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FATIMA E I CASTIGHI DI DIO

(Gianluca Martone) Pochi giorni fa, è stato pubblicato sulla pagina facebook Gayburg gestita dalle lobby omosessualiste internazionali un vergognoso articolo http://gayburg.blogspot.com/2017/08/la-profezia-del-redattore-di-adinolfi-i.html di attacco alla mia persona, all’associazione di cui sono referente per il Sud Italia e alla chiesa cattolica, al quale vorrei rispondere punto per punto con argomentazioni serie e pertinenti.
Questi personaggi, che non si firmano neanche, hanno scritto:” Come redattore del giornale di Adinolfi, sosteneva che le associazioni gay avrebbero dovuto «tremare» dinnanzi ai suoi articoli in cui lui raccontava che Luca Di Tolve diceva che l’omosessualità non esisterebbe (ma esistano i corsi in cui vende torture psicologiche ma volte mortali basate sulle screditate teorie di Nicolosi)”. Per screditare queste affermazioni false, vorrei menzionare la straordinaria testimonianza di Luca di Tolve, la cui storia attesta in modo inequivocabile la verità sul mondo dell’omosessualità. “Alla scuola media fin dal primo giorno ho cominciato a provare un’attrazione irresistibile per il compagno di banco, Paolino. Mia madre mi portò da due psicologi, che emisero la stessa diagnosi: è omosessuale, si deve solo accettare. Il movente profondo che spinge ad adottare comportamenti omosessuali è sempre il medesimo: assumere le caratteristiche maschili che non riesci a esprimere in te stesso. Ho avuto una madre ansiogena e amorevolmente oppressiva. Conobbi in seguito Riccardo, un trentenne milanese figlio di un miliardario. Lavorava per l’industria orafa e per la moda. Agli stilisti mi presentava come il suo fidanzato. Mi versava tre milioni e mezzo di lire al mese solo per stare con lui. Accompagnavo gay danarosi di tutto il mondo, soprattutto americani, a far compere nelle boutique di lusso. Il mio nome era su Spartacus, la guida internazionale per gay. Ero arrivato a guadagnare 30 milioni al mese in questo modo”. Tutto cio’ si arrestò quando gli diagnosticarono il virus dell’Hiv. “Avevo sempre la febbre a 40. La sentenza di morte fu pronunciata da una dottoressa dell’ospedale Sacco di Milano: Sieropositivo. Mi resi conto che dovevo morire. Tornai ad abitare con mia madre. Alla festa che diedi per il trentesimo compleanno un ragazzo gay dimenticò a casa mia un opuscolo sulla terapia riparativa del professor Nicolosi. Lo lessi immediatamente. Per anni avevo bevuto, avevo sniffato coca, avevo fatto sesso con più partner contemporaneamente e in trenta pose diverse, ma ero infelice. Non riuscendo a diventare uomo, tentavo con gli amplessi di appropriarti degli attributi esteriori della mascolinità, una sorta di cannibalismo collegato al godimento. Mi rendevo conto che ogni senso di pienezza svaniva insieme con la eiaculazione. Ma la sera bastava un nonnulla per scatenare la nevrosi che si esauriva solo al termine del coito”. Improvvisamente, per Luca giunse la salvezza, che ha un solo nome: Gesu’ Cristo e la sua Santissima Madre, la Beata Vergine Maria. “All’inizio pensai di poter trovare la salvezza nel buddismo. Poi un giorno vidi una corona del rosario sul contatore della luce e sentii una locuzione interiore che mi ordinava: Prendilo. Mi misi a recitarlo. Alla terza posta caddi in ginocchio, letteralmente. Avvertii un amore indescrivibile, materno, che non esiste sulla Terra, e scoppiai a piangere. Fu una liberazione. Da quel momento sparirono pulsioni omosessuali, angosce, tristezza, sconforto, pensieri negativi, paura di morire. Ripresi a lavorare in un call center. Continuavo a frequentare i gay, ma come fossero fratelli. Cercai Giancarlo Ricci, psicoterapeuta aderente alla rete Narth del professor Nicolosi. Cominciai a lavorare sulla mia virilità. Nel 2005 andai a Medjugorje per ringraziare la Madonna di avermi salvato. Tornato in Italia, a casa di una coppia di amici che era stata in pellegrinaggio con me, conobbi Teresa. Il 22 agosto 2008, dopo tre anni di fidanzamento, la sposai. Ora vorrei diventare padre . Da quando mi sono convertito, la carica virale dell’Hiv si è completamente azzerata. Sto benissimo”. Luca Di Tolve commentò anche in un articolo pubblicato sul “Giornale” il 24 luglio 2011 alcune affermazioni dell’oncologo Umberto Veronesi, il quale disse che l’amore omosessuale è piu’ puro di quello eterosessuale. Ecco la sua significativa risposta. “Penso che non sappia neppure di che cosa parla. Io li ho vissuti, i rapporti gay. Ora Veronesi mi dovrebbe spiegare che cosa c’è di puro nel Leather club Milano, sponsorizzato dall’Arcigay, dove si pratica sesso sadomasochistico, o nelle dark room dove si intrattengono rapporti carnali col primo che capita, con l’aiuto di film porno, lubrificanti e falli di gomma. Il tutto registrato come attività culturale e con la tessera dell’Arcigay, che vale quale lasciapassare obbligatorio. O vogliamo parlare della discoteca Il diavolo dentro, che si definisce il più grande sex club di Roma? Anche lì entrano solo i tesserati Arcigay. Il secondo e terzo venerdì del mese vi si celebra l’orgia party. Non manca il glory hole, che è un buco praticato nel muro nel quale si inserisce il pene, consentendo allo sconosciuto che sta dall’altra parte di praticare una masturbazione o il sesso orale senza che i due partner entrino in contatto. È questo l’amore più puro? Le assicuro che non esiste un solo locale per gay dove non si favoriscano incontri al buio o non si faciliti la prostituzione. Veronesi dovrebbe chiedersi semmai perché lo Stato tolleri tutto ciò. Parlo per esperienza diretta: se le forze dell’ordine facessero irruzione in questi locali con le lampade di Wood, troverebbero ovunque tracce di sperma. Un mercato della carne mascherato dietro sedicenti associazioni culturali non profit e organizzazioni onlus. Che cosa trattiene le istituzioni dall’intervenire? La paura d’essere considerate omofobe? Il titolo IX del codice penale, quello dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume, non vale per i circoli gay?».

2- Hanno poi proseguito scrivendo:” Ed ancora, risulta essere stato insignito insieme a Gianfranco Amato con un premio vergognosamente intitolato a tre vittime della mafia con cui l’integralismo ha lodato il suo impegno nella promozione dell’odio contro la comunità gay. Una comunità che lui odia con tutto sé stesso sostenendo che lui debba essere ritenuto superiore a loro in virtù del modo in cui ama fare sesso con le donne e di come sfrutti il nome di Dio per condannare qualunque pensiero non sia conforme alla sua volontà. Un po’ come quei miliziani dell’Isis che dicono sia Dio a volere che i gay siano lanciati dai tetti dei palazzi o che le donne siano lapidate a morte dopo essere state sotterrate sino alle spalle”. Questi soggetti hanno trascurato ( volutamente) le motivazioni che hanno indotto gli organizzatori del Premio Livatino- Costa- Saetta ad assegnarmi il Premio Internazione all’Impegno Sociale 2016, le quali sono:” Perché alla luce di un martirio in nome della giustizia, si operi sempre nel timore di DIO, nel rispetto dell’uomo, con amore, dignità, solidarietà, scrupolo e serietà per un reale impegno sociale che affermi Valori e Ideali limpidissimi, affinché davanti a DIO PADRE possiamo un giorno dire “abbiamo amato la giustizia e difeso il giusto, l’indifeso e il povero, cercato la pace, amato tutti, reso migliore il mondo di come l’abbiamo trovato”». Il martirio lo sto vivendo proprio grazie a questi insulti ingiustificati e senza alcun motivo plausibile, ma San Paolo invito’ Timoteo e invita tutti i veri discepoli di Nostro Signore Gesu’ Cristo ad essere coraggiosi con queste meravigliose parole:” Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento”.
3- Gli amministratori di questa vergognosa pagina facebook, che andrebbe censurata e chiusa immediatamente, hanno infine affermato:” La sua attività quotidiana alterna la promozione dell’odio all’offesa diretta dei gay, ed è in questo suo secondo ruolo che ha commentato la notizia della possibile approvazione del matrimonio egualitario in Irlanda del Nord scrivendo: «E arriveranno anche lì i castighi di Dio».
Se l’uso della parola «anche» dovrebbe presupporre che altrove siano arrivate punizioni divine a causa dell’allargamento dei diritti civili, fa rabbrividire come possa dirsi “cristiano” quando racconta che lui crede in una divinità iracondo e violenta che si divertirebbe ad impartire punizioni a destra e manca se qualcuno osa amare qualcun altro e non vedrebbe nulla di strano quando un prete abusa di minori all’interno di coro gestito da religiosi. Riguardo alla «punizione» promessa, c’è da chiedersi se non faccia riferimento ad una profezia da lui stesso formulata su Facebook. In un lungo messaggio in cui si definisce «un profeta nel deserto» dicendo che «io continuo ad urlare ovunque, ma pochissimi mi ascoltano. I castighi di Fatima stanno arrivando». Ed ancora, annuncia: «Convertitevi, abbiamo poco tempo. Chi ha orecchi per udire, oda. Non c’è’ peggior sordo di chi non vuol vedere.. tu vuoi andare all’inferno. Io scuoto la polvere dai miei piedi. avrei voluto salvarti e convertirti. tu vuoi morire pagana. Fai come vuoi. Addio e buona vita. Non mi hai mai ascoltato. Ti dico un’ultima cosa. Entro il 13 ottobre, scoppierà la terza guerra mondiale. Io ti consiglio di farli prima dell’ecatombe. La serenità è la consapevolezza di volersi salvare l’anima e di evitare l’inferno e sapessi quanti non ce la faranno. Un giovane che ama Dio, i bambini e la vita non può essere felice che due miliardi di anime andranno all’inferno. Ma tu te ne freghi, io no. La tua fede è solo apparenza e niente sostanza, come del resto tutta quella post conciliare. Solo la fraternità si salva. Io ti ho detto la verità e vedrai tra un anno chi ha torto e chi ha ragione. Molti hanno dovuto a malincuore ammettere che avevo ragione e mi hanno chiesto scusa, ma io non li ho riaccolti, non per disumanità, ma perché la fiducia è cosa molto seria, pur pregando sempre per loro ti sei giocata la fiducia. Addio».
Se il clima di guerra si respira ormai da mesi, inquietante è che dei sedicenti “cattolici” si dicano certo che a scatenarla sarà la volontà della Madonna di Fatima”.
A questi personaggi, rispondo con le parole di Padre Agustín Fuentes, postulatore della causa di beatificazione di Francesco e Giacinta di Fatima, il quale ottenne il permesso d’intervistare Lucia dal Santo Padre allora regnante, Pio XII. L’intervista si svolse Il 26 dicembre 1957 nel convento delle religiose carmelitane scalze di santa Teresa, in Combra, Portogallo. Erano presenti il vescovo ausiliare di Leirìa, i due vescovi di Coimbra, il nunzio apostolico in Portogallo, mons Cento, e mons. Antonio Samoré, segretario della Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Venne pubblicata nel 1958 in lingua spagnola con un’imprimatur dell’Arcivescovo della Diocesi di appartenenza di padre Fuentes, Arcivescovo Sanchez di Veracruz, Messico ed anche in lingua portoghese con un imprimatur del vescovo di Leiria-Fatima. Nel giugno 1959 venne presentata con licenza ecclesiastica in lingua inglese nella rivista “Fátima Findlings” e nel Settembre 1961 in lingua italiana nel “Messaggero del Cuore di Maria”. Ecco l’esclusiva intervista rilasciata dalla veggente di Fatima.”Padre, la Madonna è molto scontenta perché non si è fatto caso al Suo Messaggio del 1917. Né i buoni né i cattivi, vi hanno fatto caso. I buoni vanno per la loro strada senza preoccuparsi, e non seguono le Norme Celestiali; i cattivi, nella via larga della perdizione, non tenendo in alcun conto i castighi minacciati. Creda, Padre, il Signore Iddio molto presto castigherà il mondo. Il castigo sarà materiale, e s’immagini, Padre, quante anime cadranno nell’inferno, se non si prega e non si fa penitenza. Questa è la causa della tristezza della Madonna. Padre, lo dica a tutti, che la Madonna tante volte mi ha detto: “Che molte Nazioni spariranno dalla faccia della terra. Nazioni senza Dio saranno il flagello scelto da Dio stesso per castigare l’umanità, se noi, per mezzo dell’Orazione e dei SS. Sacramenti, non otterremo la grazia della loro conversione”. Lo dica, Padre, che il demonio sta attaccando la battaglia decisiva contro la Madonna, perché ciò che affligge il Cuore Immacolato di Maria e di Gesù, è la caduta delle anime Religiose e Sacerdotali. Il demonio sa che i Religiosi e i Sacerdoti, trascurando la loro eccelsa Vocazione, trascinano molte anime all’inferno. Siamo appena in tempo per trattenere il castigo del Cielo. Abbiamo a nostra disposizione due mezzi efficacissimi: l’Orazione e il Sacrificio. Il demonio fa di tutto per distrarci e toglierci il gusto della Preghiera. Ci salveremo, oppure ci danneremo. Però Padre, bisogna dire alle persone: che non devono stare a sperare in un richiamo alla Preghiera ed alla Penitenza, né dal Sommo Pontefice, né dai Vescovi, né dai Parroci, né dai Superiori Generali. È già tempo che ognuno, di sua iniziativa, compia Opere Sante, e riformi la sua vita secondo i richiami della Madonna Santissima. Il demonio vuole impadronirsi delle Anime Consacrate, lavora per corromperle, per indurre gli altri alla finale impenitenza; usa tutte le astuzie, suggerendo perfino di aggiornare la vita religiosa! Ne proviene sterilità alla vita interiore e freddezza nei secolari circa la rinuncia dei piaceri, e la totale immolazione a Dio. Lo ricordi, Padre, che due fatti concorsero a santificare Giacinta e Francesco: l’afflizione della Madonna, e la visione dell’inferno. La Madonna si trova come fra due spade; da una parte vede l’umanità ostinata e indifferente ai castighi minacciati; dall’altra, vede noi che calpestiamo i Santi Sacramenti e disprezziamo il castigo che si avvicina, restando increduli, sensuali e materialisti. La Madonna ha detto espressamente: “Ci avviciniamo agli ultimi giorni”, e me lo ha ripetuto tre volte. Affermò prima, che il demonio ha ingaggiato la lotta decisiva, cioè finale, dalla quale usciremo vittoriosi o sconfitti: o siamo con Dio, o siamo col demonio. La seconda volta mi ha ripetuto che i rimedi ultimi dati al mondo, sono: il Santo Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. La terza volta, mi disse: “che, esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci offre con tremore l’ultima ancora di salvezza: La SS. Vergine in persona, Sue numerose apparizioni, Sue Lacrime, Messaggi di veggenti sparsi in tutte le parti del mondo”; e la Madonna disse ancora “che, se non l’ascoltiamo e continuiamo l’offesa, non saremo più perdonati”. È urgente, Padre, che ci si renda conto della terribile realtà. Non si vuole riempire le anime di paura, ma è solo urgente richiamo, perché da quando la Vergine Santissima ha dato grande efficacia al Santo Rosario, non c’è problema né materiale, né spirituale, nazionale od internazionale, che non si possa risolvere col Santo Rosario e coi nostri sacrifici. Recitato con amore e devozione, consolerà Maria, tergendo tante lacrime dal Suo Cuore Immacolato”.
Ecco infine una carrellata di diversi passi della Sacra Scrittura, in cui si fa riferimento all’omosessualità: ““Non accoppiarti con un maschio come si fa con una donna: è cosa abominevole. […] Tutti quelli che commetteranno tali azioni abominevoli, verranno sterminati di mezzo al popolo» (Levitico 18,22 e 29)”. “Se un maschio giace con un altro maschio come si fa con una donna, entrambi hanno commesso un abominio: vengano messi a morte, e il loro sangue ricada su di loro» (Levitico 20,13)”. “Il loro aspetto testimonia contro di loro: essi manifestano i loro peccati, come fece Sodoma, anziché nasconderli. Guai a loro! Essi si preparano la loro rovina!» (Isaia 3,9)”. “Disse dunque il Signore [ad Abramo]: “Il clamore delle colpe che mi giunge da Sodoma e da Gomorra è grande, e molto grave è il loro peccato” […]. Poi quei due [Angeli] dissero a Lot: […] “Fa uscire da questo luogo generi, figli e figlie e tutti i tuoi parenti che si trovano in questa città, perché noi siamo giunti per distruggerla: grande è infatti il clamore dei peccati che da essa si è innalzato verso il Signore, e il Signore ci ha inviati per distruggerla”. […] Allora il Signore fece piovere dal cielo zolfo e fuoco su Sodoma e Gomorra, e distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti della città e ogni sorta di piante. […] Abramo intanto si era alzato di buon mattino per andare sul luogo dove prima si era fermato davanti al Signore, e, volgendo lo sguardo verso Sodoma e Gomorra e su tutta la regione di quella pianura, vide che dalla terra si alzava un fuoco simile al fumo di una fornace» (Genesi 18,20; 19,12-13; 19,24-28)”. “Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, fino al punto di disonorarsi a vicenda i corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato la creatura al posto del creatore benedetto nei secoli. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno mutato le unioni secondo natura in quelle contro natura; allo stesso modo gli uomini, lasciando l’unione naturale con le donne, si sono accesi di passione fra maschi, ricevendo così in loro stessi la punizione che si addice al loro traviamento. […] E pur conoscendo il giudizio di Dio, che condanna a morte chi commette tali azioni, essi non solo le commettono, ma persino approvano chi le compie» (Romani 1,24-32)”.
“Non illudetevi! Né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti […] erediteranno il Regno di Dio!» (1Corinzi 6,9-10)”. “Se Dio condannò alla distruzione e ridusse in cenere le città di Sodoma e di Gomorra, lo fece perché ciò fosse di ammonizione per tutti i perversi in avvenire; e se liberò Lot, che era rattristato per la condotta di quegli uomini sfrenatamente dissoluti, […] il Signore lo fece perché sa liberare dalla prova gli uomini pii e sa riservare gli empi alla punizione nel giorno del giudizio» (2Pietro 2,6-9). “Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si erano abbandonate alla lussuria ed ai vizi contro natura, vengono portate come esempio per aver subito la pena del fuoco eterno» (Giuda 7)”.
Anche i Padri della Chiesa si sono espressi nel corso dei secoli su questa delicata e grave questione. Ecco alcuni loro illustri pareri. Sant’Agostino disse:“I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata” San Giovanni Crisostomo sottolineò:” Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi […]. I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura. Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno, tutto è invertito! Perciò non solo le loro (degli omosessuali; N.d.R.) passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche […]. Perciò io ti dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio morire che vivere disonorati in questo modo. L’omicida separa solo l’anima dal corpo, mentre costoro distruggono l’anima all’interno del corpo. Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo, e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottostarvi. Non c’è nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità”. Il francescano San Bernardino da Siena (1380­-1444), celebre predicatore insigne per dottrina e per santità, proclamò nella sua Predica XXXIX: «Non vi è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello della sodomia maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che sono vissuti secondo Iddio […]. La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore […]. La ragione si è perché essi sono accecati, e dove arebbono i pensieri loro alle cose alte e grandi, come quelle che hanno l’animo magno, gli rompe e gli fracassa e riduceli a vili cose e a disutili e fracide e putride, e mai questi tali non si possono contentare […]. Come della gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno vi sono luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio della sodomia che un altro, poiché questo è maggior peccato che sia» 15.
Infine anche il grande San Pier Damiani, Dottore della Chiesa, scrittore, predicatore e riformatore dell’Ordine benedettino, nel suo “Liber Gomorrhanus” scritto nel 1051 per il Papa San Leone IX, condannò con grande vigore la pratica di questo vizio. “Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti […]. Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre e allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la pioggia di fuoco e zolfo […]. Ed è ben giusto che coloro che, contro la legge di natura e contro l’ordine dell’umana ragione, consegnano ai demoni la loro carne per godere di rapporti così schifosi, condividano con i demoni la cella della loro preghiera. Poiché infatti l’umana natura resiste profondamente a questi mali, aborrendo la mancanza del sesso opposto, e più chiaro della luce del sole che essa non gusterebbe mai di cose tanto perverse ed estranee se i sodomiti, divenuti quasi vasi d’ira destinati alla rovina, non fossero totalmente posseduti dallo spirito d’iniquità; e difatti questo spirito, dal momento in cui s’impadronisce di loro, ne riempie gli animi così gravemente di tutta la sua infernale malvagità, che essi bramano a bocca spalancata non ciò che viene sollecitato dal naturale appetito carnale, ma solo ciò che egli propone loro nella sua diabolica sollecitudine. Quando dunque il meschino si slancia in questo peccato d’impurità con un altro maschio, non lo fà per il naturale stimolo della carne, ma solo per diabolico impulso […]. Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale. Questo vizio si sforza di scardinare le mura della Patria celeste e di riparare quelle della combusta e rediviva Sodoma. Esso infatti viola l’austerità, estingue il pudore, schiavizza la castità, uccide l’irrecuperabile verginità col pugnale di un impuro contagio, insozza tutto, macchia tutto, contamina tutto, e per quanto può non permette che sopravviva nulla di puro, di casto, di estraneo al sudiciume […]. Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rende gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; trama nefaste guerre contro Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi. Essa li fa umiliare nella Chiesa, li fa condannare dalla giustizia, li contamina nel segreto, li rende ipocriti in pubblico, ne rode la coscienza come un verme, ne brucia le carni come un fuoco […]. Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi […]. Non appena dunque uno cade in quest’abisso di estrema rovina, egli viene esiliato dalla Patria celeste, separato dal Corpo di Cristo, confutato dall’autorità della Chiesa universale, condannato dal giudizio dei santi Padri, disprezzato dagli uomini e respinto dalla comunione dei santi […]. Imparino dunque questi sciagurati a reprimere una così detestabile peste del vizio, a domare virilmente l’insidiosa lascivia della libidine, a trattenere i fastidiosi incentivi della carne, a temere visceralmente il terribile giudizio del divino rigore, tenendo sempre presente alla memoria quella minacciosa sentenza dell’Apostolo (Paolo) che esclama: “É terribile cadere nelle mani del Dio vivente” (Eb 10) […]. Come dice Mosè, “se c’è qualcuno che sta dalla parte di Dio, si unisca a me”! (Es 32). Se cioè qualcuno si riconosce come soldato di Dio, si accinga con fervore a confondere questo vizio, non trascuri di annientarlo con tutte le sue forze; e dovunque lo si sarà scoperto, si scagli contro di esso per trapassarlo ed eliminarlo con la acutissime frecce della parola”. Occorre pertanto riaffermare con il coraggio della testimonianza Valori fondamentali come la Famiglia e la Vita, assumendo come esempio di virtù il grande Santo sannita San Giuseppe Moscati, il quale soleva affermare. “Ama la Verità. Mostrati quale sei, senza infingimenti, senza paure e senza riguardi. Se la vita ti costa persecuzioni, tu accettala, e se il tormento, tu sopportalo. Se per la Verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, sii forte nel sacrificio”.