che fuggono”. L’occasione è come una benda, che si mette avanti gli occhi e non ci fa veder più niente, né Dio, né inferno, né propositi santi. Dice la Scrittura essere impossibile camminar sulle brace e non bruciarsi: “Numquid potest homo ambulare super prunas, ut non comburantur plantae eius?” (Prov. 6. 28).2 E così è moralmente impossibile mettersi volontariamente all’occasione e non cadere, benché siansi fatti millepropositi e mille promesse a Dio. Ciò lo dimostra ogni giorno la disgrazia di tante povere anime precipitate, per non aver fuggite le occasioni. E chi ha avuto il mal abito ne’ peccati d’impudicizia, sappia che non gli basterà percontenersi il fuggir solamente le occasioni totalmente prossime: se egli non fuggirà ancora quelle, che non sono totalmente prossime, facilmente tornerà a cadere. Né ci facciamo ingannar dal demonio, pensando che la personaverso cui siamo tentati, è santa; spesso accade3 che quanto più quella persona è divota, la tentazione è più forte. Scrive S. Tommaso4 d’Aquino che le persone più sante, più allettano. La tentazione comincerà collo spirito e terminerà colla carne. Dicea il gran servo di Dio il p. Sertorio Caputo della Compagnia di Gesù5 che il demonio prima induce ad amar la virtù, dipoi ad amar la persona, e poi accieca e precipita. Bisogna ancora fuggire i malicompagni: noi siamo troppo deboli, il demonio continuamente ci tenta, il senso ci tira al male, la spinta d’un malcompagno senza meno ci farà cadere. Sicché la prima cosa che dobbiamo fare per salvarci è di allontanarci dalle male occasioni e da’ cattivi compagni. Ed in ciò bisogna che ci facciamo forza e risolutamente vinciamo ogni rispetto umano. Chi non si fa forza, non si salva. È vero che non dobbiamo metter confidenza alle nostre forze, ma solamente al divino aiuto; ma vuole Dio che anche noi ci mettiamo la parte nostra di farci violenza, quanto bisogna per guadagnarci il paradiso. “Violenti rapiunt illud” (Matt. 11. 12).

2)Il secondo mezzo è l'”orazione mentale”. Senza questa difficilmente l’anima durerà molto tempo in grazia di Dio. Dice lo Spirito Santo: “Memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis” (Eccli. 7. 40). Chi medita spesso i novissimi, cioè la morte, il giudizio e l’eternità dell’inferno e del paradiso, non cadrà in peccato; ma queste verità non si vedono cogli occhi, solamente si vedono colla mente; se non si considerano, elle spariscono dalla mente, e presentandosi poi i piaceri di senso, facilmente si appiglia a quelli chi non tiene innanzi le verità eterne; e perciò tanti si abbandonano ne’ vizi e si dannano. Tutti i cristiani sanno e credono che si ha da morire e che abbiamo da esser giudicati; ma perché non ci pensano, vivono lontani da Dio. Senza orazione mentale non ci è luce, si camminaall’oscuro, e camminando all’oscuro, non si vedono i pericoli, non si pigliano i mezzi, non si prega Dio di aiutarci, e così ci perdiamo. Senza orazione non ci è luce, e non ci è forza di camminare avanti nella via di Dio; perché senza orazione non si prega Dio a darci il suo aiuto, e non pregando, certamente si cade. Perciò diceva il Cardinale Bellarmino6 che un cristiano, il quale non medita le massime eterne, è moralmente impossibile che perseveri in grazia di Dio. All’incontro chi ogni giorno fa la sua meditazione, difficilmente cadrà in peccato; e se mai per disgrazia cada7 in qualche occasione, seguitando l’orazione, subito ritornerà a Dio. Diceva un servo di Dio:8 “Orazione mentale e peccato mortale non possono stare insieme”. Proponete dunque di fare ogni giorno, o la mattina, o la sera, ma meglio è la mattina, mezz’ora di orazione. Vedete nel §. seguente, ivi troverete spiegato brevemente il modo faciledi fare quest’orazione. Del resto, basta che in quel tempo vi trattenete a leggere qualche libro di meditazioni, o questo o altro di tanti che ve ne sono, e poi da quando in quando fate qualche affetto buono o qualche preghiera, siccome troverete notato nel §. seguente. Sopra tutto vi prego a non lasciar mai questa orazione, almeno una volta algiorno, benché vi trovaste9 in grande aridità, e vi sentiste un gran tedio a farla. Se non la lasciate, certamente vi salverete. Insieme coll’orazione giova molto il far la “lezione spirituale” a parte di qualche libro, che parla della vita di alcun santo, o pure delle virtù cristiane, per mezz’ora, o almeno un quarto d’ora. Quanti con leggere un libro divoto hannomutata vita e si son fatti santi! un S. Giovanni Colombino,10 un S. Ignazio di Loyola11 e tanti altri. Sarebbe cosa poi utilissima che ogni anno vi faceste gli esercizi spirituali chiuso in qualche casa religiosa. Ma almeno non lasciate la vostra meditazione ogni giorno.

3)Il terzo mezzo è la frequenza de’ sagramenti della confessione e comunione”. Colla confessione si mantienepurgata l’anima, e con essa non solo si ottiene la remissione delle colpe, ma ancora l’aiuto maggiore per resisterealle tentazioni. Ed a tal fine tenete il vostro direttore; ed a questo confessatevi sempre e con lui consigliate gli affaridi maggior peso, anche temporali; e ubbiditelo in tutto, specialmente se mai siete angustiato dagli scrupoli. Chiubbidisce al confessore, non ha timore di errare. “Qui vos audit, me audit” (Luc. 10. 16). Voce del confessore, vocedi Dio. La comunione poi si chiama pane celeste, perché siccome il pane terreno conserva la vita del corpo, così la comunione conserva la vita dell’anima. “Nisi manducaveritis carnem Filii hominis… non habebitis vitam in vobis” (Io. 6. 54). All’incontro a chi spesso mangia questo pane, sta promessa la vita eterna: “Si quis manducaverit ex hoc pane, vivet in aeternum” (Ibid. v. 52). Perciò il Concilio di Trento (Sess. 13. c. 2.)12 chiama la comunione “Medicina che ci libera da’ peccati veniali e ci preserva da’ mortali”. Stabilite voi dunque di far la comunione almeno ogni ottogiorni, con proposito di non lasciarla mai per qualunque affare di mondo; non vi è affare più importante che la salute eterna. Anzi, tanto più che state nel mondo, avete maggior bisogno d’aiuto, perché avete maggior tentazione. Un certo sacerdote erudito13 avend’io scritto che ben può concedersi la comunione d’ogni otto giorni ad uno, che vuol conservarsi in grazia di Dio, benché non sia purificato dall’affetto a’ peccati veniali, mi si è opposto con tre libri. Prego il mio lettore a leggere su ciò l’ultima mia risposta, che sta nella mia “Istruzione morale” ultimamentestampata (al Tomo III, Append. I. §. IV. in fin.).14 Per ben fare poi così la confessione come la comunione, vedetenel §. seguente, ove troverete ancora notati gli atti, che si possono fare prima e dopo la confessione e la comunione, per apparecchio e ringraziamento.

4)Il quarto mezzo è di “sentir la Messa” ogni mattina. Quando noi assistiamo alla Messa, diamo più onore a Dio che non gli danno tutti gli Angeli e santi in cielo, perché questo è onore di creature, ma nella Messa noi offeriamo a DioGesu-Cristo, che gli dà un onore infinito. Leggete nel §. seguente, ove troverete anche il modo di assistere alla Messa con molto profitto.

5)Il quinto mezzo è di far la “visita ogni giorno al SS. Sagramento” in qualche chiesa, ed “alla divina Madre” in qualche immagine divota. Gesu-Cristo fa la sua dimora sugli altari in tante chiese, per far grazie a tutti che vengono a visitarlo; e perciò l’anime che praticano questa bella divozione, ne ricevono innumerabili beneficii. Nel §. seguente troverete in ultimo luogo l’orazione, che potete fare nel visitare il SS. Sagramento e l’orazione da farsi nella visita alla divina Madre. Le grazie che principalmente in tali visite dovetecercare così a Gesù come a Maria, sono l’amore a Dio e la santa perseveranza sino alla morte.

6)Il sesto mezzo, che sopra tutto vi raccomando di mettere in pratica, è la “santa preghiera”. È certo che senza il divino aiuto non possiamo fare niente di bene per l’anima. All’incontro Dio si protesta che non concede grazie, se non a chi le domanda: “Petite, et dabitur vobis” (Matth. 7. 7). Cercate e vi sarà dato; dunque (dice S. Teresa15) chi non cerca, non riceve. Quindi è sentenza comune de’ SS. Padri e Teologi con S. Tommaso (I. 2. q. 109. a. 10)16 che senza pregare è impossibile il perseverare in grazia di Dio e salvarsi. Ma chi prega è sicuro dell’aiuto di Dio; vi è la sua parola, che non può mancare, replicata tante volte ne’ sagri Vangeli: “Omnia quaecumque orantes petitis, creditequia accipietis, et evenient vobis” (Marc. II. 24). “Omnis qui petit, accipit” (Luc. 11. 10). “Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis” (Io. 16. 26). Iddio dà tutto quel che se gli cerca in nome di Gesu-Cristo. Se vogliamo dunque salvarci, bisogna pregare, pregando con umiltà e con confidenza, e sopra tutto con perseveranza. E perciò tanto giova l’orazione mentale, perché ivi ci ricordiamo di pregare, altrimenti ce ne scordiamo e così ci perdiamo. S. Teresa17 scrive ch’ella per desiderio di veder tutti salvi, avrebbe voluto salire sopra d’un monte e di là farsi sentire da tutti gli uomini, dicendo questa sola parola: “Pregate, pregate”. I Padri antichi de’deserti18 nelle loro conferenze conclusero non esservi miglior mezzo per salvarsi che replicar continuamentel’orazione di Davide:19 “Deus in adiutorium meum intende, Domine ad adiuvandum me festina”. Dio mio, aiutatemi. Signore, aiutatemi presto. E così cerchiamo ancor noi di dire. O pure diciamo la bella giaculatoria del ven. P. Leonardo da Porto-Maurizio,20″Gesù mio, misericordia”. E le due grazie principali che dobbiamo sempre cercare (come di sopra ho accennato) sono l’amore a Dio e la santa perseveranza. E le stesse grazie dobbiamo sempre chiedere a Maria SS., la quale si chiama la dispensiera di tutte le grazie divine; e quando noi la preghiamo, ella certamente ce le ottiene da Dio. Onde S. Bernardo esorta tutti:21 “Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus; quia quod quaerit, invenit, e frustrari non potest”. Ogni grazia cerchiamola per mezzo di Maria, che ottiene quanto domanda a Dio, poiché le sue domande non possono patir ripulsa.